Il Marocco condannato a risarcire gli evangelisti di Aïn Leuh.

Il Marocco è stato condannato a versare 150 milioni di DH (circa 150.000 euro) agli evangelisti espulsi dal villaggio di Aïn Leuh  nel marzo 2012, su decisione del Tribunale amministrativo di Rabat. Accusati di proselitismo evangelico in seno all’orfanotrofio ”Village of Hope” che gestivano ad Aïn Leuh, i gestori ” aprofittavano dell’indigenza di qualche famiglia e prendevano in carico i loro figli minori, violando le procedure in vigore , indicò a suo tempo il Ministero dell’Interno al momento della loro espulsione dal Marocco. Questo giudizio, che da loro ragione piena, è stato pronunciato circa due mesi orsono ma è passato sotto il silenzio più stretto, sia delle istituzioni che della stampa nazionale, prima che il giornale Al Massae non lo pubblicasse in questi giorni. Anche i gestori dell’orfanotrofio sono stati giudicati innocenti e lo Stato marocchino condannato a versare 150 milioni di DH.  La legge marocchina punisce tutte le persone che tentano di convertire un musulmano ad un altra religione. La nuova Costituzione marocchina, invece, proibisce tutte le discriminazioni qualsiasi esse siano le origini (religione dunque inclusa). Tutto ciò crea notevole imbarazzo e sgomento perchè la legge invece dice esattamente il contrario (vedi anche il carcere per gli atti sessuali prima del matrimonio, per l’omosessualità, ecc. Non costituisce invece reato, per la legge marocchina, stuprare una ragazza se in seguito il violentatore la sposa, oppure sposare per via religiosa una ragazzina minorenne).

Preambolo della Costituzione : Bandire e combattere tutte le discriminazioni verso chiunque, in ragione del sesso, del colore, delle credenze, della cultura, dell’origine sociale o regionale, della lingua, dell’handicap o di qualche circostanza personale quale essa sia.

Art. 220 del Codice Penale : Chiunque, con violenza o sotto minaccia obbliga una o più persone ad esercitare un culto, o ad assistere all’esercizio di questo culto, sarà punito con il carcere da 6 mesi sino a tre anni oltre al pagamento di una ammenda da 200 a 500 DH. E’ punito in egual misura chiunque impieghi dei mezzi di seduzione per scuotere la fede di un musulmano o di convertirlo ad un altra religione, sotto la pressione di debolezze o di bisogni, sia utilizzando delle strutture di salute, di asili o di orfanotrofi. In caso di condanna, la chiusura delle strutture che sono servite a compiere il delitto potranno esserlo in modo definitivo o con una durata che non puo’ eccedere i tre anni.

Velo in TV: se non ora quando?

velodonneIl Marocco è oggi il solo paese arabo musulmano dove il velo è proibito nelle televisioni di Stato. È vero che l’abito non fa il monaco (la monaca in questo caso) ma è certo allora che è l’apparenza che fa il giornalista. In un contesto dove i canali televisivi degli altri paesi arabi accettano donne velate a condurre i tg o ad animare programmi, le marocchine si ritrovano private di questo diritto e completamente allontanate dalla scena mediatica. Ad oggi sono sempre più numerose le giornaliste con il velo e basta avvicinarsi all’Istituto Superiore dell’Informazione e della Comunicazione (ISIC), principale scuola pubblica che forma i futuri giornalisti marocchini, per verificarlo. Il direttore dell’ISIC, in un intervista al settimanale riformista TelQuel, nella sua edizione del 7 marzo 2012, dichiarò che “quasi un terzo delle mie studentesse indossano il velo”. Cosa ne sarà allora di tutte queste future giornaliste, una volta laureate? Si può dire che potranno optare per la carta stampata o scrivere sulle piattaforme mediatiche ma molte di loro hanno il grande sogno di entrare in un canale televisivo e come sarà possibile quindi conciliare la loro tradizione religiosa con il lavoro?  La spiegazione data per giustificare questa scelta è perlomeno curiosa: in una conferenza stampa, un responsabile dei media pubblici affermò quanto segue: “Una donna con il velo è meno bella e rappresentativa di una donna che non lo indossa”. Risposta direi offensiva ancor più se si guarda le giornaliste di Al Arabia o Al Jazeera che sono donne piacevolissime da guardare oltre ad essere delle brave professioniste. Vista dal di fuori questa politica adottata dai patrons della televisione nazionale è contradditoria e fuori luogo dal momento in cui il governo filo islamico in carica ha nominato ministro una donna velata. Perchè lei si e le altre no?  E perchè il governo non ha pensato di rimediare a questa situazione? Ci ha pensato, ma solo in forma teorica: davanti alle accuse e alle denuncie delle giornaliste velate, il ministro della Comunicazione, Mustapha El Khalfi, ha affermato che “nessuna discriminazione e nessun giudizio bastato sull’abito di una giornalista dovrà essere ammesso implicitamente o esplicitamente nei luoghi di lavoro o durante l’esercizio delle attività professionali”. In realtà niente è stato fatto. Le giornalste marocchine continuano a soffrire nel quotidiano di una discriminazione dovuta al fatto di indossare un velo islamico che nasconde i capelli e il collo.

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Dove sta andando il Marocco?

Una ragazza , vestita all’occidentale e con abiti leggeri, è stata vittima di linciaggio, nelle vicinanze del mercato  centrale della capitale marocchina, da alcuni individui che, secondo i testimoni, presentavano chiari segni di estremismo religioso (barba, abbigliamento). Gettata a terra e lapidata, questo è quello che ha subito la giovane ragazza che indossava una minigonna di jeans e un top, fomentando l’ira dei salafisti che hanno giudicato la sua tenuta come un incitamento alla dissolutezza, così riportano i media nazionali, choccando i sostenitori delle libertà e della Costituzione varata il 1° luglio 2011.  “Io credo nella libertà, Dio ci ha creati liberi..Chi è Benkirane per dire ai marocchini di non rasarsi la barba o per imporre il hijab? Le libertà individuali sono sacre e intangibili”, ha dichiarato qualche tempo fa il capo del Governo filo-islamista difendendosi dalle accuse lanciate al suo governo da alcuni membri della società civile come l’Associazione Bayat Al Hikma della deputata riformista  del  PAM  Khadija Rouissi, definendo l’agressione alla ragazza  “ barbaro“,  ricordando che  si è verificata nel momento in cui il paese è governato dagli islamisti. “L’aggressione è avvenuta sotto un governo diretto da un partito islamico, che potrebbe bloccare il movimento in favore della democrazia, delle libertà e del rispetto delle leggi”, ha dichiarato ieri Rouissi. Da ricordare che un deputato del  filo-islamico PJD, Abouzad El Idrissi, ha chiesto alle istituzioni, tramite il governo, di approvare una giornata “della castità e della modestia”, raggiunto nel suo abominevole  appello dal capo salafista Mohamed Fizazi. Non è a tutti gli effetti propriamente da fondamentalisti islamici fare atto di castità tenendo presente che sposano, obbligandole, bambine di 12/13 anni (per noi volgari e dissoluti  occidentali si tratta di PEDOFILIA!) e accumulano, come  uno stock di merci, tre o quattro mogli. Su Facebook, militanti dei diritti umani, giornalisti e semplici cittadini “democratici” si sono riuniti sotto lo slogan “Debardeur w Bikhir” (letteralmente Star bene in canottiera), per dare sostegno alla giovane aggredita, e denunciare i fatti giudicati pericolosi e regressivi per i diritti e le libertà in Marocco.  Purtoppo questi avvenimenti aumentano di mese in mese dall’inizio del potere governativo filo-islamico  che i cittadini hanno votato, lo ricordo, con libere elezioni. Purtroppo si tratta di una larga maggioranza del paese senza cultura alcuna,  tenuta in ostaggio da predicatori senza scrupoli che, in cambio di soldi, generi alimentari e favori, sono riusciti ad imporre il partito islamico nel governo del paese. È drammatico tutto questo, per un paese che a grande velocità stava cercando di raggiungere gli standard europei, con investimenti importanti, con nuovi diritti e con una democrazia tout-court che però, da qualche mese, tarda ad arrivare. Speriamo nei giovani marocchini perchè sappiano discernere la religione dalle leggi e dalla vita pubblica. Ho dei dubbi.

Marrakech: Islamisti contro la danza orientale

Il Festival Internazionale di Danza Orientale che doveva tenersi a Marrakech, è stato annullato ieri per ragioni di « sicurezza », dopo molte polemiche dovute alla partecipazione di danzatrici israeliane. “Ho annullato il Festival perchè non ho avuto nessuna autorizzazione e ho avuto paura per la mia sicurezza”, ha dichiarato Simona Guzman (nella foto), produttrice del Festival che era previsto il 10 maggio prossimo, per il secondo anno consecutivo. Questo aut-aut arriva dopo un inizio di mobilizzazione guidato dai deputati del PJD, partito filo-islamico al Governo, e da alcune associazioni pro-palestinesi, contrari al Festival e alle danzatrici israeliane. La produttrice turca ha criticato fortemente “il nuovo modo di accogliere in Marocco”, riferendosi al clima che circonda l’avvenimento ma senza menzionare il governo Benkirane. Già l’anno scorso le associazioni pro-Palestina presenti in Marocco avevano duramente criticato l’edizione ma non era stata annullata. Secondo gli organizzatori la manifestazione sarà spostata in Grecia dove sono previsti oltre 18 paesi partecipanti tra cui la Russia, l’Inghilterra, i Paesi Bassi o ancora il Giappone. La prima edizione, datata 2010, era stata organizzata in Turchia, ad Istambul. Marrakech dunque rinuncerà a questo Festival che ovviamente, manco a dirlo, sarebbe servito ad attirare in città tutti gli appassionati di danza orientale, creando fatturato alberghiero e all’indotto turistico. Grazie ai filo-islamisti e a Mr. Benkirane. Sempre peggio da queste parti.

Fornarina chiede scusa alla Medersa Ben Youssef

La casa di moda italiana Fornarina chiede scusa e ribadisce il suo profondo rispetto ai valori religiosi del popolo marocchino e alla loro fede musulmana. Reagendo alla forte emozione che hanno suscitato le riprese della pubblicità per la collezione primavera-estate 2012 alla Medersa Ben Youssef di Marrakech, ha espresso tramite un comunicato il suo rammarico per l’effetto negativo che ha provocato sulla popolazione. La Fornarina assicura che ha rispettato la legge e richiesto tutti i permessi per l’uso di riprese alle autorità pubbliche del Marocco. La pubblicità, prevede una modella vestita con abiti leggeri in prossimità dei muri incisi con calligrafie coraniche nella scuola  Ben Youssef, da decenni Museo aperto al pubblico. Questo è il risultato del nuovo governo islamista di Benkirane, intollerante a ogni minima apertura all’occidente e questo caso ne è la prova provata, arrivando sino in Parlamento con una interrogazione. Non vedo dove sia lo scandalo tirato in ballo dai fondamentalisti islamici in quanto l’ex scuola coranica è aperta al pubblico ( e non è una moschea) e al suo interno migliaia di turisti fotografano e visitano il sito, anche in abiti succinti, lasciando quotidianamente molti soldi che però, guarda caso,  non vanno nella manutenzione (la scuola cade a pezzi, è vergognoso vedere un capolavoro del genere sporco, muri scrostati, lampadine bruciate, ecc..) ma chissà in quali tasche. Sicuramente Fornarina aveva chiesto tutti i permessi (non sono degli sprovveduti!)  pagando profumatamente il giusto ( e anche di più). E poi mi domando: ma durante le riprese ci sarà pure stato un responsabile che ha dato il via libera, o no? Uno shooting del genere prevede fotografi, registi, luci, trucco, vestizione e quant’altro, non è che si può fare en passant!!  La solita ipocrisia.

Marocco: turisti come Sodoma e Gomorra

Il turismo in primo piano, ma non come speravano gli operatori del settore che si strappano i capelli dalla disperazione davanti all’inasprirsi della crisi che picchia duro dall’anno scorso. Come tutti sanno, con la primavera araba, l’odioso attentato al Caffé Argana sulla Place Jemaa el Fna a Marrakech, e gli effetti di una recessione che tocca duramente tutti i principali mercati che comprano il Marocco (Francia, Spagna, Italia), la presenza ha subito una caduta fortissima nel reame, con una crescita in arrivi  a dicembre 2011 di appena 1% e un tasso di occupazione negli stabilimenti turistici in caduta libera. Questo trend si conferma per tutto il 2012 e secondo alcune statistiche recenti, il differenziale negativo tra il 2011 e il 2012 si attesterà nell’ordine del – 20%. A febbraio, la situazione si è infuocata e i più ottimisti degli albergatori speravano almeno di pagarsi le spese, ma così non è stato. Queste speranze, rischiano oggi di involarsi definitivamente dopo le dichiarazioni dei responsabili del nuovo governo islamista e le loro nuove proposte sul progetto della legge finanziaria 2012, che taglia severamente il budget promozionale dell’Ufficio Nazionale Marocchino del Turismo, ONMT, braccio armato dell’industria marocchina delle vacanze e del divertimento. In effetti, M.Benkirane, capo del governo e M. Ramid, ministro della Giustizia e delle Libertà (sic!), hanno gettato delle grosse pietre nel mare dei turisti, con dichiarazioni sconcertanti che avranno un impatto molto negativo sulle attrazioni turistiche di questo splendido e unico paese.  Il capo del governo, incalzato da un uomo d’affari  francese, durante un incontro economico Marocco-Francia del 28 marzo scorso a Rabat, ha risposto alla domanda sulla percezione del clima di libertà e di tolleranza verso certe costanti (abbigliamento, casinos,  alcool) che assicurano l’attrazione di alcune città come come Marrakech e Agadir, stigmatizzando il turismo sessuale, omettendo scientificamente di rispondere alla domanda del suo interlocutore. Non è stato da meno Mr. Ramid, in visita alla scuola coranica del  fkih El Maghraoui, conosciuto per le sue dichiarazioni (fatwa) scandalose e pedofile sul’autorizzazione ai  matrimoni con bambine (9 anni!!!!!),  ha stigmatizzato con forza “tutto quello che succede a Marrakech per i peccati e contro Dio”. Ma si sa, da certe ideologie reazionarie e conservatrici,  fondate esclusivamente sulla religione fanatica non ci si può  aspettare nulla di buono.  In un momento storico dove il turismo affonda in Tunisia e in Egitto, con percentuale negative rispettivamente del 20 e del 40%, con un opportunità storica per il Marocco di trainare questo flusso di europei nei suoi centri turistici, il governo Benkirane li rifiuta, li dissuade, cerca in tutti i modi di non farli arrivare. Benkirane e Ramid, fortemente influenzati dalle loro ideologie, dimenticano o ignorano che il turismo è uno dei primi mercati del Marocco, fortemente necessario alla bilancia dei pagamenti, mercato che crea direttamente e indirettamente oltre 700.000 posti di lavoro! I ministri PJD non si curano affatto dei grandi gruppi stranieri hôteliers presenti sul territorio, che hanno investito qui milioni di euro, che attestano oggi il loro tasso di occupazione al 40% quando è tassativo per salvarsi  raggiungere un minimo del 60%. I due ministri non si degnano di occuparsi delle stazioni del Plan Azur e del loro avvenire mentre Magazan è appena stata aperta, quando Saïda è in pieno sbando e Lixus o Mogador  fanno fatica a vivere e Taghazout e Sidi Ifni Plage Blanche sono ancora al semplice stadio di progetti virtuali. E per assicurarsi ch il turismo non farà più parte delle priorità nazionali, per evitare che il Marocco non sia sommerso da turisti infedeli, per lavorare obiettivamente al naufragio di una industria fortemente produttiva anche in termini di impiego, per definitivamente tappare la fonte degli investitori e promotori stranieri, il progetto della legge finanziaria 2012 prevede di ridurre di 200 milioni di DH il budget annuale dell’ONMT, portandolo a 500 milioni DH, giustificano questo taglio al non sviluppo dell’Ufficio per la promozione della destinazione Marocco all’estero. La crisi turistica si abbatte sul reame marocchino senza mezzi termini e si accentuerà nei mesi a venire.  Chi vuole distruggere l’industria turistica marocchina, togliere il pane dalla bocca a centinaia di miglia di marocchini, dovrà  assumersi le conseguenze di questo terribile atto scellerato. Il Marocco non possiede gas, petrolio, poco grano, i suoi prodotti industriali insufficienti e poco competitivi. La sua diversità geografica, il suo patrimonio culturale, il suo clima, l’ospitalità del suo popolo e la tolleranza che lo caratterizza, queste sono le cose importanti da valorizzare e sviluppare. L’oscurantismo non deve uccidere l’impiego e gli investimenti nel paese. Quattro mesi con Abdelilah Benkirane e la sua equipe islamica hanno prodotto il rifiuto del Festival Mawazine, l’indifferenza davanti al martirio di una ragazzina suicida, stuprata e sposata dal suo violentatore e la volontà di stoppare il Marocco ai visitatori stranieri. Cosa ne sarà dopo 5 anni di questo governo islamista?