Moktar Belmokhtar alias Mr. Marlboro

BelmokhtarIl terrorista islamico Moktar Belmokhtar, 40 anni, algerino di nascita, proviene dalla città di Ghardaïa e sin dall’adolescenza abbraccerà il fondamentalismo religioso, formandosi alle ideologie islamiste più rigorose e basando i suoi precetti sull’apostasia e alla violenza in nome della charia. Nel 1991 si imbarca per l’Afganistan, non ancora 19 enne, e seguirà una formazione ai combattimenti in un campo di addestramento dei talebani chiamato Jihad Wal. Per 15 mesi il giovane Belmokhtar si addestrerà ad uccidere, a confezionare e attivare ordigni esplosivi. In quel periodo verrà chiamato Al Aouar, l’accecato, che detesterà in modo eccessivo. In effetti, durante la sua formazione tra i talebani, un esercizio con gli esplosivi gli costerà la perdita di un occhio, a seguito di una esplosione accidentale. Contando di restare a combattere in Afganistan, dovette fare i conti con gli sviluppi della situazione politica in Algeria che lo ricondussero in patria. Nel 1992 l’armata algerina, con un putsch, annullò  i risultati delle elezioni legislative che avevano visto vincitore il FIS; a quel punto il paese si infiamma e il periodo storico di attentati ha inizio. Belmokhtar rientrando nel suo paese raggiunge i ranghi dei combattenti islamisti e i suoi capi scopriranno allora un talento innato ed essendo un ottimo commerciante verrà dispiegato alle frontiere algerine con il Niger per condurre dei traffici generatori di fondi, fondi di cui i combattenti islamisti necessitano per le loro attività. Da questo compito nasce il suo secondo nome, Mr. Marlboro che, si dice, detesti ancor più che il primo; effettivamente, pur con il suo unico occhio, diventando contrabbandiere in capo della regione, trafficando in sigarette e in armi, riesce a raggiungere diverse importanti transazioni con il Sudan, dove risideva Obama Bin Laden, conducendo a buon fine molte operazioni finanziarie milionarie. Nel 2002, allorchè il GSPC algerino venne cacciato fuori dall’Algeria, verso il Mali e il Niger, Belmokhtar lascerà le sue funzioni di banchiere terrorista per essere coronato dal titolo di Emiro della Filiale saharaoui di Al Qaeda, conducendo diverse operazioni d’attacco e prese di ostaggi molto remunative. Le sue più spettacolari azioni  risalgono al 2005 con l’attacco alla caserma mauritana di Lamghiti, seguito da un attacco alla dogana algerina che uccise 13 persone. Nel 2007 uccide 4 turisti in Mauritania, a seguire la cattura nel 2008 di 4 diplomatici canadesi che lavoravano nella regione per conto dell’ONU. A questo punto verrà condannato a morte dalla giustizia algerina e nel dicembre del 2012 salta alla cronaca la sua disputa con il capo di Al Qaeda nel Maghreb Islamico, il suo compatriota Abdelmalek Droukdal alias Abou Mossab Abdel Ouadoud; quest’ultimo lo dismise dai suoi  comandi nel reggimento di combattenti saharoui che era conosciuto come il “reggimento dei turbanti“. Cacciato dal Al Qaeda si circonderà dei suoi fedeli e creerà il gruppo “I signatari con il sangue”, che hanno organizzato e operato in questi giorni  l’attacco al sito BP nell’estremo sud dell’Algeria.

L’Islam e l’Occidente nei secoli

Tra il VII° e il X° secolo  l’Occidente cristiano venne profondamente scosso dagli ultimi epigoni della conquista araba, anche se quel mondo, come abbiamo visto in seguito, venne solo marginalmente toccato dall’ondata saracena, in particolare la Spagna, l’Italia del sud (solo in parte quella del nord) e la Gallia meridionale. All’inizio l’Occidente confuse queste incursioni incessanti con le molte altre invasioni barbariche di cui era stato oggetto. Questa confusione resta ancora oggi ed è proprio da questa originaria esperienza di aggressione che la coscienza medioevale formò la sua immagine dell’Islam. Le cose cambiarono quando l’Europa cristiana, attraverso le Crociate, superò  i limiti del proprio territorio e si proiettò all’esterno. occidenteBisogna a questo punto distinguere tra la visione dell’Islam nel mondo popolare e quella della filosofia scolastica. La prima era nutrita dalle Crociate e si svillupava a livello dell’immaginario, la seconda si nutriva del confronto islamico-cristiano in Spagna e si sviluppava a livello razionale. Nella letteratura popolare i musulmani erano visti come pagani e il Profeta Maometto era considerato un “mago corrotto“, a capo di un popolo di “infedeli“; gli eruditi invece conoscevano l’apparato dottrinale dell’Islam in quanto esisteva una traduzione del Corano a cui attingere e capire. Se l’Islam venne riconosciuto per le sue conquiste scientifiche e per le sue filosofie, venne contemporaneamente negato in quanto religione e morale. L’Occidente si dissociò  dall’apporto del pensiero arabo congiunto al  giudizio sul valore morale dell’Islam. Si formò dunque una visione intellettuale che dal XII° secolo si prolungò sino al XVIII° secolo e si potrebbe dire, per certi elementi in causa, sino all’epoca coloniale in modo praticamente identico. Questa visione si basa in primo luogo su una profonda collera contro il Profeta che spense l’evoluzione dei popoli verso il cristianesimo; il Profeta non solo abusò della credulità della folla, ma la sua vita divenne esempio di sensualità e violenza, secondo i canoni occidentali. Il suo messaggio venne considerato un messaggio umano e il Corano non sarebbe stato che un insieme deformato di leggende prese a prestito dalla Bibbia. L’Islam era considerato come un elemento perturbatore, un ultimo arrivato, senza elaborazione dottrinale e in ultima analisi semplicistico, che pretendeva di collocarsi sullo stesso piano del cristianesimo. AugustinDa qui ne deriva una visione dell’anima musulmana, che scaturisce dal comportamento del suo pseudo-profeta,  che è l’antitesi del comportamento di santità fondata sulla repressione degli istinti. L’Islam aveva, e a tutt’ora, una concenzione del Paradiso “carnale” e materiale, ammette la poligamia e veniva visto quindi come religione del sesso, della licenza, dell’istinto che prevale sulla ragione. Ci si può domandare se all’origine di questa visione (eccessivamente negativa) non ci fosse stata l’ossessione del sesso che abitava quel piccolo mondo intellettuale. Accanto alla sessualità, il secondo tema sviluppato dalla visione medievale occidentale era quello della violenza e dell’aggressione. Violenza musulmana percepita all’unanimità e proiezione sull’Islam della propria violenza. Gli autori che esprimono il loro pensiero in modo razionale fanno un confronto tra il Cristianesimo che si diffuse attraverso la conversione e il sacrificio degli Apostoli e l’Islam, che all’inizo si diffuse con la conquista armata. L’esistenza di un Islam autonomo e nello stesso tempo che si richiamasse ad una tradizione comune, apparve come una sfida al totalitarismo cristiano che non conobbe l’esperienza del pluralismo religioso della società, come invece successe con l’Islam. Questa visione così polemica non serve comunque a conoscere l’Islam, forse serve a capire la mentalità di certi ambienti intellettuali del Medio Evo, pregiudizi che si sono talmente insinuati nell’inconscio collettivo dell’Occidente che ci si chiede se mai potranno essere estirpati.MahometMedine Molti sono stati poi i  volti dell’Europa moderna: l’Europa del Rinascimento e della Riforma, l’Europa illuminista, l’Europa colonialista dalla seconda metà del XIX° secolo. All’interno di ogni Europa si trovavano diversi punti di vista: quello religioso, commerciale, intellettuale liberista e via dicendo. Nel XVI° e nel XVII° secolo il mondo religioso non polemizzava più con l’Islam, a volte lo ignorava, ma in ogni caso non riconobbe mai nella religione musulmana una religione “rivelata“. Rimase diffuso un sentimento di superiorità che coincise con una coscienza  di supremazia politica e di civiltà. E l’Islam ritornò alla barbarie, non venne nemmeno più considerato, come nel Medio Evo un avversario teologico. Nel mondo laico le cose andavano ‘ diversamente. Sul piano politico l’Islam venne identificato con l’Impero Ottomano e i rapporti tra queste due realtà politiche obbedirono in primis alla razionalità diplomatica. Gli intellettuali guardarono all’Oriente con uno sguardo più sereno e obiettivo; la visione popolare oscillava tra l’immagine di un Oriente splendido e meraviglioso e quella di un Oriente lascivo e crudele, caratterizzato da una religione fanatica, aggressiva, elementare. Nel XVIII°secolo, l’entusiasmo, l’ottimismo e l’universalismo dell’Europa gettarono le basi per una maggiore comprensione dell’Islam. Secondo il pensiero illuminista le diverse culture avevano e hanno uguale potenzialità. Nella seconda metà del XIV° secolo apparve però il fenomeno del colonialismo, prodotto dallo sviluppo industriale e dall’emergente classe borghese. ArabescavaliersBNFIl mondo non europeo si trovava ad essere svalorizzato, privato di dignità e l’arsenale polemico medievale nei riguardi dell’Islam risorse. L’eurocentrismo affiorò chiaramente nei gruppi impegnati ideologicamente, sia cristiani o marxisti. Il cristiano era attirato dalla spiritualità dell’Islam, ma preferiva come interlocutore  il non credente; il marxista era sensibile solo alle dimensioni moderne dell’Islam e volle ignorare la sua cultura più profonda legata al passato. L’umanesimo cristiano coltivò la differenza, il marxista, per contro, la sola universalità riconosciuta valida, cioè il marxismo stesso. Si potrebbe dire che l’uomo più libero è quello che non condivide nessuna ideologia e meno cose si conoscono dell’Islam più si avrà la possibilità di percepirlo con obbiettività e simpatia. Il concetto dell’Islam come totalità lo ha infatti inventato l’Europa che ancora oggi fa riferimento a quel concetto, quando oramai il mondo musulmano si è politicamente differenziato e l’Islam stesso può’ essere ricondotto alla sua sola funzione religiosa.

Marocco: nuovo gruppo radicale islamista

Gruppo Ansar Dine – Mali

Una piattaforma diffusa nel mese di agosto su  diversi media nazionali spiega le intenzioni della creazione di un gruppo islamista in Marocco : Ansaar Achariâ (Partigiani della Charia). Secondo il testo diffuso da questo “futuro” gruppo, l’instaurazione della charia e dello Stato Islamico saranno gli obiettivi della loro futura lotta. I partigiani di Ansaar Achariaâ sono indipendenti e dichiarano di optare per una lotta pacifica contro la laicità (ho dei dubbi su questa ultima affermazione), contrariamente ad altri gruppo islamici come Ansar Dine del Mali. Secondo diverse fonti ed in primis il quotidiano Achark Al Awsat, il nuovo gruppo islamista radicale marocchino è nato. Ma chi tesse le fila della organizzazione e chi ha pubblicato la piattaforma annunciando il progetto destinato all’instaurazione di uno Stato Islamico e della charia? Nessuno lo sa, secondo Abdellah Errami, specialista di gruppi islamici, che vede nella dichiarazione contenuta nella piattaforma una similitudine con le idee dei salafisti. “Si tratta di un iniziativa piuttosto che di un organismo o una organizzazione reale perchè le idee espresse nella loro dichiarazione premilinare sono vicinissime al salafismo, ma non disponiamo ancora di nomi”, ha dichiarato Errami.  Secondo l’esperto, si tratterebbe di discipline di gruppi salafisti indipendenti, che annunciano la loro autonomia nel rispettare la Salafia, ma anche nel rapporto con le altre organizzazioni islamiste che portano lo stesso nome. In un comunicato pubblico presente in diversi siti web, Anssar Achariaâ ha dichiarato di aver l’intenzione di diffondere una religione musulmane giusta, opponendosi ai concetti deviazionisti dell’Islam propagato dalle altre organizzazioni salafiste di altri paesi. Questa nuova organizzazione ha l’ambizione di convincere i cittadini musulmani attraverso discorsi, di difendere le cause della nazione e della religione, per contribuire allo sviluppo sociale ed economico del paese (altro mio dubbio!). Nemico numero uno del gruppo: la laicità. Per combatterla, hanno annunciato guerra contro tutte le leggi che si oppongono all’applicazione della legge islamica e intende creare un “opinione pubblica” favorevole alla charia. Sempre secondo il comunicato, il gruppo radicale assicura che adotterà dei mezzi “pacifici”, attraverso le moschee, le assemblee e le pubblicazioni, per diffondere i loro messaggi, grazie al fatto che il Marocco disponde di un ampio margine di libertà insinuatosi dopo le rivoluzioni arabe. Ansarr Achariaâ ricorda ancora alla fine del suo comunicato che la charia è non solo una dottrina ma il punto di partenza, l’obiettivo, il mezzo per arrivare al risultato.  Vi ricordo che in Marocco, l’utilizzazione della religione nei movimenti politici è proibita. Ad oggi, non si sa esattamente chi c’è dietro questa organizzazione e il debutto fisico è avvenuto durante una manifestazione che prevedeva un sit-in di sostegno alla vedova del jihadista casablanchese El Mejati, davanti alla prigione di Tiflet. La vedova di Mejati protestava contro l’amministrazione penitenziaria che, secondo lei, non ha dato l’autorizzazione di sposare uno dei detenuti. Il gruppo islamista radicale afferma che la vedova di Mejati non fa parte della direzione. Quale sarà la reazione esatta delle autorità davanti a Ansar Achariaâ?  E’ impossibile avere un autorizzazione di associazione presentandosi come detentori della verità religiosa. Staremo a vedere, senza lasciarsi prendere dal panico.

La dottrina del Sufismo in Marocco

Molti marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diversi aspetti e forme. Elemento forte dell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri della società, non importa quale sia l’età, sesso, status sociale o orientamento politico. Il sufismo attira sempre di più i giovani a causa della sua tolleranza, della sua interpretazione facilitata del Corano, del rifuto al fanatismo e per la sua modernità. I giovani trovano nei principi di “bellezza” e “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di amare le arti, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro obblighi spirituali e religiosi. Le confraternite sufiste esistono in tutto il Marocco. Organizzano regolarmente incontri di preghiera, per salmodiare e discutere di sociale o di politica, del rispetto per l’ambiente o della solidarietà,  sino ad arrivare alla lotta contro le droghe o alla minaccia del terrorismo. Inoltre, i seminari sufi, pongono l’accento sui valori universali che l’Islam condivide con il cristianesimo e il giudaismo (come la ricerca della felicità, l’amore dei sensi, la tolleranza delle differenze razziali e religiose, la promozione della pace) e incitano i giovani a confrontarsi nel dialogo interreligioso. Nell’insieme, i seminari sufi, con i loro salmi e i loro raccoglimenti spirituali, offrono un veicolo sociale a milioni di marocchini, dove la fusione del sacro e del profano, dell’anima e del corpo, del singolo e dell’universo è a volte possibile e gratificante. I sufisti prendono le distanze dai fondamentalisti (che vedono l’Islam l’emulazione serrata e utopistica del profeta Maometto e dei suoi compagni) e insistono in particolare sull’adattamento della comunità alle problematiche e alle priorità dei tempi moderni. I sufi non condannano le donne senza velo cosi’ come non censurano le distrazioni della nostra epoca. suficopPer gli adepti, la differenza tra vizio e virtù e strettamente correlata all’intenzione e non alla apparenza. Il sufismo è dilagato nella cultura marocchina al punto che il suo ruolo non può essere appreso se si riduce a capire una setta o un luogo sacro: la sua dottrina ha impregnato dei generi musicali detti “moderni” o “occidentali” come il raî, versione hip hop e rap marocchino, che ovviamente possono apparire troppo terresti o troppo sensuali per essere associati al sufismo. Questa musica si ispira alla poesia sufi per cantare l’essenza prima dell’essere umano, le virtù della semplicità e i doni curativi dei santi sufi come Sidi Abderrahman Majud, Sidi Ahmed Tijani e Sidi Boumediene, capi spirituali venerati dai loro discepoli per aver cercato, e trovato, l’unione spirituale con Dio nel corso della loro esistenza terrena. L’impatto del sufismo sulla cultura giovanile è esplicità nelle parole del gruppo urbano Nass Al Ghiwan e dei Sahara Gnawa. Questi due gruppi sono stati profondamente influenzati dalla musica pop marocchina dagli anni ’70 e le canzoni dei Ghiwan sono impregnate della filosofia hippie di gruppi come i Rolling Stones e i Pink Floid, spingendo un gran numero di loro ascoltatori verso una risposta psichica chiamata Shata, un termine arabo marocchino usato per parlare di danza moderna. I musicisti Gnawa, discendenti degli schiavi africani deportati in Marocco tra il XII° e XVII° secolo, produssero un effetto molto simile. sufi31Le loro musiche, mixate con parole religiose,  profondamente radicate nella tradizione dell’Africa subsahariana, e melodie melanconiche, ricordano il jazz e il blues americano. L’esecuzione Gnawa si concentra sul corpo che danza girando su se stesso, su di una voce spasmodica, ritmi poetici che rimandano ai salmi sufi in arabo come “Non esiste altro Dio che Dio e Maometto è il suo messaggero“. Queste parole, terribili se pronunciate da un terrorista, elevano l’anima quando sono cantate dai musulmani pii, dagli Gnawa e da altri musicisti ispirati dal sufismo.Anche il gruppo Fnaire, nuovo complesso hip hop di Marrakech, si definisce come un mélange di tradizioni sufi e di rap americano. È opportuno segnalare che migliaia di giovani europei, americani e africani, affluiscono ogni anno ai Festivals di musiche sacre organizzati dai movimenti sufisti attraverso tutto il Marocco, per cantare e celebrare i loro entusiasmo per la vita e il loro attaccamento ai valori universali della Pace. La scena di questi Festivals rifiuta totalmente il tipo di immagine che i fondamentalisti cercano di trasmettere ai giovani marocchini. Questa fusione di sufismo e modernità produce un esperienza estetica unica, che attira i giovani che rifiutano la violenza, sostenendo i valori di una umanità condivisa.

Saint-Exupéry vola ancora.

La bibliografia di Saint-Exupéry non ha nulla di impressionante. Cinque libri in totale, che hanno però assicurato la sua fama in campo letterario.È in Marocco, a Cap–Juby (una modestissima pista schiacciata tra il mare e il deserto nel Rio de Oro), che Saint-Exupéry scrisse il suo primo romanzo, nel 1926. Fu nominato capo scalo ed ebbe per missione quella di migliorare le relazioni della mitica compagnia aerea Latécoère (poi chiamata Aéropostale), con le tribù indigene da una parte e con gli spagnoli, che erano contrari allo scalo, dall’altra. Durante i 18 mesi della sua permanenza andò  in aiuto a ben 14 voli e ai piloti caduti in panne. Da questa avventura in terra africana scrisse  ”Corriere del Sud“, preso in prestito da una iscrizione sui sacchi postali dell’epoca. Lo scrittore/aviatore scrisse il romanzo durante le lunghe e interminabili notti marocchine, su di una panca posata sopra due bidoni di benzina, raccontando la storia di un pilota dell’Aèreopostale angosciato da un amore giovanile. Come un soffio autobiografico lo scrittore ripercorre tutti i suoi ricordi più belli con Louise De Vilmorin, suo primo amore interrotto. In Argentina poi, Saint-Exupéry scrisse il suo secondo libro, “Volo di notte“. André Gide scrisse la prefazione e il romanzo vinse il Prix Femina 1931. Ancora una volta l’aviazione e gli uomini sono al centro del romanzo e l’avventura di questi pionieri captò il gradimento del pubblico. Nel 1939 poi il libro “Terre degli Uomini“. In questo libro l’eroismo passa in secondo piano per lasciare spazio ad un pensiero più umanista che non lo lascerà più. Una giorno Saint-Exupéry si trovò su di un treno a Marrakech e vide in un vagone dei bambini marocchini con i visi sporchi e feriti, mal vestiti, con i loro corpi fragili e affamati, e disse: “Vedo in questi bambini dei Mozart assassinati“. Il suo libro più conosciuto rimane “Il Piccolo Principe” che venne pubblicato nel 1943. E’ un racconto poetico, per ragazzi (ma non solo), ed affronta temi importanti come il senso della vita e il significato dell‘amore e dell’amicizia. Alcuni parti del libro sono ambientate nel deserto del Sahara. E’ stato tradotto in oltre 180 lingue e stampato in oltre 50 milioni di copie. La sua morte risale al 31 luglio 1944 quando si imbarcò da Borgo, distante una quindicina di km da Bastia, in Corsica, per il suo decimo volo a bordo del suo P-38 Lightning versione F-5B-LO; la missione consisteva in una ricognizione sulla valle del Rhône, sorvolo di Annecy e ritorno dalla Provenza. Quel giorno lo scrittore/aviatore non fece rientro alla base. Soltanto nel 2000 alcuni pezzi del suo aereo vennero ritrovati nei pressi dell’isola di Frioul, nelle vicinanze di Marsiglia e nell’aprile del 2004, grazie ad un numero di serie venne ufficialmente riconosciuto l’aereo di Saint-Exupéry. A Tarfaya, in Marocco, luogo che vide il pilota lavorare e scrivere, è stato eretto un monumento alla sua memoria.