La Medina di Marrakech: tra anarchia e sogno

Vi voglio parlare di questa splendida realtà che si chiama Medina: la medina (città in arabo) è un agglomerato caotico e apparentemente senza logica alcuna, di strade, vicoli e sentieri che possono creare qualche problema agli occidentali provenienti da città squadrate e precise. Il primo impatto, forte e a volte lacerante, è dato dall’anarchia dei mezzi a due ruote che circolano indisturbati, a volte a velocità eccessive, negli stretti percorsi medioevali. In teoria tutta la Medina è proibita alle motocicletta, alle motofurgonate e quant’altro, ma nessuno rispetta questo divieto. A volte ci si trova, dietro l’angolo, vis a vis con il conducente che deve letteralmente inchiodare per non investire i malcapitati. A questo sommiamo le migliaia di biciclette, i carretti trainati dai muli e il gioco è fatto: molti turisti non vedono l’ora di uscire dall’incubo. Credo che sia importante approcciarsi in modo più ”primitivo” alla Medina, lasciare da parte i timori e le ansie per lasciarsi catturare dal suo fascino e dal suo mistero. Realmente la Medina non è pericolosa, a qualunque ora è possibile muoversi e capirla. La Medina sono anche i Souks (mercati). Un labirinto di strade animate e brulicanti vita. Magia di luce che offre i suoi raggi di pioggia eterea ai marciapiedi, alle case e alle cose.  La  definizione del vocabolario è evocatrice: souk = grande disordine. E questa è sicuramente la prima impressione che si ha in tutti i mercati dell’Africa del nord. Ma, se si guarda con occhio attento, ci si accorge invece che ogni cosa è al suo posto, ordinata,  e che ogni souk ha la sua specificità . Il souk era il luogo degli scambi verbali; si parlava di politica e di economia sorseggiando un the alla menta con gli amici, si discuteva di affari e si concludevano affari, si incontravano gli altri clans e a volte i futuri sposi. Oggi i souks di Marrakech sono dei luoghi di commercio e di attività professionali,  si contano 45.000 artigiani marocchini dal sapere secolare nel suo interno. Di lato alla Place Jemma el Fna il souk Smarine raggruppa i venditori dei tessuti, jellaba, caftani e babouche. Il souk Fekarine è specializzato nella ceramica tradizionale e, nei pressi della splendida Piazza Rahba Kedina (piazza delle spezie, ex mercato di schiavi neri sino all’avvento del protettorato francese) il souk Zarbia propone i migliori tappeti presenti sul mercato della Ville Rouge. Poi, subito dopo, il souk dei gioielli. Nelle vicinanze della fontana Mouassine i tintori stendono al sole migliaia di colori impressi nella lana, nella seta e nel cotone, lavorando con grazia vicino agli enormi pentoloni dove bolle il pigmento. Nel souk Cherratine si lavora la pelle ed è presente una conceria. Il più spettacolare e dantesco souk è, per me, quello del ferro battuto. Lo si ascolta prima ancora di vederlo ed è un mondo a se, medioevale, unico e indescrivibile. Uomini e ragazzi lavorano seduti a terra picchiando con i loro martelli il ferro che si trasforma nelle loro mani.  Poco più avanti il souk del cuoio dove si trovano splendidi oggetti di arredamento come pouff, tavoli e accessori. Lana, pelle di montone o di capre, erboristerie, frutta secca, spezie; ogni souk è unico nel suo genere e autentico. Questo mondo è un piacere per gli occhi con i colori, gli oggetti, i lavori artigianali; un piacere per le orecchie con il brusio incessante delle migliaia di persone che lo frequentano, e piacere per il naso con i profumi dei cedri, delle spezie, del cuoio, senza dimenticare il piacere del gusto con il the alla menta e i bèghrirs (dolcetti tipici). Alla sera, rientrando, avrete ancora nella testa il ricordo di quelle strade, di quei piccoli derbs con le immagini ipnotiche di un caleidoscopio. I souks di Marrakech restano un passaggio obbligato per tutti, per meglio comprendere la realtà di una città affascinante. I souks sono aperti tutto il giorno, a partire dalle 10.00 sino a sera inoltrata. Ricordate che verso le 22.00 alcuni di questi vengono chiusi da dei portali in legno che sbarrano, di fatto, la strada, e sarete obbligati a tornare sui vostri passi. Quanche consiglio per l’acquisto: il mercanteggiare è parte essenziale dei souks e la cosa fondamentale è essere fieri del vostro acquisto. Attenti ad accettare il the; è sinonimo di acquisto. Può essere divertente se avete del tempo ma ricordate sempre che fatto 100 il valore dovrete, se siete bravi, arrivare a 50 e sempre per gradi, quindi per arrivare a 50 dovrete offrire in prima battuta 20, poi 30 e via discorrendo sino a fermarsi ai fatidici 50. Buon shopping nell’anarchica e grandiosa medina di Marrakech, Patrimonio Mondiale dall’Unesco.

Sotto la pioggia..il panico marrakchis!

I marrakchis (abitanti di Marrakech) sono frivoli, si sà. E’ il solo luogo al mondo dove è possibile incrociare delle persone in anorak in pieno mese di agosto, con 40° gradi all’ombra. E’ tutto vero, non invento nulla, sono qui tutto l’anno. Infatti, sotto i loro molteplici strati di vestiti, riescono a sviluppare i loro propri microclimi e macerare in una marinata personale, intima e refrigerante. L’inadattabilità dei marrakchis prende una piega spettacolare nei giorni di pioggia, come in questi giorni. Il minimo temporale semina il panico e il caos nella città. Come tutti i marocchini, i marrakchis, traumatizzati dalle loro estati aride, amano la pioggia. I primi acquazzoni della primavera sono accolti con crisi di gioia. Tutti si felicitano mutualmente, alzano le mani al cielo per ringraziare il Signore..poi alzano le mani allo stesso Signore per chiedergli di aiutarli a rientrare vivi alle proprie case. Marrakech non è una città fatta per le pioggie torrenziale. I tombini della città saltano con il primo acquazzone e le strade si inondano in un colpo d’occhio, regalando un allure da naufragio titanico (fuorviante. ..per Londra..deve prendere la prima a destra!). Quando poi tutto termina, grandi pozzanghere dimorano ovunque. In un paio di settimane vengono assorbite dal terreno perché, in effetti, le Autorità della città sono ecologisti puri e duri, e mai e poi mai interferiranno con il corso della Natura, che necessità di tempo per il lavoro di evaporazione. Intristiti dalle loro scarpe fradicie, i marrakchis soccombono all’ambiente da Apocalisse. Un consenso tacito vaga nella città, trasmettendo la necessità di uno stato d’emergenza. Il nuovo codice stradale è abolito (ove fosse praticato!) e nuovi codicipolite” entrano in vigore, come:”Permettemi di tagliarvi la strada e rigare con la mia moto la vostra auto, siete amabile!”, oppure “hops, perdonatemi di avervi completamente inondato di acqua (sporca), ho un leggero ritardo e non ho proprio capito che stavo entrando in questo piccolo lago di montagna!“,  e via dicendo. Il già flebile diritto della strada ai pedoni è sospeso a tempo inderteminato e tutti i bipedi che si trovano in strada sono da considerarsi come “nemici combattenti“. Se, per sfortuna, alla pioggia si uniscono tuoni e lampi la città diventa lo scenario di un isteria collettiva, considerando che molti negozianti chiudono i loro negozi prima dell’orario abituale perché, terrorizzati dai lampi, i dipendenti si rifiutano di lavorare, senza contare gli svenimenti! . La prima pioggia dell’anno poi, riveste un carattere ancor più pittoresco, oserei dire näif: i lunghi mesi di aridità lasciano sull’asfalto uno spesso strato formato anche da grasso e la pioggia trasforma questa schifezza in un liquido oleoso, saponato e scivoloso, particolarmente feroce per le due ruote. Non è raro quindi vedere delle moto che si lanciano in spettacolari scivolate in mezzo a bus e camion. E’ una sorta di “Holiday on Ice“, gigante e improvvisato, uno spettacolo che potrebbe essere divertente se non togliesse la vita, ogni anno, a decine di conducenti di moto. L’incoscienza poi di chi cerca rifugio nella medina, creando ingorghi cinematografici, è pari ai fiumi di acqua che si riversano nelle piccole stradine intasate. La sola cosa da fare a Marrakech quando piove è restarsene a casa, o in Hôtel. E’ l’occasione buona per utilizzare il camino (vedi che serve a Marrakech!), ascoltando la pioggia che picchia contro i vetri delle finestre, dissertando dottamente, con i piedi asciutti, sui benefici della pioggia in Marocco.

© Riproduzione riservata