Il ministro uscente del Turismo e dell’Artigianato, Yassir Zenagui, è stato nominato oggi Consigliere del Sovrano al gabinetto Reale. Yassir Zenagui è stato nominato come Consigliere reale in ragione della “sua competenza e del suo savoir-faire durante la gestione delle missioni che le sono state conferite”, precisa un comunicato del ministero della Casa reale. Ingegnere dell’ISEA specializzato in intelligenza artificiale, Yassir Zenagui ha iniziato la sua carriera nel 1995 presso la Societè Generale a Parigi come ingegnere finanziario ed è stato in seguito direttore in carico del trading “prodotti derivati” presso la Deutsche Bank di Londra. Il nuovo consigliere è stato nominato una settimana dopo la designazione di Abdelilah Bekirane come presidente del governo da SAR Mohammed VI. Yassir Zenagui raggiunge l’equipe dei consiglieri del Sovrano nominati per quest’anno che sono Omar Azziman, Abedellatif Menouni e Mustapha Sahel.
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Jacques Majorelle all’asta e in mostra a Marrakech.
Quattro quadri « d’eccezione » del celebre pittore francese Jacques Majorelle saranno esposti, dal 23 al 25 aprile a Marrakech, in previsione della loro messa all’asta che si terrà a Parigi nel mese di giugno, presso laMaison Artcurial Briest-Poulain-F. Tajan. Quattro dipinti tra cui figura la celebre “Kasbah rouge de Marrakech”, esposta una sola volta dal 1924, anno della sua creazione . Conservata da quella data presso la famiglia Majorelle, questo quadro è stimato intorno ai 600.000/800.000 euro (catalogo) e quindi sarà il pezzo forte dell’asta che avrà come titolo “Tableaux Orientalist”, prevista per il 9 giugno, con una sezione dal titolo “Jacques Majorelle e i suoi contemporanei”. Questo quadro fu riproposto come copertina della guida turistica di Marrakech nel 1926 ed occupa un posto particolare nei cuori dei grandi appassionati di orientalismo, raggiungendo lo status di icona. Félix Marcilhac, storico d’arte e specialista di Jacques Majorelle riassume con queste parole l’opera in questione: “in questa grande composizione del 1924, con un semplice gioco di piccole superficie posate in piatto e a mosaico, Jacques Majorelle traduce pienamente la plenitudine del suo soggetto trattando sottilmente la trasparenza e la purezza dell’aria, la diversità dei colori che vengono trascinati in una gamma di ocra rossi e di bruni, che avvolgono il paesaggio circostante e la folla, con dei mezzi talmente semplificati e naturali che si raggiunge l’esperienza di ascoltare i rumori e sentire gli odori”. Jacques Majorelle (Nancy, 1886 – Parigi, 1962) è l’esempio illustre del folto gruppo di pittori orientalisti francesi che si sono arresi allo charme della Ville Rouge, che ha donato loro la strada per percorrere al meglio i propri talenti e realizzare le loro opere migliori. Nel 1919 Majorelle si installo’ a Marrakech acquistando un terreno che divenne in seguito la base dei famosi giardini Majorelle, aperti al pubblico nel 1947 e che raggruppa una delle più importanti collezioni di piante della sua epoca. Oggi il suo atelier è diventato grazie a Yves Saint Laurent e a Pierre Bergé un piccolo museo che ospita una preziosissima collezione di arte islamica. Sulle opere di Majorelle, il romanziere francese Jérôme Tharaud scrisse: “E’ pazzo per Marrakech e per l’Atlas, pazzo dei suoi orizzonti del sud e quindi io posso testimoniare che è una verità, una giustizia, una sincerità pura delle sue osservazioni. Tutto quello che ha visto, reso con la forza e la semplicità della sua strana barbarie”. Questi quadri saranno esposti al Es Saadi Gardens & Resort, insieme a decine di altre opere minori che saranno poi inviate alle casa d’aste parigina. Nel capitolo riservato a “Jaques Majorelle e i suoi contemporanei”, si potranno ammirare tele di José Cruz Herrera, Edy Legrand, Jean-Gaston Mantel e Henri Rousseau. Altri pezzi forti di questa asta saranno le tele di altri artisti come Etienne Dinet, Félix Ziem, Georges Washington, Alfred Chataud e Alexandre Roubtzoff, che permetterrano al visitatore di avere un panorama completo del mondo arabo, dal Marocco all’Egitto. Queste opere in particolare saranno oggetto di una esposizione a Parigi, dal 6 al 9 giugno, data della loro messa all’asta presso l’Hôtel Marcel Dassault.
La casa sulle nuvole
E’ uscito, credo ieri, nelle sale italiane il filmd’esordio del bravo e giovane regista Claudio Giovannesi. Cast di attori italiani con Adriano Giannini, Emilio Bonucci e Emanuele Bosi. “La casa sulle nuvole” è il film d’esordio di Claudio Giovannesi che ha scritto il film dopo aver girato nel 2005 il documentario “Appunti per un viaggio in Marocco“, un reportage sulla comunità italiana a Marrakech, caratterizzata da due tipologie di persone: gli imprenditori in fuga dall’Italia che speravano di fare soldi in Marocco (sbagliavano!), e gli artisti. “La casa sulle nuvole” è ambientato proprio in questo contesto, ma racconta il percorso sia interiore che esteriore di due fratelli che cercano il padre. Nel film il personaggio del padre è Dario, interpretato da Emilio Bonucci, un padre che ha abbandonato da 15 anni i figli Michele ( Adriano Giannini) e Lorenzo (Emanuele Bosi) per andare a vivere nella comunità di artisti di Marrakech. Nella trama del film i due fratelli vivono soli nella grande casa di famiglia alle porte di Roma e non vedono il padre da molti anni perchè appunto se ne è andato a Marrakech. Michele è cresciuto con la responsabilità del fratello minore ed è oppresso dal senso del dovere. Michele ha conosciuto bene il padre Dario prima che li abbandonasse, e nutre per lui un profondo rancore mescolato ad una grande nostalgia. Lorenzo invece ha idealizzato la figura paterna perchè era bambino al momento della partenza. Un giorno si presenta a casa un uomo con un atto di vendita notarile e i due fratelli scoprono che il padre ha venduto la proprietà. Sconvolti partono per Marrakech alla ricerca del padre e in questa ricerca conosceranno il loro vero padre, un uomo pieno di slanci e di contraddizioni. Dario è un uomo che ha sottratto ai figli la sua presenza fisica ma ha lasciato una profonda traccia spirituale insegnando loro l’amore per la vita e la capacità di ricominciare, di ricercare la felicità.
La città di Marrakech raccontata nel film è un crocevia culturale e razziale, con una grossa spinta verso l’Occidente. Fin dalla prima scena nella discoteca dove, con un semplice movimento di macchina, il regista mostra tutte le età e tutte le razze che ballano al ritmo di un unica musica, che evoca immediatamente i locali nostrani. Del resto il velo per le donne non è obbligatorio e la compagna del papà, Amina, veste all’europea e sogna di vivere a Roma. Chiaro ed evidente come il Marocco sia solo una delle tante possibilità per raccontare la ricerca del proprio posto nel mondo, della fuga che è in realtà l’alibi alla propria incapacità di affrontare se stessi e i propri fantasmi. Colonna sonora più vicina al Medio Oriente e atmosfere del blues fanno delle traccia un crogiolo di esperienze, specchio del Marocco multirazziale e turbinio di sentimenti contrastanti che ciascuno si ritrova ad affrontare. Poi il viaggio nel viaggio: il deserto dell’Erg Chebbi. Qui si chiude la storia e i tre protagonisti affrontano insieme il deserto, che è anche un modo per dire che affrontano se stessi e i conti aperti con gli altri. Chi, incapace di assumersi le proprie responsabilità, non lascerà quel deserto, troverà la sua casa nelle nuvole.

