L’Hajj, un percorso di Fede.

L’Hajj è per i musulmani il pellegrinaggio alla Mecca, strettamente correlato con l’Aïd El Kebir, in quanto ne determina la fine.  Il pellegrinaggio è svolto nei luoghi santi della Mecca, in Arabia Saudita. Si svolge questa settimana ed è il quinto pilastro fondamentale dell’Islam. Il termine hâj o hâjjî designa anche tutte le persone che hanno svolto il pellegrinaggio ed è usato  come marchio onorifico, quando ci rivolge a loro.  Il grande pellegrinaggio alla Mecca trova le sue origini musulmane in alcuni versetti coranici dell’epoca medinese ma non costituisce un istituzione originale: esisteva già un simile pellegrinaggio tra gli arabi pre-islamici, pagani e cristiani. A quell’epoca si svolgevano dei riti similari al Hajj, essenzialmente intorno alla Ka’ba che contiene la Pietra Nera, un tipo di pietra meteorite, il cui culto si espanse dal Medio ‘Oriente sino all’Atlantico. Alla Mecca, i pellegrini pre-musulmani si vestivano con abiti rituali e si rasavano il capo per avvicinarsi ad uno stato di sacralità, proprio come oggi. Altri riti similari si svolgevano nell’epoca pre-islamica sulla piana di Arafat senza che si conosca i dettagli delle cerimonie ne le loro funzioni precise: gli arabi pagani onoravano divinità multiple al fine di ottenere dei favori e dei responsi di tipo divinatorio, inducendoli con sacrifici animali. La comunità musulmana, ai suoi albori, adottò dei riti ebraici, pregando in direzione di Gerusalemme. Ma nel 624, diversi precetti furono stabiliti, constituendo di fatto una vera “dichiarazione di indipendenza” della nuova religione islamica, separandosi nettamente dall’ebraismo e dal cristianesimo. In quel tempo venne istituito il mese del Ramadan e la preghiera dei fedeli doveva essere orientata verso la Mecca, inserendo l’ingiunzione di svolgere un pellegrinaggio nella città santa, ancorando cosi’ l’Islam sul suolo arabico. I musulmani presero il controllo della Mecca nel 630: i pagani vennero esclusi dal pellegrinaggio e gli idoli vennero distrutti. La tradizione musulmana racconta che Maometto svolse un pellegrinaggio completo, un pellegrinaggio d’addio, poco prima di morire e, cosi’ facendo, fissò definitivamente lo svolgimento dei riti. L’attaccamento della Mecca all’Islam e strettamente correlato all’unione del santuario con la tradizione abramica: fu Ismaele, figlio di Abramo, che raggiunto suo padre, costruì’ la Ka’ba e Abramo compì’ il primo pellegrinaggio “musulmano”, secondo il rito attuale. Il Corano suggerisce che il santuario della Mecca preesisteva a tutti gli altri luoghi di culto e deve considerarsi come uno dei cinque pilastri dell’Islam, rendendolo obbligatorio per tutte le persone responsabili e che hanno la capacità finanziaria e fisica per svolgerlo. Stesso discorso per l’Umrah, il “piccolo pellegrinaggio”, che si può svolgere in qualsiasi periodo dell’anno, contrariamente al “grande pellegrinaggio” che ha delle date precise. Tre sono i tipi di Hajj;  il Tamattu, che si svolge durante il mese del “grande” pellegrinaggio”, ma ha una durata breve (piccolo pellegrinaggio) e termina con il sacrificio di una animale. Il secondo è chiamato Qirân e i pellegrini dichiarano la loro intenzione di effettuare il grande pellegrinaggio e il piccolo nello stesso momento; non si raseranno i capelli dopo la lapidazione del Jamarat alla Mina e lasceranno a quel punto il loro stato di sacralità senza sacrificare nessun animale. Il terzo è detto Ifrâd e i pellegrini dichiarano di non voler svolgere il grande pellegrinaggio e resteranno in uno stato di sacralità sino al giorno del sacrificio, ma non offriranno animali in sacrificio. Il grande pellegrinaggio è oggetto di una grande prestigio per chi lo svolge e determina un fattore molto importante in termini di scambio tra i musulmani del mondo intero, che sono testimoni di un profondo fervore. Per i mistici, il tragitto verso i luoghi santi costituisce simbolicamente il viaggio verso l’unità divina, in modo particolare per i sufi. L’Hajj raccoglie annualmente più di due milioni di pellegrini ed è il luogo più visitato dal mondo musulmano. Un numero fisso è imposto dal governo saudita ad ogni Nazione, per fare in modo che tutto si svolga con dei parametri di sicurezza controllabili. I riti del pellegrinaggio non sono molto indicati nel Corano, questo dunque lascia supporre che i gesti pre-islamici siano largamente ripresi (sacralità, circumdeambulazione, tragitto tra Safâ e Marwa), ma in questo caso con un ottica abramica. I riti sono leggermente differenti secondo le regioni della Mecca, in particolare i riti di sacralità (Ihrâm) che sono svolti durante l’ingresso nel territorio sacro, per le persone esterne, e variano leggermente secondo le scuole giuridiche islamiche (madhhab). Per la tradizione musulmana il pellegrinaggio permette l‘espiazione di tutti i peccati: “chiunque farà il pellegrinaggio senza avere dei rapporti sessuali e senza commettere dei grandi peccati è perdonato dei suoi peccati e ritorna come il giorno che venne alla luce da sua madre“. Sei sono i pilastri del pellegrinaggio che sono richiesti  tra cui il rasarsi a zero i capelli negli uomini e accorciarli per le donne, lo stazionamento a Arafah nel momento che il sole declina allo zenith nel nono giorno del Dhoul l-Hijjal, all’apparizione dell’alba del decimo giorno, e ancora il tragitto tra il monte di As-Safa e Al-MarwahNel pellegrinaggio infine è assolutamente proibito per gli uomini di coprirsi il capo e indossare un abito che abbia delle cuciture, per questo motivo la maggiorparte degli uomini indossa un lungo telo bianco che viene avvolto completamente intorno al corpo (Imrah). Per le donne è proibito coprirsi il volto e mettere dei guanti. Per entrambi i sessi   non è possibile profumarsi, di ungersi i capelli o la barba con unguenti e tagliarsi le unghie e ancora di fare un atto di matrimonio e di cacciare un animale terrestre selvatico autorizzato al consumo, come la gazzella. Personalmente sono molto affascinato da questa prova di fede, ancestrale e unica nei suoi rituali, avvolta da una forte sacralità e con una componente di fisicità notevole. Non vedo nessi o collegamenti con la fede cristiana in quanto nessun rituale cristiano prevede un così lungo tempo nel adempiere ai riti, alcuni dei quali necessitano anche di prestanza fisica, di sacrificio estremo unito al dolore. Ma credo che la cosa più emozionante sia il vedere iriuniti  milioni di persone nello stesso momento, che insieme affrontano un percorso di fede radicato, alla ricerca di una pace interiore e di un Dio che  è sopra ogni cosa. Cerco anche di immaginare l’energia che scaturisce in quei giorni dalle persone presenti, un energia prorompente, dinamica, che avvolge in un tutt’uno i fedeli, creando sicuramenteun aura mistica impressionante, oggettiva e tangibile. Per il 2011 ( 1432 per il calendario islamico) il pellegrinaggio alla Mecca si svolgerà questa settimana,  in concomitanza dell’Aïd El Kebir (Aïd El Hada -la Grande Festa), che in Marocco verrà celebrata  lunedi’ 9 novembre.

Debutto Ramadan 2011, Tradizione VS Tecnologia.

Ogni anno, la data d’inizio del Ramadan è determinata differentemente secondo i paesi. Quest’anno, la data varierà tra il lunedi’ 1° agosto e il martedi’ 2.  Alcuni paesi scelgono di determinare il primo giorno di Ramadan con un metodo scientifico, altri preferiscono scrutare il cielo, il 29 chabaane, data in cui la nuova luna fa la sua apparizione. Il Ramadan quindi inizierà quest’anno l’uno o il due agosto?  Si saprà con esattezza a fine settimana.  In Francia, Belgio, Marocco, Algeria e Senegal, le istituzioni musulmane osservano il cielo, nella notte del dubbio, il 29 del mese Chabaane, per determinare la luna crescente, e per quest’anno in Marocco il 29 del mese Chabaane corrisponderà a domenica 31 luglio, ma anche qui dipenderà dalla luna. In Canada per esempio, il 29 Chabaane corrisponde a sabato 30 luglio. In Francia, i membri della Commissione Teologica dell’Istituto Musulmano della Grande Moschea di Parigi si riuniranno con degli imam, personalità musulmane e responsabili associativi e dei luoghi di culto, per decidere  insieme il primo giorno del mese del Ramadan, che sin da ora è stato determinato per il 1° agosto, con la menzione: ”E’ suscettibile di una decrescita pari ad un giorno”.  In Belgio, il Consiglio dei Telogici, collegato all’esecutivo Musulmani del Belgio (EMB), aspetta la notte del dubbio. In Italia, il Centro Islamico Culturale, legato alla Grande Moschea di Roma, inserirà un messaggio automatico sulla sua segreteria telefonica dove indicherà la data esatta dell’inizio del mese sacro. In Senegal, una commissione speciale permanente, che raggruppa diverse famiglie religiose, determinerà per tutti i musulmani senegalesi l’inizio del Ramadan osservando la luna. In Marocco, il Ministero degli Habbous sta mobilitando le sue diverse delegazioni regionali oltre alleForze Armate Reali (FAR), attraverso tutto il paese, per osservare la luna. Diversi avvisi concordanti dovranno determinare il primo giorno di digiunoIn Germania, in Turchia, in Libano, i religiosi hanno optato perun metodo di calcolo scientifico del calendario lunare. L’America del nord con il suo Consiglio del Fiqh d’America del nord (FCNA), assieme alla Società Islamica d’America del nord (ISNA), hanno stabilito che il 1° agosto sarà l’inizio del Ramadan e il 30 agosto l’ultimo giorno. Come il CEFR, questa organizzazione usa  la Mecca come punto di riferimento per determinare il calendario lunare: il Ramadan inizia quando la nuova luna è visibile nella città santa. In Germania, dove i musulmani sono per la stragrande maggioranza turchi, le date dell’inizio e della fine del Ramadan sono già state fissate al 1° agosto e al 29 agosto. Le differenze istituzioni musulmane del paese si riunirono nel 2008 per determinare un metodo unico di calcolo per l’inizio del mese sacro.  In altri paesi, la scelta del metodo non è chiaramente definita. Nei Paesi Bassi, per esempio, la diversità dei musulmani fa si che i due metodi coesistano. I MRE (marocchini residenti all’estero), nel caso di quest’ultimo paese non musulmano, dove nessuna istituzione religiosa trova un accordo, adottano sovente la data d’inizio del Ramadan del loro paese di origine. In Mali, il dibattito è sempre aperto. Un forum  ha avuto luogo nel paese, il 4 luglio scorso, che ha raggruppato tutti i musulmani attorno ad un unico metodo di calcolo e quest’anno una commissione nazionale di osservazione della luna è molto determinata ha informare sulle date del Ramadan, anche se alcuni dignitari musulmani persistono a fornire delle informazioni contradditorie.

La calligrafia araba.

Lo sviluppo della scrittura tra gli arabi fu tardiva a causa del loro stato di nomadismo che favoriva in primis la cultura orale. Dalla nascita dell’Islam, all’inizio del VII° secolo, il Corano si diffuse con la tradizione orale. L’arabo appartiene al gruppo di scritture semitiche consonantiche perchè di fatto solo le consonanti sono rappresentate. La maggioranza degli specialisti si accordano oggi sul fatto che la scrittura araba deriva dalla scrittura nabatea, essa stessa d’origine aramaica. I Nabatei, installatisi sulle terre bibliche del reame di Edom in Arabia del nord (l’attuale Giordania) verso il IV° secolo a.c., la cui capitale era Petra, parlavano l’ aramaico e scrivevano in aramaico.  Progressivamente si sviluppo una scrittura corsiva formale specificatamente nabatea che si distinse dall’aramaico per la presenza di legature. Questo sviluppo si doppio’ con una evoluzione nella lingua parlata dai nabatei che vide l’introduzione progressiva dei termini e della costruzione grammaticale araba. Verso il II° secolo d.c., i nabatei parlavano in maggioranza l’arabo come attesta l’orgine araba dei loro nomi e conservarono l’aramaico, in una versione arabizzata, come lingua ufficiale. La scrittura araba nacque dunque intorno al VI° secolo dalla scrittura corsiva nabatea. Progressivamente si espanse, all’epoca di Maometto, alla Mecca poi alla Medina. Si sviluppo’ cosi’ la prima scrittura specificatamente araba, il Jazm, di cui l’angolosità e la proporzione uguale delle sue lettere ricorda la grafia cufica. La scrittura Jazm divenne ben presto quella di tutti gli arabi e assunse lo statuto di scrittura sacra che Dio aveva scelto per trasmettere all’umanità il suo messaggio divino (Safadi). Da sottolineare il ruolo centrale che il Corano gioco’ nella formazione della scrittura araba. Il bisogno di consegnare il Corano tramite lo scritto obbligo’ gli arabi a riformare la loro scrittura e ad abbellirla, per renderla degna della rivelazione divina. Omar, amico del Profeta e futuro califfo, spinse il primo califfo Abu Bakr perchè si scrivesse il Corano, e questo lavoro venne realizzato dal segretario del profeta, Zayd Ibn Bakr. Questa edizione, codificata sotto il terzo califfo Othman, venne copiata in cinque esemplari che furono spediti nelle principali contrade dell’impero. Le ulteriori copie del Corano derivarono da questi primi esemplari, realizzati all’epoca della scrittura Jazm. In quell’epoca apparvero delle varianti medinesi e mecchesi del Jazm, il Mail (scrittura dormiente), la Mashq (scrittura allineata) e il Naskh (iscrizionale) ma solo le ultime due perdurano.Il successore di Othman, il cugino di Maometto e suo nipote, Ali Ibn Talib, sono considerati come i primi maestri della calligrafia, sviluppando uno stile particolare detto “cufico”. La scrittura cufica nacque a Kufah, nel secondo decennio dell’era islamica. Ispirata alla scrittura dlla città vicina di Hirah, al-Khatt al-Kufi (scrittura cufica in arabo), è caratterizzata da una grafia originale fondata sulle sue angolosità e sulle sue forme quadrate molto pronunciate, fatte di tratti molto brevi e da linee orizzontali prolungate.  Contrastando con queste verticalità basse, le linee orizzontali si allungano. Parallelamente, la scrittura Mashq, sviluppo’ delle caratteristiche individuali e divenne leggermente più corsiva, con un profilo verticale basso e dai tratti orizzontali allungati. La scrittura cofica attesto’ la sua perfezione nella seconda metà del VIII° secolo e acquisi’ di fatto una preponderanza che duro’ più di tre secoli diventando l’unica scrittura impiegata per trascrivere il Corano. L’austerità delle sue origini spari’ con lo sviluppo della scrittura cufica ornamentale. La sua semplice eleganza ne fece una scrittura molto usata per gli epigrafi. Il suo sviluppo prosegui’ sio al XII° secolo, data che defini’ questa scrittura essenzialmente decorativa. Il Cufico orientale è una variante sviluppatasi in Persia alla fine del X° secolo  che si distinse dal cufico tradizionale per le sue slegature che restarono verticali, con dei barbigli alla sommità, e i suoi tratti corti inclinati o arcuati verso la sinistra, donando alla scrittura un movimento dinamico in avanti. La più famosa di queste scritture è la scrittura Qarmate, nella quale i caratteri del Cofico orientale sono integrati ad un fondo riccamente illuminato, fatto da motivi arabescati e floreali. La calligrafia araba è l’arte della bella scrittura. L’arte calligrafica si caratterizza con i simbolismi delle lettere e lo sviluppo dell’espressività del testo illustrato. Il posizionamento delle lettere ha un alto significato perchè esprime in termini intelleggibili la realtà nascosta. Attraverso i secoli e attraverso la civilizzazione islamica raggiunse un grado di raffinatezza e di armonia senza eguali. In alcune opere islamiche la scrittura stilizzata è stata esasperata a tal punto che l’eleganza travalica la leggibilità creando delle vere opere d’arte uniche al mondo.

 

 

 

 

Ibn Battuta, Viaggiatore Errante dell’Islam.

Viaggiare vi lascia senza voce, poi farà di voi un cantore

Abou Abdallah Mohammed Ibn Mohammed Ibnou Ibrahim, detto Ibn Battuta (piccola anatra, per il fatto che era leggermente claudicante), il più grande viaggiatore del Medio Evo, nacque in seno ad una famiglia di giuristi, il 24 febbraio 1304 a Tangeri, in Marocco, una delle principali città commerciali del Mediterraneo di quell’epoca. Nel 1325, all’età di 21 anni, questo viaggiatore geografo, quasi contemporaneo di Marco Polo (1254-1324), intraprese un pellegrinaggio alla Mecca, dal quale ritorno soltanto 25 anni più tardi! Visito’ l’Africa del nord, l’Egitto, l’Alto Nilo e arrivo’ in Siria nel 1326. Due mesi dopo, lasciando l’Arabia, Ibn Battuta si reco’ in Irak, poi nell’Iran meridionale, centrale e settentrionale, torno’ in Irak, a Bagdad, per poi ritornare in Arabia dove soggiorno’ per tre anni (1327-1330), per compiere, uno per anno, i pellegrinaggi alla Mecca. Parti’ poi per il Mar Rosso, lo Yemen, la costa africana, Mogadiscio e le compagnie dell’Africa orientale, prosegui’ per il golfo Persico e si reco’ nuovamente in pellegrinaggio alla Mecca nel 1332. Quarto viaggio: questa volta è l‘Egitto, la Siria, l’Asia minore, i territori mongoli nella Russia del sud, visito’ Costantinopoli, l’Afganistan da dove Ibn Battuta guadagno’ la valle dell’Indo nel 1333 per soggiornare a Delhi sino al 1342. Da questa città parti’ poi per raggiungere le isole Maldive dove soggiorno’ un anno e mezzo: sarà il suo quinto viaggio. Dalle isole Maldive si sposto’ poi a Ceylon, poi il Bengala, l’Assam, Sumatra, la Cina con le città di Canton e Pechino. Settimo viaggio: da Sumatra a Malabar ( 1347)) sino al golfo Persico, poi Bagdad, Siria, Egitto e nuovo pellegrinaggio in Arabia. Di ritorno in Egitto, ad Alessandria, Ibn Battuta si imbarco’ per Tunisi (1349) sbarcando in Sardegna su di un battello catalano; rientrerà per l’Algeria, Fès, il reame di Granada e il Marocco, suo paese natale. Un nono e ultimo viaggio nel 1352 verso il Sahara e i paesi del Niger, poi visito’ il Mali. Nel 1354, dopo tutte queste peregrinazioni che gli fecero compiere circa 120.000 km con i mezzi di trasporto dell’epoca, Ibn Battuta torno’ alla natale Tangeri dove, dietro domanda del sultano merinide Abou Inân, detto’ i suoi ricordi al segretario del principe, Ibn El-Djozâi. Terminata nel 1356, la sua opera dal titolo “Regalo prezioso per quelli che considerano le cose straniere delle grandi città e le meraviglie dei viaggi“, più conosciuto sotto il nome di “Rihla“, termine generico che designa i diari di viaggiatori arabi. E’ un libro di incommensurabile ricchezza. Ibn Battuta descrive numerose culture ignorate o misconosciute. Le considerazioni, alle volte vive, precise e rispettose, che descrive sulle popolazioni, sulle culture e le religioni scoperte, sono pregne di tolleranza. Da questo punto di vista il grande viaggiatore è considerato come uno dei più grandi precursori dell’etnografia moderna. A questo punto della sua vita le tracce si perdono; non si sa cosa fece sino alla sua morte avvennuta nel 1368 o forse nel 1377. Alcuni storici lo vedono occupare un posto di Cadi‘ a Tangeri, altri danno per certa la sua venuta a Marrakech dove termino’ la sua vita terrena. Nella storia della geografia araba la Rihla di Ibn Battuta occupa un posto strategico. Se, in difetto di geografia, si parla più giustamente di pittura di uno spazio, la comparazione di Ibn Battuta con Ibn Khaldun, altro importante viaggiatore arabo, appare straordinariamente chiara e sintomatica la scelta che poteva operare un musulmano credente nel XIV° secolo. In quell’epoca il mondo arabo-musulmano era traumatizzato dallo choc turco-mongolo, sotto il quale l’antico impero di Bagdad periva, come istituzione e come concetto ispirante la pittura del mondo e i racconti della storia. Ibn Khaldun e Ibn Battuta avevano in comune la loro appartenenza alla scuola malakite attorno la quale, nell’occidente musulmano, l’Islam cristallizzo’ le sue forze di definizione e di resistenza. Ibn Khaldun pero’ contemplava la disperazione della storia musulmana rifutandola, nutrendo di nuovo pessimismo gli eruditi. Per Ibn Battuta la riflessione in profondità cedette il posto al movimento che si installo’, posso dire, su tutta l’orizzontalità del mondo e che per il suo dinamismo e la sua allegria fece dimenticare la decadenza del vecchio impero, persuadendo i più pessimisti che anche lontano nel mondo si trovavano altri musulmani e che a discapito della sua unità perduta, l’Islam possedeva una geografia nuova: nuove frontiere dopo l’anno mille. Ibn Battuta è stato, probabilmente, l’uomo che percorse le più lunghe distanze sulla Terra dopo Magellano.

 

 

 

 

 

Donna marocchina? No Mecca !

Le accuse piovono su Internet. I blogger marocchini e stranieri moltiplicano gli attacchi contro l’Arabia Saudita. Tutto nasce dal rifiuto fatto ad alcune giovani ragazze marocchine che hanno richiesto  un visto per recarsi alla Mecca in occasione dell’Omra (il piccolo pellegrinaggio). Secondo le autorità saudite queste ragazze cercavano di entrare nel Paese per prostituirsi clandestinamente. In Europa e in Africa gli internauti criticano il comportamento delle autorità saudite e si appellano al rispetto dela dignità della donna marocchina. E’ il caso del blogger Big Brother che scrive : ”Se dipendesse da me, deciderei di non partire per la Mecca, il mio paese economizzerebbe milioni di dollari sui transfer verso l’Arabia e imporrei il visto ai sauditi, inzierei  poi a corregggere cosa c’é da correggere nel mio paese”. La giornalista sudanese Nesrine Malik, sulla sua rubrica Comments are free du Guardian, considera che l’Arabia Saudita manca di rispetto religioso con i musulmani. Su Internet come nei banchi del Parlamento marocchino, l’affare ha creato molte polemiche. Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) ha denunciato con vigore l’esclusione delle marocchine e in un comunicato della stampa, a fine agosto, il gruppo presieduto da Mustapha Ralmid, ha precisato che “i servizi consolari sauditi di Rabat hanno rifiutato il visto a delle giovani marocchine accompagnate dai loro genitori”. ” Alcune famiglie si sono trovate davanti all’esclusione dalle autorità saadite che si sono ostinate a non voler rilasciare il visto formulato dalle figlie, sorelle, cognate, malgrado la regolarità dei loro dossier”, sottolinea il documento. Secondo alcune famiglie, la spiegazione avanzata dai servizi consolari, per giustificare il rifiuto, è stata quella della giovane età delle ragazze che ”volevano fare il viaggio per altre ragioni rispetto all ’Omra“.  Sotto le righe, le autorità puntano il dito sulla prostituzione clandestina delle marocchine in terra santa. Viste come ragazze facili in Arabia Saudita, sono soggette  a virulente critiche. Un immagine falsa considerata dal PJD come ”un affronto alla dignità delle donna marocchina“. ”Noi siamo perfettamente coscienti che alcune donne possono agire in maniera inappropiata, ma questo non puo’ essere generalizzato nell’insieme delle marocchine. Molte giovani saudite si comportano in Marocco in maniera oscena e nessuno reprime i loro diritti di circolazione nel Reame, perchè noi sappiamo che si tratta di una minorità. Sono lontane dal rappresentare la gioventù saudita che noi rispettiamo“, ha spiegato Mustapha Ramid. In questo senso, il PDJ invita le autorita ad intervenire per ”far cessare un tale abuso nel trattamento delle marocchine, oltre al restituire la dignità alle famiglie toccate da queste esclusioni“.  L’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Rabat ha rigettato l’accusa di ”trattamento per intenzione” dei dossier del visti dichiarandosi contrari alle discriminazioni tra uomo e donna. Secondo un articolo pubblicato dal canale arabo Al Jazzera, l’istituzione saudita avrebbe indicato che la decisione di rilascio dei visti sarà uguale per tutti i musulmani, marocchini o no. Per incrementare la polemica è apparso su internet un cartone animato kowetiano dove le marocchine sono presentate come prostitute e ladre di mariti. Un immagine incandescente che alcuni paesi del Golfo si compiacciono di veicolare al di fuori delle loro frontiere, alimentando un “pour parlé” che da anni si trascina sulla moralità delle donne marocchine. Ma non facciamo di ogni erba un fascio.