Adam non aveva che quattro anni quando morì, in seguito ad alcune complicazioni della sindrome di Hunter ; era il 2009. Non passò giorno che sua madre, la trentacinquenne Emara di Naperville nello stato dell’Illinois, non ne soffrisse in un silenzio lancinante. Nel dicembre scorso decise di condividere la sua sofferenza pubblicamente, più esattamente sui lati di un bus. Il manifesto rappresentava Angie con i suoi tre bambini tra le braccia, il più giovane dei tre teneva nelle mani una foto dello scomparso Adam. Si leggeva : ”La mia Jihad, è di andare avanti malgrado la morte di mio figlio. Quale è la vostra ? “. La sua storia è stata illustrata con cinque manifesti affissi su 25 bus di trasporto pubblico di Chicago, il dicembre scorso, e dopo il 28 gennaio 2013 la pubblicità è stata estesa alle stazioni del metrò di Washington DC. Emara, Angie per gli amici, e la sua commovente storia personale fanno parte di una campagna che ha come traguardo quello di far entrare nei discorsi pubblici una definizione più larga e più soft del termine ”djihad“. Il termine arabo, sovente mal tradotto dalla espressione ”guerra santa” che riporta agli attacchi terroristici in nome dell’Islam deviato, è nella sua origine un sinonimo di ”sforzo“. ”Davanti alla scelta di una via facile e quella della giustizia, si tratta di scegliere quella della giustizia“, afferma Ahmed Rehab di Chicago, fondatore della campagna. ”E’ un termine positivo, termine che adotto con gioia e non evito . Sono dell’avviso che significhi lottare per un mondo migliore. Non può e non deve significare per me e per quelli che praticano la mia religione nel quotidiano, che dobbiamo prendere un arma o degli ostaggi“. Rehab, amministratore del Consiglio delle relazioni americane e islamiche a Chicago, ha avuto questa idea dopo aver conosciuto i manifesti della madre affissi sui bus di Chicago e si rese conto di quanta gente, musulmana e non, pensano che la violenza è inerente alla djihad islamica. Scandalizzato poi dagli islamisti, quegli islamisti che pretendono di definire il termine djihad sostituendosi a 1,2 miliardi di persone sulla Terra.
Adottando una definizione più ampia del termine Rehab ha pubblicato su FB che la sua djihad consiste nel combattere la discriminazione e educare la gente. ”Quale è la vostra djihad“, si domanda. È stato sommerso dalle risposte e la gente ha pubblicato i suoi propri combattimenti come quello di perdere peso, di riuscire al meglio nelli studi o ancora di facilitare la comunicazione tra le differenti persone nella loro comunità. Un grande sostegno a Rehab è stato dato da Emara e dalla fotoreporter di Chicago Sadf Syed; entrambe hanno offerto il loro sostegno e in poco tempo hanno dato vita al coordinamento di un hastag su Twitter, della pagina FB, video su Youtube, rendendo partecipi un grande numero di volontari, ricercando fondi per la campagna. Qualche immagine, eloquente, le potete vedere in questo post. Rehab afferma che la campagna è stata ferocemente criticata dai due opposti; dai musulmani estremisti e da tutte quelle persone che soffrono di una paura irrazionale dell’Islam. Emara, che è coordinatrice del volontariato, ha affermato che sta lavorando per estendere il programma ad altre città, tra cui New York. Una frase riassume lo spirito di questi musulmani d’oltre oceano : ”Non abbiamo bisogno che altri ci dicano che cosa è essere musulmani“.

Un paio di settmane fa, una delegazione di deputati marocchini del PJD, partito islamista al governo, condotti dal deputato di Oujda, Abdelaziz Aftati, si sono recati in una mini-tournée attraverso il Medio Oriente, visitando la città di Gaza in mano ad Hamas e al Cairo in visita ai Fratelli Musulmani. Rientrando in Marocco, i deputati marocchini sono saliti su di un volo della Egyptair con scalo a Casablanca. A bordo, sono esplosi dalla collera, quando è stato diffuso nei mini schermi un film americano, Spyderman, che conteneva alcune scene di baci tra l’eroe e l’eroina del film. La reazione dei deputati islamisti marocchini, da scandalo è diventa barzelletta su tutti i media e nelle sedi politiche egiziane. Sullo stesso volo erano presenti degli alti commissari dello Stato egiziano, un magistrato della corte egiziana e un numero importante di ricercatori universitari e uomini di governo del Cairo. Davanti a questo gotha politico-giuridico-universitario, i deputati islamisti marocchini hanno riflesso uno stato dell’arte molto inquietante del Marocco oggi, giocando ai pirati del’aria, spaventando e destabilizzando i passeggeri. Ciliegina sulla torta la presenza sul volo dell’attivista per i Diritti Umani egiziano Saad Edine Ibrahim. Del Marocco, questo militante laico ha sempre avuto la migliore delle opinioni, avendo subito sotto il regime di Moubarak la persecuzione e l’esilio, commettando nelle vari televisioni l’esperienza politica marocchina molto positiva, citando la legge sulla famiglia, il rispetto degli ebrei e ancora la trasformazione in democrazia del reame marocchino. La scena che gli si è presentata davanti agli occhi, ha dato modo a Ibrahim di riflettere e scrivere un articolo che racconta i fatti assolutamenti choccanti. Il titolo è ”Il bacio che ha rischiato di procurare 100 morti, a causa di estremisti marocchini“ pubblicato sul quotidiano egiziano Tahir News e che inizia con la scena del bacio tra Spyderman e la sua amata. Dalla scena del primo bacio, raccontano i fatti, il deputato Abdelaziz Aftati lascia il suo posto e si avvicina ad uno steward, intimandogli di fermare immediatamente il film; lo steward cerca di sdrammatizzare la situazione offrendo al deputato una mascherina per gli occhi invitandolo a riposarsi dicendogli : ”Signore, ci sono oltre 100 passeggeri sull’aereo e vogliono vedere il film“. A questa risposta il deputato islamista marocchino inizia ad urlare creando un alterco con il personale di bordo e con gli altri passeggeri. Ibrahim racconta che tra loro erano presenti tre donne velate, mogli di tre dei marocchini presenti, che hanno cercato di calmare i mariti e gli altri deputati, invano. A quel punto il comandante è intervenuto con un messaggio vocale rivolto ai marocchini che richiedeva la calma sull’aereo e, in caso contrario, l’atterraggio ad Algeri per presentarli alla polizia algerina come fautori di sommossa. Messaggio passato inascoltato dai deputati marocchini che hanno continuato la loro ridicola bagarre. Dopo circa 10 mn il comandante si è ripresentato annunciando che le autorità algerine avevano accettato di far atterrare il loro aereo all’aereoporto di Algeri (annuncio clamorosamente falso). L’annuncio del pilota, racconta Ibrahim, ha avuto l’effetto bizzarro di creare un alterco violento tra gli stessi deputati marocchini, anche fisico, incolpandosi a vicenda, mettendo in scena uno spettacolo pietoso davanti agli altri passeggeri. Entrano in scena, ancora una volta, le tre mogli velate, che avvicinandosi alla cabina di pilotaggio chiedono scusa al comandante trasmettendo anche le loro scuse ai passeggeri, pregandolo di fare rotta verso Casablanca, evitando l’Algeria perchè, secondo loro, le autorità algerine avrebbero maltrattato i deputati essendo marocchini. Le tre signore raggiungono lo scopo e il film prosegue sino alla fine, incorniciato da uno scroscio di applausi dei passeggeri egiziani nella scena finale che si conclude con un lungo bacio tra i due protagonisti.
Il 7° Incontro Mondiale di sufismo si è aperto lunedì a Madagh (provincia di Berkane), sotto il tema : ”Il Sufismo e la sicurezza spirituale : fondamenti, manifestazioni e prospettive“. Questa manifestazione, organizzata dalla Tariqa Qadiriya Boudchichiya in celebrazione dell’Aïd Al Mawlid Annaboui Acharif, permette di stabile un ponte tra le civilizzazioni e di contribuire al dialogo interculturale. Organizzato in patnerariato con il Centro euro-mediterraneo di studi sull’Islam (CEMEIA) di Parigi, con la partecipazione di 55 ricercatori, universitari e intellettuali, questo avvenimento testimonia l’importanza che accorda il sufismo sunnita alla promozione dell’individuo ai più alti livelli della moralità e alla consacrazione dei valori dell’Islam, quelli della pace e della civiltà. L’accento è stato evidenziato sul ruolo del sufismo nella consolidazione della pace e della sicurezza spirituale; gli interventi sono stati in effetti degli appelli per mettere in evidenza i principi e i valori di ordine educativo, morale e cognitivo del sufismo in vista di apportare delle soluzioni alle problematiche che affronta l’umanità, in primis il pericolo delle divisioni e lo choc inter-civilizzazione. In una dichiarazione alla MAP, il direttore di questo incontro mondiale, Moulay El Kadiri Boudchich ha stimato che i ricercatori sulla storia del Marocco hanno appurato la forte presenza del sufismo nella vita dei marocchini attraverso i ruoli, le missioni memorabili dei suoi adepti e delle sue zaouie (santuari). Ad oggi, il Marocco può affermare la sua esperienza singolare di abbraccio interculturale che dura da millenni ed è una complementarietà tra le componenti della sua identità nazionale e religiosa. Un atout che gli permette di posizionarsi all’avanguardia nella dottrina del sufismo in Africa, in Europa e in tutto il mondo arabo.
Le autorità marocchine hanno confermato ieri di aver smantellato una nuova cellula di recrutamento di Al Qaida nel Marocco, la quinta dallo scorso autunno, qualificando come “fonte di inquietudine” la proliferazione di questi reseaux nel reame marocchino. I membri della Brigata Nazionale della Polizia Giudiziaria (BNPJ), in coordinamento con la direzione generale della Sorveglianza del territorio nazionale, hanno arrestato diversi elementi che lavoravano all’arruolamento di giovani marocchini, si legge in una nota del Ministero dell’Interno trasmessa all’agenzia MAP. L’oggetto dei responsabili di questa cellula smantellata a Tangeri e a Meknès, era quella di inviare questi giovani a compiere la djhad in seno all’organizzazione terrorista legata ad al Qaida. Gli investigatori hanno permesso di determinare che 40 giovani marocchini erano già stati inviati ad alcune fazioni legate ad Al Qaida e si è saputo che due dei soggetti arrestati erano degli ex detenuti nel campod i Guantanamo (USA) a Cuba. La proliferazione dei reseaux terroristi si attiva nell’arruolamento di giovani marocchini impregnati di idee jihdaiste e costituisce oramai una fonte di inquietudine, a livello della sicurezza nazionale, importante, ha sottolineato il Ministero dell’Interno. A fine dicembre, le autorità marocchine avevano smantellato una cellula nella regione di Fès, un mese dopo aver annunciato l’arresto di diverse persone che formavano giovani jihadisti per i combattimenti in Sahel. Il Marocco, così come l’Algeria, ha autorizzato il sorvolo dei suoi spazi aerei agli aerei francesi operanti in Mali contro i gruppo islamisti armati. La Francia ha espresso un giudizio molto positivo del ruolo di Rabat nella crisi maliense. Alcuni dignitari salafisti marocchini hanno, al contrario, denunciato l’intervento militare di Parigi, qualificandolo come una “crociart”, condannando come peccatori tutti i musulmani che partecipano direttamente o indirettamente al conflitto in Mali.
Il conflitto che è attualmente in corso nel nord del Mali tra gli islamisti armati e una colazione internazionale sembra molto lontano dal Marocco. Ma dal momento che Al Qaida serra le sue linee con i raggruppamenti estremisti allineati al suo credo, il recrutamento attivo dei djihadisti marocchini si rivela pericolosamente alto alle frontiere del reame. Nel dicembre scorso, la polizia giudiziaria marocchina ha smantellato una cellula di Al Qaida a Fez. Lo scopo del gruppo era di arruolare e recrutare dei giovani marocchini che abbracciavano le idee djihadiste per inviarli nei campi di Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI). Il Marocco non condivide certamente nessuna frontiera comune con il Mali, ma questo non ha impedito al MUJAO, gruppo affiliato ad Al Qaida, ad interessarsi di eventuali combattenti potenziali in Marocco. Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI) e altre organizzazioni terroristiche regionali, hanno intensificato le loro attività destinate ad attentare la stabilità del Marocco, ha confermato qualche giorno fa il ministero degli Interni marocchino. “AQMI e i suoi alleati, il Movimento per l’Unicità e le jihad in Africa dell’Ovest (MUJAO), costiutiscono oramai una attrattiva per i giovani marocchini impregnati della filosofia di Al Qaida”, ha dichiarato il ministero in un comunicato pubblicato la settimana scorsa. Le inchieste svolte dalla polizia giudiziaria e dalla Direzione generale della sorveglianza del territorio (DGST) hanno “provato” che i gruppi terroristici sono alla ricerca costante di nuove leve sul territorio. Questi commenti del governo marocchino arrivano in risposta ad una ondata di operazione di sicurezza che hanno permesso di smantellare diverse cellule terroriste in un mese soltanto di controlli. Il 26 dicembre scorso, 27 sospetti terroristi di Casablanca, Layoune, Nador, Guercif e Kelaat Sraghana, sono stati accusati di aver inviato oltre trenta ragazzi nei campi di addestramento di Al Qaida e del MUJAO nel nord del Mali. Un cittadino del Mali era uno dei sospetti di questa cellula di AQMI in Marocco. Un mese dopo, il Marocco ha smantellato un altra cellula terorrista; otto membri di un nuovo gruppo affiliato ad Ansar al-Sharia sono stati arrestati a Rabat e in altre città per avere pianificato degli attentati contro edifici pubblici e siti turistici. Battezzata Ansar al-Sharia nel Maghreb islamico, questa cellula cerca di ottenere un sostegno logistico in Marocco ai suoi alleati di Al Qaida nel nord del Mali, precisò a suo tempo il Ministero degli Interni marocchino. In questo gruppo si trova un ex prigioniero salafista jihadista e militante legato ad Al Qaida, conosciuto per la sua abilità con gli esplosivi. Quattro giorni dopo, la polizia arresta un altra cellula terrorista; i nove membri che la componevano avevano lo scopo di attuare degli atti terroristici contro le autorità pubbliche. Questa cellula aveva creato a suo tempo un campo di addestramento sulle montagne del Rif e i sospettati prevedevano di finanziare i loro attacchi rubando e vendendo droga. Non è la prima volta che il Marocco smantella delle cellule o dei reseaux attivi incaricati di reclutare dei djihadisti locali; durante la guerra in Irak, molti giovani vennero recrutati per combattere al fianco di Al Qaida e nel caso della regione del Sahel, sotto controllo di Al Qaida, si assiste allo stesso scenario. Il Marocco sta rischiando di vedere innalzata l’attività terroristica sul suo territorio grazie a diverse cellule; centri di reclutamento, convertite al salafismo djihadista. La situazione geostrategica del Marocco costituisce per Al Qaida una base di retrovia ideale e alternativa all’Afganistan per consolidare i suoi progetti terroristici nel Maghreb e in Europa. Inoltre, considerata la situazione della regione sahelo-sahariana, toccata dal sottosviluppo, dalla povertà e dalla desertificazione, il Marocco risulta un terreno adatto agli scopi di questi terroristi. Da ricordare che molti di questi volontari frequentarono nel 2011 i campi di addestramento in Libia prima di essere inviati nel nord del Mali, portando con loro tutto un arsenale di arme rubate nei depositi del regime di Keddafi. I giovani marocchini recrutati vennero poi chiamati a lottare contro il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azaouad (MNLA), una sorta di “riscaldamento” prima di dover affrontare le forze armate africane e europee. La situazione di Al Qaida e delle sue cellule terroristiche deve essere presa in seria considerazione dal Marocco in quanto l’AQMI è riuscita nel tempo a creare nel Sahel un centro per tutti questi giovani salafisti djihadisti, grazie anche alla fluidità della circolazione e alla mancanza di coordinamento frontaliero tra i paesi della regione. Nessuno può ignorare che le orde di salafisti djihadisti di diverse nazionalità circolano liberamente nel gran Sahara, prendendo in ostaggio stranieri e commerciando in attività illecite; questi centri di estremisti costituiscono un problema per il Marocco perchè i leaders di Al Qaida sono molto vicini al suo territorio. La minaccia terrorista è oramai permanente, ma in primis più pericolosa grazie al fatto che l’aiuto e il sapee dei comandanti di Al Qaida è perfettamente impiantato e ripartito nella regione del Sahel africano. È lampante immaginare che Al Qaida nel Maghreb islamico e i suoi alleati cerchino di destabilizzare il Marocco, come ha dichiarato il ministro dell’Interno il mese scorso, ma secondo il politologo Sami Khairi, le forze di sicurezza del reame sono in gradi di rispondere a questa seria minaccia. Vero è che la politica di sicurezza nel Marocco ha dato i suoi frutti e la cooperazione tra i diversi servizi interni ha permesso in pochi mesi di smantellare numerose cellule terroristiche.
L’avvio dell’offensiva voluta dall’armata del Mali con l’appoggio dell’armata francese per la liberazione del nord del Mali, ha seminato un clima di discordia e di grande tensione tra i combattenti dei gruppi armati di Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI). I combattenti hanno iniziato a fuggire verso i campi di Tindouf, il quartier generale del Polisario in Algeria. Per sbarrare loro la strada, le autorità algerine hanno ordinato la chiusura delle frontiere sud con il Mali. Questa decisione è stata presa con un po’ di ritardo, come dichiara un dissidente del Polisario che è presente a Tindouf, precisando che i rumors circolano con insistenza nei campi di Tindouf sull’arrivo tra sabato e domenica di una decina di pick-up che trasportavano decine di combattenti usciti dal fronte nord del Mali. La maggioranza di questi elementi sono degli abitanti saharaoui originari dei campi di Tindouf, aggiunge l’anziano responsabile citando dei testimoni oculari che hanno verificato la presenza di elementi stranieri tra i saharaoui; informazioni che devono essere prese con le dovute cautele e verifiche. Nei campi, l’anziano dirigente saharaoui afferma, “si verifica la massiccia presenza di movimenti inabituali di milizie armate del Polisario e di unità mobili dell’armata algerina, dopo l’offensiva dell’armata franco-maliense nella zona nord del paese” . Un sito di informazione web con sede a Parigi, ha rivelato ieri che una quindicina di combattenti di Al Qaeda nel Maghreb Islamico sono riusciti a raggiungere via terra i campi di Tindouf provenienti dalla zona nord del Mali. Tra questi fuggitivi, precisa la fonte, ci sarebbe Hamada Ould Khaïrou, alias “El Sicario”, un alto dirigente del MUJAO che avrebbe raggiunto il gruppo di Omar Belmokhtar, uno dei capi di AQMI. Hamada Ould Khaïrou che è sposato con una donna di origini sahraoui si sarebbe dileguato dalle zone di guerra in compagnia di decine di combattenti saharaoui.