I Musicisti Gnaoua: tra spiritualità e paganesimo

gnawaAlla più parte delle persone non è dato comprendere il reale significato di questa particolare musica che, di anno in anno, recluta nuovi appassionati e adepti. L’immagine che il Festival di Essaouira rimanda al mondo intero è quella di una “Woodstock” musulmana. Pace, danze e canti condivisi, gioia di vivere e convivialità contagiosa (con un tocco spirituale in più) sono oramai i marchi di fabbrica di questo, che gli iniziati chiamano semplicemente, “Festival“. Vero è che in questi tempi di terrorismo e di confronto ideologico mondializzato è  bene ricordarsi che l’Islam, nella sua versione più pop, non promette niente altro che la pace e la fraternità. Ed è bello pensare che tutto questo arriva dal Marocco, da Essaouira e da nessuna altra parte. Gli Gnaoua furono deportati dall’impero della Guinea (attualmente il Senegal, Guinea e Mali) nel XVI° secolo e divennero gli schiavi che in seguito si unirono alle tribù berbere e ai cittadini di Marrakech o Fés. Anche se vissero sotto lo stesso sole marocchino ci vollero secoli prima che vennero accettati dalla popolazione locale. La ragione? In primis la loro musica. Strana e enigmatica, ambigua e provocante, è alla volte l’espressione di una volontà di libertà ma anche volontà di esorcizzare i loro dolori ancestrali nati dalla schiavitù. Secondo: i loro riti, che molti considerano come pagani. Ma chi sono veramente gli Gnaoua? Loro si considerano gli intermediari tra i Mlouk (chi possiede) e i Mamloukines (i posseduti). Durante una Lila (notte rituale) gli Gnaoua invocano Dio, il suo profeta Maometto, i grandi santi dell’Islam (in particolare Moulay Abdelkader Jilali e Moulay Brahim). Il loro scopo? Riuscire a stabilire un dialogo tra una persona posseduta e lo spirito di chi la possiede. Con l’incessante suono del guembri suonato da un maâlem, la persona in questione entra in uno stato di trance e non può più fermarsi. Ho assistito personalmente ad una Lila vera, non per turisti, unico occidentale tra un centinaio di persone presenti. Totalmente affascinato e a tratti intimorito, ho passato una serata e una nottata a cercare di capire, con ragionevoli dubbi e buoni propositi, ma questo rituale tocca le frontiere dell’irreale quindi è inutile porsi delle domande; basta cercare di viverlo senza barriere e analisi sociali, al meglio. Il rito Gnaoua si identifica, per certi aspetti, ad altri movimenti creati dagli schiavi africani deportati verso altri continenti.È il caso per esempio del rito Woodo ad Haiti o al Candoblé in Brasile. In effetti i cugini degli Gnaoua sono riusciti a salvaguardare una parte del loro patrimonio africano attraverso questi riti particolari. Sull’isola di Haiti, il woodo è un movimento piuttosto violento, che comporta dei rituali invocanti la morte sul fondo di percussioni pesanti. I canti Woodo (come quelli Gnaoua) sono pregni di una grande emozione e di un soffio di rivolta mai sopito. Questi canti furono al centro della rivolta di Haiti nel 1791 che pose fine alo stato di schiavitù dei suoi abitanti qualche anno più tardi. Ma la musica Gnaoua ( o tagnaouite) è anche un percorso musicale che accomuna per esempio, il blues. Se si ascolta e si paragona i due ritmi si possono incontrare molte similitudini. In effetti i loro autori principali sono di origini africane e tutti discendono dagli schiavi deportati a suo tempo. Anche se gli Gnaoua non hanno lasciato il loro Paese e il continente africano, la loro musica è pregna della situazione di schiavi, come i bluesmen. Sola differenza: gli strumenti utilizzati; se i bluesmen hanno accettato, a partire da un certo periodo, di suonare diversi strumenti come le chitarre o il pianoforte, gli Gnaoua sono stati costretti a costruirsi i loro strumenti partendo da materiali rudimentali. È il caso del Guembri, costruito in un solo pezzo con legno intagliato. Dopo il debutto, il Festival Gnaoua di Essaouria ha favorito l’incontro, naturale, tra gli Gnaoua e i musicisti blues per il grande piacere della platea in ascolto. Inconvertibile il fatto che la nuova scena musicale marocchina è largamente influenzata dalla musica Gnaoua e tutti i gruppi attuali di Fusion rivolgono con attenzione i loro sguardi a questi musicisti d’eccezione. Darga, Hoba Hoba Spirit o ancora i Ganga Fusion integrano dei tocchi più o meno importanti di musica Gnaoua nei loro pezzi. Sono sopratutto i krakebs ad essere più presenti nei gruppi alternativi attuali, in totale armonia con chitarre elettriche, batterie e strumenti moderni. Basta fare un salto a Casablanca durante il Festival L’Boulevard per vedere che la maggioranza dei gruppi in competizione nella categoria Fusion si rifanno, sovente, al patrimonio musicale marocchino e alla tagnaouite; prova provata che attualmente la musica Gnaoua è molto popolare tra i giovani marocchini. Ci sono voluti secoli ma alla fine gli Gnaoua sono riusciti a far accettare la loro musica all’unanimità ma, quello che è sicuro, è  che oggi gli Gnaoua sono considerati come i veri portabandiera della musica tradizionale marocchina. Il Festival di Essaouira, Musica dal mondo, si svolgerà quest’anno dal 20 al 23 giugno 2013.

Festival degli Asini in Marocco

In Marocco, ci sono talmente tanti Festival che anche gli asini hanno il loro. Il Festival degli asini, organizzato dai comuni di Moulay Driss Zerhoun e Béni Ammar, si svolge a luglio ed ha raggiunto la sua 9° edizione. Una sflilata di moda costituisce una delle sue attrazioni principali (nella foto la Miss che ha vinto). Dopo tutto, se il cavallo ha la sua settimana di onori perchè no un Festival dedicato agli asini?

Cannes 2012 – tappeto rosso per l’Africa

Egitto, Marocco, Senegal : questi paesi saranno  i rappresentanti del continente attraverso un film nella selezione ufficiale del 65° Festival di Cannes, che partirà oggi sino al 27 maggio prossimo. Nel 2010, Mahamat – Saleh Haroun, del Chad, ricevette il premio della giuria con “Un uomo che grida”, spezzando un vuoto che perdurava da oltre 15 anni. Il solo regista africano presente in questa edizione per la competizione suprema, la Palma d’Oro, con altri 22 concorrenti, è un discepolo di Youssef Chanine, l’egiziano Yousry Nasrallah: il suo film, “Dopo la battaglia”, è un ritratto di uno degli uomini che attaccarono gli  insorti della piazza Al-Tahir, cavalcando un cammello, all’indomani di una rivoluzione che non potè  e non volle tornare sui suoi passi.  Nabil Ayouch, il più conosciuto tra i registi marocchini e il senegale Moussa Touré, autori di documentari, figureranno nella selezione “Un certain regard” con due film che non passeranno inosservati. Il primo, “Il cavallo di Dio”, ritorna sugli attentati terroristici che funestarono Casablanca nel 2003, attraverso l’itinerario dei loro autori, manipolati dagli islamisti. Il secondo, “La piroga”, racconta l’odissea di una trentina di migrantes che da Dakar cercano di raggiungere le isole Canarie.

Festival Gnaoua Musiques du Monde a Essaouira

I fans del Festival Gnaoua Musiques du Monde di Essaouira saranno serviti alla grande anche quest’anno. Questa edizione 2012 avrà in effetti un gusto molto particolare. Sono 15 anni che questo Festival esiste e le celebrazioni saranno all’altezza. Molte sorprese sono al rendez-vous che raccoglie nella città degli alisei centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo. L’idea è di festeggiare questo anniversario come si deve e il patrimonio della musica Gnaoua sarà valorizzato  con un plus di nuove esperienze sonore che invaderanno la città durante i quattro giorni della kermesse. Jazz, elettro rock, ritmi africani, musica sufi, latino jazz; nessuna anima musicale sarà dimenticata. I maâlem Gnaoua (maestri) si stanno rimboccando le maniche e alcuni hanno già confezionato le loro divise speciali per il 15° anniversario; colorate come l’immagine di questa edizione e l’apertura sarà di straordinaria bellezza. Da ricordare che quest’anno il  Festival coincide con la Festa Mondiale della Musica e si integrerà nel circuito delle celebrazioni attraverso il globo. Ma se i festeggiamenti sono  onnipresenti a Essaouira durante il Festival è sempre la musica e la cultura che primeggiano sul divertimento. Dalla sua creazione, Gnaoua e Musiche del Mondo si è posizionata nel crinale della ricerca musicale sostituendo un semplice festival d’animazione. E’ in questo senso che gli artisti nazionali sono determinanti nella programmazione artistica.  Cinque progetti hanno fatto il loro ingresso nel laboratorio: i maâlem Saïd Oughassal e  Abdellah Akharraz con le percussioni dell’Africa dell’Ovest di Djembe New Style, in un melange assolutamente esplosivo. Maâlem Hassan Boussou, il gruppo marsigliese Nasser e il rapper marocchino Mobydick, offriranno uno spettacolo originale e sorprendente di fusion allo stato puro, “Mix Up Maroc”, in patnerariato con il Festival Marsatac. La musica cubana e latino jazz new-yorkese dei Querencia con il repertorio del maâleem Abdelkebir Merchane strabilieranno tutti gli amanti della fusion e non solo: un mélange di latino jazz e di Gnaoua  che sedurrà i melomani. Gli Issaoua di Meknès sincronizzeranno i loro strumenti e loro voci con i musicisti Qawwali del Pakistan, i fratelli Fareed Ayaz e Abu Mohammad.  Per completare il tutto la diva maliense Oumou Sangaré che incanterà con la sua voce tutta Essaouira; il suo spettacolo sarà memorabile e i direttori artistici hanno capitalizzato molto su questo show made in Africa. Per la musica  jazz si vedrà l’esibizione di Sylvain Luc trio – Organic e il maâleem Abdelslam Alikane e la sua troupe Tyour Gnaoua che si esibiranno sulla scena Moulay Hassan. Altri ospiti: i musicisti del Trio Joachim Kühn, Majid Bekkas, Ramon Lopez &  Gnaoua di Salé.  In margine al Festival è stato organizzato un Forum sul tema “Società e movimento, culture in libertà” che vedrà personalità dai diversi orizzonti come Youssou Ndour, Mohammed Amine Sbihi, Driss Yazami, Tarel Amara, Yassine Ahjjam, Irina Bokova e molti altri. Il Festival, che debuttòcon un modesto progetto iniziale da un pugno di appassionati spiriti liberi, incanterà il pubblico in cerca di autenticità e di scambi musicali. Il Festival Gnaoua e Musiche dal Mondo, è considerato uno dei 25 migliori festival del mondo, selezionato dal magazine inglese Songlines.

 

World Sacred Music Fès 2012: reincantare il Mondo

Si può considerare oggi che il muro della ragione pura, sul quale si basa la modernità, si sta crepando e minaccia di affondare?  In una maniera sorprendente il razionalismo consegnato a se stesso pare che abbia tramato nel corso del tempo, in parallelo con  una straordinaria inventiva teconologica,  uno strano totalitarismo efficace quanto invisibile. Da mesi, dopo “l’orrore economico”, si parla con insistenza di una dittatura finanziaria che ci tocca quotidianamente, senza comprendere bene le sue leve. Sempre più persone sono disposte a considerare tutto questo come una fatalità, chiamata mondializzazione, con la quale i politici devono rassegnarsi ad accettare, senza speranza di superarla. Perchè la fatalità qui non è solo economica; è una conseguenza sociale, culturale e umana, che non si può disconoscere.  Reincantare il mondo è vedere le possibilità di nuovi rapporti dove la fatalità, e quindi la dittatura di fatto compiuta, non ha più spazio. È riprendere la ripulitura dei processi attuali di delegittimazione per restituire il posto dell’Uomo, della Cultura, della Spiritualità; svincolarsi dal diktat dell’economia e ritrovare la libertà dello spirito. Questo potrà essere il frutto di una prossima ondata di indignazione globale che sommergerà quelle già avvenute. Qui la poesia, la quiete della Bellezza, l’art de vivre, che bisogna tenere in considerazione come livello di Vita, come una ricchezza materiale, laddove  esiste, del vivere insieme riprendendosi tutti i diritti. Come iniziare una tale epopea alle volte individuale e collettiva senza incappare nelle mille trappole tese dalle diverse forme di ricerca del potere, sia materialista o idealista, politico o fondamentalista?  Sono frammenti di insegnamenti che potranno ispirarci; frammenti di un personaggio fuori dal comune e in un certo modo, fuori dal tempo. Omar Al Khayyam, poeta, uomo di scienza, filosofo, spirito libero, che da più di dieci secoli ispira con la sue Rubyat (quartine); folgore poetica che ha tanto da insegnarci. Il Festival di Musiche Sacre dal Mondo di Fès, dedica la sua 18a edizione, dall’8 al 16 giugno,  al poeta filosofo, e vedrà quest’anno la partecipazione di innumerevoli artisti tra cui Bjork, Mory Djely Kouyaté, l’Ensemble Gipsy Sentimento Paganini dall’Ungheria, Anuj Mishra con la sua danza Kathrak dall’India, l’Ensemble Nour dall’Iran, Sanam Marui dal Pakistan, Archie Sheep e il Gospel Blues Ensemble dagli Usa, Joan Baez, Cantica Symphonia con il Mito Settembre Musica dall’Italia, Cherifa dal Marocco, Wadie El Safi dal Libano, Lofti Bouchnak dalla Tunisia, Terra Maïre dalla Francia, e molto altri ancora. Momenti di alta spiritualità in un contesto magico come quello della medina medievale di Fès, concentrato puro di anime raccolte per qualche giorno alla ricerca dell’essenza umana. Un Forum con innumerevoli ospiti dal titolo “Un anima per la mondalizzazione” vedrà diverse tavole rotonde tra cui “Il poeta e la città, “Dopo la Primavera Araba, che avvenire”, “Spiritualità e Impresa” e “Crisi finanziaria o crisi di civilizzazione?”.

 

Marrakech: Islamisti contro la danza orientale

Il Festival Internazionale di Danza Orientale che doveva tenersi a Marrakech, è stato annullato ieri per ragioni di « sicurezza », dopo molte polemiche dovute alla partecipazione di danzatrici israeliane. “Ho annullato il Festival perchè non ho avuto nessuna autorizzazione e ho avuto paura per la mia sicurezza”, ha dichiarato Simona Guzman (nella foto), produttrice del Festival che era previsto il 10 maggio prossimo, per il secondo anno consecutivo. Questo aut-aut arriva dopo un inizio di mobilizzazione guidato dai deputati del PJD, partito filo-islamico al Governo, e da alcune associazioni pro-palestinesi, contrari al Festival e alle danzatrici israeliane. La produttrice turca ha criticato fortemente “il nuovo modo di accogliere in Marocco”, riferendosi al clima che circonda l’avvenimento ma senza menzionare il governo Benkirane. Già l’anno scorso le associazioni pro-Palestina presenti in Marocco avevano duramente criticato l’edizione ma non era stata annullata. Secondo gli organizzatori la manifestazione sarà spostata in Grecia dove sono previsti oltre 18 paesi partecipanti tra cui la Russia, l’Inghilterra, i Paesi Bassi o ancora il Giappone. La prima edizione, datata 2010, era stata organizzata in Turchia, ad Istambul. Marrakech dunque rinuncerà a questo Festival che ovviamente, manco a dirlo, sarebbe servito ad attirare in città tutti gli appassionati di danza orientale, creando fatturato alberghiero e all’indotto turistico. Grazie ai filo-islamisti e a Mr. Benkirane. Sempre peggio da queste parti.