The Black Allure…by Emma Summerton

Questo servizio fotografico è uscito nelle pagine di Vogue Italia qualche mese fa. Non mi stanco di guardarlo. La tecnica e la bravura della fotografa sono eccezionali. La bellezza africana, da sempre rappresenta, più o meno velatamente, la sessualità, la felinità, il mistero, l’ambiguità, la classe e il glamour più totale. The Black Allure.   Qui sono raggruppate le più belle Veneri Nere del momento, dirette e fotografate in maniera esemplare dalla Summerton.

Saadia Marciano, Black Panther del Maghreb

Saadia Marciano nacque a Oujda, in Marocco, nel 1950. Personaggio misconosciuto non solo nel suo paese ma anche in Europa, fondò il movimento sociale delle Pantere Nere nel 1970. La sua famiglia emigro’ dal Marocco in terra d’Israele durante la diaspora e andò a vivere nel quartiere di Musrara a Gerusalemme. Il quartiere situato nella medina non poteva sopportare l’afflusso dei rifugiati dai paesi arabi, tenendo conto che le condizioni di vita dei rifugiati non erano considerate prioritarie dal governo israeliano. È in questo contesto che il giovane Saadia fondò nel 1971, con altre figure della gioventù sefardida e mizrahi , il movimento delle Black Panther israeliane. Secondo lo storico Kokhavi Shemesh, la scelta del nome al loro movimento di rivolta sociale venne da Marciano, che si ispirò al movimento afro-americano per cercare di impressionare l’allora primo ministro Golda Meir. Marciano pubblicò la rivista del suo movimento, HaPanter HaShahor (La Pantera Nera), e iniziò il suo militantismo attivo, rubando nel 1972 le bottiglie di latte depositate nei quartieri abitati dalla classe media ebrea, per donarle agli abitanti dei quartieri poveri. In quel contesto, durante una manifestazione di protesta, ricevette un pugno in un occhio da parte di un poliziotto e l’immagine del suo occhio pesto fece il giro del mondo, attirando l’interesse della stampa internazionale. Gli anni che seguirono videro il gruppo sciogliersi ma Saadia Marciano continuò il suo attivismo sociale in favore dei più deboli. Marciano decise allora, come la maggiorparte dei componenti delle Black Panther di entrare in politica. Raggiunse il campo Shel”i (Shalom IeIsraël, ”Pace per Israele“), una coalizione del movimento situato a sinistra nella politica nazionale, fondata durante le elezioni legislative del 1977, e si candidò nelle liste del partito. La vittoria di due seggi parlamentari diede la possibilità a Marciano di poter sedersi in Parlamento, in base ad una rotatoria sui primi cinque candidati eletti. Entrò alla Knesset nel maggio del 1980, ma diede le sue dimissioni l’11 novembre 1980, scelta dovuta al fatto che volle creare un suo movimento politico, Shavin be-Israël Panterim (Uguaglianza in Israele – Pantere), rinominato con l’arrivo di Mordechai Elgrably “Partito dell’Unità” (Miflegget HaI’houd). Saadia Marciano rappresentò il partito per un anno svolgendo compiti nella commissione dell’educazione, della cultura e dello sport, oltre a quella sul lavoro e sul welfare. Nel 1981 il partito guadagnò  l’uno per cento alle legislative mettendo fine alla carriera politica dell’attivista. Si presentò ancora alle legislative del 1996, ma risultò 37° nella lista del Partito dei Lavoratori. Gli ultimi anni della sua vita furono consacrati alla lotta contro la droga, fondando un centro di disintossicazione e aiutando i più deboli, ebrei, cristiani e musulmani. La sua salute peggiorò velocemente e si ritrovò su di unasedia a rotelle; un anno prima della sua morte chiese un assistenza finanziaria al governo israeliano, che non le venne concessa, e morì  il 21 dicembre 2007, all’età di 57 anni. Ai suoi funerali arrivarono migliaia di persone, ebree, cristiane e musulmane, per rendere omaggio a questo grande uomo che combattè per la tutta la sua vita contro le disuguaglianze sociali, contro la fame e la povertà, per rendere giustizia ai più deboli senza diritto di replica. In Marocco questa figura è dimenticata, non esiste traccia sui libri scolastici e meno ancora in attività culturali a favore dei personaggi nati nel reame. Peccato, Saadia Marciano va oltre il discorso religioso e di razza, ma richiama a se dei semplici valori umanamente riconosciuti, primo tra tutti il diritto ad una vita dignitosa ovvero il rispetto fondamentale dei Diritti Umani. Questo ”ragazzo ribelle” di 57 anni, marocchino, portava nell’anima una grande lotta sociale per l’Africa del nord, che pochi hanno inteso e spalleggiato, lasciandolo solo negli anni bui della sua malattia, sino alla sua prematura scomparsa.

Festival di Essaouira 2011, un inno all’Africa nera.

Ogni anno, il Festival Gnaoua di Essaouira onora l’eredità musicale di una comunità le cui radici si spingono sino alle credenze ancestrali più profonde. Storia, riti mistici e strumenti musicali: piccolo giro d’orizzonte sull’essenziale della musica Gnaoua. Tutto inizia da una storia tra il Marocco e l’Africa nera. Il sultano Ahmed El Mansour, di ritorno da una spedizione nel reame Songhai (sud del Senegal, Tchad, Mali) rientrò nel paese alla fine del XVI° secolo con le sue carovane cariche di ori e migliaia di schiavi, che si installarono in seguito, la più parte, nella regione di Mogador. Le tradizioni di questi primi Gnaoua sono state ibridate poi con le influenze locali arabo-musulmane e berbere, che ritroviamo oggi nella loro musica, di base  africana. Musicanti terapeuti, organizzati in confrerie, gli Gnaoua guaritori dei mali del corpo e dello spirito, nel corso di cerimonie notturne, o Lila, si librano in danze di possessione al ritmo della musica e dei canti. All’incrocio tra il culto pre-islamico dei “djinns” (spiriti) e le credenze animiste, questi rituali esoterici sono coordinati da una Mqadma, veggente capace di designare le cure utili alla guarigione. La confreria di Essaouira è la più attiva del paese ed è la sola a disporre di una Zaouia, centro  religioso e santuario di preghiere: la zaouia di Sidna Bilal. Annunciato dai tamburi (ganga), il Maâlem è il capo cerimoniere, il predicatore, colui che evoca gli spiriti e canta giocando con i guembri. Questo strumento centrale, basso tradizionale a tre corde, è costruito in legno di fico e pelle di cammello. Gli altri musicisti, cantanti e ballerini, fanno suonare nelle loro mani i crotali, o “qraqeb”, doppi cimbali che assomigliano a delle grandi nacchere, il cui ritmo lancinante, ripetitivo e metallico si accompagna al gesto della rotazione della testa, creando nelle loro menti  uno stato di trance. Che si sia sensibili o no a questa dimensione mistica, la musica tradizionale gnaoua reinvia alle origine ritmiche del blues, del rock e del soul. Alla ricerca di nuove “percezioni” alla fine degli anni ’60, artisti come Hendrix o i Led Zeppelin si sono infatuati dello charme gnaoua che venne integrato in diverse loro composizioni. Queste prime fusion furono in qualche modo annunciatrici dei più spettacolari incontri musicali che si assistono dal 1998 sulle scene del Festival di Essaouira. Per la sua edizione 2011, il Festival celebrerà le sue origine con un ritorno alla sorgente ispiratrice e all’Africa nera, un messaggio antico e mistico della prima ora, dedicandolo a tutti quegli schiavi del Senegal, del Mali, della Guinea: i “Guinée-aoua”, come si dice in arabo. Dal 23 al 26 giugno prossimo, Essaouira si trasformerà in una piccola Woodstock e prenderà il via il  14° Festival Gnaoua Musiche dal Mondo. In programma quest’anno, jazz, maître vaudou e breakdance. Jazz con i Racines Haiti o ancora Tigran Hamasyan, 23 anni, virtuoso del piano, che improvviserà una fusion con il Maâlem Mustapha Bakbou. Poi l’Africa, certamente, con una fusion tra il Maâlem Kbiber di Marrakech e Baba Sissoko, il più grande artista della musica maliense, con la sua troupe Mali Tamani Revolution. Artisti di jazz americani (Reginald Washington, Ari Hoening), il sassofonista della Guadalupa Jaques Schwarz-Bart (alias Brother Jaques), Erol  Josué, cantante e maître vaudou, e molti altri ancora, riuniti nello stesso gruppo dalle sonorità incomparabile. Da non perdere K’Naan, rapper di 33 anni, e il maliense Salif Keita; o ancora Between Worlds, duo irano-afgano che mixerà i suoi strumenti con la voce del maâlem Hamid El Kasri. E’ difficile citare tutti gli artisti che si produrrano in questi quattro giorni con un programma cosi’ vasto e variegato. Vi rimando al programma ufficiale, ricordandovi che sono in vendita il  pass 4 giorni a 500 dh (48 euro circa) e il  giornaliero a 200 Dh (18 euro circa).  Le scene previste per questa edizioni sono: Piazza Moulay Hassan,  Scena Méditel (spiaggia) con concerti gratuiti – Bastioni di Bab Marrakech e Dar Souri con concerti intimisti a pagamento – Zaouia Sidna Bilal dove si svolgeranno le Lila, a pagamento.

 

Al via il 10° Festival Internazionale del Film di Marrakech

La serata d’inaugurazione del FIFM 2010 svoltasi venerdi’ ha visto la proiezione di “Henry’s Crime” del regista britannico Malcom Venville, che ha di fatto sancito l’apertura della selezione ”fuori concorso” del Festival. La conferenza stampa sul film ha permesso al regista e ai suoi due attori vedettes di ripercorrere il loro lavoro sul set del film e sulla complicità nata tra Revees e Caan che, a detta di molti suoi colleghi, ha un carattere molto deciso e impulsivo. Nel film la storia di Henry (Keanu Reeves) incarcerato per tre anni con l’accusa (errata) di aver partecipato ad una hold-up che, durante la prigionia, instaura un amicizia con Max (James Caan), un anziano detenuto filosofo, che lo incoraggia a realizzare i suoi sogni.  All’uscita dal carcere, Henry decide di svaligiare la banca che lo aveva erroneamente incolpato. Ieri invece il tempo di una cerimonia, breve, ma carica di simboli, al Palazzo dei Congressi, e il mondo del cinema ha riservato una standing ovation ai rappresentanti della 7a Arte francese. La Francia è stata festeggiata come, d’altro canto, merita. La Stella d’Oro è stata consegnata a Catherine Deneuve, grandissima figura del cinema francese e a Costa Gavras, regista e presidente della Cinematografia francese, dalle mani di Martin Scorzese, tra i migliaia flash dei fotografi presenti. ”Il cinema francese ci ha trasmesso la fede e l’amore per il cinema , ha dichiarato Martin Scorzese ed ha elogiato in toto le produzioni francesi. Una costellazione di cinquanta attori e registi francesi sono arrivati nella Ville Rouge per la circostanza, tra cui Sophie Marceau, Vincent Perez, Agnès Varda, e molti altri. Mettendo da parte l’aspetto cerimoniale dell’apertura del 10° Festival Internazionale del Film di Marrakech, questo omaggio alla cinematografia francese si tradurra con la proiezione di 75 films rappresentanti dell’evoluzione del cinema francese negli ultimi trenta anni. Una selezione che propone al pubblico di Marrakech una campionatura importante di questo cinema. Le danze si sono aperte con la proiezione di ”Un balcone sul mare” della regista Nicole Garcia, in concorso. Tutti i giurati hanno ringraziato formalmente il Festival ed hanno dichiarato aperta ufficialmente la 10° edizione; tra i primi a parlare proprio il nostro Scamarcio, accompagnato da Valeria Golino che indossava per l’occasione uno splendido abito in jersey monospalla nero drappeggiato, con polso ricamato da splendidi Swarowski Jet Black, appositamente creato per la serata. Un parterre d’eccezione come mostrano le immagini qui pubblicate…

 

 

 

 

 

 

 

Gli Hackers in Marocco

Seduti davanti al loro computer, codificano e decodificano numeri, alla ricerca di una falla informatica. Sono gli hackers. In Marocco piratano numerosi siti nazionali e stranieri. L’Egitto, il Koweit e Israele sono le vittime designate. Niente frodi di carte di credito, questi hackers rientrano nella categoria degli attivisti. Si servono di Internet per far passare dei messaggi ideologici, politici o religiosi. Magari hanno anche un’attività di creazione siti web. Sicuramente questa è la forma più ”anziana” di hackeraggio e molti paesi in via di sviluppo ricorrono a questo metodo di contestazione. In questi ultimi anni, in Marocco, il pirataggio si è democratizzato al punto di veder emergere una moltitudine di nuovi giovani hackers. Non esiste un profile-type, i pirati sono sovente presentati come giovani, meno di 20 anni, appassionati di informatica e come tutti i giovani amanti della musica e dello sport. Gli  ”hacktivisti” possono rientrare in due categorie : ”White Hat” (cappelli bianchi) e  ”Black Hat ” (cappelli neri). In gergo significa “I gentili” e ”I cattivi”. I white hat designano gli hackers che penetrano nei reseaux senza fare dei danni e i black hat invece entrano nei sistemi per distruggerli o lucrare. Organizzati in gruppo, i geek si fanno chiamarei i “Ghost del Marocco” o ancora “Team Devil” e per molti sono una giovane generazione che combina disastri, utilizzando il pirataggio come un passa-tempo, proponendo le loro idée politiche, ma nella maggioranza dei casi sono delle scuse per le azioni di pirataggio. Ultimo “fatto d’armi” riguarda una discoteca spagnola, la Meca, eretta sull modello di una moschea con una cupola e un minareto. Il 13 settembre scorso, alcuni hackers hanno sostituito la homepage con un immagine di Haram Al Charif (il duomo di roccia a Gerusalemme), accompagnato da una firma del pirata, un viso maschile con un casco rosso e un messaggio esplicativo : ”Volete voi scoprire un bel giorno che la vostra chiesa è diventata un luogo dedicato agli animali di allevamento o ai rifiuti ?“. Stessa cosa è successa in Egitto. Nello stesso mese il sito del ministero della comunicazione del paese è stato piratato, in ragione della diffusione di un telefilm, ”Deshonneur” (Disonore), che, secondo gli hackers, gettava discredito sulle donne marocchine.  Questa forma di attivismo su Internet ha visto la luce nel 2006 con il gruppo di hackers Team Devil e ad oggi hanno piratato più di 750 siti israeliani, in risposta ad una offensiva dello Stato ebraico nella striscia di Gaza. Sui siti piratati si poteva leggere, in un inglese mediocre : ”Piratato dal gruppo arabo Team Devil. Fintanto che ucciderete dei palestinesi noi uccideremo i vostri servitori”. La risposta israeliana non si fece attendere : qualcosa come 4000 vetrine Internet del Reame vennero attaccate. La guerra sul web era stata ufficialmente lanciata e l’acktivismo era nato.  La vulnerabilità dei sistemi sono comunque evidenti e pochi siti dei ministeri hanno lanciato dei programmi performanti per contrattaccare gli attacchi informatici. In Marocco i siti non sono sicurizzati ed esiste un vuoto giuridico in questo campo ; il codice penale marocchino contro la cybercriminalità  punisce le intrusioni nelle banche dati e la legge sulla protezione dei dati personali non è applicata. I giudici non sono formati e non hanno idea di quello che devono fare e giudicare. Gli hacktivisti marocchini non hanno ancora terminato di far parlare di loro su Internet,  che è diventato, nello spazio di qualche anno, un cyberparadiso per questi corsari del XX° secolo.

 

Nour El Ghoumari, il Marocco in bianco e nero.

Giovane e talentuoso marocchino, di Taza, sud del Marocco, di professione fotografo. E che fotografo! Lui si considera un appassionato di fotografia street e ritrattista. Un Palmares di assoluto rispetto considerata la giovane età a partire dalla pubblicazione di alcuni suoi lavori sul prestigioso World’s Greatest Black & White Photographer. Poi ancora esposizioni da Londra al Giappone, passando per l’Ucrania all’Egitto, sbarcando a Parigi. E’ stato consacrato fotografo dell’anno in UK e premiato con medaglia d’oro per il miglior ritratto all’Arab World per due anni consecutivi. Nour El Ghoumari entusiasma il pubblico con i suoi ritratti, unici ed emozionanti, catturando l’essenza della vita nelle strade del Marocco, spontanee eruzioni di bellezza, a volte antica, a volte imberbe. I suoi portraits agli anziani, con volti che parlano attraverso lo scatto,  raccontano di vite sofferte e tragiche, di privazioni e di stenti, ma anche di coraggio che supera la rassegnazione, orgoglio che sostituisce passività, amore comunque per la vita e i suoi doni. Storie umane, stranieri che diventano famigliari, occhi lontani ma terribilmente vicini alle nostre anime, alle nostre coscienze. Il suo sito web è notevole, visitatelo e capirete molto altro di questo bravo fotografo, a tutti gli effetti entrato nella top   internazionale.