Il capo del Polisario, Mohamed Abdelaziz, minaccia di riprendere le armi contro il Marocco, dichiarando che questa guerra sarà un “opzione legittima”. “Il Polisario potrà optare per una lotta armata per mettere fine al conflitto del Sahara che lo oppone al Marocco”, ha affermato il capo dei separatisti al quotidiano basco Gara. “L’Onu riconosce il nostro diritto nel ricorrere alle armi per respingere le invasioni straniere (…) questo rende legittima la nostra guerra moralmente e giuridicamente”, sostiene il capo del Polisario, che accusa il Marocco di voler bloccare i negoziati ritirando la sua fiducia all’inviato speciale dell’ONU nel Sahara, Christopher Ross. “L’intransigenza del Marocco ha fatto perdere alle risoluzioni dell’ONU la loro credibilità” spiega Abdelaziz al quotidiano spagnolo affermando che l’opzione di un azione militare contro il Marocco non è mai stata abbandonata.
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Una Fondazione dedicata a Mohamed Choukri
Innamorato della perla del nord, Mohamed Choukri ha fatto della città un elemento essenziale dei suoi scritti. In effetti, Tangeri, sarà dotata di una Fondazione culturale che avrà lo scopo di perennizzare l’opera di questo scrittore tangerino deceduto nel 2003. L’annuncio ufficiale di questo progetto è stato dato durante il sesto incontro dedicato all’autore di “Il Pane Nudo”, che si inscrive nel quadro della 8° edizione del Festival mediterraneo della cultura amazigh “Twiza”, i cui lavori sono terminati domenica 15 luglio, a Tangeri. Secondo gli amici e i parenti di Mohamed Choukri, la creazione di questa Fondazione culturale realizzerà il desiderio di quest’ultimo. Molto attesa ed evocata per la prima volta durante le esequie dello scrittore tangerino, questo progetto, che all’epoca era fortemente voluto dai responsabili ma mai realizzato, si concretizzerà grazie al patnerariato tra il ministro della cultura, il comune urbano di Tangeri e la Fondazione del Festival Twiza, ha dichiarato il sindaco di Tangeri, uno dei fondatori del Festival Twiza. Dalla morte dello scrittore, nove anni fa, molti incontri sono stati dedicati allo scrittore che nacque nella regione del Rif, a Beni Chiker, nel 1942, andando a vivere con i genitori a Tangeri sette anni più tardi. Era analfabeta e solo a 20 anni conobbe la lettura e la scrittura, scrivendo poi il suo primo libro a 37 anni, il famoso Pane Nudo, tradotto in diverse lingue. Questo romanzo autobriografico descrive la vita miserabile e instabile del giovane Mohamed, vita passta in gran parte nell’antica medina di Tangeri. Seguirono poi altri romanzie novelle tra cui Zaman Al Akhtae (Il tempo degli errori), Majnoun Al Ward (Il folle delle rose) e Al Khaima (La tenda). Per i critici letterari, Mohamed Choukri è riuscito grazie alla sua opera a far scoprire la storia di Tangeri, città considerata come una terra di accoglienza per celebri artisti e scrittori come Paul Bowles, Jean Genet e Tennessee Williams. Gli iniziatori di questo progetto della Fondazione Mohamed Choukri desiderano creare un luogo di incontro, che contribuirà alla promozione culturale della città; oltre a tutte le opere di Choukri, i visitatori potranno scoprire altri talenti tangerini nei diversi settori artistici come il canto, grande passione dello scrittore marocchino.
Islamisti in Marocco: perchè un tale successo?

Marocchini alle urne
I risultati definitivi delle elezioni legislative in Marocco hanno consacrato la vittoria schiacciante degli islamisti del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD). Molti osservatori hanno interpretato questa vittoria come un effetto dell’onda d’urto generata dal Partito Ennadha in Tunisia. Ad ogni buon conto, l’eco di questa vittoria (1/3 dei seggi alla Camera dei Rappresentanti) sorpassa il semplice effetto “riflesso”. Interessante l’analisi di Hicham El Moussazi, analista politico per unmondelibre.com, che sviluppa le altre cause che hanno motivato la scelta di 6 milioni di elettori marocchini alle legislative 2011, prime elezioni dopo il restyling della Costituzione del luglio scorso.
In seguito all’importante successo del PJD nelle legislative in Marocco, si potrebbe pensare ad un voto dovuto all’onda d’urto creato dalla primavera araba che ha visto l’emergenza di un islamismo politico come forza sul quale credere e contare. Certo, il successo del “modello turco”, coniugato al successo di Ennadha in Tunisia e la futura vittoria dei Fratelli Musulmani in Egitto, verosimilmente ha donato delle idee agli elettori marocchini. Tuttavia, l’ampiezza della vittoria del PJD (1/4 dei seggi), in un paese che non è inscritto in una logica rivoluzionaria ma piuttosto evoluzionaria, nell’immagine di integrazione del PJD nei campi della politica (contrariamente a Ennadha in Tunisa a ai Fratelli Musulmani in Egitto che erano esclusi dalla politica), lascia pensare all’esistenza di altre motivazioni dietro alla scelta degli elettori nel votare PJD. In primis, si tratta di un voto-sanzione al governo uscente dopo un bilancio scarso dei partiti della Koutla (Unione Socialiste delle Forze Popolari, Partito per il Progresso e il Socialismo, Partito dell’Istqlal) che hanno gestito gli affari del paese dal 2007. I problemi di disoccupazione, di povertà, di corruzione e di ineguaglianze sociali hanno certamente esasperato i marocchini. Gli elettori hanno perso fiducia nei partiti politici che rappresentavano, ai loro occhi, a lato dei fedelissimi e degli apparati del Palazzo, i principali responsabili del sotto-sviluppo del paese. Poi, gli eletti del PJD hanno fatto valere la loro “verginità” politica (nessuna partecipazione ai governi precedenti) e la loro moralità tutta islamica, vendendo un certo proibizionismo tanto ricercato dagli elettori, riscaldati da decenni di corruzione e di nespotismo, senza parlare delle false promesse. Il PJD ha offerto un corpo elettorale meno esposto all’usura e agli scandali, importanti dettagli che invece sono storia negli altri partiti. Oltre l’88% dei candidati a queste elezioni si sono presentati per la prima volta, ma nella struttura dello scrutigno attuale, solo le teste di serie delle liste contano realmente, vedi vecchi notabili di regime, specialmente nei partiti della Koutla e del G8 (raggrupamento di partiti centristi riunitisi per fare opposizione al PJD). Il partito islamico rappresenta l’alternativa meno corrotta agli occhi degli elettori marocchini che hanno deciso di tentare l’esperienza e regalare una chanse ad una nuova alternanza, questa volta nata da una base popolare. Dal loro canto, i candidati del PJD hanno fatto prevalere la lotta alla corruzione (sistematica e radicata nel tessuto sociale del paese) come il loro principale credo. Un messaggio che ha trovato un largo consensus tra gli elettori perchè semplice. La semplicità è stata il fattore determinante sull’efficacia della loro campagna elettorale. I rappresentanti del PJD, dalla sua nascita, hanno sempre adottato un discorso semplice e molto vicino alle preoccupazioni quotidiane nei differenti strati della società marocchina. Hanno comunicato con la maggioranza dei cittadini evitando un linguaggio foriero di ideologie e di termini tecnici come invece hanno fatto gli altri partiti; fattore percepito dai cittadini come “snobismo politico e sociale”. Al contrario, si sono appoggiati su di un discorso moralista verso la vita politica con referenze e simbologie religiose, eliminando dai loro discorsi le condanne ai Festival musicali o ai concerti di Shakira, promettendo di non voler proibire il consumo di alcolici, ma insistendo perchè la libertà di coscienza non figuri nella nuova Costituzione. Dichiarando di non voler entrare nella vita privata dei marocchini, hanno messo in primo piano la loro volontà di ristabilire la giustizia sociale, la lotta contro la corruzione, il combattere l’economia capitalista, conoscendo a priori che la lotta contro la cattiva governance è stata la principale rivendicazione dei manifestanti marocchini. Infine, il successo attuale non è solo il risultato di una campagna elettorale di qualche settimana, ma il frutto di diversi anni passati “sul campo”. In questo senso, il partito islamico è riuscito a costruire una base popolare solida grazie alle sue opere sociali e di carità (vedi Fratelli Musulmani). Occupando il terreno sociale trascurato dallo Stato, ha costituito un vivaio di voci riconoscenti che non possono fare altro che produrre della riconoscenza, sostenendo il partito in toto. Questa strategia sociale di “vicinanza” è già stata testata in altri paesi, dalla Palestina con Hamas arrivando al Ennadha tunisino, passando per i Fratelli Musulmani in Egitto. Senza dimenticare che i pidjisti partecipano alla gestione del paese a livello locale sin dal loro debutto negli anni 2000. Il loro bilancio resta, malgrado qualche caso, molto apprezzato dai cittadini che vivono in piccoli comuni e dalle collettività locali gestite dagli eletti del PJD, cosa che ha incoraggiato a votarli in massa. Questo spiega in gran parte la solidità della loro base elettorale che ha loro permesso di raccogliere mezzo milione di voti contrariamente ad altri partiti dove la debolezza della loro base li ha resi più vulnerabili alle congiutture e ai cambiamenti di opinione. Senza dimenticare che il PJD ha svolto una campagna elettorale moderna facendo un buon uso delle nuove tecnologie dell’informazione ad immagine e somiglianza di quelle usate dalle rivolte arabe. Contrariamente ad altri partiti, non si sono accontentati dei meetings popolari e/ o tradizionali e al volantinaggio, ma hanno utilizzato Internet e i network sociali per diffondere i loro messaggi toccando così altri target di elettori, in primis i giovani. Ricordiamo qui che il PJD è il partito che dispone del più importante sito web politico tra tutti i partiti concorrenti e che è il solo a possedere una radio sul web. Se l’ascesa degli islamisti era nell’aria da tempo, cio’ non toglie che offrendo la maggioranza dei voti al PJD, i marocchini hanno voluto inviare un segnale forte e chiaro a tutte le forze poltiche del paese, che devono scegliere la competenza e la serietà nella loro pratica politica a discapito del titolo nobiliare, eredità, posizione sociale e quant’altro. Il PJD sarà all’altezza dela fiducia accordatagli dal popolo marocchino? Solo il futuro potrà dirlo.
WEBCredits -Afrik.com – Hicham El Moussaoui analista politico – Un Monde Libre
29/11/11 – POST SELEZIONATO DA PAPERBLOG PER LA PRIMA PAGINA ED EVIDENZATO SULLA PIATTAFORMA FACEBOOK E TWITTER. THANKS!
Mezouar all’attacco!
Tre giorni dopo il meeting del partito della colomba a Meknés, le dichiarazioni del suo leader, Salaheddine Mezouar, attuale ministro delle Finanze del governo uscente, sono sulla bocca di tutti gli abitanti delle capitale delle olive. In effetti, il presidente del Rassemblement national des indépendants (RNI), che ha riunito oltre 6.000 simpatizzanti in un palazzetto dello sport situato nel centro di Meknés, è andato giù duro contro Abbas El Fassi, capo del governo in carica e segretario del Partito dell’Istiqlal, e contro Abdelelilah Benkirane, segretario del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD). Il candidato del RNI nella circoscrizione di Meknés-Ismaïlia, dove sei seggi sono al potere attualmente, ha denigrato il suo capo del governo senza risparmiare nulla dichiarando che “Abbas El Fassi non ha mai aperto bocca, neppure per evocare i grandi problemi del paese”. E sapete perchè? Secondo Mezouar il primo ministro ha paura di perdere il suo posto e si preoccupa per alcune famiglie che in egual misura perderebbo il loro posto di potere, che occupano dal 1956! Poi la palla passa contro Benkirane, islamista del PJDdichiarando che “il PJD non è altro che politica folkloristica”. Rincara la dose su Benkirane che secondo lui non è un premier e quindi significa che non c’è democrazia in seno al PJD e che lo Stato dovrebbe aiutarlo per farlo diventare premier. Ha proseguito il discorso interrogandosi sul programma di Benkirane che vorrebbe ricalcare per il suo paese il modello Turchia. Ironicamente Mezouar durante il suo comizio si è così espresso:” Ma caro signore Benkirane, la Turchia è uno Stato laico e noi, noi siamo uno Stato islamico! Volete che il Marocco diventi uno Stato laico? Anche noi?”. Ovviamente una domanda che ha sapore di presa in giro in quanto il PJD è il primo partito islamista del paese. Le proposte del ministro delle Finanze Mezouar hanno rapidamente fatto il giro dei bar e delle terrazze di Meknés, città che è considerata come una delle più ferventi sostenitrici del PJD. Ovviamente sono arrivate le risposte alle dichiarazioni di Mezouar, alcune esageratamente forti, altre con aggettivi del tipo “ingiurioso” e “fuori luogo”. Per un membro dell’ufficio esecutivo del PI, “Mezouar è un errore di casting del governo uscente”. Abbas El Fassi, sottolinea dal canto suo che “il bilancio del mio governo è molto positivo anche se un ministro delle Finanze contesta le sue azioni; lo stesso ministro che si oppone al dialogo con le diverse centrali sindacali bloccando di fatto le ambizioni del governo”. E Hamid Chabat, segretario dell’UGTM, conferma: “Cosa si puo’ sperare da qualcuno che ha di fatto preparato un putsch contro il suo presidente, Mustapha Mansouri, con la benedizione e la grazia del PAM (Partito Autenticità e Modernità)”. Aggiungendo che Mezouar sta deragliando. Nella capitale ismaelita, secondo Chabat, Mezouar ha “sporcato una campagna elettorale violando tutte le regole etiche”. Al di fuori, alla vigilia delle elezioni, i partiti della Koutia (USFP, PI, PPS) sono saliti sul crinale per denunciare “le manovre che vogliono creare una breccia del processo democratico mettendo in discussione la credibilità delle prossime elezioni legislative”. In un comunicato congiunto, le tre formazioni politiche hanno “messo in guardia le autorità locali contro queste depravazioni deunciando vigorosamente la messa in opera di un portafoglio ministeriale dai fini puramente elettorali”. Il tuonante Benkirane è andato ancora più lontano affermando che “le dichiarazioni di Mezouar sono dettate da Ilyass El Ammari e Fouad Ali El Himma”. Ad ogni buon conto, i meknassis si dichiarano irritati da queste querelle politiche. Quello che è importante per la città è che esca dalla letargia e che si sviluppi come le altre grandi città del paese, esprime uno studente in un intervista a L’Economiste. Un altro aggiunge: “La nostra regione è la più povera a livello nazionale. Attendiamo che l’élite politica porti investimenti, crei dei posti di lavoro e lotti contro la precarietà….senza troppi combattimenti tra galli”. Il messaggio è stato lanciato e molto chiaramente. Se Mezouar è dato come favorito in città, grazie anche all’immagine del defunto militante del RNI Alami Tazi, vero è che dovrà smacchiare tante tacche molto sporche. Staremo a vedere, domani è il grande giorno e i giochi sono ancora in corso.
Credits: L’Economiste – Youness SAAD ALAMI
FIFM 2011 – Omaggi e Master Class
Affermando una volontà di ecletticismo, il Festival Internazionale del Film di Marrakech mette in onore quest’anno Mohammed Bastaoui, il nostro Marco Bellocchio, Terry Gilliam, Shah Rukh Khan, Forest Whitaker e Roschdy Zem. Dopo James Caan, Larbi Doghmi, Harvey Keitel, Kiyoshi Kurosawa e Mohamed Abderahmane Tazi, onorati nel 2010, il Festival continua ad affermare il suo ruolo di crocevia nella cinematografia mondiale rendendo omaggio a delle forti personalità che arrivano da orizzonti diversi. Il Festival offre inoltre agli studenti, al pubblico di Marrakech e a tutti i professionisti del settore, l’ occasione straordinaria di oltrepassare lo schermo e guardare il cinema nei suoi processi di fabbricazione. Dopo Francis Ford Coppola, Jean-Pierre e Luc Dardenne e Lee Changdong nel 2010, il FIFM 2011 propone una serie di Master Class e incontri con i registi Jean-Jaques Annaud, Marco Bellocchio, Nuri Bilge Leylan, Terry Gilliam e Roland Joffe che si riveleranno nelle vesti insolite di insegnanti.

Marocco: Scene (poco) ordinarie di una campagna elettorale!
La campagna elettorale per le elezioni anticipate del 25 novembre 2011 ha visto un tasso di avvenimenti alquanto insoliti, oltre che medioevali, molto significativi ed eloquenti. Un attuale ministro, candidato alle elezioni a Meknés, si è presentato presso un santuario con la moglie, chiedendo la benedizione del marabout, dopo aver offerto cibarie e bevande a tutti i presenti, arrivati a frotte. Questo pare non sia considerato dalla legge come un atto di corruzione. A Marrakech, mitica città dei sette santi, si sono visti enormi ingorghi nei pressi dei mausolei della medina, visitati dai potenziali deputati, anche loro con furgoni carichi di materie primarie. Nella regione del Sousse, una cantante amazigh, Tabaâmramt, che si presenta nella lista femminile del RNI, non ha esitato a prodursi sulla scena del meeting elettorale con un vero e proprio concerto improvvisato, creando un enorme folla di fans che la applaudiva; la sua notorietà sicuramente porterà la cantante in Parlamento. In un altra circoscrizione, un candidato ha pensato bene di offrire agli abitanti di una zona rurale alcune tonnellate di terra alfine di costruire una strada per porre rimedio al loro isolamento. Le autorità hanno chiuso tutti e due gli occhi in quanto soldi effettivi non ne sono circolati. Altri, gli sfidanti, approfittando della falla, hanno distribuito quintali di farina, olio di oliva e altre derrate alimentari. Una buona giornata per il villaggio! Atto più pruriginoso quello di un candidato che ha chiesto l’appoggio delle prostitute di una citta del nord, aiuto che consisteva nel convincere i clienti a votare per lui, dietro compenso ovviamente alle signorine. Marocco paese islamico? Un presidente in carica di un Comune, ha usato sistematicamente l’unica ambulanza della piccola città per i suoi spostamenti durante i comizi per la sua eventuale rielezione. In un altra città, un candidato è stato accerchiato dalla folla che ha preteso una attestazione legalizzata delle sue promesse in campagna elettorale; erano tutti suoi dipendenti, essendo un impreditore del luogo, che volevano essere certi degli aumenti salariali promessi dal capo! A Casablanca, un candidato indipendente (il regolamento elettorale proibisce il passaggio sui media pubblici agli indipendenti), ha sfilato nelle vie della sua circoscrizione, con un enorme carcassa modellata come una postazione televisa. Sempre nella città bianca, un gruppo di giovani ha creato, per scherzo, un partito che ha come simbolo un asino e uno slogan che recita: “Votate per l’asino democratico”. Questa campagna resterà ugualmente marcata da un numero impressionante di atti violenti, verbali e fisici; aggressioni all’arma bianca da parte di bande pagate dagli avversari e una lista interminabile di denunce davanti ai tribunali e le commissioni elettorali per svariati motivi. Soltanto l’utilizzo dei soldi per l’acquisto dei voti sembra essere scomparso (ma sarà cosi’?). Bisogna precisare che da quest’anno seri controlli sono stati seriamente approntati e rinforzati grazie ad un dispositivo dissuasivo che ha dimostrato la sua efficacia.

Credits: Actu-Maroc- Jalil Nouri