Ragioni spirituali, mistiche sufi o più pratiche come i matrimoni, motivano nella maggior parte dei casi le conversioni all’Islam in Marocco. Antonio, nazionalità italiana, tenuto per mano dall’imam della moschea Koutoubia a Marrakech, si dirige al suo interno, qualche minuto prima dell’inizio della preghiera dell’AlÎchaa e dei Tarawih, recitando l’Achhadataine, la riconoscenza dell’unicità di Allah e delle profezie del suo messaggero Maometto, mentre la moschea colma di preghiere, vibrerà sotto il “Dio è grande” dei fedeli. Scene come queste sono abituali in molte moschee del reame, da Marrakech a Salé, da Agadir a Casablanca. In un recente studio del ministero degli Habous e degli affari religiosi riguardante le conversioni all’Islam in Marocco, si deduce che il fenomeno ha avuto un picco in questi ultimi anni, registrando una crescita costante. Dalle 300 conversioni registrate nel 2012, da non musulmani nel reame marocchino, le cifre sono passate a 1.947 nell 2011 con l’83% di uomini pari a 1.619 soggetti contro 328 conversioni femminili. In questi studi il ministero degli Habous ha lasciato intendere che il risultato della statistica è falsato dalle non iscrizioni ai tribunali famigliari e dai consolati stranieri, in quanto molti convertiti non denunciano il fatto alle autorità. In testa ai paesi di provenienza dei nuovi musulmani in Marocco troneggia la Francia con il 49,7% con oltre 986 francesi, seguito dall’Italia con 252 conversioni, la Spagna 150, il Belgio 101 e gli Stati Uniti con 71 convertiti.
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Dove sta andando il Marocco?
Una ragazza , vestita all’occidentale e con abiti leggeri, è stata vittima di linciaggio, nelle vicinanze del mercato centrale della capitale marocchina, da alcuni individui che, secondo i testimoni, presentavano chiari segni di estremismo religioso (barba, abbigliamento). Gettata a terra e lapidata, questo è quello che ha subito la giovane ragazza che indossava una minigonna di jeans e un top, fomentando l’ira dei salafisti che hanno giudicato la sua tenuta come un incitamento alla dissolutezza, così riportano i media nazionali, choccando i sostenitori delle libertà e della Costituzione varata il 1° luglio 2011. “Io credo nella libertà, Dio ci ha creati liberi..Chi è Benkirane per dire ai marocchini di non rasarsi la barba o per imporre il hijab? Le libertà individuali sono sacre e intangibili”, ha dichiarato qualche tempo fa il capo del Governo filo-islamista difendendosi dalle accuse lanciate al suo governo da alcuni membri della società civile come l’Associazione Bayat Al Hikma della deputata riformista del PAM Khadija Rouissi, definendo l’agressione alla ragazza “ barbaro“, ricordando che si è verificata nel momento in cui il paese è governato dagli islamisti. “L’aggressione è avvenuta sotto un governo diretto da un partito islamico, che potrebbe bloccare il movimento in favore della democrazia, delle libertà e del rispetto delle leggi”, ha dichiarato ieri Rouissi. Da ricordare che un deputato del filo-islamico PJD, Abouzad El Idrissi, ha chiesto alle istituzioni, tramite il governo, di approvare una giornata “della castità e della modestia”, raggiunto nel suo abominevole appello dal capo salafista Mohamed Fizazi. Non è a tutti gli effetti propriamente da fondamentalisti islamici fare atto di castità tenendo presente che sposano, obbligandole, bambine di 12/13 anni (per noi volgari e dissoluti occidentali si tratta di PEDOFILIA!) e accumulano, come uno stock di merci, tre o quattro mogli. Su Facebook, militanti dei diritti umani, giornalisti e semplici cittadini “democratici” si sono riuniti sotto lo slogan “Debardeur w Bikhir” (letteralmente Star bene in canottiera), per dare sostegno alla giovane aggredita, e denunciare i fatti giudicati pericolosi e regressivi per i diritti e le libertà in Marocco. Purtoppo questi avvenimenti aumentano di mese in mese dall’inizio del potere governativo filo-islamico che i cittadini hanno votato, lo ricordo, con libere elezioni. Purtroppo si tratta di una larga maggioranza del paese senza cultura alcuna, tenuta in ostaggio da predicatori senza scrupoli che, in cambio di soldi, generi alimentari e favori, sono riusciti ad imporre il partito islamico nel governo del paese. È drammatico tutto questo, per un paese che a grande velocità stava cercando di raggiungere gli standard europei, con investimenti importanti, con nuovi diritti e con una democrazia tout-court che però, da qualche mese, tarda ad arrivare. Speriamo nei giovani marocchini perchè sappiano discernere la religione dalle leggi e dalla vita pubblica. Ho dei dubbi.
Il Pavone nell’Islam.
I miei primi pavoni sono arrivati al Bled Taous (trad. Fattoria dei Pavoni) e resto incantato ad ammirarli in tutta la loro magnificienza e regalità. Scrivo di loro oggi perchè sono affascinato dalla loro storia e dal loro legame, a volte profondo, con l’Islam. Il pavone è originario dell’India ma si trova in natura anche nelle foreste dello Sri Lanka, nelle vicinanze di sorgenti d’acqua. Venne, nell’antichità, importato in Grecia e in seguito in tutta l’Europa. Tutti riconoscono il pavone per la sua bellezza senza pari, la sua spettacolare ruota coloratissima composta da oltre 150 piume e il suo aristocratico portamento. In arabo è chiamato Taous. Si racconta che vada alla ricerca di cibi avvelenati ed è per questo che anticamente i ricchi lo allevassero nei loro palazzi per scongiurare complotti omicidi. Nel reame marocchino si racconta che la Terra è un pavone e il Marocco è la sua coda perchè nel pavone non vi è nulla di più bello della coda che brilla di 1000 colori. Alcuni oulemas (teologi islamici) dicono che Iblis faceva parte degli angeli e che era il pavone degli angeli, il più bello, devoto e pio, prima di diventare diavolo. Importante ricordare che in Marocco tutti cercano le ceramiche dette “Tawss coda di pavone”. Si tramanda la storia che fu Alessandro il Grande ad importare dall’India, dove venne ferito, altri dicono dall’Iran, queste preziose ceramiche colorate. Le portò con se quando compì il suo periplo di guerra, dopo la Macedonia sino alla sua sepoltura a Baghdad, in Irak. Vinse tutte le potenze dell’epoca, sempre accompagnato da questi preziosi manufatti che ricordavano il pavone. In generale, il pavone simbolizza il potere e l’eternità perchè le sue piume vengono rinnovate ogni anno. Nella simbologia alchimistica musulmana quando il pavone fa la ruota, simbolizza l’universo, la luna o lo zenith. Esiste una relazione tra la danza rotatoria dei dervisci di Jalal Dine Arroumi (Mewlana) e questa ruota. I sufi dicono che i suoi colori rappresentano la vanità e l’orgoglio di questo mondo e la sua coda a ventaglio rappresenta lo spirito. Una leggenda racconta che Dio fece uscire il gruppo che partecipò al Peccato originale di Adamo inviandoli sulla Terra: Adamo atterrò in India e pianse per 100 anni i suoi peccati mentre Eva si trovò a Jedah, in Arabia Saudita, il serpente poi a Ispahan in Iran con l’angelo-pavone che aiutò Satana ad entrare in Paradiso (secondo Al Azzawi nel 1935 e Lescot nel 1938). Dio tolse la voce al pavone, inibì il suo movimento e distrusse la luminosità del suo piumaggio. Dopo, l’angelo-pavone si pentii dei suoi peccati piangendo per 7.000 anni bruciando sul fuoco dell’Inferno. Pavone è anche il termine usato per identificare gli inventori delle false religioni, Tawawiss, mentre gli angeli sono chiamati Nawamiss (sing. Napouss). Il pavone venne dipinto e scolpito su molti supporti tra le due rive del bacino meditteraneo ed è sempre stato identificato come l’uccello del Buddha Amithaba in Tibet, simbolo di immortalità in India così come tra i musulmani Moghol che regnarono in India e che fondarono la capitale attuale Delhi. È simbolo di pace e di prosperità in Cina e in Vietnam. Tra i buddisti del Nepal è legato alla dea Mahama Yuri che protegge i viaggiatori contro gli otto pericoli del viaggio, tra cui il serpente. Il legame con il numero 12 deriva dai 12 disegni che rappresentano il pavone e tutti i 12 anni era prevista una danza con un sacrificio umano, un serpente, una rondine e un piccione, gettati nel fuoco. Raffigurazioni del pavone si trovano nell’arte bizantina legato all’idea del potere ( a Palermo), ma il pavone si erge a simbolo dell’eternità, a lato della croce oltre ad essere citato nella Bibbia con il re Salomone. Tra i libici è considerato come un animale sacro mentre è considerto tra i greci come l’animale sacro di Giunone. In Siria si trova rappresentato su alcuni manufatti del XII° secolo e tra la setta degli Yazid, di etnia curda, il pavone venne adottato come simbolo nel XII° secolo, ma i sunniti li tacciarono di essere adoratori del Dio Pan che è un diavolo. Questa setta è presente in Irak, in Turchia, in Siria, in Armenia e in Iran e furono proprio gli adepti di questa setta che misero sulla tomba di Addi ben Mossafir un pavone come segno di rispetto e di riconoscenza. L’angelo-pavone è chiamato dagli yazdani Pak o l’Essere Supremo. Dall’epoca in cui l’Iran diventò Sasanide questo uccello rappresenta il potere con il Drago-Pavone mentre in letteratura è Vizir. L’iraniano Faid Addine Al Attar nel suo libro “Dialogo degli uccelli” considera il pavone come l’uccello del Paradiso. Gli iraniani lo citano nei loro poemi con Elias Mahdi. Nell’interpretazione dei sogni secondo Ibn Sirin, il pavone rappresenta un Re nobile ma non arabo. Tante storie, leggende, racconti, che accompagnano da secoli la vita di questo splendido e prezioso animale, simbolo di vanità e affascinante esempio di come la natura abbia forgiato in un uccello la sintesi della Bellezza.
L’Hajj, un percorso di Fede.
L’Hajj è per i musulmani il pellegrinaggio alla Mecca, strettamente correlato con l’Aïd El Kebir, in quanto ne determina la fine. Il pellegrinaggio è svolto nei luoghi santi della Mecca, in Arabia Saudita. Si svolge questa settimana ed è il quinto pilastro fondamentale dell’Islam. Il termine hâj o hâjjî designa anche tutte le persone che hanno svolto il pellegrinaggio ed è usato come marchio onorifico, quando ci rivolge a loro. Il grande pellegrinaggio alla Mecca trova le sue origini musulmane in alcuni versetti coranici dell’epoca medinese ma non costituisce un istituzione originale: esisteva già un simile pellegrinaggio tra gli arabi pre-islamici, pagani e cristiani. A quell’epoca si svolgevano dei riti similari al Hajj, essenzialmente intorno alla Ka’ba che contiene la Pietra Nera, un tipo di pietra meteorite, il cui culto si espanse dal Medio ‘Oriente sino all’Atlantico. Alla Mecca, i pellegrini pre-musulmani si vestivano con abiti rituali e si rasavano il capo per avvicinarsi ad uno stato di sacralità, proprio come oggi. Altri riti similari si svolgevano nell’epoca pre-islamica sulla piana di Arafat senza che si conosca i dettagli delle cerimonie ne le loro funzioni precise: gli arabi pagani onoravano divinità multiple al fine di ottenere dei favori e dei responsi di tipo divinatorio, inducendoli con sacrifici animali. La comunità musulmana, ai suoi albori, adottò dei riti ebraici, pregando in direzione di Gerusalemme. Ma nel 624, diversi precetti furono stabiliti, constituendo di fatto una vera “dichiarazione di indipendenza” della nuova religione islamica, separandosi nettamente dall’ebraismo e dal cristianesimo. In quel tempo venne istituito il mese del Ramadan e la preghiera dei fedeli doveva essere orientata verso la Mecca, inserendo l’ingiunzione di svolgere un pellegrinaggio nella città santa, ancorando cosi’ l’Islam sul suolo arabico. I musulmani presero il controllo della Mecca nel 630: i pagani vennero esclusi dal pellegrinaggio e gli idoli vennero distrutti. La tradizione musulmana racconta che Maometto svolse un pellegrinaggio completo, un pellegrinaggio d’addio, poco prima di morire e, cosi’ facendo, fissò definitivamente lo svolgimento dei riti. L’attaccamento della Mecca all’Islam e strettamente correlato all’unione del santuario con la tradizione abramica: fu Ismaele, figlio di Abramo, che raggiunto suo padre, costruì’ la Ka’ba e Abramo compì’ il primo pellegrinaggio “musulmano”, secondo il rito attuale. Il Corano suggerisce che il santuario della Mecca preesisteva a tutti gli altri luoghi di culto e deve considerarsi come uno dei cinque pilastri dell’Islam, rendendolo obbligatorio per tutte le persone responsabili e che hanno la capacità finanziaria e fisica per svolgerlo. Stesso discorso per l’Umrah, il “piccolo pellegrinaggio”, che si può svolgere in qualsiasi periodo dell’anno, contrariamente al “grande pellegrinaggio” che ha delle date precise. Tre sono i tipi di Hajj; il Tamattu, che si svolge durante il mese del “grande” pellegrinaggio”, ma ha una durata breve (piccolo pellegrinaggio) e termina con il sacrificio di una animale. Il secondo è chiamato Qirân e i pellegrini dichiarano la loro intenzione di effettuare il grande pellegrinaggio e il piccolo nello stesso momento; non si raseranno i capelli dopo la lapidazione del Jamarat alla Mina e lasceranno a quel punto il loro stato di sacralità senza sacrificare nessun animale. Il terzo è detto Ifrâd e i pellegrini dichiarano di non voler svolgere il grande pellegrinaggio e resteranno in uno stato di sacralità sino al giorno del sacrificio, ma non offriranno animali in sacrificio. Il grande pellegrinaggio è oggetto di una grande prestigio per chi lo svolge e determina un fattore molto importante in termini di scambio tra i musulmani del mondo intero, che sono testimoni di un profondo fervore. Per i mistici, il tragitto verso i luoghi santi costituisce simbolicamente il viaggio verso l’unità divina, in modo particolare per i sufi. L’Hajj raccoglie annualmente più di due milioni di pellegrini ed è il luogo più visitato dal mondo musulmano. Un numero fisso è imposto dal governo saudita ad ogni Nazione, per fare in modo che tutto si svolga con dei parametri di sicurezza controllabili. I riti del pellegrinaggio non sono molto indicati nel Corano, questo dunque lascia supporre che i gesti pre-islamici siano largamente ripresi (sacralità, circumdeambulazione, tragitto tra Safâ e Marwa), ma in questo caso con un ottica abramica. I riti sono leggermente differenti secondo le regioni della Mecca, in particolare i riti di sacralità (Ihrâm) che sono svolti durante l’ingresso nel territorio sacro, per le persone esterne, e variano leggermente secondo le scuole giuridiche islamiche (madhhab). Per la tradizione musulmana il pellegrinaggio permette l‘espiazione di tutti i peccati: “chiunque farà il pellegrinaggio senza avere dei rapporti sessuali e senza commettere dei grandi peccati è perdonato dei suoi peccati e ritorna come il giorno che venne alla luce da sua madre“. Sei sono i pilastri del pellegrinaggio che sono richiesti tra cui il rasarsi a zero i capelli negli uomini e accorciarli per le donne, lo stazionamento a Arafah nel momento che il sole declina allo zenith nel nono giorno del Dhoul l-Hijjal, all’apparizione dell’alba del decimo giorno, e ancora il tragitto tra il monte di As-Safa e Al-Marwah.
Nel pellegrinaggio infine è assolutamente proibito per gli uomini di coprirsi il capo e indossare un abito che abbia delle cuciture, per questo motivo la maggiorparte degli uomini indossa un lungo telo bianco che viene avvolto completamente intorno al corpo (Imrah). Per le donne è proibito coprirsi il volto e mettere dei guanti. Per entrambi i sessi non è possibile profumarsi, di ungersi i capelli o la barba con unguenti e tagliarsi le unghie e ancora di fare un atto di matrimonio e di cacciare un animale terrestre selvatico autorizzato al consumo, come la gazzella. Personalmente sono molto affascinato da questa prova di fede, ancestrale e unica nei suoi rituali, avvolta da una forte sacralità e con una componente di fisicità notevole. Non vedo nessi o collegamenti con la fede cristiana in quanto nessun rituale cristiano prevede un così lungo tempo nel adempiere ai riti, alcuni dei quali necessitano anche di prestanza fisica, di sacrificio estremo unito al dolore. Ma credo che la cosa più emozionante sia il vedere iriuniti milioni di persone nello stesso momento, che insieme affrontano un percorso di fede radicato, alla ricerca di una pace interiore e di un Dio che è sopra ogni cosa. Cerco anche di immaginare l’energia che scaturisce in quei giorni dalle persone presenti, un energia prorompente, dinamica, che avvolge in un tutt’uno i fedeli, creando sicuramenteun aura mistica impressionante, oggettiva e tangibile. Per il 2011 ( 1432 per il calendario islamico) il pellegrinaggio alla Mecca si svolgerà questa settimana, in concomitanza dell’Aïd El Kebir (Aïd El Hada -la Grande Festa), che in Marocco verrà celebrata lunedi’ 9 novembre.



Aïd Al Hada 2011
Bollettino Ufficiale:
Il Ministero degli Habous e degli Affari Islamici indica che la crescita lunare annunciante il mese del Dou Al Hijja dell’anno 1432 dell’Hegira, è stata osservata giovedì scorso (27 ottobre 2011) dai nadir del reame e dalle unità delle Forze Armate Reali (FAR), che hanno confermato la non apparizione della crescita lunare. Di conseguenza, il 1° Dou Al Hijja corrisponde a sabato 29 ottobre e l’Aïd Al Adha (Aïd el Kebir) sarà celebrato lunedi’ 7 novembre 2011. Possa Dio Misericordioso assistere il Re Mohammed VI, Amir Al Mouminine e rinnovare con questa occasione la gloria del Sovrano e per il principe ereditario Moulay El Hassan e l’insieme dei membri dell’illustre famiglia reale il benessere e per il popolo marocchino e la Oumma islamica il progresso e la prosperità.
Compleanno e Discorso reale questa sera a Marrakech
SAR Mohammed VI, indirizzerà oggi un discorso alla Nazione, in occasione del 58° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo e presiederà domani al Palazzo Reale di Marrakech ad uno F’tour (rottura del digiuno) in occasione del suo 48° compleanno. Di seguito il comunicato del Ministero della Casa Reale, del Protocollo e della Cancelleria.
“Il Ministero della Casa Reale, del Protocollo e della Cancelleria anuncia che per la ricorrenza del 58° anniversario della Rivoluzione del Re e del suo Popolo, SAR Mohammed VI, che Dio l’assista, terrà un discorso al suo popolo fedele. Il discorso reale sarà diffuso sulle onde della radio e della televisione questa sera, sabato 19 Ramadan 1432 dell’Hegira, corrispondente al 20 agosto 2011, alle ore 20.00 anzichè alle 21.00 come previsto, per evitare l’orario delle preghiere di Al-icha e di Tarawih. In occasione poi del 48° compleanno di Sua Maestà il Re, che Dio lo abbia in gloria, il Sovrano, che Dio lo preservi, presiederà domenica 20 Ramadan 1432 dell’Hegira, corrispondente al 21 agosto 2011, uno F’tour al Palazzo Reale di Marrakech.”