Il Marocco di Albert Watson

albertwatsonmaroccoNato nel 942 a Edimburgo,  Albert Watson studia grafica al Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee e segue i corsi di cinema e di televisione al Royal College of Arts di Londra. Cieco sin dalla nascita da un occhio, decide di investire tutto sulla fotografia. Nel 1970 si reca con la moglie Elisabeth negli USA dove un direttore artistico di Max Factor gli acquista una immagine seguita poi da un successivo acquisto. Lo stile particolare di Albert Watson si afferma rapidamente ed attira l’attenzione di riviste dedicate alla moda, americane ed europee, come Mademoiselle, GQ, Harper Bazar e Vogue. Nel 1976 si stabilisce a New York dove  sviluppa il suo primo lavoro da Vogue. Oggi Albert Watson è uno dei fotografi più importanti nel panorama mondiale della fotografia, uno dei primi se non il più eminente fotografo contemporaneo. Durante gli anni, le sue immagini sono apparse su oltre 200 copertine del  magazine internazionale Vogue e in diverse pubblicazioni di Rolling Stones e altri. Molte stars hanno richiesto un ritrattoa Watson ed è stato il fotografo ufficiale della famiglia reale inglese.   Nella pubblicità Watson ha firmato un centinaio di campagne per importanti marchi come Gap, Levi’s, Revlon e Chanel, oltre a 600 spots per la televisione.  Questa vastissima attività professionale non gli ha impedito di consacrare alcuni progetti personali i cui scatti sono stati ispirati dai suoi viaggi, da Marrakech a Las Vegas passando per le Orcadi. Questi libri, come i ritratti, le foto di moda e della pubblicità, sono esposti nelle gallerie di mezzo mondo e nei musei internazionali.  Photo District News, bibbia della fotografia, ha designato Albert Watson  come uno dei fotografi più influenti dall’origine di questa arte. Malgrado l’enorme pressione che i lavori esterni esercitano su di lui, non rinuncia ai suoi lavori personali; i suoi due album, Cyclops (1994) e Maroc (1988), saranno seguiti presto da un terzo album. Le immagini qui presentate sono del libro Maroc , tutte le altre le troverete sul sito ufficiale di Albert Watson   

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Tangeri secondo Dumas.

Nel 1846, lo scrittore francese Alexandre Dumas Père fece una visita di tre giorni a Tangeri. Un soggiorno particolare, che ispirò un testo di un centinaio di pagine sulla descrizione della città. Questo ritratto è stato pubblicato dai tipi Afrique-Orient, 164 anni dopo la sua prima pubblicazione, in un opera titolata Scalo a Tangeri, 1846. Dumas appare come affascinato dagli uomini e le donne che vivono nella città dello Stretto e descrive i tangerini e le loro acconciature bibliche, rimanendo colpito dalla loro dignità. Scrisse che “mai imperatore coperto di porpora, entrando a Roma sul suo carro trionfante percorrendo la Via sacra per salire al Campidoglio, ha alzato la testa con più dignità”.  Secondo Dumas,” la dignità è intrinseca nell’uomo, immagine di Dio, e non è prerogativa del rango che occupa e neppure nell’abito che la copre. L’arabo è sultano nelle sue terre come l’imperatore nel suo reame“.

Ramadan: Conto alla Rovescia…

Il countdown sta per iniziare..fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà tra il 20 e il 21 luglio 2012. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Il Ramadan nella Storia.

Da quando i musulmani del mondo intero sono entrati nella avventura del mese sacro del Ramadan, non è inutile ricordare che il digiuno, cuore pulsante di questa trenta giorni, si iscrive in una lunga storia. Molto tempo fa l’osservanza del digiuno era nel nono mese dell’anno lunare, e i primi musulmani rispettavano il digiuno della Ashoura, vera eredità del giudaismo, che corrisponde alle celebrazioni del Yom Kippour, il “Giorno della Espiazione” o “Giorno del Grande Perdono“. La seconda sura del Corano che stabilisce il digiuno nel mese del Ramadan, non dimentica di chiamare in causa gli antecedenti: “E’ stato prescritto a as-Syam come è stato prescritto a quelli davanti a voi” (versetto183). Secondo i sapienti religiosi questa prescrizione del digiuno è strettamente collegata ad Abramo, vedi Noè. Ma è stato stabilito da parecchi hadiths e dalla Sura che la prima comunità riunita intorno al Profeta Maometto digiunava il giorno della Ashoura (il decimo giorno del settimo mese del calendario ebreo: decimo si dice “asor” in ebreo e”asara” in arabo). Secondo l’hadith, guardando gli ebrei darsi al giorno di digiuno, il Profeta chiese spiegazioni. Gli ebrei risposero che ricordavano la fuga dall’Egitto ordinata da Mosè. A quel punto, reclamando tutti i profeti biblici che lo avevano preceduto, Maometto disse che aveva più diritto lui e i musulmani di compiere il digiuno in quel giorno. Per evitare di confondere il digiuno musulmano con quello ebreo decise che si sarebbe svolto il nono giorno del settimo mese. Presso i musulmani il digiuno dell’Ashoura venne fissato poi in due giorni. Questa appropriazione del digiuno ebraico trova riscontro nel senso dato a questa pratica presso i musulmani; in effetti, come per gli ebrei che celebrano lo Yom Kippour, il digiuno ha per virtù la totale purificazione dai peccati e questo accade anche per il digiuno dell’Ashoura musulmano. Nel Levitico si legge: “Perchè è in questo giorno che avverrà l’espiazione per voi, al fine di purificarvi: voi sarete purificati di tutti i vostri peccati davanti all’Eterno” (Levitico 16-30). Nell’hadith di Mouslim si legge queste parole del Profeta: “ Io conto su Allah perchè il digiuno osservato nel giorno di Arafat possa farvi espiare i peccati commessi l’anno precedente e quello successivo, e che il digiuno del giorno dell’Ashoura possa farvi espiare i peccati dell’anno precedente“. Certo, prendendo in esame diversi hadiths il digiuno dell’Ashoura commemora diversi avvenimenti; Adamo che lascia il Paradiso terrestre, lo sbarco dell’arca di Noè, Abramo nel fuoco o e ancora la fuga dall’Egitto di Mosè….Ma è la continuità con il digiuno ebreo la più certa e chiara. Oggi, per meglio conoscere la storia del digiuno nel mese sacro del Ramadan, si può rilevare che, quando venne inserito il nuovo ordine per cui il digiuno doveva essere di un mese pieno, i musulmani potevano dispensarsi da questo obbligo, offrendo un mese di pasti ad un povero, per ogni giorno di digiuno non espletato, questo è quello che indica il versetto 183-184 della surate 2a, ma i giuristi hanno preferito privilegiare l’obbligo del digiuno.

Il Re Predatore.

Il divieto alla distribuzione del quotidiano spagnolo El Pais del 26 febbraio scorso, dove è pubblicato un estratto del libro dei giornalisti Catherine Graciet e Eric Laurent, ”Il Re Predatore“, è stato condannato fermamente dall’Unione Internazionale degli Editori (UIE), che accusa il Marocco di ”prendere contropiede il vento di libertà che soffia sul mondo arabo“. La UIE chiede al Marocco di autorizzare la distribuzione del libro “Il re Predatore” perchè “è scritto con buona fede ed è frutto di un lavoro di inchiesta eccezionale”.  Creato nel 1896 a Parigi, l’ONG che conta oggi 65 membri  in 53 paesi, stima in un comunicato, che se il libro sarà proibito in Marocco, il paese avrà mancato ai suoi obblighi internazionali in materia di libertà d’espressione. In questo libro molto critico contro Mohammed VI, gli autori francesi affermano che la fortuna personale del Re del Marocco è quintuplicata in dieci anni.

Parigi-Marrakech: Sesso border-line e Politica.

In ” Paris-Marrakech : sexe, fric e réseaux”, nuovo libro scritto da Ali Amar e Jean-Pierre Tuquoi, i due giornalisti indagano sulle relazioni incestuose e stravaganti che uniscono la Francia al Marocco. Gli autori svelano in questo libro-inchiesta le relazioni tra la Francia e Marrakech, la città che i francesi chiamano il XX° arrondisement di Parigi o ancora la Parigi del Sahara. Da Nicolas Sarkozy a Dominique Stauss-Khan, da Bernard Henry-Lévy a Jean-René Fourtou, il presidente del consiglio di sorveglianza della Vivendi, gli uomini politici, di destra come di sinistra, gli intellettuali tout-court, i patrons dei CAC 40, senza parlare dielle vedette del show-biz, tutti si ritrovano a Marrakech. Tutte queste personalità arrivano per distrarsi con ragazzi e ragazze che, per la maggiorparte, hanno un età compresa tra i 15 e 18 anni, o ancora per rinforzare le lobby franco-marocchine aiutando i vari clubs degli amici del Marocco; tutto questo si legge in questo libro che sicuramente creerà qualche grattacapo a non poche persone. Marrakech la dolce, ha detronizzato Bankok, affermano i due autori. Il commercio del sesso nei Palais e nelle Residente di lusso  sta conoscendo un vero boom, ancor più dopo l’inizio della grave crisi immobiliare della città rossa. Circa 20.000 prostitute e altrettanti gigoló, con un età che varia dai 15 ai 30 anni, vendono il loro corpo a Marrakech, guadagnando cifre che arrivano a sfiorare i 15.000 euro mensili.  Il libro, nella prima parte titolato “Marrakech sulla Senna”, descrive una città di lusso sfrenato, sullo sfondo di miserie, che offre  dei piaceri sessuali proibiti in Europa. L’ascesa al potere del PJD (partito islamico) è commentato da Ali Amar e Jena-Pierre Tuquoi, che scommettono sulla totale ininfluenza del nuovo governo di  Benkirane, perchè il Palazzo forma il governo dell’ombra, allusione fatta ai nuovi consiglieri del Re, Fouad Ali El Himma e Taïb Fassi Fihri. Il nuovo colonialismo sessuale francese; scandali e retate in vista nella movida marriakchi.