Mustapha Ramid, ministro della Giustizia marocchina, ha approvato lunedì scorso la riforma verso l’abrograzione del secondo comma dell’articolo 474 del codice penale, in virtù del quale un violentatore non è soggetto a pene se sposa la sua vittima. Questa riforma, proposta da alcuni deputati della camera dei Consiglieri, prevede la soppressione definitiva dell’articolo in questione. Il Ministero della Giustizia ha indicato in un comuncato che il violentatore rischia da 10 a 30 anni di prigione, contro i 5 attuali. Un violentatore riconosciuto colpevole, non potrà dunque sfuggire al giudizio penale sposando la sua vittima. Il progetto di riforma, è stato oggetto di un dibattito acceso in seno alla commissione della giustizia, della legislazione e da alcuni esponenti del Diritti dell’Uomo alla Camera dei Consiglieri, per arrivare ad essere approvato all’unanimità. Una volta che il testo sarà adottato dalle due camere del Parlamento, sarà sottomesso al segretario generale del governo per ottenere poi l’avvallo del Re Mohammed VI. Nel marzo 2012, Amina Filali, adolescente di 16 anni, sposata con forza al suo violentatore, si suicidò nella regione di Larache. Il suo gesto di disperazione causò una forte emozione in Marocco, e da qui la richesta per l’abrogazione dell’articolo 475. Mi domando soltanto se era il caso di arrivare sino a questo punto, parliamo del 2012 quando avvenne l’ultimo caso di sucidio, per chiedere l’annullamento di una legge così medioevale e odiosa?
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Il Marocco condannato a risarcire gli evangelisti di Aïn Leuh.
Il Marocco è stato condannato a versare 150 milioni di DH (circa 150.000 euro) agli evangelisti espulsi dal villaggio di Aïn Leuh nel marzo 2012, su decisione del Tribunale amministrativo di Rabat. Accusati di proselitismo evangelico in seno all’orfanotrofio ”Village of Hope” che gestivano ad Aïn Leuh, i gestori ” aprofittavano dell’indigenza di qualche famiglia e prendevano in carico i loro figli minori, violando le procedure in vigore “, indicò a suo tempo il Ministero dell’Interno al momento della loro espulsione dal Marocco. Questo giudizio, che da loro ragione piena, è stato pronunciato circa due mesi orsono ma è passato sotto il silenzio più stretto, sia delle istituzioni che della stampa nazionale, prima che il giornale Al Massae non lo pubblicasse in questi giorni. Anche i gestori dell’orfanotrofio sono stati giudicati innocenti e lo Stato marocchino condannato a versare 150 milioni di DH. La legge marocchina punisce tutte le persone che tentano di convertire un musulmano ad un altra religione. La nuova Costituzione marocchina, invece, proibisce tutte le discriminazioni qualsiasi esse siano le origini (religione dunque inclusa). Tutto ciò crea notevole imbarazzo e sgomento perchè la legge invece dice esattamente il contrario (vedi anche il carcere per gli atti sessuali prima del matrimonio, per l’omosessualità, ecc. Non costituisce invece reato, per la legge marocchina, stuprare una ragazza se in seguito il violentatore la sposa, oppure sposare per via religiosa una ragazzina minorenne).
Preambolo della Costituzione : Bandire e combattere tutte le discriminazioni verso chiunque, in ragione del sesso, del colore, delle credenze, della cultura, dell’origine sociale o regionale, della lingua, dell’handicap o di qualche circostanza personale quale essa sia.
Art. 220 del Codice Penale : Chiunque, con violenza o sotto minaccia obbliga una o più persone ad esercitare un culto, o ad assistere all’esercizio di questo culto, sarà punito con il carcere da 6 mesi sino a tre anni oltre al pagamento di una ammenda da 200 a 500 DH. E’ punito in egual misura chiunque impieghi dei mezzi di seduzione per scuotere la fede di un musulmano o di convertirlo ad un altra religione, sotto la pressione di debolezze o di bisogni, sia utilizzando delle strutture di salute, di asili o di orfanotrofi. In caso di condanna, la chiusura delle strutture che sono servite a compiere il delitto potranno esserlo in modo definitivo o con una durata che non puo’ eccedere i tre anni.
Non Digiunanti: Inferno e Dannazione!
Le reazioni sono furiose, tra promesse di fiamme eterne, dopo l’uscita di un gruppo di giovani organizzati in un Collettivo marocchino per le libertà individuali che chiede la depenalizzazione del digiuno senza se e senza ma. In occasione del mese sacro, il collettivo ha organizzato un operazione chiamata “Masayminch 2012” (letteralmente noi non digiuneremo); un evento che prende forma sotto differenti azioni e che cambia rotta rispetto all’anno passato. Lasciati da parte i pic-nic ostentatori (che hanno visto l’arresto di decine di militanti l’anno scorso), il Collettivo cambia metodo per coinvolgere gli spiriti liberi. La parola d’ordine è radunare un massimo di militanti e di simpatizzanti, in uno spazio pubblico, attorno a cibi e bevande di plastica! “Preferiamo rimanere nella simbologia perchè la gente comprenda che il nostro obiettivo non si ferma al nostro stomaco”, ha spiegato Iddine Habib, co-fondatrice del Collettivo. “Vogliamo che i marocchini capiscano che non siamo tutti uguali e che dobbiamo apprendere a vivere secondo le nostre differenze”, ha aggiunto. Diversi video di non digiunanti saranno distribuiti su Internet, per dare la massima visibilità all’evento. Questo è anche un modo di manifestare la propria individualità proteggendosi dalle sanzioni previste dall’articolo 222 del Codice penale; “Colui che, notoriamente conosciuto per la sua appartenenza alla religione musulmana, rompe ostentatamente il digiuno in un luogo pubblico durante il Ramadan, senza motivi ammessi dalla religione, è passibile dell’imprigionamento da uno a sei mesi e una ammenda da 120 a 1.200 Dh“. Il Collettivo marocchino per le libertà individuali chiede l’abrograzione di questo articolo e il suo principale scopo è quello di creare un cambiamento di mentalità. Habib spiega che il loro compito è quello di abituare i marocchini a vivere le loro scelte in pieno giorno, lontano dalla ipocrisia. Anche tra i simpatizzanti, il soggetto è ancora tabù e molti di loro si nascondono ancora davanti ai loro genitori, ai vicini o agli amici. L’iniziativa ha riunito sino ad ora 900 partecipanti e 200 altri si dichiarano senza ombre su Facebook. Ma la pagina di uno degli organizzatori è stata piratata e l’amministratore di Masayminch 2012 lancia un messaggio agli internauti: “Non mollate! Il nostro combattimento non è che all’inizio, invitate i vostri amici!”. Numeri ufficiali comunque non ne esistono in quanto è presente una pagina “doppia” che compare durante le ricerche in rete e che accoglie molte più persone che la pagina ufficiale. Ricordo a tutti che sono rari i caffé e i ristoranti che restano aperti durante il Ramadan e i pochi servono esclusivamente a clienti stranieri o musulmani con “motivi ammessi dalla religione”. Nella pratica è molto difficile verificare questi motivi che sono tra gli altri le mestruazioni, il diabete o altre malattie croniche. Per facilitarsi la vita molte insegne proibiscono semplicemente l’accesso agli uomini; altri esigono un documento di riconoscimento o servono solo stranieri. Per i marocchini resta il take away! Il codice penale comunque non prevede nulla contro i proprietari di ristoranti non essendo autorità pubblica e quindi non “dovrebbero” avere il diritto di giudicare i loro clienti.
Monologo della Vagina, islamisti e libertà individuali.
L’appello per uccidere un giornalista lanciato da un imam radicale ha rilanciato un dibattito appassionato e ricorrente tra islamisti e laici sulla libertà sessuale, in un paese, il Marocco, incartato tra modernità e tradizione. Durante una preghiera tenutasi a fine giugno a Oujda (nord-est), Abdellah Nhari ha dichiarato che il giornalista Elmoktar Laghzioui “è un dayoute” (in arabo corrente significa letteralmente che non è geloso) e nell’Islam il “dayoute dove essere ucciso”. L’imam ha reagito alla proposta del giornalista ad un canale satellittare che indicava di essere favorevole alle libertà individuali, specificatamente in materia sessuale, anche se si tratta di madri o sorelle. L’affaire dell’imam, che è attualmente oggetto di un inchiesta giudiziaria, ha rilanciato il dibattito sulle libertà sessuali che ha conosciuto un nuovo episodio dopo la presentazione, il 16 giugno a Rabat, di una pièce teatrale che elogiava il sesso femminile e a cascata la libertà delle donne. Questo spettacolo è una adattazione marocchina della celebre pièce teatrale “Monogolo della vagina”, scritto dall’americana Eve Ensler e tradotto in 46 lingue. I difensori delle libertà sessuali, laici, fanno appello all’abrogazione dell’articolo 490 del codice penale che prevede una pena che varia da un mese a un anno di prigione in caso di relazione sessuale extra-coniugale tra due adulti consenzienti. Nei fatti, questo divieto è ampiamente trasgredito e largamente tollerato. Il quotidiano islamista Attajdid, organo del PJD, partito filo-islamico al potere, ha consacrato diversi articoli in prima pagina su questa questione dichiarando che “esiste un terrorismo intellettuale esercitato contro gli islamisti che blocca la comunicazione dei loro punti di vista rivolti all’arte e alla creazione, alfine di creare problemi ai movimenti islamisti”. El Moukri Abouzeid, deputato e membro dirigente del PJD ha dichiarato inoltre che “tutti gli atti sessuali fuori dal matrimonio sono da considerarsi come atti immorali, un crimine” e aggiunge: “queste filosofie permissive nate in Europa hanno migliorato le relazioni sociali e famigliari in questo continente? Io non credo”. Un vento di libertà venuto dall’Occidente soffia in una società conservatrice fondata sulla religione islamica creando non pochi pochi problemi alla schiera di oulemas e imam che con sempre più forza e vigore, ringalluzziti dalla vittoria del partito islamico alle ultime elezioni, stanno cercando ostinatamente di ripristinare alcune vecchie e anacronistiche leggi “morali” che stanno mandando in confusione la già confusa popolazione marocchina.
Marocco: crociera gay con scalo a Casablanca
Il primo luglio prossimo attraccherà al porto di Casablanca una nave da crociera con a bordo 2100 passeggeri LGTB, europei e americani, che visiteranno la città bianca. Si tratta di una delle tante crociere dedicate ai gay e alle lesbiche che amano viaggiare per mare e che potranno visitare, tra le tante cose, la spettacolare moschea Hassan II, luogo di culto islamico aperto al pubblico in orari prestabiliti. Gli organizzatori dell’evento promettono ai loro passeggeri istanti magici sulle spiagge casablanchesi, negli esotici souks della medina e nel quartieri art-déco della città atlantica. Seguirà una visita lampo a Marrakech per proseguire, l’indomani, a Cadige, in Spagna. La nave partirà da Barcellona il 29 giugno durante il quale si toccheranno le città di Casablanca, Cadige, Ibiza, Valencia e ritorno su Barcellona. La notizia è trapelata solo da poche ore e non mancherà di creare un forte dibattito nel paese, considerando due fattori non di poco conto: un governo in carica filo-islamico e una legge che condanna l’omosessualità (art. 489 del C.P.) con pene che variano dai sei mesi ai sei anni di carcere, senza condizionale. Staremo a vedere, certo è che il fattore economico rivestirà un aspetto importante in tutta questa vicenda considerando il potere d’acquisto di 2.100 persone a spasso per la città, sicuramente in vena di shopping esotico, in un periodo dove l’economia del paese è allo sbando e il turismo in forte calo.

Marocco: la piaga sociale dell’aborto clandestino.
Malgrado le piccole conquiste sul piano famigliare, in Marocco un numero considerevole di donne, sovente minorenni, disagiate e senza cultura, continuano ad abortire nella clandestinità essendo l’aborto proibito penalmente per legge. L’aborto clandestino è legato ad altri problemi che toccano da vicino le donne: stupri, matrimoni forzati, lavoro domestico minorile ( 300.000 bambine, secondo le ultime statistiche ufficiali) e molto altro ancora. Il Marocco dunque non fa eccezione nel quadro della condizione della donna in Africa ma, per fortuna, molte voci si stanno facendo sentire per reclamare lo sradicamento di questo flagello sociale in un paese dove una maggioranza della popolazione vive nella povertà e dove l’educazione è in difetto nelle regioni rurali ma anche nella città. Nell’attesa di una legge che autorizzi l’aborto, un congresso nazionale si terrà martedì a Rabat, sotto l’egida dell’Associazione marocchina della lotta contro l’aborto clandestino (AMLAC), presieduta dal Prof. Chafik Chraibi, in presenza del ministro della salute El Hossein el Ouardi e di altri parlamentari. “Quello che succede in Marocco èdrammatico”, afferma il Dr. Chraibi, ginecologo rinomato, in un intervista rilasciata all’AFP, sottolineando gli effetti perversi al livello umano e sociale dell’attuale legislazione. “Chi dice aborto clandestino in primis tra i giovani, dice suicidi, rifiuto della famiglia, marginalizzazione, prostituzione, bambini abbandonati e prigione per i medici”, ha dichiarato il ginecologo. Le cifre sono eloquenti e da brivido: si stima a 600 il numero di aborti quotidiani praticati dai medici e oltre 200 gli aborti non assistiti. L’esempio Tunisia è chiaro; l’aborto è libero e i numeri riportano un netto 30% in meno rispetto al Marocco. Ad oggi, in Marocco, a causa di aver praticato aborti clandestini , una decina di medici sono in prigione, in condizioni estreme. Ci sono in Marocco circa 17.000 bambini abbandonati ogni anno, diretta conseguenza di questo flagello. Se si legalizzasse l’aborto, spiega il Dr. Chraibi, le ricadute sarebbero positive e il messaggio dell’associazione e quello di lavorare sulla prevenzione tenendo conto dei dati delll’OMS che stimano ad un 13% la mortalità infantile causata dall’aborto. L’AMLAC spera in un cambiamento legislativo, i tempi sono maturi, adottando una proposizione di legge votata direttamente dai deputati, o un progetto di legge sottomesso al governo e poi al voto dei parlamentari. Il ministro della Sanità non appartiene, fortunatamente aggiungo io, alla maggioranza islamista e conservatrice del governo attuale che, ad oggi, non lascia trapelare posizioni sull’argomento. Nelle mire delle ONG femministe marocchine, la ministra islamista della solidarietà, della donna e della famiglia, Bassima Hakkaoui, che è stata recentemente accusata dai suoi antagonisti politici di utilizzare il dossier sulle violenze verso i bambini a fini politici e in maniera negativa, recando gravi danni all’immagine del Marocco all’estero.È ovvio che è difficile avanzare con un governo conservatore ma resta il fatto che una profonda presa di coscienza è in atto nella società civile che presumibilmente riuscirà a smuovere le acque ferme e paludose di un paese che avanza con ritmi serrati verso l’Occidente e la modernizzazione, sognando la globalizzazione e la democrazia senza mezze misure, vera e non ventilata, capace di cambiare in meglio il Marocco.