Laayoune: il gruppo terroristico algerino, , “les Signataires par le sang”, dopo aver rivendicato l’attacco di In Amenas in Algeria, ha promesso la stessa sorte a tutti i paesi “amici” della Francia nella guerra in Mali.
Le Forze Armate Reali sono state messe in massima allerta lungo tutta la cintura di sicurezza delle bande frontaliere nelle provincie sahariane marocchine del sud. Secondo il rapporto ufficioso dei media, che cita delle fonti vicine agli alti comandi delle FAR, questa allerta è partita la scorsa settimana per innalzare il grado di vigilanza e i coordinamenti inter-armi e inter-servizi, per evitare eventuali incursioni diterroristi algerini in terreno marrochino. In effetti, la rivendicazione del leader dei “signatari con il sangue”, Mokhtar Belmokhtar, all’attentato presso la base petrolifera BP di In Amenas condannava a simili ritorsioni gli eventuali altri paesi “amici” della Francia, Marocco incluso. La vigilanza estrema delle FAR arriva in parallelo con i serrati controlli delle forze della polizia e della gendermeria reale su tutto il territorio del reame, sia nei perimetri urbani che sulle grandi arterie sensibili del paese. Tutto questo ha permesso, in coordinamento con la DGST di smantellare sabato una cellula di recrutamento dei combattenti di Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI), attivi nelle città di Fnidek, Tangeri, ElHoceima e Meknès.
Il terrorista islamico Moktar Belmokhtar, 40 anni, algerino di nascita, proviene dalla città di Ghardaïa e sin dall’adolescenza abbraccerà il fondamentalismo religioso, formandosi alle ideologie islamiste più rigorose e basando i suoi precetti sull’apostasia e alla violenza in nomedella charia. Nel 1991 si imbarca per l’Afganistan, non ancora 19 enne, e seguirà una formazione ai combattimenti in un campo di addestramento dei talebani chiamato Jihad Wal. Per 15 mesi il giovane Belmokhtar si addestrerà ad uccidere, a confezionare e attivare ordigni esplosivi. In quel periodo verrà chiamato Al Aouar, l’accecato, che detesterà in modo eccessivo. In effetti, durante la sua formazione tra i talebani, un esercizio con gli esplosivi gli costerà la perdita di un occhio, a seguito di una esplosione accidentale. Contando di restare a combattere in Afganistan, dovette fare i conti con gli sviluppi della situazione politica in Algeria che lo ricondussero in patria. Nel 1992 l’armata algerina, con un putsch, annullò i risultati delle elezioni legislative che avevano visto vincitore il FIS; a quel punto il paese si infiamma e il periodo storico di attentati ha inizio. Belmokhtar rientrando nel suo paese raggiunge i ranghi dei combattenti islamisti e i suoi capi scopriranno allora un talento innato ed essendo un ottimo commerciante verrà dispiegato alle frontiere algerine con il Niger per condurre dei traffici generatori di fondi, fondi di cui i combattenti islamisti necessitano per le loro attività. Da questo compito nasce il suo secondo nome, Mr.Marlboro che, si dice, detesti ancor più che il primo; effettivamente, pur con il suo unico occhio, diventando contrabbandiere in capo della regione, trafficando in sigarette e in armi, riesce a raggiungere diverse importanti transazioni con il Sudan, dove risideva Obama Bin Laden, conducendo a buon fine molte operazioni finanziarie milionarie. Nel 2002, allorchè il GSPC algerino venne cacciato fuori dall’Algeria, verso il Mali e il Niger, Belmokhtar lascerà le sue funzioni di banchiere terrorista per essere coronato dal titolo di Emiro della Filiale saharaoui di Al Qaeda, conducendo diverse operazioni d’attacco e prese di ostaggi molto remunative. Le sue più spettacolari azioni risalgono al 2005 con l’attacco alla caserma mauritana di Lamghiti, seguito da un attacco alla dogana algerina che uccise 13 persone. Nel 2007 uccide 4 turisti in Mauritania, a seguire la cattura nel 2008 di 4 diplomatici canadesi che lavoravano nella regione per conto dell’ONU. A questo punto verrà condannato a morte dalla giustizia algerina e nel dicembre del 2012 salta alla cronaca la sua disputa con il capo di Al Qaeda nel Maghreb Islamico, il suo compatriota Abdelmalek Droukdal alias Abou Mossab Abdel Ouadoud; quest’ultimo lo dismise dai suoi comandi nel reggimento di combattenti saharoui che era conosciuto come il “reggimento dei turbanti“. Cacciato dal Al Qaeda si circonderà dei suoi fedeli e creerà il gruppo “I signatari con il sangue”, che hanno organizzato e operato in questi giorni l’attacco al sito BP nell’estremo sud dell’Algeria.
L’avvio dell’offensiva voluta dall’armata del Mali con l’appoggio dell’armata francese per la liberazione del nord del Mali, ha seminato un clima di discordia e di grande tensione tra i combattenti dei gruppi armati di Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI). I combattenti hanno iniziato a fuggire verso i campi di Tindouf, il quartier generale del Polisario in Algeria. Per sbarrare loro la strada, le autorità algerine hanno ordinato la chiusura delle frontiere sud con il Mali. Questa decisione è stata presa con un po’ di ritardo, come dichiara un dissidente del Polisario che è presente a Tindouf, precisando che i rumors circolano con insistenza nei campi di Tindouf sull’arrivo tra sabato e domenica di una decina di pick-up che trasportavano decine di combattenti usciti dal fronte nord del Mali. La maggioranza di questi elementi sono degli abitanti saharaoui originari dei campi di Tindouf, aggiunge l’anziano responsabile citando dei testimoni oculari che hanno verificato la presenza di elementi stranieri tra i saharaoui; informazioni che devono essere prese con le dovute cautele e verifiche. Nei campi, l’anziano dirigente saharaoui afferma, “si verifica la massiccia presenza di movimenti inabituali di milizie armate del Polisario e di unità mobili dell’armata algerina, dopo l’offensiva dell’armata franco-maliense nella zona nord del paese” . Un sito di informazione web con sede a Parigi, ha rivelato ieri che una quindicina di combattenti di Al Qaeda nel Maghreb Islamico sono riusciti a raggiungere via terra i campi di Tindouf provenienti dalla zona nord del Mali. Tra questi fuggitivi, precisa la fonte, ci sarebbe Hamada Ould Khaïrou, alias “El Sicario”, un alto dirigente del MUJAO che avrebbe raggiunto il gruppo di Omar Belmokhtar, uno dei capi di AQMI. Hamada Ould Khaïrou che è sposato con una donna di origini sahraoui si sarebbe dileguato dalle zone di guerra in compagnia di decine di combattenti saharaoui.
Alcuni ”dignitari” salafisti in Marocco hanno vivamente denunciato ieri l’intervento militare della Francia nel nord del Mali, qualificando questo atto una “ crociata” e chiedendo a tutti i musulmani ”implicati” direttamente o indirettamente di non collaborare. “Nessun stato islamico deve fornire facilitazioni, come l’utilizzo degli spazi aerei, a degli stati non musulmani contro uno stato musulmano. E’ formalmente proibito dall’Islam”, ha scritto Omar Haddouchi, un celebre sceicco marocchino, sulla sua pagina ufficiale di Facebook. L’Algeria e il Marocco hanno autorizzato il sorvolo dei loro territori agli aerei militari francesi che sono presenti in Mali da una settimana. “Chiunque fornisca aiuto ai non musulmani è considerato impuro”, ha ancora affermato il barbuto Haddouchi. Un altro salafista, lo sceicco Mohamed Rafiki, ha scritto sulla sua pagina che “non è il caso di sostenere le forze occupanti nella loro aggressione contro dei paesi musulmani”. “Nessun straniero ha il diritto di immischiarsi negli affari interni di uno stato musulmano qualsiasi sia il pretesto”, ha rincarato Hassan Kettani, un salafista-terrorista tra i più conosciuti in Marocco. Questo signore è stato condannato a 30 anni di reclusione per incitazione alla violenza dopo gli attentati di Casablanca nel maggio 2003 che costò la vita a 45 persone tra cui 12 kamikaze, ma ad oggi a piede libero per via di una grazia reale (!). Secondo il politologo Mohammed Darif, “bisogna distinguere il salafismo tradizionale da quell jiadista che è molto violento. Il primo è finanziato dall’Arabia Saudita e dal Qatar mentre il secondo è strettamente legato ad Al Qaïda”. Oltre all’autorizzazione al sorvolo aereo del suo territorio dalle forze di aviazione francesi, il Marocco ha espresso senza indugi e mezzi termini la sua solidarietà al Mali. “Il Marocco esprime la sua solidarietà (…) contro questi movimenti separatisti che minacciano la pace e la sicurezza non soltanto del Sahel ma in tutto il Maghreb e ovunque”, ha dichiarato all’ONU il ministro delegato agli Affari Stranieri e la cooperazione, il marocchino Youssef Amrani.
L’allerta è massimo in tutte le città turistiche del reame marocchino. I cervelli dei servizi di sicurezza sapranno giustificare il perchè di tutte le misure eccezionali e preventive messe in atto in questi giorni e riportate da tutta la stampa nazionale? A Casablanca, il direttore generale della sicurezza nazionale ha predisposto due riunioni nello spazio di 15 giorni con tutti i responsabili per la messa in opera di un dispositivo di massimo controllo della città. Tutte le richieste di vacanze dei poliziotti sono state sospese sino alla fine della festività di Capodanno mentre crescono posti di blocco e controlli di veicoli, ronde della polizia in moto in diversi punti nevralgici, sia di notte che di giorno; controlli serrati nelle vicinanze di luoghi di culto sia cristiani che ebraici oltre al pattugliamento 24/24 nelle stazioni, nei luoghi turistici, negozi di lusso, caffè e ristoranti e night-club; tutti i luoghi quindi che accolgono visitatori stranieri in numero importante. A Marrakech, che ospita in questo periodo diverse personalità di spicco e tantissimi turistici l’allerta è in codice rosso e gli effettivi della polizia sono stati affiancati da unità provenienti da altre regioni ritenute a basso rischio. Ci si chiede a questo punto il perchè del ricorso a queste misure straordinarie che si vedono molto raramente. Sembrerebbe che il motivo è dovuto non a specifiche minacce ma allo smantellamento in queste settimane di importanti cellule terroristiche che gravitano nella nebulosa Al Qaedanel Maghreb islamico, che toglierebbero il sonno ai responsabili della sicurezza nazionale nei quattro angoli del paese. Altro fatto allarmante è la liberazione imminente di diversi soggetti implicati negli attentati del maggio 2003 a Casablanca che costò la vita a decine di persone. Raddoppiando gli sforzi e moltiplicando i controlli, le forze dell’ordine marocchine stanno arrestando molte persone ricercate per reati comuni abbassando così il tasso di criminalità sempre più evidente nel paese, registrando successi inaspettati, grazie anche all’investimento pressochè raddoppiato in mezzi e strutture idonee. La tensione è alta e palpabile, quindi si presume che tutte queste misure non siano semplicemente degli esercizi di routine ma rilevano dei presupposti molto seri sull’eventualità di un attacco terroristico, sempre possibile e mai prevedibile, come accadde a Marrakech sulla Place Jemaa el Fna il 28 aprile dell’anno scorso, uccidendo molte persone innocenti al Caffè Argana.
Si può considerare oggi che il muro della ragione pura, sul quale si basa la modernità, si sta crepando e minaccia di affondare? In una maniera sorprendente il razionalismo consegnato a se stesso pare che abbia tramato nel corso del tempo, in parallelo con una straordinaria inventiva teconologica, uno strano totalitarismo efficace quanto invisibile. Da mesi, dopo “l’orrore economico”, si parla con insistenza di una dittatura finanziaria che ci tocca quotidianamente, senza comprendere bene le sue leve. Sempre più persone sono disposte a considerare tutto questo come una fatalità, chiamata mondializzazione, con la quale i politici devono rassegnarsi ad accettare, senza speranza di superarla. Perchè la fatalità qui non è solo economica; è una conseguenza sociale, culturale e umana, che non si può disconoscere. Reincantare il mondo è vedere le possibilità di nuovi rapporti dove la fatalità, e quindi la dittatura di fatto compiuta, non ha più spazio. È riprendere la ripulitura dei processi attuali di delegittimazione per restituire il posto dell’Uomo, della Cultura, della Spiritualità; svincolarsi dal diktat dell’economia e ritrovare la libertà dello spirito. Questo potrà essere il frutto di una prossima ondata di indignazioneglobale che sommergerà quelle già avvenute. Qui la poesia, la quiete della Bellezza, l’art de vivre, che bisogna tenere in considerazione come livello di Vita, come una ricchezza materiale, laddove esiste, del vivere insieme riprendendosi tutti i diritti. Come iniziare una tale epopea alle volte individuale e collettiva senza incappare nelle mille trappole tese dalle diverse forme di ricerca del potere, sia materialista o idealista, politico o fondamentalista? Sono frammenti di insegnamenti che potranno ispirarci; frammenti di un personaggio fuori dal comune e in un certo modo, fuori dal tempo. Omar Al Khayyam, poeta, uomo di scienza, filosofo, spirito libero, che da più di dieci secoli ispira con la sue Rubyat (quartine); folgore poetica che ha tanto da insegnarci. Il Festival di Musiche Sacre dal Mondo di Fès, dedica la sua 18a edizione, dall’8 al 16 giugno, al poeta filosofo, e vedrà quest’anno la partecipazione di innumerevoli artisti tra cui Bjork, Mory Djely Kouyaté, l’Ensemble Gipsy Sentimento Paganini dall’Ungheria, Anuj Mishra con la sua danza Kathrak dall’India, l’Ensemble Nour dall’Iran, Sanam Marui dal Pakistan, Archie Sheep e il Gospel Blues Ensemble dagli Usa, Joan Baez, Cantica Symphonia con il Mito Settembre Musica dall’Italia, Cherifa dal Marocco, Wadie El Safi dal Libano, Lofti Bouchnak dalla Tunisia, Terra Maïre dalla Francia, e molto altri ancora. Momenti di alta spiritualità in un contesto magico come quello della medina medievale di Fès, concentrato puro di anime raccolte per qualche giorno alla ricerca dell’essenza umana. Un Forum con innumerevoli ospiti dal titolo “Un anima per la mondalizzazione” vedrà diverse tavole rotonde tra cui “Il poeta e la città, “Dopo la Primavera Araba, che avvenire”, “Spiritualità e Impresa” e “Crisi finanziaria o crisi di civilizzazione?”.