La mia Jihad è ….

my4Adam non aveva che quattro anni quando morì, in seguito ad alcune complicazioni della sindrome di Hunter ; era il 2009. Non passò giorno che sua madre, la trentacinquenne Emara di Naperville nello stato dell’Illinois, non ne soffrisse in un silenzio lancinante. Nel dicembre scorso decise di condividere la sua sofferenza pubblicamente, più esattamente sui lati di un bus. Il manifesto rappresentava Angie con i suoi tre bambini tra le braccia, il più giovane dei tre teneva nelle mani una foto dello scomparso Adam. Si leggeva : ”La mia Jihad, è di andare avanti malgrado la morte di mio figlio. Quale è la vostra ? “.  La sua storia è stata illustrata con cinque manifesti affissi su 25 bus di trasporto pubblico di Chicago, il dicembre scorso, e dopo il 28 gennaio 2013 la pubblicità è stata estesa alle stazioni del metrò di Washington DC. Emara, Angie per gli amici, e la sua commovente storia personale fanno parte di una campagna che ha come traguardo quello di far entrare nei discorsi pubblici una definizione più larga e più soft del termine ”djihad“. Il termine arabo, sovente mal tradotto dalla espressione ”guerra santa” che riporta agli attacchi terroristici in nome dell’Islam deviato, è nella sua origine un sinonimo di ”sforzo“. ”Davanti alla scelta di una via facile e quella della giustizia, si tratta di scegliere quella della giustizia“, afferma Ahmed Rehab di Chicago, fondatore della campagna. ”E’ un termine positivo, termine che adotto con gioia e non evito . Sono dell’avviso che significhi lottare per un mondo migliore. Non può e non deve significare per me e per quelli che praticano la mia religione nel quotidiano, che dobbiamo prendere un arma o degli ostaggi“. Rehab, amministratore del Consiglio delle relazioni americane e islamiche a Chicago, ha avuto questa idea dopo aver conosciuto i manifesti della madre affissi sui bus di Chicago e si rese conto di quanta gente, musulmana e non, pensano che la violenza è inerente alla djihad islamica. Scandalizzato poi dagli islamisti, quegli  islamisti che pretendono di definire il termine djihad sostituendosi a 1,2 miliardi di persone sulla Terra.mycopertina Adottando una definizione più ampia del termine Rehab ha pubblicato su FB che la sua djihad consiste nel combattere la discriminazione e educare la gente. ”Quale è la vostra djihad“, si domanda.  È stato sommerso dalle risposte e la gente ha pubblicato i suoi propri combattimenti come quello di perdere peso, di riuscire al meglio nelli studi o ancora di facilitare la comunicazione tra le differenti persone nella loro comunità. Un grande sostegno a Rehab è stato dato da Emara e dalla fotoreporter di Chicago Sadf  Syed; entrambe hanno offerto il loro sostegno e in poco tempo hanno dato vita al coordinamento di un hastag su Twitter, della pagina FB, video su Youtube, rendendo partecipi un grande numero di volontari, ricercando fondi per la campagna. Qualche immagine, eloquente, le potete vedere in questo post. Rehab afferma che la campagna è stata ferocemente criticata dai due opposti; dai musulmani estremisti e da tutte quelle persone che soffrono di una paura irrazionale dell’Islam. Emara, che è coordinatrice del volontariato, ha affermato che sta lavorando per estendere il programma ad altre città, tra cui New York. Una frase riassume lo spirito di questi musulmani d’oltre oceano : ”Non abbiamo bisogno che altri ci dicano che cosa è essere musulmani“.

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Khadija Benhguena, una Vergogna per le Donne.

puttanaLa giornalista algerina alle dipendenze del canale del Qatar Al Jazeera, Khadija Benhguena, ha evocato, sulla sua pagina di FB, ”l’umanità di Hitler“. Questo personaggio inqualificabile ha illustrato il suo pensiero mostrando una fotografia di soldati tedeschi delle SS nell’atto della preghiera musulmana, spiegando che “Hitler permetteva loro di pregare“. Questo personaggio vergognoso ha poi aggiunto : ”I media che sono nelle mani degli ebrei, mascherano questa verità e concentrano l’attenzione su delle speculazioni legate all’Olocausto“, concludendo il suo squallido ragionamento dicendo che le vittorie dei nazisti avevano dato ai musulmani la libertà di praticare la loro religione, l’Islam. I propositi di questa donna sono stati ampiamenti condivisi, in quanto la signora è stata considerata, nel 2007, una delle 10 donne più potenti del mondo arabo, secondo il magazine americano Forbes.

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Perchè gli ebrei sono cosi’ potenti e i musulmani cosi’ impotenti?

Concordo con l’interessante e lucida l’analisi (non di parte essendo l’autore musulmano) proposta dal direttore pakistano del Centro per la Ricerca e gli Studi sulla Sicurezza, creato nel 2007. L’autore è il Dr Farrukh Saleem, giornalista indipendente a Islamabad.

Ci sono solamente 14 milioni di ebrei nel mondo, di cui sette milioni negli Stati Uniti d’America, cinque milioni in Asia, due milioni in Europa e 100.000 in Africa. Per ogni ebreo nel mondo ci sono 100 musulmani. Ma  gli ebrei sono cento volte più potenti che tutti i musulmani riuniti. Vi siete mai chiesti perchè? Gesù è nato ebreo, Albert Einsten è lo scienziato più influente di tutti i tempi, e la rivista Time ha designato “persona del secolo” Sigmund Freud, padre della psicanalisi che era ebreo. Stesso discorso per Karl Marx, Samuelson Paul e Milton Fridman. Ecco altri ebrei, la cui produzione intellettuale  ha arricchito tutta l’umanità. Benjamin Rubin ha donato al mondo  l’ago da siringa per le vaccinazioni, Jonas Salk ha messo a punto il primo vaccino antipoliomelitico mentre Sabin ha sviluppato e migliorato lo stesso vaccino, Gertrude Elion ha creato una medicina contro la leucemia, Baruch Blumberg il vaccino contro l’epatite B, Paul Ehrlich ha scoperto un trattamento contro la sifilide, Elie Metchnikoff ha vinto un premio Nobel per la sua ricerca contro le  malattie infettive mentre Andrew Schally ha vinto un Nobel per l’endocrinologia. E poi ancora Gregory Pincus, che ha sviluppato la prima pillola contraccetiva, Aaron Bech che ha fondato la terapia Cognitiva e Willem Kolff  inventore della prima macchina per la dialisi renale. Nel corso degli ultimi 150 anni, gli ebrei hanno vinto 180 premi Nobel mentre soltanto 3 di questi premi sono stati vinti da musulmani. I più importanti magnati della finanza mondiale sono ebrei. Senza contare Ralph Lauren (Polo), Levi Strauss (Levi’s), Howard Schultz (Starbuck’s), Sergey Brin (Google), Michael Dell (Dell Computers), Larry Ellison (Oracle), Donna Karan (DKNY), Robbins Irv (Baskin & Roobings). Richard Levin, presidente dell’Università di Yale, era ebreo. Cosi’ come Henry Kissinger, al pari di Alan Greenspan (Presidente della Banca Federale sotto Regan, Bush, Clinton e Bush jr), Joseph Lieberman, senatore USA e Madeline Albright, anziana segretaria di Stato americana. Quale è stato il filantropo più generoso nella storia del mondo?  George Soros, un ebreo, che ha donato oltre 4 miliardi di dollari per l’aiuto nella ricerca scientifica e delle università; il secondo dopo Soros è Walter Annenberg, un altro ebreo, che ha costruito un centinaio di biblioteche donando circa 2 miliardi di dollari. Ai Giochi Olimpici, Mark Spitz stabilì un record assoluto vincendo sette medaglie d’oro mentre  Lenny Krayzelburd è medaglia d’oro olimpica a tre riprese. Spitz, Krayzelburg e Boris Beker sono ebrei. Sapete che Harrison Ford, George Burns, Tony Curtis, Charles Bronson, Sandra Bullok, Barbra Streisand, Billy Kristal, Woody Allen, Paul Newman, Peter Selles, Dustin Hoffman, Michael Douglas, Ben Kingsley, Kirk Douglas, William Shatner, Jerry Lewis e Peter Falk sono tutti ebrei?  Allora, perchè gli ebrei sono cosi’ potenti? Risposta: L’educazione. Washington è la capitale che conta e a Washington la lobby che conta è l’American Israel Public Affairs Commintee (AIPAC). William James Sidis, con un QI di 250 su 300 è il più brillante uomo che esista; indovinate a quale religione appartiene?  Allora, perchè gli ebrei sono così potenti? Risposta : L’educazionePerchè i musulmani sono così impotenti ? Si stima che vivano sul globo 1.476.233,470 di musulmani : un miliardo in Asia, 400 milioni in Africa, 44 milioni in Europa e sei milioni in America. Un quinto del genere umano è musulmano. Per ogni hindou ci sono due musulmani, per ogni buddista ci sono due musulmani, e per ogni ebreo ci sono cento musulmani.  Mai ci si è mai chiesto perchè i musulmani sono cosi’ impotenti?  Ecco perchè: ci sono 57 paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI), e in tutti gli stati  membri esistono 500 università: una università per tre milioni di musulmani.  Gli Stati Uniti hanno 5.758 università (1 per 57.000 americani). Nel 2004, la Shanghai Jiao Tong University ha comparato le performances delle università nel mondo e curiosamente, neanche una università di un paese islamico si trova nella top 500. Secondo i dati raccolti dal PNUD, l’alfabetizzazione nel mondo cristiano è pari al 90% e i 15 Stati a maggioranza cristiana raggiungono il 100%. Uno stato a maggioranza musulmana ha una media di alfabetizzazione intorno al 40% e non esiste un solo stato musulmano con un tasso di alfabetizzazione pari al 100%. Qualcosa come il 98% degli alfabetizzati nel mondo cristiano finisce le scuole primarie, mentre meno del 50% degli alfabetizzati nel mondo musulmano fanno la stessa cosa. Perchè i musulmani sono impotenti? Perchè noi non sappiamo produrre e applicare un sapere musulmano. I paesi a maggioranza musulmana hanno 230 scienziati per  un milione di musulmani. Negli Stati Uniti sono 4.000 scienziati per milione e in Giappone 5.000 per un milione d’abitanti. Nel mondo arabo, il numero totale dei ricercatori a tempo pieno è di 35.000 e ci sono solo 50 tecnici per un milione di arabi. Inoltre, il mondo arabo dispensa lo 0,2 per cento del suo PIL alla ricerca e allo sviluppo mentre in tutto il mondo cristiano si consacra all’incirca il 5% del PIL. Conclusione: il mondo musulmano non ha la capacità di produrre conoscenza. I quotidiani per 1.000 abitanti e il numero dei titoli di libri per milioni sono due indicatori per sapere se la conoscenza è diffusa in una società. In Pakistan, esistono 23 quotidiani per 1.000 pakistani mentre la stessa ratio è di 360 a Singapore. Nel Regno Unito, il numero di libri pubblicati per milioni di abitanti si eleva a 2.000 mentre si attesta a 20 in Egitto!. Conclusione: il mondo musulmano non si preoccupa di diffondere il sapere. Le esportazioni di prodotti di alta tecnologia del Pakistan si attesta all’1% del totale delle sue esportazioni. Dati tragici per l’Arabia Saudita, il Kuweit, il Marocco e l’Algeria (tutti a 0,3%) mentre Singapore è al 58%. Perchè dunque i musulmani sono impotenti? Perchè noi non siamo in grado di produrre conoscenza, diffondere il sapere e incapaci di trovare delle applicazioni alle nostre conoscenze E l’avvenire appartiene alle società del sapere. Fatto interessante, il PIL annuale di tutti i paesi dell’OCI è meno di 2 mila miliardi di dollari. L’America, da sola, produce beni e servizi per un valore di 12 mila miliardi di dollari, la Cina 8 miliardi di dollari, il Giappone oltre 3,8 miliardi e la Germania 2,4 miliardi di dollari (a parità di potere d’acquisto).  I paesi ricchi di petrolio come l’Arabia Saudita, il Kuwait e il Qatar collettivamente producono dei beni e servizi (con il petrolio in primis) per un valore di 500 miliardi di dollari, mentre la cattolica Spagna produce beni e servizi per un valore di oltre 1.000 miliardi di dollari, la Pologna (cattolica anch’essa) di 489 miliardi di dollari e la buddista Thailandia 545 miliardi di $. La parte musulmana del PIL, in percentuale al PIL mondiale, si è abbassata rapidamente. Allora, perchè i musulmani sono cosi’ impotenti? Risposta: la mancanza di educazione. Tutto quello che noi facciamo è pregare Dio tutta la giornata e biasimare tutto il mondo per i nostri fallimenti multipli.

 

Fornarina chiede scusa alla Medersa Ben Youssef

La casa di moda italiana Fornarina chiede scusa e ribadisce il suo profondo rispetto ai valori religiosi del popolo marocchino e alla loro fede musulmana. Reagendo alla forte emozione che hanno suscitato le riprese della pubblicità per la collezione primavera-estate 2012 alla Medersa Ben Youssef di Marrakech, ha espresso tramite un comunicato il suo rammarico per l’effetto negativo che ha provocato sulla popolazione. La Fornarina assicura che ha rispettato la legge e richiesto tutti i permessi per l’uso di riprese alle autorità pubbliche del Marocco. La pubblicità, prevede una modella vestita con abiti leggeri in prossimità dei muri incisi con calligrafie coraniche nella scuola  Ben Youssef, da decenni Museo aperto al pubblico. Questo è il risultato del nuovo governo islamista di Benkirane, intollerante a ogni minima apertura all’occidente e questo caso ne è la prova provata, arrivando sino in Parlamento con una interrogazione. Non vedo dove sia lo scandalo tirato in ballo dai fondamentalisti islamici in quanto l’ex scuola coranica è aperta al pubblico ( e non è una moschea) e al suo interno migliaia di turisti fotografano e visitano il sito, anche in abiti succinti, lasciando quotidianamente molti soldi che però, guarda caso,  non vanno nella manutenzione (la scuola cade a pezzi, è vergognoso vedere un capolavoro del genere sporco, muri scrostati, lampadine bruciate, ecc..) ma chissà in quali tasche. Sicuramente Fornarina aveva chiesto tutti i permessi (non sono degli sprovveduti!)  pagando profumatamente il giusto ( e anche di più). E poi mi domando: ma durante le riprese ci sarà pure stato un responsabile che ha dato il via libera, o no? Uno shooting del genere prevede fotografi, registi, luci, trucco, vestizione e quant’altro, non è che si può fare en passant!!  La solita ipocrisia.

Tangeri e la Beat Generation

Il portiere mi apre la reception e rimane un poco interdetto. Conosceva vagamente William Burroughs di nome e non comprende il mio interesse per la camera n.9 dove visse e scrisse Il pasto nudo. Una camera banale, un lavabo, un letto, un armadio e diversi buchi nel muro per ricordare che lo scrittore americano era un adepto del tiro con la pistola. Dalla finestra si vede il mare e l’ avenue d’Espagne, la Promenade des Anglais di Tangeri. L’Hôtel El Muniria o Villa Delirium, come lo chiamavano i beatniks che lo avevano eletto a loro rifugio, non figura nelle guide come luogo indimenticabile del turismo letterario a Tangeri. Tangeri, luogo di appuntamenti per gli scrittori della beat generation, venuti qui a respirare boccate di libertà, di haschic o di oppio. Jack Kerouak e Allen Ginsberg hanno camminato nella medina gustando forse hamburgher insaporiti di kif, si sono riempiti di pasticcini al miele e hanno tirato tardi nei caffè del Petit Socco (piccolo mercato). “E’ uno dei rari posti nel mondo dove si può fare quello che si vuole” proclamava Burroughs. A Tangeri, ci si arriva per una storia d’amore, per un rimpianto, per niente e per tutto. La città custodisce l’impronta della letteratura vagabonda e tante ombre del passato. Non si contano più i visitatori che hanno scritto diari di viaggio o romanzi in questo luogo ingolfato di storia. Sulla terrazza di uno dei caffè della piazza del Soco Chico, per esempio, batte ancora il cuore della medina, colmo di sentimenti antichi e di sguardi lancinanti, ancora emozionanti. Alla Fuentes, dove Tennessee William, Paul Bowles e Djuna Barnes erano degli habitué, o al Tingis frequentato dai beatniks, bisogna sedersi e guardare. Il Soco Chico è un teatro della vita. Tutta la medina viene qui a mostrarsi. Tennessee William e Gore Vidal stavano qui per dragare i ragazzi, Errol Flynn le ragazze, i Beatles invece per comprare l’hashic. La sede della Delegazione Americana, unico monumento storico classificato fuori dagli Stati Uniti, conserva nel suo Museo una sala dedicata a Paul Bowles. L’autore di Un thè nel deserto sta a Tangeri come Byron alla Grecia e Jack London all’Alaska, un bagliore eterno. La porta del Sahara è al centro della sua esistenza e delle sue opere. “Il mio soggiorno doveva essere di corta durata. Non avevo scelto di vivere a Tangeri in modo permanente; questo è successo tutto da solo“, confidò Paul Bowles dopo essere sbarcato una prima volta a 19 anni, nel 1931, quando il kif era ancora di libera vendita dai tabaccai. Tangeri lo conquistò al punto di farlo restare tutta la vita. Si è spento nel 1999, lasciando le sue valigie ad attenderlo per sempre, alla Delegazione Americana. Tangeri ha lo charme indefinibile di Trieste, di Alessandria d’Egitto o di Valparaiso. La letteratura non si è mai installata nei suoi muri. A partire dal XIX° secolo gli scrittori vi giunsero di soppiatto: Edith Wharton, Colette, Mark Twain, Pierre Loti, Paul Morand, Gore Vidal, Tennessee Williams, Somerset Maugham, Saint-Exupéry, Joseph Kessel, Henry de Montherlant, Jean Genet.. Nel suo “Impressioni di viaggio”, Truman Capote consigliava: ” Prima di partire ricordatevi di queste tre cose: fatevi vaccinare, ritirate tutti i vostri risparmi e dite addio ai vostri amici“. Buongiorno Tangeri la bianca. Una città che si offre su sette colline, “sistemata come una vedetta sulla punta più a nord dell’Africa“, come disse carinamente Pierre Loti. Per niente Africa e molto di Europa. Sino al suo reingresso nel Marocco, nell’ottobre 1956, Tangeri beneficiava di uno status particolare di protettorato: nove potenze la governavano, quattro monete, tre lingue ufficiali, arabo, francese e spagnolo. La città è rimasta un assemblaggio di mondi paralleli, architetturalmente e umanamente. La collina residenziale di Marshal e simile alle città alsaziane, cottage brittanici e case di agricoltori come in Louisiana. Ville ispano-moresche, normanne o basche vestono il quartiere della Montagna. Nella medina, i derb si riempono di impasse oscuri, le piccole strade in salita conducono alle terrazze nascoste. La Kasbah, cittadella del potere, a strabiombo con i suoi grovigli di costruzioni alla Escher, in una propspettiva alla De Chirico. I continenti si amalgamano, i destini si incontrano. Le strade si chiamano Vélasquez, Louisiana o Shakespeare, i viali Paris o Pasteur. Un paese della cuccagna per gli occidentali dai cuori friabili. I commercianti sono indiani, i muratori spagnoli, i cordai ebrei, i droghieri musulmani, i pasticceri francesi, gli aristocratici inglesi e gli spioni del mondo intero. Cristiani, ebrei e musulmani si ritrovano nella medina, parlano il tangerino, un mélange di spagnolo e arabo. La comunità spagnola, che si attesta su 50.000 persone dopo la guerra civile, si sente a casa. Nel vecchio quartiere spagnolo che domina il porto, a due passi dall’Hôtel El Muniria, un barbiere appoggiato all’ingresso del suo salone, mi indirizza un buenos dias. Boulevard Pasteur, l’arteria principale, dove gli abitanti si ritrovano alla sera sulla Terrasse des paresseux, davanti allo stretto di Gibilterra, per scrutare l’orizzonte dove il profilo della Spagna si avvicina o si allontana. Ieri, i contadini, con i loro muli carichi di prodotti della terra, si fermavano laggiù per riposare prima di continuare verso la piazza del Grand Socco. Qui si è scritta la Storia: è su questa piazza che Mohammed V mise fine al Protettorato. Questa vasta distesa separa la Tangeri mitica, con la sua medina del XII° secolo piegata sui suoi labirinti di strade strette, dalla Tangeri contemporanea immaginata dai francesi e installata su larghe avenues. Ieri, al Grand Socco, incantatori di serpenti, scrivani pubblici, commercianti di khôl e venditori di pane intrecciato si confondevano in un incredibile brusio; ai giorni nostri, i commercianti e gli sfaccendati si uniscono agli automobilisti e agli autisti di taxi nello stesso capharnaüm. Dopo la fine del Protettorato, la città non era altro che una borgata del Marocco che navigava nei suoi bei quartieri e nei suoi larghi viali. Le grandi fortune disertarono la piazza. Tangeri, che non viveva d’altro che dei loro capricci e delle loro grandezze, entrò in una lunga notte. Hassan II, che non la portava nel cuore per via della sua ribellione, mai domata, alla monarchia assoluta, la accantonò. Tangeri declassata a difetto di un Paese. Il cinema Rif, tutto nuovo e scintillante, domina la piazza e l’ingresso della medina; la sua sala Art Déco inaugurata nel 1948 ospita una cinemateca, una biblioteca e un bar. Al posto di opere hollywoodiane, si proiettano film marocchini e dei film detti “di genere” che hanno contribuito al mito. Tangeri, paradiso dello spionaggio, luogo di tutti i traffici e di tutti i piaceri. Roteante, proibita, noir. La filmografia si riassume in una ventina di lungometraggi, la maggiorparte di serie B: Missione a Tangeri, Volo su Tangeri, Guet-Apens a Tangeri, La morte che rode, La Môme vert-de-gris, un polar del 1952 con Eddie Constantine nel ruolo di Lemmy Caution, agente dell’FBI, o ancora Uccidere non è un gioco, un James Bond del 1987. Un film, uno solo, le rende omaggio: è l’indimenticabile “Un the nel deserto” di Bernardo Bertolucci che si svolge nei luoghi reali come la Villa de France, l’Hôtel Continental, la strada di Tétouan o il Caffè Colon. Questi luoghi hanno conosciuto tempi migliori. La moribonda Villa de France, dove soggiornò Delacroix, domina un giardino a terrazze lasciato all’abbandono. Delacroix e Matisse l’hanno dipinto; Loti, Dumas, Montherland e Kessel lo descrissero nei loro romanzi. E prima di Bertolucci girarono alcune scene Julien Duvivier e Andrè Téchinè. Alla reception, un grammofono che si accompagna a un telefono degli anni ’30; l’Hôtel è rimasto nel suo succo, integro, e mi rallegro! Altre costruzioni si degradano, come il Gran Teatro Cervantes e l’Hôtel Cécil dove soggiornò Michel Foucalt. Tangeri è un luogo di memorie che bisogna preservare. E’ imperdonabile, e mi chiedo se diventerà un Paradiso perduto? I promotori immobiliari sembrano decisi a toglierle tutto il suo charme, le autorità preferiscono ai viaggiatori un turismo di massa. E se i tangerini sono colmi di nostalgia per quell’era di prosperità e di cultura del secolo scorso, la città invece vive un nuovo sogno. Dopo cinquant’anni di Purgatorio, Tangeri rinasce dalle sue ceneri.  e il re Mohammed VI vuole restituirle il suo prestigio e a Tangeri ha riservato la sua prima visita ufficiale. Il Re è oggi un habitué di Tangeri, non solo per fare jogging o jet-ski. I progetti abbondano: il nuovo porto, zona franca, infrastrutture stradali, complessi turistici. Il perimetro urbano, che si ingrandisce ogni giorno per accogliere oltre un milione di tangerini, tende a soffocare la campagna. La città sta diventando un oggetto di coinvolgimento. Alcune celebrità si sono installate: Renaud, Bernard-Henry Lévy, Francis Ford Coppola e Richard Branson (Patron della Virgin), manifestando un innamoramento totale per la medina o dei suoi quartieri di Marshal o della Montagna. Cosa sarà di questa città culto? Una nuova Marrakech? Una città fashion con il suo pseudo souk, le sue lampade di Aladino, le sue babouches, le sue Fantasie e i suoi ristoranti con danzatrici del ventre?  Ho paura.

Credits: Jonathan Farren

 

Aïd el Kebir: speculazioni da record!

E’ la Festa del Sacrificio….per il portafoglio! Tra i discorsi rassicuranti del Ministero dell’Agricoltura e della Pesca marittima e i prezzi esposti sul mercato, i consumatori diventano vittime. Vittime di una speculazione che li conduce ad indebitarsi per i loro obblighi religiosi. Nel momento in cui il Ministero annuncia che la disponibilità in ovini e caprini destinati all’abbattimento dell’Aïd sono stimati in 6 milioni di capi (4,4 milioni di ovini maschi, 1,6 milioni di agnelli e capre) e che la domanda si attesta sui 5,1 milioni di capi, il minimo dei prezzi sul mercato è di 2.500 dh a Rabat mentre a Casablanca le tariffe si avvicinano paurosamente ai 4.000 dh. La Grande Festa ha battuto quest’anno tutti i record in materia di prezzi e di ritorno sugli investimenti. Le transazioni sugli animali da macello  in occasione dell’Aïd Al Adha 1432 permetteranno di realizzare una cifra d’affari che supererà i 7,8 miliardi di Dh, di cui la maggiorparte finirà (dicono gli economisti) nelle mani dei contadini e degli  allevatori dei luoghi rurali del paese. Ho dei dubbi!

Credits: La Nouvelle Tribune