Terrorismo: nuovi arresti ieri in Marocco

terroristiLe autorità marocchine hanno confermato ieri di aver smantellato una nuova cellula di recrutamento di Al Qaida nel Marocco, la quinta dallo scorso autunno, qualificando come “fonte di inquietudine” la proliferazione di questi reseaux nel reame marocchino. I membri della Brigata Nazionale della Polizia Giudiziaria (BNPJ), in coordinamento con la direzione generale della Sorveglianza del territorio nazionale, hanno arrestato diversi elementi che lavoravano all’arruolamento di giovani marocchini, si legge in una nota del Ministero dell’Interno trasmessa all’agenzia MAP. L’oggetto dei responsabili di questa cellula smantellata a Tangeri e a Meknès, era quella di inviare questi giovani a compiere la djhad in seno all’organizzazione terrorista legata ad al Qaida. Gli investigatori hanno permesso di determinare che 40 giovani marocchini erano già stati inviati ad alcune fazioni legate ad Al Qaida e si è saputo che due dei soggetti arrestati erano degli ex detenuti nel campod i Guantanamo (USA) a Cuba. La proliferazione dei reseaux terroristi si attiva nell’arruolamento di  giovani marocchini impregnati di idee jihdaiste e costituisce oramai una fonte di inquietudine, a livello della sicurezza nazionale, importante, ha sottolineato il Ministero dell’Interno. A fine dicembre, le autorità marocchine avevano smantellato una cellula nella regione di Fès, un mese dopo aver annunciato l’arresto di diverse persone che formavano giovani jihadisti per i combattimenti in Sahel. Il Marocco, così come l’Algeria, ha autorizzato il sorvolo dei suoi spazi aerei agli aerei francesi operanti in Mali contro i gruppo islamisti armati. La Francia ha espresso un giudizio molto positivo del ruolo di Rabat nella crisi maliense. Alcuni dignitari salafisti marocchini hanno, al contrario, denunciato l’intervento militare di Parigi, qualificandolo come una “crociart”, condannando come peccatori tutti i musulmani che partecipano direttamente o indirettamente al conflitto in Mali.

A Tindouf i primi combattenti di Al Qaeda dal Mali

islamistiL’avvio dell’offensiva voluta dall’armata del Mali con l’appoggio dell’armata francese per la liberazione del nord del Mali, ha seminato un clima di discordia e di grande tensione tra i combattenti dei gruppi armati di Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI). I combattenti hanno iniziato a fuggire verso i campi di Tindouf, il quartier generale del Polisario in Algeria. Per sbarrare loro la strada, le autorità algerine hanno ordinato la chiusura delle frontiere sud con il Mali. Questa decisione è stata presa con un po’ di ritardo, come dichiara un dissidente del Polisario che è presente a Tindouf, precisando che i rumors circolano con insistenza nei campi  di Tindouf sull’arrivo tra sabato e domenica di una decina di pick-up che trasportavano decine di combattenti usciti dal fronte nord del Mali. La maggioranza di questi elementi sono degli abitanti saharaoui originari dei campi di Tindouf, aggiunge l’anziano responsabile citando dei testimoni oculari che hanno verificato la presenza di elementi stranieri tra i saharaoui; informazioni che devono essere prese con le dovute cautele e verifiche. Nei campi, l’anziano dirigente saharaoui afferma, “si verifica la massiccia presenza di movimenti inabituali di milizie armate del Polisario e di unità mobili dell’armata algerina, dopo l’offensiva dell’armata franco-maliense nella zona nord del paese” .  Un sito di informazione web con sede a Parigi, ha rivelato ieri che una quindicina di combattenti di Al Qaeda nel Maghreb Islamico sono riusciti a raggiungere via terra i campi di Tindouf provenienti dalla zona nord del Mali. Tra questi fuggitivi, precisa la fonte, ci sarebbe Hamada Ould Khaïrou, alias “El Sicario”, un alto dirigente del MUJAO che avrebbe raggiunto il gruppo di Omar Belmokhtar, uno dei capi di AQMI. Hamada Ould Khaïrou che è sposato con una donna di origini sahraoui si sarebbe dileguato dalle zone di guerra in compagnia di decine di combattenti saharaoui.

Salafisti marocchini contro la crociata francese

salafistiAlcuni ”dignitari” salafisti in Marocco hanno vivamente denunciato ieri l’intervento militare della Francia nel nord del Mali, qualificando questo atto una “ crociata” e chiedendo a tutti i musulmani ”implicati” direttamente o indirettamente di non collaborare. “Nessun stato islamico deve fornire facilitazioni, come l’utilizzo degli spazi aerei, a degli stati non musulmani contro uno stato musulmano. E’ formalmente proibito dall’Islam”, ha scritto Omar Haddouchi, un celebre sceicco marocchino, sulla sua pagina ufficiale di Facebook. L’Algeria e il Marocco hanno autorizzato il sorvolo dei loro territori agli aerei militari francesi che sono presenti in Mali da una settimana. “Chiunque fornisca aiuto ai non musulmani è considerato impuro”, ha ancora affermato il barbuto Haddouchi. Un altro salafista, lo sceicco Mohamed Rafiki, ha scritto sulla sua pagina che “non è il caso di sostenere le forze occupanti nella loro aggressione contro dei paesi musulmani”. “Nessun straniero ha il diritto di immischiarsi negli affari interni di uno stato musulmano qualsiasi sia il pretesto”, ha rincarato Hassan Kettani, un salafista-terrorista tra i più conosciuti in Marocco.  Questo signore è stato condannato a 30 anni di reclusione per incitazione alla violenza dopo gli attentati di Casablanca nel maggio 2003 che costò la vita a 45 persone tra cui 12 kamikaze, ma ad oggi a piede libero per via di una grazia reale (!). Secondo il politologo Mohammed Darif, “bisogna distinguere il salafismo tradizionale da quell jiadista che è molto violento. Il primo è finanziato dall’Arabia Saudita e dal Qatar mentre il secondo è strettamente legato ad Al Qaïda”. Oltre all’autorizzazione al sorvolo aereo del suo territorio dalle forze di aviazione francesi, il Marocco ha espresso senza indugi e mezzi termini la sua solidarietà al Mali. “Il Marocco esprime la sua solidarietà (…) contro questi movimenti separatisti che minacciano la pace e la sicurezza non soltanto del Sahel ma in tutto il Maghreb e ovunque”, ha dichiarato all’ONU il ministro delegato agli Affari Stranieri e la cooperazione, il marocchino Youssef Amrani.

Sarkozy e Carla a Marrakech

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy e sua moglie  Carla Bruni sono in questi  giorni a Marrakech per una visita privata,  e soggiorneranno in una residenza messa a loro disposizione dal re Mohammed VI. La residenza in questione appartiene alla famiglia reale ed è situata nel cuore della Palmeraie di Marrakech, zona altamente V.I.P. ed esclusivissima, a circa 20 mn dalla città. Sarkozy è arrivato mercoledì scorso a Marrakech dopo la sua disfatta alle presidenziali 2012 che hanno visto vincere il socialista Françoise Hollande.   Un responsabile locale ha dichiarato che “la residenza dove Mr. Sarkozy risiede è riservata generalmente agli invitati del re. E’ molto discreta, fuori dalla portata dei giornalisti e fotografi, e l’ex presidente pratica regolarmente il suo jogging giornaliero nella Palmeraie, scortato dalle sue gurdie del corpo”. L’ex coppia presidenziale dovrebbe soggiornare a Marrakech per un periodo di circa 4 mesi.

Cannes 2012 – tappeto rosso per l’Africa

Egitto, Marocco, Senegal : questi paesi saranno  i rappresentanti del continente attraverso un film nella selezione ufficiale del 65° Festival di Cannes, che partirà oggi sino al 27 maggio prossimo. Nel 2010, Mahamat – Saleh Haroun, del Chad, ricevette il premio della giuria con “Un uomo che grida”, spezzando un vuoto che perdurava da oltre 15 anni. Il solo regista africano presente in questa edizione per la competizione suprema, la Palma d’Oro, con altri 22 concorrenti, è un discepolo di Youssef Chanine, l’egiziano Yousry Nasrallah: il suo film, “Dopo la battaglia”, è un ritratto di uno degli uomini che attaccarono gli  insorti della piazza Al-Tahir, cavalcando un cammello, all’indomani di una rivoluzione che non potè  e non volle tornare sui suoi passi.  Nabil Ayouch, il più conosciuto tra i registi marocchini e il senegale Moussa Touré, autori di documentari, figureranno nella selezione “Un certain regard” con due film che non passeranno inosservati. Il primo, “Il cavallo di Dio”, ritorna sugli attentati terroristici che funestarono Casablanca nel 2003, attraverso l’itinerario dei loro autori, manipolati dagli islamisti. Il secondo, “La piroga”, racconta l’odissea di una trentina di migrantes che da Dakar cercano di raggiungere le isole Canarie.