La crisi economica che attanaglia l’Europa e l’Italia è sotto gli occhi di tutti. I marocchini che abitano nel nostro paese appartengono alle categorie più fragili della popolazione. Davanti alla disoccupazione molti di loro decidono di partire per la Francia o il Belgio, altri ancora raggiungono le loro famiglie in Marocco. L’Italia sta conoscendo una ondata migratoria di nuova generazione, potremmo dire al contrario. Queste considerazioni, numeri alla mano, sono state approfondite da Bichri Hamis, presidente di una associazione marocchina in Italia, l’Organizzazione Marocchina per lo Sviluppo, la Solidarietà e i Diritti in Italia (OMSSDI). ”I marocchini d’Italia lavorano molto per le piccole aziende che dipendono dalle grandi società. Quando queste grandi società entrano in crisi anche l’indotto ne soffre ed è obbligato a licenziare. Molti altri lavorano nel settore alberghiero, prevalentemente in piccole strutture famigliari, ed in caso di sofferenza economica sono i primi a dover lasciare il lavoro“, ha dichiarato Hamid Bachri. . ”I marocchini che hanno ottenuto la nazionalità italiana dopo almeno 10 anni di soggiorno, o per via di un matrimonio, in quanto il diritto del suolo (ius soli) non esiste in Italia, partono verso la Francia o il Belgio dove il più delle volte hanno degli agganci parentali o amicali“, racconta ancora Hamid. Molti, come nei primi tempi della’loro migrazione lasciano le loro famiglie in Italia e si trasferiscono in altri paesi del nord Europa per trovare lavoro. Per tutti quei marocchini che non hanno nazionalità e sono in situazioni sia di regolarità che no, il cammino è inverso. Molti padri di famiglia che sono disoccupati decidono di tresferire le loro famiglie, donne e bambini, in Marocco, perchè la situazione economica è diventata insostenibile e questa decisione non è senza conseguenze per la famiglia; al ritorno nel loro paese trovano una situazione molto simile se non peggiore. Anche se il costo della vità è inferiore all’Italia i costi diventano doppi perchè bisogna comunque pagare un affitto anche in Italia e assicurare un minimo di entrate alla famiglia e, per un padre di famiglia, la situazione è terribilmente sfiancante. Poi ancora il problema della scuola per i bambini ; molti di loro, nati in Italia, non parlano l’arabo e devono integrarsi in un sistema scolare, quello marocchino, totalmente differente, dove i programmi non sono gli stessi. In Italia, dal 15 settembre al 15 ottobre 2012, una legge ha autorizzato le imprese che assumono lavoratori stranieri in situazioni di irregolarità a chiedere la loro regolarizzazione. Per i lavoratori è bastato fornire un contratto di lavoro e il passaporto ma alcuni Consolati, come quello di Bologna, ha concesso loro i passaporti in cambio di una carta di soggiorno italiana. Ridicolo, il serpente che si morde la coda. Avere un passaporto per un marocchino, come per tutti, è un diritto inalienabile che non ha nulla a che fare con la situazione attuale in Italia. Questa decisione è stata motivata dal fatto che consegnare un così enorme numero di passaporti, biometrici, in poco tempo, avrebbe generato molto, troppo, lavoro per gli impiegati dei consolati. A Bologna, il consolato moldavo in quel periodo apriva la struttura alle 8.30 chiudendo alle 19.30, il Consolato marocchino ha continuato a chiudere all‘una del pomeriggio. Risultato : soltanto 9.573 richieste di regolizzazione sono state depositate dai marocchini, un numero decisamente inferiore al numero dei lavoratori clandestini marocchini in Italia.
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CAN 2013 – Marocco VS Capo Verde, oggi alle 18.00
Il Marocco gioca questa sera il suo secondo match in Coppa d’Africa delle Nazioni 2013 incontrando il Capo Verde. L’incontro sarà diffuso in diretta live su Arryadia, Al Aoula, 2M e Eurosport. I Leoni dell’Atlas affronteranno il Capo Verde in maglietta rossa e short verdi, allo stadio di Durban in Africa del Sud alle 18.00 ora marocchina. Sabato scorso il Marocco, che giocherà il 27 gennaio contro l’Africa del Sud, ha giocato contro l’Angola con il risultato di 0-0. La squadra marocchina è dal 2004 che non passa il primo turno di questa importante manifestazione sportiva, quando giocò contro la Tunisia perdendo.
I giocatori :
Nadir Lamyaghri (Wydad Casablanca/Marocco)
Anas Znaiti (Moghreb Fès/Marocco)
Khalid Askri (Raja Casablanca/Marocco)
Abdelatif Nousseir (Moghreb Fès/Marocco)
Abderrahim Achchakir (AS FAR/Marocco)
Zakarya Bergdich (RC Lens/Francia)
Abdelhamid El Kaoutari (Montpellier Hérault/Francia)
Mehdi Benatia (Udinese/Italia)
Issam El Adoua (Guimaraes/Portogallo)
Ahmed Kantari (Stade Brestois/Francia)
Adil Hermach (Al Hilal/Arabia Saudita)
Karim El Ahmadi (Aston Villa/Inghilterra)
Younes Belhanda (Montpellier Hérault/Francia)
Abdelilah El Hafidi (Raja Casablanca/Marocco)
Kamel Chafni (Stade Brestois/Francia).
Chakhir Belghazouani (Ajaccio/Francia)
Abdelaziz Berrada (Getafe/Spagna)
Nordin Amrabet (Galatasaray/Turchia)
Oussama Assaidi (Liverpool/Inghilterra)
Youssef El Kadioui (AS FAR/Marocco)
Yousef El Arabi (Granada/Spagna)
Mounir El Hamdaoui (Fiorentina/Italia)
Abderrazak Hamdallah (Olympic Safi/Marocco)
UPTODATE: RISULTATO FINALE 1 – 1
GOAL AL 62° di Youssef El Arabi per la nazionale marocchina
Le FAR in allerta massima nel sud marocchino
Laayoune: il gruppo terroristico algerino, , “les Signataires par le sang”, dopo aver rivendicato l’attacco di In Amenas in Algeria, ha promesso la stessa sorte a tutti i paesi “amici” della Francia nella guerra in Mali.

Le Forze Armate Reali sono state messe in massima allerta lungo tutta la cintura di sicurezza delle bande frontaliere nelle provincie sahariane marocchine del sud. Secondo il rapporto ufficioso dei media, che cita delle fonti vicine agli alti comandi delle FAR, questa allerta è partita la scorsa settimana per innalzare il grado di vigilanza e i coordinamenti inter-armi e inter-servizi, per evitare eventuali incursioni di terroristi algerini in terreno marrochino. In effetti, la rivendicazione del leader dei “signatari con il sangue”, Mokhtar Belmokhtar, all’attentato presso la base petrolifera BP di In Amenas condannava a simili ritorsioni gli eventuali altri paesi “amici” della Francia, Marocco incluso. La vigilanza estrema delle FAR arriva in parallelo con i serrati controlli delle forze della polizia e della gendermeria reale su tutto il territorio del reame, sia nei perimetri urbani che sulle grandi arterie sensibili del paese. Tutto questo ha permesso, in coordinamento con la DGST di smantellare sabato una cellula di recrutamento dei combattenti di Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI), attivi nelle città di Fnidek, Tangeri, El Hoceima e Meknès.
CAN 2013: Marocco Vs Angola 0-0
Il Marocco e l’Angola si sono fermati su uno 0-0 ieri a Johannesburg in una partita equilibrata e poco spettacolare che piazza le quattro squadre del Gruppo A della CAN 2013 in parità, dopo lo stesso risultato del match precedente, Africa del Sud-Capo Verde. Le Palancas negras hanno sicuramente lavorato al meglio per procurarsi le migliori occasioni nella partita, quando Lamyaghri ha commesso un fallo di mano rilanciando un pallone a Guiherme, appena entrato in gioco e sorpreso, spedendolo a raso porta (47°). Il selezionatore marocchino ha allineato una squadra senza Chafni ne Belghazouani (entrato poi negli ultimi dieci minuti di gioco) e privata di Belhanda; l’attacco confidato al trio Amrabat-El Hamadaoui-Assaidi che non hanno però perforato l’area angolese. Belhanda entrato al 54° non ha potuto esprimere il suo marchio di fabbrica, psicologicamente a corto. Partita non brillante ma la CAN 2013 è appena iniziata.
Moktar Belmokhtar alias Mr. Marlboro
Il terrorista islamico Moktar Belmokhtar, 40 anni, algerino di nascita, proviene dalla città di Ghardaïa e sin dall’adolescenza abbraccerà il fondamentalismo religioso, formandosi alle ideologie islamiste più rigorose e basando i suoi precetti sull’apostasia e alla violenza in nome della charia. Nel 1991 si imbarca per l’Afganistan, non ancora 19 enne, e seguirà una formazione ai combattimenti in un campo di addestramento dei talebani chiamato Jihad Wal. Per 15 mesi il giovane Belmokhtar si addestrerà ad uccidere, a confezionare e attivare ordigni esplosivi. In quel periodo verrà chiamato Al Aouar, l’accecato, che detesterà in modo eccessivo. In effetti, durante la sua formazione tra i talebani, un esercizio con gli esplosivi gli costerà la perdita di un occhio, a seguito di una esplosione accidentale. Contando di restare a combattere in Afganistan, dovette fare i conti con gli sviluppi della situazione politica in Algeria che lo ricondussero in patria. Nel 1992 l’armata algerina, con un putsch, annullò i risultati delle elezioni legislative che avevano visto vincitore il FIS; a quel punto il paese si infiamma e il periodo storico di attentati ha inizio. Belmokhtar rientrando nel suo paese raggiunge i ranghi dei combattenti islamisti e i suoi capi scopriranno allora un talento innato ed essendo un ottimo commerciante verrà dispiegato alle frontiere algerine con il Niger per condurre dei traffici generatori di fondi, fondi di cui i combattenti islamisti necessitano per le loro attività. Da questo compito nasce il suo secondo nome, Mr. Marlboro che, si dice, detesti ancor più che il primo; effettivamente, pur con il suo unico occhio, diventando contrabbandiere in capo della regione, trafficando in sigarette e in armi, riesce a raggiungere diverse importanti transazioni con il Sudan, dove risideva Obama Bin Laden, conducendo a buon fine molte operazioni finanziarie milionarie. Nel 2002, allorchè il GSPC algerino venne cacciato fuori dall’Algeria, verso il Mali e il Niger, Belmokhtar lascerà le sue funzioni di banchiere terrorista per essere coronato dal titolo di Emiro della Filiale saharaoui di Al Qaeda, conducendo diverse operazioni d’attacco e prese di ostaggi molto remunative. Le sue più spettacolari azioni risalgono al 2005 con l’attacco alla caserma mauritana di Lamghiti, seguito da un attacco alla dogana algerina che uccise 13 persone. Nel 2007 uccide 4 turisti in Mauritania, a seguire la cattura nel 2008 di 4 diplomatici canadesi che lavoravano nella regione per conto dell’ONU. A questo punto verrà condannato a morte dalla giustizia algerina e nel dicembre del 2012 salta alla cronaca la sua disputa con il capo di Al Qaeda nel Maghreb Islamico, il suo compatriota Abdelmalek Droukdal alias Abou Mossab Abdel Ouadoud; quest’ultimo lo dismise dai suoi comandi nel reggimento di combattenti saharoui che era conosciuto come il “reggimento dei turbanti“. Cacciato dal Al Qaeda si circonderà dei suoi fedeli e creerà il gruppo “I signatari con il sangue”, che hanno organizzato e operato in questi giorni l’attacco al sito BP nell’estremo sud dell’Algeria.
Conflitto in Mali: quali rischi per il Marocco?
Il conflitto che è attualmente in corso nel nord del Mali tra gli islamisti armati e una colazione internazionale sembra molto lontano dal Marocco. Ma dal momento che Al Qaida serra le sue linee con i raggruppamenti estremisti allineati al suo credo, il recrutamento attivo dei djihadisti marocchini si rivela pericolosamente alto alle frontiere del reame. Nel dicembre scorso, la polizia giudiziaria marocchina ha smantellato una cellula di Al Qaida a Fez. Lo scopo del gruppo era di arruolare e recrutare dei giovani marocchini che abbracciavano le idee djihadiste per inviarli nei campi di Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI). Il Marocco non condivide certamente nessuna frontiera comune con il Mali, ma questo non ha impedito al MUJAO, gruppo affiliato ad Al Qaida, ad interessarsi di eventuali combattenti potenziali in Marocco. Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI) e altre organizzazioni terroristiche regionali, hanno intensificato le loro attività destinate ad attentare la stabilità del Marocco, ha confermato qualche giorno fa il ministero degli Interni marocchino. “AQMI e i suoi alleati, il Movimento per l’Unicità e le jihad in Africa dell’Ovest (MUJAO), costiutiscono oramai una attrattiva per i giovani marocchini impregnati della filosofia di Al Qaida”, ha dichiarato il ministero in un comunicato pubblicato la settimana scorsa. Le inchieste svolte dalla polizia giudiziaria e dalla Direzione generale della sorveglianza del territorio (DGST) hanno “provato” che i gruppi terroristici sono alla ricerca costante di nuove leve sul territorio. Questi commenti del governo marocchino arrivano in risposta ad una ondata di operazione di sicurezza che hanno permesso di smantellare diverse cellule terroriste in un mese soltanto di controlli. Il 26 dicembre scorso, 27 sospetti terroristi di Casablanca, Layoune, Nador, Guercif e Kelaat Sraghana, sono stati accusati di aver inviato oltre trenta ragazzi nei campi di addestramento di Al Qaida e del MUJAO nel nord del Mali. Un cittadino del Mali era uno dei sospetti di questa cellula di AQMI in Marocco. Un mese dopo, il Marocco ha smantellato un altra cellula terorrista; otto membri di un nuovo gruppo affiliato ad Ansar al-Sharia sono stati arrestati a Rabat e in altre città per avere pianificato degli attentati contro edifici pubblici e siti turistici. Battezzata Ansar al-Sharia nel Maghreb islamico, questa cellula cerca di ottenere un sostegno logistico in Marocco ai suoi alleati di Al Qaida nel nord del Mali, precisò a suo tempo il Ministero degli Interni marocchino. In questo gruppo si trova un ex prigioniero salafista jihadista e militante legato ad Al Qaida, conosciuto per la sua abilità con gli esplosivi. Quattro giorni dopo, la polizia arresta un altra cellula terrorista; i nove membri che la componevano avevano lo scopo di attuare degli atti terroristici contro le autorità pubbliche. Questa cellula aveva creato a suo tempo un campo di addestramento sulle montagne del Rif e i sospettati prevedevano di finanziare i loro attacchi rubando e vendendo droga. Non è la prima volta che il Marocco smantella delle cellule o dei reseaux attivi incaricati di reclutare dei djihadisti locali; durante la guerra in Irak, molti giovani vennero recrutati per combattere al fianco di Al Qaida e nel caso della regione del Sahel, sotto controllo di Al Qaida, si assiste allo stesso scenario. Il Marocco sta rischiando di vedere innalzata l’attività terroristica sul suo territorio grazie a diverse cellule; centri di reclutamento, convertite al salafismo djihadista. La situazione geostrategica del Marocco costituisce per Al Qaida una base di retrovia ideale e alternativa all’Afganistan per consolidare i suoi progetti terroristici nel Maghreb e in Europa. Inoltre, considerata la situazione della regione sahelo-sahariana, toccata dal sottosviluppo, dalla povertà e dalla desertificazione, il Marocco risulta un terreno adatto agli scopi di questi terroristi. Da ricordare che molti di questi volontari frequentarono nel 2011 i campi di addestramento in Libia prima di essere inviati nel nord del Mali, portando con loro tutto un arsenale di arme rubate nei depositi del regime di Keddafi. I giovani marocchini recrutati vennero poi chiamati a lottare contro il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azaouad (MNLA), una sorta di “riscaldamento” prima di dover affrontare le forze armate africane e europee. La situazione di Al Qaida e delle sue cellule terroristiche deve essere presa in seria considerazione dal Marocco in quanto l’AQMI è riuscita nel tempo a creare nel Sahel un centro per tutti questi giovani salafisti djihadisti, grazie anche alla fluidità della circolazione e alla mancanza di coordinamento frontaliero tra i paesi della regione. Nessuno può ignorare che le orde di salafisti djihadisti di diverse nazionalità circolano liberamente nel gran Sahara, prendendo in ostaggio stranieri e commerciando in attività illecite; questi centri di estremisti costituiscono un problema per il Marocco perchè i leaders di Al Qaida sono molto vicini al suo territorio. La minaccia terrorista è oramai permanente, ma in primis più pericolosa grazie al fatto che l’aiuto e il sapee dei comandanti di Al Qaida è perfettamente impiantato e ripartito nella regione del Sahel africano. È lampante immaginare che Al Qaida nel Maghreb islamico e i suoi alleati cerchino di destabilizzare il Marocco, come ha dichiarato il ministro dell’Interno il mese scorso, ma secondo il politologo Sami Khairi, le forze di sicurezza del reame sono in gradi di rispondere a questa seria minaccia. Vero è che la politica di sicurezza nel Marocco ha dato i suoi frutti e la cooperazione tra i diversi servizi interni ha permesso in pochi mesi di smantellare numerose cellule terroristiche.
Credits: Magharebia – AuFait Maroc
