Rabat, capitale del Marocco, è stata iscritta sulla lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, dal Comitato del Patrimonio Mondiale riunitosi venerdi’ a S.Pietroburgo, in Russia. Rabat è stata giudicata “esemplare” dal Comitato, che l’ha eletta senza passare ai voti. Sei siti sono stati valutati ed hanno consacrato a livello mondiale la capitale marocchina: la ville nouvelle, i Giardini d’Essai e i giardini storici, la medina, la Kasbah dei Oudayas, le mura e le porte almohadi, oltre al sito archeologico di Chellah. La medina di Rabat, che è un vero e proprio tesoro architetturale, è attualmente oggetto di un restauro dal costo totale valutato in oltre 300 milioni di Dh.
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Jacques Majorelle all’asta e in mostra a Marrakech.
Quattro quadri « d’eccezione » del celebre pittore francese Jacques Majorelle saranno esposti, dal 23 al 25 aprile a Marrakech, in previsione della loro messa all’asta che si terrà a Parigi nel mese di giugno, presso laMaison Artcurial Briest-Poulain-F. Tajan. Quattro dipinti tra cui figura la celebre “Kasbah rouge de Marrakech”, esposta una sola volta dal 1924, anno della sua creazione . Conservata da quella data presso la famiglia Majorelle, questo quadro è stimato intorno ai 600.000/800.000 euro (catalogo) e quindi sarà il pezzo forte dell’asta che avrà come titolo “Tableaux Orientalist”, prevista per il 9 giugno, con una sezione dal titolo “Jacques Majorelle e i suoi contemporanei”. Questo quadro fu riproposto come copertina della guida turistica di Marrakech nel 1926 ed occupa un posto particolare nei cuori dei grandi appassionati di orientalismo, raggiungendo lo status di icona. Félix Marcilhac, storico d’arte e specialista di Jacques Majorelle riassume con queste parole l’opera in questione: “in questa grande composizione del 1924, con un semplice gioco di piccole superficie posate in piatto e a mosaico, Jacques Majorelle traduce pienamente la plenitudine del suo soggetto trattando sottilmente la trasparenza e la purezza dell’aria, la diversità dei colori che vengono trascinati in una gamma di ocra rossi e di bruni, che avvolgono il paesaggio circostante e la folla, con dei mezzi talmente semplificati e naturali che si raggiunge l’esperienza di ascoltare i rumori e sentire gli odori”. Jacques Majorelle (Nancy, 1886 – Parigi, 1962) è l’esempio illustre del folto gruppo di pittori orientalisti francesi che si sono arresi allo charme della Ville Rouge, che ha donato loro la strada per percorrere al meglio i propri talenti e realizzare le loro opere migliori. Nel 1919 Majorelle si installo’ a Marrakech acquistando un terreno che divenne in seguito la base dei famosi giardini Majorelle, aperti al pubblico nel 1947 e che raggruppa una delle più importanti collezioni di piante della sua epoca. Oggi il suo atelier è diventato grazie a Yves Saint Laurent e a Pierre Bergé un piccolo museo che ospita una preziosissima collezione di arte islamica. Sulle opere di Majorelle, il romanziere francese Jérôme Tharaud scrisse: “E’ pazzo per Marrakech e per l’Atlas, pazzo dei suoi orizzonti del sud e quindi io posso testimoniare che è una verità, una giustizia, una sincerità pura delle sue osservazioni. Tutto quello che ha visto, reso con la forza e la semplicità della sua strana barbarie”. Questi quadri saranno esposti al Es Saadi Gardens & Resort, insieme a decine di altre opere minori che saranno poi inviate alle casa d’aste parigina. Nel capitolo riservato a “Jaques Majorelle e i suoi contemporanei”, si potranno ammirare tele di José Cruz Herrera, Edy Legrand, Jean-Gaston Mantel e Henri Rousseau. Altri pezzi forti di questa asta saranno le tele di altri artisti come Etienne Dinet, Félix Ziem, Georges Washington, Alfred Chataud e Alexandre Roubtzoff, che permetterrano al visitatore di avere un panorama completo del mondo arabo, dal Marocco all’Egitto. Queste opere in particolare saranno oggetto di una esposizione a Parigi, dal 6 al 9 giugno, data della loro messa all’asta presso l’Hôtel Marcel Dassault.
Morocco on the Road..
Ho voluto personalmente percorrere questo tracciato per verificare la fattibilità di un eventuale Tour per gli ospiti del Riad Amazighen dalla durata di tre giorni scoprendo luoghi e fuori pista unici e emozionanti. Adrenalina a mille ! Questo percorso per alcuni tratti è facile e poco impegnativo pero’ la parte di fuori pista nel deserto dell’ Ergh Chebbi (dune) e la pista di montagna da Ait Benhaddou (altezza oltre i 2.000 mt su mulattiera) per arrivare al colle del Tichka sono impegnativi e per stomaci semi forti. Saltare da una duna all’altra trovandosi immersi in una tempesta di sabbia o percorrere una pista a volte interrotta da massi e quant’altro è spettacolare ma le dune e gli strapiombi sono vertiginosi.Ero al settimo cielo e devo dire che il 4×4 si è comportato veramente bene… oltre a questa parte emozionante ho visitato per la seconda volta la valle del Jebel Sagro e devo dirvi che è incredibile..kilometri le..kilometri e kilometri immersi nel verde della palmeraie, massicci montuosi color ocra sorprendenti, il tutto costeggiato dal Oued Drâa e dalla visione improvvisa della splendida Kasbah Tamnougalt.
Nel fuori pista sull’Atlas, partendo dalla medioevale Ait Benhaddou, lungo circa 50 km (4 ore) si arriva ad alcuni villaggi berberi come quello di Tamadaght, Achachoud e Anemiter, nel vallone dell’Ounila. Luoghi magici, gente semplice che vive con niente, bambini felici che si sistemano ai bordi della pista appena sentono il rombo di un 4×4. Non posso descrivervi tutto questo, è impossibile. Alcuni momenti critici quando il percorso è diventato molto impegnativo a causa della pista (in salita) ostruita da massi dove il 4×4 è passato al cm. Questa pista è percorsa solo dalle guide che da Marrakech raggiungono Ouarzazate e grazie ad alcuni punti di osservazione è possibile sapere se stanno arrivando, in direzione opposta , carovane di 4×4 e in che numero, per fermarsi e attendere per proseguire poi senza incroci di auto sulla pista (sfortuna mia ho trovato in due punti un paio di 4×4 in direzione opposta e ho dovuto ridiscendere in retro alcuni km per lasciarli passare, sempre con strapiombi mozzafiato a lato). Da Anemiter a Telouet si viaggia con catramato per arrivare alla spettacolare Kasbah omonima, ultima residenza del Pacha di Marrakech; alcuni parti della Kasbah sono visitabili con una guida che ha le chiavi di ingresso e devo dirvi che ne vale la pena anche se il 60% dell’edificio è in rovina (pare che sia stata costituita una Associazione voluta dai discendenti della famiglia del Pacha per recuperare l’intera proprietà e restaurarla). Quando sono arrivato a Marrakech, ero stanco ma con gli occhi affogati in migliaia di immagini che portero’ sempre nel cuore e nell’anima; volti, occhi, mani, odori, colori, panorami, una sensazione di assoluta libertà che mi hanno lasciato un segno indelebile e che vorro’ rividere presto, molto presto.
I° giorno: Marrakech – Tizi-n-Tichka – Ouarzazate – Skoura – El Kelaâ M’Gouna – Valle del Dades – Gole del Todra- Er Rachidia – Erfoud – pernottamento
II° giorno – Fuori pista nel deserto dell’Erg Chebbi - visita ad una miniera di fossili e pranzo all’Auberge du Sud, di proprietà di un giovane berbero molto bravo e professionale. Rissani – Zagora – Tazzarine – Jebel Sagro - Agdz (passando per Mellal, Nekob e Imi-n’Kefm) – Kasbah Tamnougalt – Ouarzazate- pernottamento
III° giorno: Ouarzazate- Ksar Ait Benhaddou – pista per Tamadaght – Achachoud – Anemiter (valle di Ounila) – Kasbah di Telouet - Tizi-n-Tichka – Marrakech
Skoura e le Mille Kasbah
Skoura è una parcella araba in terra berbera, ma fu anche un centro ebreo molto importante, con la sua antica Mellah (quartiere giudeo), con la stessa concezione di società che era presente a Tazzarine, un luogo dove le differenti popolazioni del Draa vivevano in pace ed armonia. Il suo Marabout (santuario/santo protettore), Sidi M’Bark è circondato da un grande agadir (granaio), che aveva lo scopo di proteggere il grano si, ma anche di beneficiare della vicinanza del santo, ed avere protezione spirituale. La Palmeraie di Skoura supera i 25 Kmq, e poi intorno le miniere del sale e ancora i suoi monumenti e le sue Kasbah antiche. Sui vecchi biglietti da 50 dh è impressa la Kasbah più celebre, quella di Amerhidil (su quelli di nuovo corso è stampata invece la Kasbah di Taourit a Ourazazate). Skoura possiede una molteciplità di importanti siti con un passato storico importante per il Paese: Dar Aît Hammou, Dar Aît Sidi El Mati, Tighermt’n Oumghar a Toundout, Dar Aît Sous, Dar Aît Bel El Hussein, Dar Es Sragna, Ksar Oulad Hassane, Dar Aît Attaoui; tanti preziosi castelli/fortezza che fanno la ricchezza di questo sito incantevole.
La Kasbah più alta é quella di Aît Abbou, 26 mt di stupefacente e rara bellezza nel cuore della Palmeraie, un sogno. La Kasbah Amerhidil venne edificata nel XVII° secolo sui bordi del Oued (fiume) El Hajjaj, ed è abitata ancora oggi dalla stessa generazione che la costrui’, la famiglia Nassiri. L’attuale proprietario ha creato un piccolo museo dove ha raggruppato molti oggetti artigianali del Marocco del sud e, senza problemi, vi accompagnerà nella visita della sua casa raccontandovi come i suoi parenti vivevano in altri tempi, insieme a gustosi aneddoti tramandati nei secoli. E’ una delle rare Kasbah del sud ad essere in ottimo stato conservativo ed è importante, con la visita, aiutare questo gentile signore con un obolo di ingresso, che servirà per gli innumerevoli lavori sempre in programma. La passeggiata nella Palmeraie di Skoura è d’obbligo, in specialmodo nei periodi primaverili, quando è tutto verde e coltivato. Palme da datteri, alberi da frutto (che sono la ricchezza del Dadès), con le sue mele, i mandorli, le noci, i melograni, i fichi e ai loro piedi grano o erba medica, secondo la stagione. Questa esplorazione nella Palmeraie si puo’ fare a piedi oppure a dorso d’asino, che qui sono numerosi. Il percorso attraversa le parcelle coltivate, ai piedi delle tante Kasbah che incontrerete nel tragitto. A dieci Km circa da Skoura, il piccolo e grazioso villaggio di Sidi Flah, lungo il fiume Dadès. E’ un sito molto bello da visitare in estate, in mezzo alla natura e ai tanti pastori e contadini che lavorano la terra instancabilmente.
Lungo il fiume si formano delle piccole spiaggie dove è possibile fare dei bagni e prendere il sole, che qui già in primavera è caldo. Non dimenticate, se siete una donna, che uscendo dall’acqua è meglio coprirsi con un asciugamano/accappatoio in quanto siamo nel Marocco profondo, lontano anni luce dall’Europa; la vista di una donna in costume puo’ ancora creare imbarazzo a molte persone. Nella vicina Toundout potete visitare le miniere di sale ma la cosa più interessante della zona sono i fossili. Qui è stato scoperto il dinosauro più antico del mondo, il Tazoudasaurus Naîmi, di circa 180 milioni di anni. Tutta la regione, dai contrafforti dell’Atlas sino alle dune sahariane e l’Hammada del Draa, è un museo archeologico a cielo aperto. Tazoudasaurus è partito per la Francia dove verrà analizzato con sosfiticate apparecchiature ma ritornerà in Marocco a breve. E’ in progetto una “strada dei dinosauri” che partirà da Ouarzazate sino a Demnate. A Skoura vi consiglio il souk (mercato) che si svolge ogni lunedi’ dove potrete acquistare datteri unici al mondo per la loro bontà e ceramiche artigianali di fattura primitiva veramente belle. Le possibilità per alloggiare sono diverse; io vi consiglio di visitare alcune delle tante Kasbah che offrono camere semplici e pulite, gestite quasi sempre dagli abitanti del luogo, dove vivrete l’esperienza unica di dormire in case di paglia e fango (sono molto calde in inverno e fresche in estate). Nei mesi invernali la temperatura varia tra i 16° sino ad arrivare ai 27/28° di giorno; l’escursione termica notturna é notevole (siamo nel deserto!) arrivando anche ai 2° gradi. In estate le tempeste di sabbia sono frequenti e spettacolari. Da Ouarzazate dovete calcolare circa un ora di auto, da Marrakech all’incirca sei.
L’ultimo custode del Sapere
Si chiama Boukhari Bou Dmia e in una Kasbah/fortezza non lontano da Tiznit, nell’Anti- Atlas, custodisce i segreti dei suoi antenati, che controllavano le rotte carovaniere del Sahara. “C’era una volta…”, potrebbe iniziare cosi’ la storia del Regno di Illigh che ha come protagonista principale un sant’uomo che rispondeva al nome di Sidi Ahmed Moussa, osannato dalle folle che per ascoltarlo percorrevano lunghi viaggi estenuanti da luoghi lontani. Mori’ nel 1549 e uno dei suoi innumerevoli nipoti, lungimirante, penso’ di trasformare questa eredità”sovranaturale” in un Principato che per ben tre secoli rivaleggio le sue enormi ricchezze con i sultani di Marrakech. Tutto questo potere e tutte queste ricchezze nascevano da un unica, lunga, desertica pista che si perdeva tra i picchi dell’Atlas e che attraversando il Sahara raggiungeva il sogno: Timbuctù. Nella Kasbah, fatta di terra, paglia e sudore, un lungo porticato che rompeva i raggi ardenti e voraci del sole; colori sgargianti come il giallo dello zafferano, bene prezioso, e l’ocra delle montagne. Sotto queste arcate sedevano i notai, che registravano i preziosi carichi delle lunghe carovane di cammelli che qui trovavano rifugio, accoglienza e commercianti pronti a mercanteggiare i rari e preziosi carichi d’oro, di spezie e di schiavi, dopo lunghi mesi di deserto che brucia e arde l’anima. Illigh era uno Stato potente che all’inizio del XIX° secolo possedeva un capitale pari a 10 tonnellate d’oro puro, oltre ad un esercito combattivo e temerario, composto da migliaia di cavalieri berberi amazigh e israeliti, oltre ad una guardia nera africana, feroce e senza scrupoli, simile a quella dei sultani.
A partire da questo Stato si controllavano tutti gli spostamenti di merci e persone sino a Mogador, l’attuale Essaouira, dove grandi navi attendevano le merci per partire verso l’Europa, avida di spezie e tessuti pregiati. Nella fortezza di Illigh uno scrigno di sapere, di documenti, di pergamene rare, provenienti da tutta l’Africa. Contratti commerciali, discendenze dei signori di queste terre aride, cataste di bauli che cercano di proteggere manoscritti vergati su pergamene in pelle di leone. Alberi genealogici che risalgono a famiglie israelite e amazigh e leggerli, toccarli delicatamente, aprirli con un soffiod’alito, significa entrare nella storia magica, irreale, antica e struggente di tanto tempo fa, quando esisteva un Principato leggendario, oggi quasi sconosciuto e degno di essere valorizzato e tramandato alle future generazioni. Pareti di fango, chiaroscuri che si stendono pigri sulle volte di questi magazzini preziosi e unici, 5.000 esistenze passate che hanno lasciato traccie indelebili sul nostro futuro. Come in un film, nel silenzio assordante di un pomeriggio d’estate, ai lati del cortile, il rumore ovattato di centinaia di schiavi neri affatticati, legati a catene che mai saranno spezzate, merci accatastate che brillano al loro futuro lontano, jellaba azzurri orlati di nero, perle e coralli di mari lontani, e la voce profonda del muezzin che si staglia nell’orizzonte a rivendicare il momento di Dio. Alzi gli occhi, e su di un altipiano accecato dalle nubi,sul Jebel Agouti, 1,5 km da Illigh, si staglia il cimitero israelita, testimonianza di una comunità che da queste parti ha lasciato segni di ricchezza, laboriosità e ingegnio. Grandi studi su questa comunità sono fatti effettuati da Paul Pascon, conoscitore profondo della zona, deceduto poi in Mauritania nel 1985 a causa di un incidente stradale.
Il Douar d’Illigh si trova a 10 km dalla pista di Tachtakt. Da Tiznit sono presenti alcune indicazioni. L’insieme della costruzione è composta da una mellah (quartiere ebreo) e da un granaio collettivo in pisé (terra e paglia) con camere e magazzini. Il tutto circodato da mura di protezioni con quattro porte d’acceso. E’ visitabile, chiedete di Boukhari Bou Dmia, custode del Museo.
La Necropoli Saadita
Quando il sultano El Mansour, il “Dorato“, mori’, il suo corpo venne portato a Marrakech. Lungo viaggio. A causa della insicurezza del Paese, per evitare le tribù della montagna, le carovane passarono per Rabat e seguirono poi le rive dell’Oceano. Il corpo del “Dorato” fu deposto in una tomba della necropoli, costruita dai saaditi, che ad oggi è riconosciuta come una delle più alte opere d’arte del Marocco, forse dell’Africa del nord. Questa importante necropoli venne scoperta dal maresciallo Lyautey durante un soppraluogo aereo sulla città di Marrakech ai primi del ’900 . Tutta la struttura era stata mascherata da un alto muro per renderla invisiblie: questo avvenne durante il dominio alawita sotto il comando di Moulay Ismail, che non lo distrusse per la paura di profanare un luogo di sepoltura. Sotto il dominio saadita del sultano Moulay Ahmed al-Mansour (1574-1603) si dispose la costruzione per accogliere la salma della venerata madre, Lalla Messaouda, nel 1591.
La necropoli è situata a lato della moschea della Kasbah e ci siarriva percorrendo uno stretto e lungo corridoio anonimo. Il mausoleo principale, a sud, con una splendida porta in cedro finemente scolpita, è composto da tre sale differenti. La prima, la sala del Mirhab, la nicchia per le preghiere rivolta verso la Mecca, è caratterizzata da un oratorio con tre navate e tre arcate che appoggiano su quattro colonne in marmo. Per accedere alla sala funeraria bisogna oltrepassare una splendida porta scolpita. In questa sala tutte le pareti e i soffiti sono uno spettacolo continuo per gli occhi: legno di cedro, marmi di Carrara, soffiti arricchiti da preziosi muquarnas, zellijg, dorature, e una luce dolcissima che avvolge e sottolinea la preziosità del luogo. Le tombe presenti in questa sale sono dei sepolcri di bambini: il più bello è quello del sultano alawita Moulay al-Yazid (1790-1792). La seconda sala è il clou di tutta la visita e vi si puo’ ammirare al centro, la tomba del sultano saadita Al Mansour. E’ anche la sala più vasta (circa 10 mt su 12) ed è considerata come un vero capolavoro dell’arte ispano-moresca, chiamata la Sala dalle dodici colonne. In questa sala si trovano altre cinque tombe e diverse piccoi sepolcri di bambini: tutti sono ricoperti da un blocco di marmo. Tutta la decorazione è sublime con le dodici colonne da sfondo che donano un eleganza e una potenza rara.
Il marmo di Carrara, all’epoca, era acquistato barattandolo con lo zucchero, in egual peso, essendo considerato un bene prezioso e unico. La terza sala detta delle Tre Nicchie contiene esclusivamente delle tombe di bambini. Il secondo mausoleo, a nord, meno importante del primo, ospita la tomba di Lalla Messaouda; è una costruzione quadrangolare di 4 mt su 4 e ingloba in una sala più grande, fiancheggiata da due loggiati e ricoperta dal caratteristico tetto in ceramica verde. La nicchia dove si trova la madre di Al Mansour è interamente decorata ad alveare. I giardini esterni, situati tra i due Mausolei, ospitano le tombe di soldati e servitori, oltre ad alberi, bouganville e rose in fiore. Io consiglio sempre di raggiungere il mausoleo al mattino, verso le 9, per immergersi in un atmosfera di pace e di serenità rara, senza il brusio della folla di turisti che viene scaricata dai bus, rischiando anche di dover mettersi in coda per ammirare le sale.
Necropoli Saadita – Rue de la Kasbah – Kasbah di Marrakech/ 08.30-11.45








