Marocco: riforma della legge 473 C.P. sugli stupri.

violenzaMustapha Ramid, ministro della Giustizia marocchina, ha approvato lunedì scorso la riforma verso l’abrograzione del secondo comma dell’articolo 474 del codice penale, in virtù del quale un violentatore non è soggetto a pene se sposa la sua vittima. Questa riforma, proposta da alcuni deputati della camera dei Consiglieri, prevede la soppressione definitiva dell’articolo in questione. Il Ministero della Giustizia ha indicato in un comuncato che il violentatore rischia da 10 a 30 anni di prigione, contro i 5 attuali. Un violentatore riconosciuto colpevole, non potrà dunque sfuggire al giudizio penale sposando la sua vittima. Il progetto di riforma, è stato oggetto di un dibattito acceso in seno alla commissione della giustizia, della legislazione e da alcuni esponenti del Diritti dell’Uomo alla Camera dei Consiglieri, per arrivare ad essere approvato all’unanimità. Una volta che il testo sarà adottato dalle due camere del Parlamento, sarà sottomesso al segretario generale del governo per ottenere poi l’avvallo del Re Mohammed VI. Nel marzo 2012, Amina Filali, adolescente di 16 anni, sposata con forza al suo violentatore, si suicidò nella regione di Larache. Il suo gesto di disperazione causò una forte emozione in Marocco, e da qui la richesta per l’abrogazione dell’articolo 475. Mi domando soltanto se era il caso di arrivare sino a questo punto, parliamo del 2012 quando avvenne l’ultimo caso di sucidio, per chiedere l’annullamento di una legge così medioevale e odiosa?   

Marocco: Il Ballo dei Debuttanti

È finita la suspense (relativa) sull’identità del nuovo Primo Ministro marocchino : è (ovviamente) il segretario del Partito islamico PJd, Abdelillah Benkirane, vincitore delle legislative di venerdì scorso. Il nuovo Capo del Governo prenderà il posto di Abbas El Fassi. Benkirane è stato nominato, come vuole la nuova Costituzione votata a luglio, dal re Mohammed VI che lo  ha ricevuto oggi a Midelet. È una première per il PJD che non aveva mai partecipato attivamente ad un governo. Con un comunicato del Ministero della Casa Reale, del protocollo e della Cancelleria, è stato annunciato oggi quanto segue: “Sua Maestà il Re Mohammed VI ha ricevuto martedì pomeriggio nella città di Midelt, M. Abdelillah Benkirane, segretario generale del Partito Giustizia e Sviluppo (PJD), che il Sovrano ha nominato Capo del Governo, conformemente alle disposizioni della nuova Costituzione, incaricandolo di formare il nuovo governo”. Questa nomina arriva dopo la vittoria registrata dal PJD alle legislative del 25 novembre dove il partito ha ottenuto un totale di 107 seggi, largamente davanti all’Istiqlal arrivato secondo con 60 seggi. “Ho avuto l’onore di essere ricevuto da SM il re Mohammed VI che mi ha nominato capo del governo e mi ha incaricato di formare il futuro gabinetto. Il proposito del Sovrano mi ha donato molta gioia e prego Dio di assistermi per svolgere al meglio la nobile missione che mi ha confidato, nell’interesse generale e di essere in grado di svolgere quello che ho promesso oggi davanti a SAR Mohammed VI.La politica è come un raccolto, ci vuole del tempo”, diceva Hassan II. Oggi, è il tempo del PJD. Sin da quando iniziò il suo lavoro di opposizione, questo partito che a meno di 20 anni (venne creato nel 1996), si ritrova oggi per forza di cose a dirigere il potere esecutivo del paese, prima volta nella sua storia. E grazie, in parte, al suo leader, Abdelillah Benkirane, il cui carisma e a volte i suoi sproloqui razzisti e omofobi hanno creato imbarazzi e domande. “A volte succede che ti incollano un immagine che non è la tua, allora bisogna battersi e io continuo a battermi per convincere i marocchini che il PJD è un partito come un altro”, diceva tempo fa Benkirane in un intervista alla tv nazionale 2M durante la trasmissione “Ma ancora?”, presentata da Hamid Barrada. E’ arrivato al suo sogno dunque e si appresta a dirigere il nuovo governo, il primo sotto l’era della nuova Costituzione. Ma i giochi si fanno duri e il PJD è obbligato a governare con una coalizione, perchè i 107  seggi ottenuti alla Camera dei Rappresentanti (la maggioranza assoluta è fissata a 198 su 395) non permette altre scelte.  Di ritorno da Midelt, il nuovo capo del Governo dovrà dunque aprire le consultazioni con i principali partiti della Koutla costituiti dall’Istiqlal, l’USFP e il PPS per creare una squadra di governo. Queste consulatazioni però si annunciano difficili, ancor più secondo alcuni rumors persistenti, che rivelano punti di frizione tra l’USFP e il PJD a riguardo dell’aministrazione pubblica. Si aggiunge poi a questo il fatto che il partito della lampada preferirebbe delle figure giovani o molto apprezzata dall’opinione pubblica, quindi i dinosauri dell’USFP, che reclamano il loro posto al sole, sono out. Detto questo i partiti della Koutla hanno ancora qualche chanses da giocare, la prima è l’enorme esperienza di governo e il PJD non potrà a priori allearsi con il partito liberal del ministro uscente dell’Economia Salaheddine Mezouar, patron dell’RNI. L’RNI è arrivato terzo in queste legislative anticipate ottenendo 52 deputati ed ha già trasmesso, in un comunicato ufficiale, di entrare nell’opposizione. “ Rispettando l’approccio democratico e tenuto conto dei risultati delle elezioni legislative che si sono svolte in un clima di onestà e di trasparenza, l’RNI ha scelto con responsabilità di posizionarsi nell’opposizione, che ha uno status privilegiato nella nuova Costituzione”. Questo annuncio del RNI arriva tre giorni dopo che il Partito Autenticità e Modernità (PAM – 47 seggi), partito voluto fortemente dal re,  di Mohamed Cheikh Biadillah, ha ufficializzato ul suo posizionamento nell’opposizione governativa.  Espressione di solidarietà del partito della colomba vis-à-vis con il partito del trattore, in quanto le due formazioni politiche fanno parte dello stesso gruppo costituito da otto partiti denominato G8, nato per contrastre l’avanzata degli islamisti.

 Ma chi è Abdelillah Benkirane, nuovo capo del Governo?

Il segretario generale del PJD è nato nel 1954 a Rabat. Nel 1979, ottenne un diploma in scienze fisiche, prima di insegnare alla scuola normale superiore di Rabat. Benkirane venne eletto segretario generale del PJD nel 2008, sostituendo Saâdeddine El Othmani. Il  nuovo primo ministro del governo marocchino, che raggiunse la Chabiba Islamya nel 1976, è stato presidente del Movimento Riforma e Rinnovamento e del Consiglio Nazionale del PJD. Membro del consiglio superiore dell’insegnamento e anziano membro della Commissione speciale educazione-formazione. Benkirane è sposato e padre di sei figli.

 Il PJD in cifre:

1996 anno di creazione

8 seggi al Parlamento nel 1997

42 deputati nel 2002

47 seggi nel 2007

107 deputati nel 2011

15.000 iscritti

1.500 consiglieri comunali

Cosa dicono gli Stati Uniti d’America ?

L’amministrazione Obama ha voluto,pragmaticamente, lunedì sera, davanti alla vittoria islamica, seguire la strada del “wait and see”. Il laconico comunicato del porta-parola del Dipartimento di Stato , Mark Toner, recita:” Dobbiamo attendere e vedere come questo partito funziona nella realtà, e quali sono le cose che dice pubblicamente, oltre che a governare. Il nome che porta un governo o un partito è meno importante dei fatti, più precisamente nel rispetto delle regole democratiche”.

 WEBCredits: Aufait Maroc – Bassirou BA

 

 

 

 

Cosa ha promesso il PJD ai suoi elettori?

Nella sua strategia elettorale, il Partito islamico della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) ha previsto un tasso di crescita medio annuo pari al 7% del PIL, uno SMIG (salario minimo) a 3.000 dh (c.ca 280 euro) e la riduzione di due punti sul tasso di disoccupazione attuale. Il partito si è impegnato poi ad aumentare del 40% i salari medi individuali nei prossimi cinque anni e di ridurre della metà il tasso di povertà. Gli islamici promettono inoltre di innalzare le pensioni minime a 1.500 dh (140 euro c.ca) al mese e per i giovani diplomati in attesa di occupazione fissa, sono previsti 1000.000 bonus per coprire i loro bisogni nel periodo di stage. Il PJD prevede di riprodurre il modello economico del partito islamista turco, il AKP e si riserva di accordare il 30% dei mercati pubblici alle PME (Imprese Marocchine) oltre a ridurre della metà la soglia di investimenti mecessari per beneficiare dei vantaggi previsti dalla Commisione nazionale degli Investimenti, riduzione che da 200 MDH dovràpassare a 100 MDH. Il partito promette ancora un abbattimento fiscale progressivo per arrivare  ad un tasso del 25% e, per finire, conta di operare una manovra sul regime fiscale attuale.  In altri termini, i ricchi dovranno pagare di più. Gli islamici del PJD vogliono una esonerazione della TVA (IVA) per i prodotti di consumo di base, essenzialmente prodotti alimentari e medicinali, e per equilibrare la bilancia, promettono di tassare al 30% i prodotti che giudicano complementari o superflui. Ciliegina sulla torta, il PJD si è impegnato a doppiare la produzione degli alloggi sociali e ridurre al 20% l’analfabetismo  di qui al 2015.

Cosa pensa il PJD sull’alcol, omosessualità, eredità e pena di morte?

Ci sono alcuni argomenti che per il PJD sono radicali! Quelli relativi alle libertà individuali, la vendita delle bevande alcoliche, l’omosessualità, la divisione dell’eredita tra uomo e donna, la pena di morte, l’aborto ecc.. Sugli alcolici, il PJD ha forzato il governo ad aumentare le tasse sulle bevande alcoliche, riuscendoci. Il segretario del partito dichiara comunque che “il Marocco è un paese aperto sul mondo, e se vuole essere nella mondializzazione non può fare con l’alcol quello che fanno paesi come l’Iran o il Sudan. L’apertura, secondo il partito, significa libertà, ma con responsabilità. Il PJD è pronto ad applicare in toto la legge canadese sugli alcolici. Per il PJD l’interdizione delle bevande alcoliche  non risolverebbe il problema perchè, in ogni modo, i marocchini troverebbero la soluzione per acquistare le loro bevande. Sul tema scottante dell’omosessualità il partito dichiara che se si pratica nella privacy non è punibile. Come per il Ramadan, la legge non proibisce di mangiare quando si è tra le mura domestiche. La religione è un affare tra Dio e l’individuo, ma quando è nella strada non è più solo tra Dio e l’indviduo ma tra quest’ultimo e la società.  Tranchant. Sulla divisione dell’eredità tra uomo e donna (attualmente la donna non ha diritto all’eredità) il partito islamico ribadisce il suo si ad un eventuale referendum popolare che stabilisca la divisione o meno dell’eredità. La pena di morte , dicono i dirigenti del PJD, non può essere abolita perchè è inserita nel Corano ma si potrà fare in modo di non applicarla (cosa che già avviene in Marocco essendo la legge congelata da molti anni). “Non si puo’ proibire questa legge perchè è lecita, ha dichiarato a suo tempo il re Mohammed VI e quindi i marocchini dovranno trovare degli equilibri in diversi settori: l’alcol, la pena di morte, l’omossesualità, ecc..”, ha scritto qualche tempo fa il segretario generale aggiunto del partito, Lahcen Daoudi sul quotidiano del partito. Sul tema dell’aborto (sono cifre paurose quelle del  Marocco sugli aborti clandestini), Saäd Eddine Othmani, ha spiegato chiaramente che bisogna tenere in considerazione gli avvisi degli Oulema: si, è possibile autorizzare l’aborto ma a certe condizioni che la legge dovrà fissare in funzione dell’Islam, e quando la vita della madre è in pericolo. Meglio tardi che mai!   Sulla questione aperta della laicità in Marocco come in Turchia, il PJD risponde con le parole del suo leader, Abdelilah Benkirane,  che non è contro la laicità. Bisogna però prima sapere chi andrà a gestire gli affari religiosi se venisse instaurata la laicità. Secondo il segretario Othmani i paesi islamici non hanno un corrispondente del Papa come in Europa, o un clero come gli sciiti per gestire gli affari religiosi: chi potrebbe fare questo in Marocco? Sovvertendo la disponibilità iniziale conclude questo pensiero dichiarando che la laicità è incompatibile con il Comando dei credenti, incompatibile con il Marocco.  Sull’uso del velo il Pjd pensa si tratti di una libertà individuale e che quasi tutte le donne del partito non indossano il velo, come la loro responsabile della comunicazione. Ipse Dixit. Staremo a vedere, si salvi chi può…

Legislative 2001 – Islamisti in pole position.

Anche se il contesto marocchino è diverso da quello tunisino, l’apertura della campagna per le elezioni legislative anticipate del 25 novembre nel reame suscita l’inquietudine di una parte della classe politica. E il PJD sta sognando una vittoria come Ennadha in Tunisia. Le elezioni arrivano un mese dopo le elezioni del 23 ottobre in Tunisia, le prime libere in un paese dove tutto ebbe inizio, e prima di quelle egiziane, dove i Fratelli Musulmani hanno il vento il poppa.  La vittoria del partito islamico tunisino, Ennadha, che ha guadagnato oltre il 40% delle preferenze, dona agli islamisti moderati del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) la speranza di vincere le elezioni marocchine. Le legislative anticipate in Marocco costituiscono il proseguimento logico dell’adozione di una nuova Costituzione, votata con referendum popolare il 1° luglio scorso, dopo essere stata proposta dal re Mohamed VI, in fibrillazione per le conseguenze nel suo paese delle rivolte arabe.  Numerosi commenti di stampa danno  una forte ripresa alle urne del PJD marocchino, primo partito d’opposizione con 47 deputati, convinzione condivisa dai principali interessati. “L’esperienza  tunisina ha definito la tendenza; non ci sono molte differenze tra i marocchini e i tunisini. Inoltre, l’occidente ci sta conoscendo sempre meglio”, ha dichiarato alla Reuters il numero due del PJD, Lahcène Daodi. Con un po’ di presunzione, Daodi ha inoltre dichiarato che il PJD potrà ottenere tra i 70 e gli 80 seggi in Parlamento, sui 395 disponibili. Se queste previsioni saranno confermate, il PJD diventerà la prima forza politica del Parlamento e in questo caso seguendo la nuova Costituzione approvata, il re dovrà scegliere il nuovo primo ministro dalla rosa del partito vincente.  I favoriti hanno già annunciato che non governeranno in solitudine, preferendo dare vita ad un alleanza con le tre formazioni laiche, tra cui il partito Istiqal, nel quale milita il primo ministro attuale, Abbas al-Fassi. Il PJD si scontra in queste elezioni con una coalizione di otto partiti, raggruppati attorno al Rassemblement National des Indépendent (Raggrupamento nazionale degli indipendenti –RSI) di formazione liberale, che ha tutte le intenzioni di sbarrare la strada al partito islamico.  Come in Tunisia e in Egitto, gli islamisti marocchini stanno giocando la carta del contesto economico e sociale sfavorevole. Con un tasso di povertà al 28% nel 2010 e un tasso di disoccupazione molto elevato tra i giovani con meno di 34 anni (31,4% nel terzo trimestre 2011, secondo le statistiche ufficiali), che rappresenta anche il 57% dell’elettorato marocchino. Altro punto di forza del PJD è il sostegno che ha sempre dato alla monarchia, contrariamente ad altri partiti adepti dell’Islam politico come Giustizia e Carità, partito/confraternita  interdetto nel paese ma tollerato, che ha partecipato quest’anno a diverse manifestazioni affiancandosi al movimento dei giovani del 20 Febbraio. Il contesto regionale lascia credere che gli islamisti hanno tutti i numeri per vincere; sono più accettati oggi che qualche anno fa e dopo la Tunisia i marocchini si chiedono perchè non  nel loro paese?  Il movimento di contestazione del 20 Febbraio, che raggruppa i giovani indipendenti, radicali di sinistra e islamici fondamentalisti, ha chiesto ai suoi sostenitori il boicottaggio delle elezioni. La grande incognita resta comunque  il tasso di partecipazione in un paese dove l’astensionismo è forte. Sono 13 milioni i marocchini aventi diritto al voto  e nelle legislative del 2007 la partecipazione si attestò al 37%, dato che illustra il disincanto della popolazione per la politica.

 

Marocco: Lei non sa chi sono io!

Il Procuratore della Corte d’Appelo di Marrakech, Ahmed Boudalia, ha deciso di dare una lezione ai suoi figli. Autori di un agressione ad un taxista di Marrakech, i due ragazzi sono ora perseguiti dalla giustizia su ordine del loro  padre. Una première nel reame marocchino. Sino ad  oggi, l’insabbiamento delle cattive azioni dei ragazzi turbolenti dell’alta borghesia era cosa scontata in Marocco. Ma, il colpo di scena, in questo caldo mese di luglio a Marrakech, vede il Procuratore Generale della Corte d’Appello  chiedere giustizia  per il malcapitato taxista  mettendo i suoi figli sotto processo.  I due ragazzi, di 22 e 28 anni, hanno letteralmente preso a botte il taxista a causa di una precedenza e, non contenti, hanno ingiuriato un agente della sicurezza nazionale che aveva “osato” chiedere loro la patente di guida. In Marocco, quando si è figli dell’élite finanziaria, politica e amministrativa, si pensa di essere sopra la legge. Ma questa volta, il padre dei due rampolli  ha deciso di non transigere sul comportamento dei figlioli; Chapeaux sign. Procuratore! Avvertito da una imbarazzata polizia, M. Bouadalia, “un Procuratore integro”, secondo il quotidiano Libération, ha ordinato la loro custodia cautelare ma i due eredi erano già stati rilasciati dalla Direzione Generale della Sicurezza Nazionale (DGSN) in quanto il taxista buonista aveva ritirato la denuncia.  Il Marocco è dal mese di marzo in preda ad un enorme cantiere di riforme politiche e sociali, al momento sulla carta. Il Movimento del 20 Febbraio ha sempre chiaramente espresso la sua collera davanti agli innumerevoli abusi di potere ed ai vergognosi privilegi di alcuni, che sono pero’ sotto gli occhi di tutti. La reazione di M.Boudelia sembra incollarsi perfettamente all’aria che si respira in questo momento storico. Da lungo tempo, l’uso indiscriminato del favoritismo, saldamente radicato nel tessuto sociale marocchino, è oggetto di malcelata rabbia da parte dei comuni cittadini; vero è che ci vorrà ancora tanto tempo prima che questa pratica possa essere debellata.  Sono passati solo alcuni mesi dalla scena choccante vistasi a Casablanca: un poliziotto che intima l’alt ad una giovane signora al volante di una lussuosa auto che non si è fermata al semaforo rosso. Dal momento che l’agente inizia a verbalizzare il reato la signora in questione compone un numero di telefono e descrive l’accaduto a  “qualcuno”, che richiede di parlare con il povero agente. Dopo pochi secondi la signora stizzita se ne va, senza multa e, non contenta, prima di salire in auto accenna un applauso all’indirizzo dell’agente che si era limitato a fare il suo lavoro, onestamente.  L’atto del procuratore, fermo e deciso, contro i suoi stessi figli, potrà essere un apri-pista per debellare questa piaga, insieme a quella della corruzione, che deturpano la società civile marocchina, lanciandola senza sconti in un paese terzomondista.