WikiLeaks, USA e Marocco

Gli Stati Uniti fecero pressione nel dicembre 2009 sul Marocco perchè si opponesse ad una risoluzione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo dell’ONU che condannava l’islamofobia e l’interdizione dei minareti. Tutto questo segnalato su un cablo diplomatico americano pubblicato dal sito WikiLeaks. Il testo sulla “diffamazione delle religioni” proposto dal Pakistan a nome della organizzazione delle Conferenze islamiche (OCI), venne adottato nel marzo 2010 con una risicata maggioranza di 20 voti contro 17. Otto dei 47 paesi  si astennero.  Questo cablo, datato 28 dicembre 2009, precisa che la “delegazione americana” in Marocco voleva spingere il governo marocchino e la società civile ad astenersi al sostegno del “progetto di risoluzione”. “La nostra argomentazione è doppia: convincere il Marocco a non votare per questa risoluzione che rinforzerebbe la sua vocazione di paese a maggioranza musulmana ma tollerante e a continuare ad essere la voce della ragione all’interno della Lega Araba”, aggiunge il cablo diplomatico americano, citato martedi’ scorso dal quotidiano arabofono al-Khabar. Ma nel marzo 2010, il Marocco votò a Ginevra in favore della risoluzione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo, condannando l’islamofobia e il “profilo etnico e religioso delle minoranze musulmane oltre all’interdizione dei minareti”.  L’Unione Europea e gli Stati Uniti, che si erano fortemente opposti a questa risoluzione l’avevano qualificata come “strumento di divisione”.  La risoluzione ONU era stata difesa dall’ambasciatore pakistano Zamir Akram, stimando che era destinata a proteggere contro l’antisemitismo, la cristianofobia e l’islamofobia.

Usama Bin Laden è morto: le vittime del terrorismo ringraziano.

La coincidenza è forte, eclatante. Usama Bin Laden è stato ucciso dalle forze americane in Pakistan. Questo succede quattro giorni dopo l’attentato al Caffè Argana di Marrakech. Al Qaeda (la base in arabo) è stata decapitata della sua micidiale icona, mitizzata sino a qualche anno fa da tanti giovani arabi nel mondo. Ricordo sempre con stupore, nei primi mesi del mio trasferimento in Marocco, i tanti giovani che idealizzavano Bin Laden, i tanti posters che vedevo appesi nelle povere stanze, il giochino che si vendeva alla Place che vedeva il terrorista inseguito da Bush (e non il contrario, quindi Usama vittima perseguitata). Le cose sono cambiate in questi ultimi anni, ovviamente, e anche i tanti segnali di antiamericanismo si sono affievoliti, e l’America con il suo presidente di colore ha riconquistato buona parte dei marocchini. Lo Stato del Vaticano questa mattina ha condannato i festeggiamenti di milioni di americani (ma quanti giovani nelle immagini che arrivano dagli USA!)  ribadendo che la morte non è mai un momento di gioia. Bene, vorrei ricordare alla Chiesa sempre pronta al perdono, al porgi l’altra guancia, che migliaia di persone sono morte negli attacchi dell’11 settembre, persone oneste, padri e madri di famiglia, bambini, tanti bambini, di ogni razza e credo, e buona parte del mondo arabo ha gioito di questo feroce e indescrivibile atto terroristico. Non condanno questi milioni di americani che hanno visto realizzato il loro sogno, non posso biasimarli. L’organizzazione di Hamas, mi correggo, i terroristi di Hamas, hanno condannato fermamente l’uccisione di Usama Bin Laden, senza un minimo di dignità e di amor proprio, ribadendo al mondo quello che sono: terroristi che minano gli sviluppi di pace nel Medio Oriente. Oggi è un grande giorno per l’America e per tutte le anime che non sono più tra di noi a causa di questo mostro ignobile che risponde al nome di Usama Bin Laden. Forse le cose non cambieranno, forse dovremo assistere ad una recrudescenza delle attività terroristiche nel mondo, da parte dei suoi fanatici e criminali adepti, prepariamoci, ma resta comunque il fatto che giustizia morale è stata fatta. Dedico questa giornata a Anthony, un caro amico che ha perso la vita nelle Twins Towers, aveva 32 anni, tanti progetti, tanti sogni e tante aspetttive; ha lasciato una moglie e una bimba di 4 mesi ad attenderlo invano, nel dolore più totale.

Questo post è stato selezionato da PAPERBLOG per la sua prima pagina.

Il Marocco e il premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo.

Brutta storia…..il Marocco ha perso un altra chance per dimostrare al mondo di essere un paese sulla via della democrazia, della tolleranza e della pace. Sono 18 i governi che hanno accolto l’invito di Pechino e hanno deciso di disertare la cerimonia di consegna del Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo. Si tratta di Russia, Kazhakstan, Colombia, Tunisia, Arabia Saudita, Pakistan, Serbia, Iraq, Iran, Vietnam, Afghanistan, Venezuela, Filippine, Egitto, Sudan, Ucraina, Cuba e Marocco. Mancherà ovviamente anche la Cina. Il direttore dell’Istituto Nobel, Geir Lundestad, ha reso noto che 44 ambasciate hanno confermato che alla cerimonia ci sarà un loro rappresentante, 19 hanno declinato l’invito “per diverse ragioni” e due non hanno risposto: “Basta guardare le cifre, la grande maggioranza dei Paesi invitati ci sarà“, ha detto replicando a quanto sostenuto da Pechino. Peccato per il Marocco…sicuramente tutte le associazioni per i diritti dell’Uomo e le varie nazioni partecipanti terranno conto di questa triste  vicenda che purtroppo consegnerà alla storia il reame di Mohammed VI sotto una veste dittatoriale e antidemocratica. Alla cerimonia, prevista per venerdì, non ci sarà sicuramente Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di carcere per “incitamento alla sovversione“. La sua assenza sarà sottolineata da una sedia vuota, una fotografia e uno dei suoi testi letto dall’attrice norvegese Liv Ullmann. Liu non potrà farsi rappresentare neppure dai suoi familiari, che non sono stati autorizzati a lasciare la Cina. A ritirare il premio sarà il dissidente Yang Jianli, amico di Xiaobo, suo compagno nelle proteste nel 1989, esiliato negli Stati Uniti e docente all’universtà di Harvard.