La magia di El Khorbat

Sono tornato l’altro ieri da un tour da me organizzato per un gruppo di 11 italiani che mi avevano richiesto espressamente un viaggio che racchiudesse cultura, tradizioni e paesaggio. Questo tour è durato 8 giorni ed è iniziato da Casablanca proseguendo poi per Rabat, Meknes, Fés, Volubis, deserto dell’Erg Chebbi, valle del Dades e quella del Todra con le splendide gole, la strada delle mille kasbah e infine due giorni pieni a Marrakech….l’immagine che più mi ha colpito…un fuori programma che ho regalato ai partecipanti: El Khorbat, nella valle del Draa, nei pressi di Tinejad. Una galleria infinita immersa dalla luce e dalle ombre, uno ksar del XIX° secolo, unico e completamente restaurato grazie alla cooperazione internazionale, dove vivono ancora molte famiglie che si tramandano tradizioni e usi. Immerso in una splendida oasi questo ksar è poco conosciuto e visitato da pochi turisti…

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I cacciatori dell’Impero Keïta

mali3A volte le immagini riescono a metterci in comunicazione con un mondo completamente inaccessibile e che, pertanto, è reale. L’armata resuscitata dei cacciatori del Mali arriva da lontano: questi uomini coperti di amuleti, di talismani e armati, sembrano arrivare a noi da mondi lontani e vivono da sette secoli, memoria intatta del medioevo africano. Sono l’eredità dei corpi d’élite dell’impero Keïta del Mali. Si vestono  allo stesso modo e obbediscono alle stesse leggi dei cavalieri e dei soldati del re Soundjakata Keïta (1190-1255), quando l’impero si estendeva dal Sahara sino alla foresta equatoriale, dall’Atlantico alle bocche del fiume Niger.maliiena1 Ignoravano i regimi di coercizione e seguivano un codice democratico orale dell’impero. Questo regno fu un epoca di pace e prosperità durante il quale coesistettero l’Islam e l’Animismo, e le pratiche schiaviste furono abolite. Questi cacciatori sono usciti dall’ombra dopo sette secoli, costituendo una sorta di fiume sotterraneo e transnazionale che ha irrigato con i suoi valori una grande parte dell’Africa attuale. Uomini atavici, primitivi, sanguigni, che con le loro iene ci trasmettono una forza palpabile, violenta, che ci viene lanciata a forza  con delle immagini. Si rimane assolutamente affascinati da questi visi, da questi corpi, che ci osservano dalla penombra delle loro capanne e ci parlano silenziosamente.maliiene

Bab Hôtel Lounge, sintesi creativa.

babcopertina1Sintesi creativa, lo definisco così il Bab, il primo ristorante marocchino 100% design. Un deco’ urbano chic e confortevole che si dona al bianco con un tocco di colore. Clémence Pirajean porta con se la ventata di giovinezza del progetto e per il primo cantiere assolutamente V.I.P.  dichiara che i titolari sono stati dei clienti singolari, estremamente creativi e professionisti, approcciandosi con generosità e esigenza. Tutto è stato visto e rivisto con a volte tocchi di critica vivace, componendo un trio che si è affiancato al collettivo di designers This Is, studio di creazione grafica londinese. Per chi avesse conosciuto il vecchio Hôtel Gran Sud, capirà che è stato fatto molto più che un semplice lifting. La trama è leggera, giochi astratti su un asse dominante di  nero e bianco e un codice colore con nove basi acide. In termini di architettura si tratta di un lavoro fatto sull’esistente in un luogo destrutturato alla partenza. babhotel1Si gioca con un processo di ritorni, di focus point forti, di circolazione fluida. Disegnate dall’architetto, tavoli in marmo, divani, luminarie, tutto è stato  realizzato su misura negli ateliers di artigiani marrakchi. I tappeti in lamelle di cuoio di Soufian, le lampade a olio di Amira, i cactus in metallo dipinto di Orenzo, i poufs e le sospensioni di Lalla Mika, il bar di Mustapha Baloui, tutti questi oggetti rendono omaggio ad un Marocco creativo e sincero. Lo spazio boutique della stilista Fadila El Gadi, discreta e raffinata, avvicina il salone di lettura. In uno spirito molto sartoriale, la stilista mette in luce un magistrale lavoro di reinterpretazione dell’eleganza marocchina. Sui muri si succedono delle esposizioni e un programma di eventi culturali hanno come comune denominatore quello di far incontrare il Marocco contemporaneo.  Il ristorante accoglie un ottimo chef, Hadrien Villedieu. Le sue S.Jaques arrostite, gli asparagi coco e la confettura di  pomodori sono eccelse. E poi una tarte al limone destrutturata che denota una forte creatività. Lista di vini incantevole. Se volete immergervi, dopo giorni di esotico, in un ambiente assolutamente fashion e trendy, anche soltanto per bere un aperitivo, ammirando una splendida gioventù dorée marocchina che indossa le ultime griffes di tendenza, assaporando a tratti il gusto di certi locali milanesi, il Bab Hôtel Restaurant fa al caso vostro. Il risultato di questa entry è stato forte,  l’adesione della clientela cosmopolita ed entusiasta è stata immediata. L’atmosfera è dolce e rilassante, in una parola dedicata. Prenotare per la cena, calcolate c.ca 40/60 euro a persona.babcopertina11