Mangiare da McDonald’s in Marocco durante le ore di digiuno del Ramadan è severamente proibito ai musulmani. Una carta d’identità è richiesta ad ogni cliente per determinare la sua confessione! Nel califfato marocchino, il mondializzato McDonald’s ha deciso in forma uniterale di usare i suoi dipendenti come guardiani della fede tout court e la loro “mission” è quella di verificare l’identità di ogni cliente prima di servire il menù richiesto. Solo i marocchini ebrei e i turisti non musulmani sono autorizzati a consumare sul posto il loro cibo preferito e davanti alle porte di ingresso del fast-food sono stati affissi dei grandi cartelli per avvisare il pubblico. Per giustificare questa interdizione, McDonald’s ha evocato lo spettro dell’articolo 222 del codice penale marocchino che stipula quanto segue: “Tutti gli individui notoriamente conosciuti per la loro appartenenza all’Islam che rompono ostentatamente il digiuno in un luogo pubblico durante il Ramadan sono passibili da uno a sei mesi di reclusione ferma (senza condizionale) e ad una ammenda”. Alla faccia della libertà di culto ventilata nella Costituzione! E per quelli che non digiunano? Don’t Panic!! McDonald’s ha trovato l’escamotage: il menù da asporto o il McDrive, direttamente sull’auto. Con questa soluzione last minute il colosso americano spera di soddisfare tutti quanti e limitare le perdite durante il mese sacro del Ramadan.
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I cantastorie della Place.
“Il destino dei cantastorie della Place Jemaa el Fna è l’estinzione”, ha dichiarato senza imbarazzi Abdelhay Nafii, responsabile e coordinatore della Associazione dei professionisti dell’Halqa per il patrimonio e lo spettacolo”. Il termine arabo “Halqa” definisce i circoli di spettatori che si formano intorno ai cantastorie e agli artisti della Place Jemaa el Fna di Marrakech. I maestri cantori sono quasi tutti scomparsi e purtroppo poco si sta facendo per salvaguardare un patrimonio culturale orale secolare e unico nel suo genere. I fumi dei grill dove si arrostiscono ogni sorta di cibarie attirano in debutto di serata i turisti occidentali e del Paese trasformando lo spazio della Place Jemaa el Fna in un turbinio di colori, odori e voci, da secoli, creando un gigantesco ristorante a cielo aperto. In questo contesto i cartomanti, gli incantatori di serpenti, i gruppi musicali afro-musulmani “Gnaoua“, i prestigiatori, i guaritori, gli ammaestratori di scimmie e mercanti di tutti i tipi affollano tutte le sere questo spazio magico e irreale, quasi onirico. Nel 1970 erano presenti 18 cantastorie, oggi né restano forse 7. Hanno barbe incolte e lunghe, grossi occhiali da vista e questi formidabili narratori delle Mille e una notte e delle grandi epopee arabe si vedono oramai raramente alla Place e, quando arrivano, si installano per sperimentare delle adattazioni orali di testi letterali contemporanei. L’Unesco, dopo avere dichiarato la Place Jemaa el Fna “Patrimonio orale e immateriale dell’Umanità“, alcuni anni orsono, per salvaguardarla da alcune speculazioni edilizie ignobili e criminose, sta cercando in tutti i modi di interessarsi al futuro di questi cantastorie ed artisti di strada ma, secondo la stampa locale, è lo Stato che deve farsi carico di questo patrimonio e creare strumenti tecnici per far si che tutto questo non scompaia. Per il cantastorie Mohamed Bariz, per salvare questa arte secolare, bisogna creare una scuola di formazione per giovani cantastorie contribuendo con un salario mensile simbolico e una copertura sanitaria, al fine di garantire un esistenza dignitosa a giovani sognatori che vogliono apprendere quest’arte ancestrale, magica e teatrale.
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I Riad.
Moltissime persone in Occidente, non conoscono ancora questa realtà tipica di Marrakech e delle città del Marocco. In questi ultimi anni i Riad, che letteralmente significa casa con giardino, sono stati presi di mira dagli europei e trasformati in Maison d’Hotes, come il mio. Ho avuto modo di vederne molti in questi anni e, se qualcuno ha mantenuto le caratteristiche tipiche, molti sono stati completamenti stravolti a favore di uno pseudo design discutibile. Le piscine, per esempio, sono illegali e quelle presenti si riducono a delle vasche da bagno over size chiamate pomposamente “bassin“. Tutta la Medina di Marrakech é dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e ferre regolamentazioni sono state inserite nelle ristrutturazioni dei Riad ma, come spesso accade anche in Occidente, é facile comprarsi permessi e costruire abusivamente. Ad essere sinceri il problema di piscine e design estremo é dovuto anche alla domanda di turisti che probabilmente trovano rassicurante ed “europeo” tutto questo. Detto questo il Riad é una vasta dimora tradizionale, antica anche di diversi secoli. Si distingue per la sua planimetria caratteristica, i suoi decori architettonici tipici e in primis la particolarità di essere aperto unicamente all’interno. In origine, al centro di una composizione architettonica severa, i giardini che relagalavano freschezza e pace, isolando l’esterno. Per compensare questa autarchia, che risponde ad una mentalità propria alla cultura arabo-islamica, che favorisce l’isolamento e l’intimità, le dimore arabe sono composte da diversi spazi differenti ma complementari. Un Riad deve avere una funzione di chiusura verso il mondo esterno, di rifugio, quindi tutte le camere sono aperte esclusivamente su di un patio o appunto su di un giardino molto curato. Luogo di raccoglimento e di evasione, il patio/giardino deve offrire ai suoi abitanti un decoro gradevole ed appagante.
Le facciate interne riccamente decorate da stucchi e gessi sono generalmente ornate da finestre in legno lavorato e vetri colorati che creano una transizione tra le sale di riposo e il giardino. L’architettura, considerata dagli occidentali come un arte di composizione e di rapporti di volumi nello spazio, non esiste veramente nella tradizione marocchina. L’architettura é prima di tutto la decorazione. Le griglie che mascherano le finestre, per non essere visti, sono in ferro forgiato a mano con motivi a decori floreali o geometrici, retaggio dell’influenza spagnola (sud-ispanica). Nella Medina le porte di ingresso sono l’unico motivo di abbellimento esterno della casa in quanto le facciate esteriori sono dei muri che contrastano con la ricchezza del decoro interno. Oggi un Riad tipo é organizzato intorno al Woust ed Dar (centro della casa), patio quadrato pavimentato con zellijg (piccole mattonelle in cotto spaccate a mano) o marmo, con al centro una fontana generalmenete in marmo. Un albero di aranci o di limoni regala all’insieme leggerezza e freschezza. Sui tre o quattro lati del patio le camere sono costruite du due o a volte tre livelli. Le colonne supportano i soffitti che avanzano per costituire una serie di gallerie aperte sul patio, separate da balaustre in legno lavorato (derbouz). Generalmente le camere sono larghe ma senza grandi profondità e ilulminate e areate da una porta a due battenti e da rare finestre molto basse. Il piano terra comprendeva generalmente un salone, un paio di camere da letto, un bagno e la cucina. Il primo piano era riservato al padrone di casa quindi generalmente si trovava la camera padronale e la biblioteca. Nelle famiglie borghesi un salone era adibito esclusivamente a sala da pranzo per ospiti, con accesso a parte, che sottolineava la volontà dei marocchini di sottrarre pudicamente lo spazio familiare alla vita sociale. Per finire la terrzza. Anticamente il regno delle donne, per svolgere i loro lavori domestici senza essere viste, circondate da alte mura che le sottraevano alla vista dei vicini.
Oggi le terrazze sono diventate dei veri e propri ambienti open air, con solarium e hammam, sempre discrete e generalmente non visibili dai occhi indiscreti. Secondo il pensiero musulmano i Riad sono considerati come un riflesso terrestre del Paradiso e tre sono le cose che mai devo mancare al suo interno per ricrearlo: il suono dell’acqua che scaturisce da una fontana, il canto degli uccelli e il profumo dei fiori. Anche nei Riad più umili é sempre presente, appesa ad un muro, la gabbietta con l’uccellino e sparsi qua e là, dentro a latte arrugginite, basilico e rosmarino. Vivere in un Riad é un esperienza unica e indimenticabile, ora alla portata di tutti. Come disse l’architetto americano Bruce Willis, di casa a Marrakech e autore di alcune splendide ristrutturazioni nella Medina:” Ognuno di noi puoi sentirsi un vero Re in un Riad, basta alzare gli occhi e trovarsi il cielo.“
Note: Chiedo venia per la pubblicità occulta al mio Riad, si tira a’campà! Mica tanto occulta…
Welcome in Marrakech
Eccomi..dopo due mesi di assenza e la perdita totale del mio Blog originale ci riprovo…. purtroppo non sono riuscito a recuperare niente dei 250 posts publicati e neppure i dati degli oltre 10.000 ingressi…piano piano Inshalla! cerchero’ di riscrivere tutto quello che era stato pubblicato; informazioni su Marrakech, sul Marocco, società e costume di questo meraviglioso Paese…. a presto!
