Questa non è l‘Uganda. Qui non c’è nebbia, spessa e incantatrice che rotea attorno alla montagna della Luna. Neppure l’acqua è presente, come nel lago Vittoria. Nessun animale selvaggio che beve guardingo in una pozza d’acqua vicino al Okavango. Qui non c’è nessun fiume che trasmette messaggi lasciati da un antica civiltà. Nè mare misterioso che racconta storie di naufraghi e pirati. Nè neve perenne come quella del Kilimangiaro. Nè distese sterminate di sabbia come quelle dell’occidente africano. Nè dune di forma capricciosa come quelle del deserto sahariano. Questa è un Africa diversa, sensibile, vicina, amica, piena di incanto. Ancestrale e miracolosa. Duttile e sognatrice. Marrakech non è più la stessa, è vero. Il Marocco è cambiato. Però la Place Jeema el Fna è sempre lì, imperterrita, semplice e complicata, sempre fedele alle sue origini. La Place è un sogno plurale, a volte vari sogni confusi. Perchè la Place soprattutto confonde, a volte ubriaca, l’avaro si prodiga, il malato d’amore si sana, il misogino si trasforma, il pretenzioso eloquisce, il cretino si addormenta, e cosi’ all’infinito. La Place non ha lingua ma le parla tutte. La Place è sonorità ed è muta, pulita e sporca, calda e gelida, temeraria e codarda, e cosi’ all’infinito. Non ha nazionalità, è per tutti quelli che la sentono. È la Piazza del Mondo. Uno spazio aperto. Canto religioso che si leva carico di speranze. Vento dell’Atlas che solleva la polvere accumulatasi durante le ore di canicola. L’asfalto arde. Ascolti zoccoli di cavalli che rimbombano nel suolo liquefatto. In questo spazio assente non c’è nulla, a volte tutto. Sei con tutto il mondo e sei solo. La grandezza della Place risiede nella trasformazione delle persone. Non ci sono schiavi nel sogno. Tutti noi siamo parte della magia e ci convertiamo per un istante in meri attori, semplici marionette di questo teatro vivente, personaggi infine, che esistono per qualche Dio improbabile che si diverte lassù nel cielo. Alla fine dei conti la città e la Place furono create perchè Dio sapesse di cosa parlavano i marrakchis; anche a Dio piace la Storia. La Place è un riflesso del mondo, un riassunto della vita stessa. Succede alla Place, di essere ad un passo da incontrare o perdere il Paradiso, di separarsi per sempre dalla propria ombra e aggrapparsi al cuore, per finire di morire del tutto.
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Legislative 2001 – Islamisti in pole position.
Anche se il contesto marocchino è diverso da quello tunisino, l’apertura della campagna per le elezioni legislative anticipate del 25 novembre nel reame suscita l’inquietudine di una parte della classe politica. E il PJD sta sognando una vittoria come Ennadha in Tunisia. Le elezioni arrivano un mese dopo le elezioni del 23 ottobre in Tunisia, le prime libere in un paese dove tutto ebbe inizio, e prima di quelle egiziane, dove i Fratelli Musulmani hanno il vento il poppa. La vittoria del partito islamico tunisino, Ennadha, che ha guadagnato oltre il 40% delle preferenze, dona agli islamisti moderati del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) la speranza di vincere le elezioni marocchine. Le legislative anticipate in Marocco costituiscono il proseguimento logico dell’adozione di una nuova Costituzione, votata con referendum popolare il 1° luglio scorso, dopo essere stata proposta dal re Mohamed VI, in fibrillazione per le conseguenze nel suo paese delle rivolte arabe. Numerosi commenti di stampa danno una forte ripresa alle urne del PJD marocchino, primo partito d’opposizione con 47 deputati, convinzione condivisa dai principali interessati. “L’esperienza tunisina ha definito la tendenza; non ci sono molte differenze tra i marocchini e i tunisini. Inoltre, l’occidente ci sta conoscendo sempre meglio”, ha dichiarato alla Reuters il numero due del PJD, Lahcène Daodi. Con un po’ di presunzione, Daodi ha inoltre dichiarato che il PJD potrà ottenere tra i 70 e gli 80 seggi in Parlamento, sui 395 disponibili. Se queste previsioni saranno confermate, il PJD diventerà la prima forza politica del Parlamento e in questo caso seguendo la nuova Costituzione approvata, il re dovrà scegliere il nuovo primo ministro dalla rosa del partito vincente. I favoriti hanno già annunciato che non governeranno in solitudine, preferendo dare vita ad un alleanza con le tre formazioni laiche, tra cui il partito Istiqal, nel quale milita il primo ministro attuale, Abbas al-Fassi. Il PJD si scontra in queste elezioni con una coalizione di otto partiti, raggruppati attorno al Rassemblement National des Indépendent (Raggrupamento nazionale degli indipendenti –RSI) di formazione liberale, che ha tutte le intenzioni di sbarrare la strada al partito islamico. Come in Tunisia e in Egitto, gli islamisti marocchini stanno giocando la carta del contesto economico e sociale sfavorevole. Con un tasso di povertà al 28% nel 2010 e un tasso di disoccupazione molto elevato tra i giovani con meno di 34 anni (31,4% nel terzo trimestre 2011, secondo le statistiche ufficiali), che rappresenta anche il 57% dell’elettorato marocchino. Altro punto di forza del PJD è il sostegno che ha sempre dato alla monarchia, contrariamente ad altri partiti adepti dell’Islam politico come Giustizia e Carità, partito/confraternita interdetto nel paese ma tollerato, che ha partecipato quest’anno a diverse manifestazioni affiancandosi al movimento dei giovani del 20 Febbraio. Il contesto regionale lascia credere che gli islamisti hanno tutti i numeri per vincere; sono più accettati oggi che qualche anno fa e dopo la Tunisia i marocchini si chiedono perchè non nel loro paese? Il movimento di contestazione del 20 Febbraio, che raggruppa i giovani indipendenti, radicali di sinistra e islamici fondamentalisti, ha chiesto ai suoi sostenitori il boicottaggio delle elezioni. La grande incognita resta comunque il tasso di partecipazione in un paese dove l’astensionismo è forte. Sono 13 milioni i marocchini aventi diritto al voto e nelle legislative del 2007 la partecipazione si attestò al 37%, dato che illustra il disincanto della popolazione per la politica.
Il Digiuno nel Maghreb: tempi duri per i non-digiunanti.
Tra rivendicazioni democratiche e rinnovamento islamico, il rispetto della libertà di coscienza è passato in secondo piano in questo Ramadan 2011. Da quando la primavera araba ha segnato i suoi colpi, i non-digiunanti rischiano comunque grosso in Maghreb. Inchiesta su di un paradosso. Il Corano considera il digiuno del mese sacro del Ramadan come uno dei cinque pilastri dell’Islam e non sussistono delle penalità a chi non lo rispetta. “Era talmente inimmaginabile non osservare le regole del Ramadan che il Profeta non aveva previsto pene”, dichiara Malek Chebel, antropologo dell’Islam. Di colpo, gli uomini hanno dovuto creare ex novo le omissioni del testo sacro. Da Casablanca a Tunisi, astenersi dal digiuno durante il Ramadan è mal visto e può avere delle conseguenze pesanti per i refrattari. Pene di prigione esplicite e accuse nebulose per “punire” gli eretici del Ramadan, oltre alla pressione sociale e l’animosità popolare. Assistente sociale. Ogni paese del Maghreb possiede la sua ricetta particolare per reprimere i non-digiunanti. In Marocco, l’articolo 222 del codice penale parla chiaro, sottolineando che “tutti gli individui conosciuti per la loro appartenenza all’Islam che rompono ostentatamente il digiuno in luogo pubblico durante il Ramadan sono passibili da uno a sei mesi di prigione ferma e una ammenda”. Una disposizione denunciata più volte da molti cittadini, in particolare gli aderenti al Movimento alternativo per le Libertà Individuali (MALI). Questo gruppo tentò di organizzare un pic-nic, nel Ramadan 2010, ma venne immediatamente circondato dalle forze dell’ordine e alcuni di loro arrestati. Cosa succederà quest’anno, in piena primavera araba? Il Movimento 20 Febbraio, fautore delle proteste in Marocco, non ha fatto sue le rivendicazioni del MALI, che sembra aver dimenticato. “Esiste un consenso talmente forte riguardo al mese del Ramadan che i manifestanti non sono riusciti a raggruppare intorno a se molti sostenitori (vedi rispetto delle libertà individuali e la libertà di coscienza). È un soggetto molto conflittuale, e sembra non sia più una priorità per i membri del Movimento, alcuni dei quali aderiscono al Mali”, dichiara Jean-Noël Ferrié, ricercatore al CNRS, specialista del Marocco e dell’Egitto. “Anche in privato, il digiuno è quasi un obbligo, a causa della pressione sociale fortissima. Nel resto dell’anno il paese è piuttosto liberale, ma la morale sembra concentrarsi durante il mese sacro”, analizza ancora Ferriè. Non è solamente il digiuno, anche il comportamento deve essere decente. Le donne per esempio, non si truccano durante il Ramadan. Ma secondo il ricercatore, il fervore popolare non è lo stesso che in Egitto dove le donne continuano a truccarsi in maniera molto evidente e pesante. E non digiunare in Egitto non è un atto penalmente rilevante anche se nel 2010 un abitante di Assouan venne arrestato dalle forze dell’ordine per non aver osservato il digiuno. Infatti, durante il regime di Moubarak, la polizia aveva il diritto di definire chi costituiva o no, attentato all’ordine pubblico. Perchè in Egitto è la pressione sociale che comanda. La maggioranza dei ristoranti e dei caffè aprono in ore serali, alcuni per lo F’tour (rottura del digiuno) e chi è aperto mostra una grande prova di discrezione lasciando le tende abbassate. Tutti sono sul chi vive! “Per mangiare un sanwich devo chiudere le finestre perchè non voglio, per esempio, che il portiere sappia che io non digiuno, solo i miei più cari amici sono al corrente di questa mia scelta“, spiega Salma, una studentessa del Cairo. Ma la pressione è ancora più forte presso i vicini algerini. Se il digiuno non è regolamentato come un obbligo per la legge, gli affari giudiziari contro i non-digiunanti si sono moltiplicati in questi ultimi anni, anche verso i cristiani che rappresentatno lo 0,2% della popolazione. Il 5 ottobre 2010, due operai cristiani vennero arrestati perchè sorpresi a mangiare sul luogo di lavoro e giudicati. Considerando che nessun articolo prevede una condanna per un caso del genere, il tribunale di Aïn el-Hammam rilascio’ i poveri “miscredenti”.
Dopo aver rilasciato i due operai però, lo stesso tribunale condannò il 22 ottobre dello stesso anno, Bouchouta Fares, a due anni di prigione ferma e a 100.000 dinars (1.000 euro) di ammenda per lo stesso fatto. “I giudici si appellano sovente ad una disposizione speciale del codice penale algerino: l’articolo 144 bis 2, che prevede delle sanzioni in caso di offese verso il Profeta o ai precetti dell’Islam”, spiega la giudice Miloud Brahim. Anche in uno stato laico come la Tunisia, in piena rivoluzione democratica, l’ambiente non è veramente dei migliori. Durante molti decenni il paese contava un numero consistente di non-digiunanti, in seguito all’appello dell’allora presidente Bourghuiba nel 1960, per combattere il sotto-sviluppo, mentre oggi la situazione si è capovolta. Da qualche anni, il rinnovamento islamista è riuscito, poco a poco, a marginalizzare i non-digiunanti, obbligandoli alla discrezione più totale. I caffè e i ristoranti che continuano a servire bevande e cibi durante la giornata lasciano le loro porte di ingresso completamente chiuse. Quest’anno, dopo i tumulti “democratici”, è ancora più difficile trovare un locale aperto nella capitale. La maggioranza di questi stabilimenti sono chiusi dall’inizio del Ramadan. Le ragioni di questo cambiamento? “La paura di eventuali rivolte popolari e la situazione attuale del paese”, analizza Mohammed Kerrou, professore di Scienze Politiche alla Facoltà di Diritto di Tunisi. L’obbligo della chiusura è stata presa comunque in esame dal nuovo Governo transitorio, prima di essere rigettata. In seguito alle ondate di violenza che ha toccato diverse città del paese in luglio, all’attacco di un cinema a Tunisi dopo la proiezione del film “Ni Allah, ni maïtre” (Ne Dio, ne padroni) da parte di un gruppo islamico, i proprietari dei locali hanno preferito astenersi dall’aprire le loro porte. Soltanto gli Hôtels sono aperti e permettono ai tunisini non-digiunanti di sostenersi nella giornata. Per prevenire eventuali risse, una campagna preventiva dal titolo “Ramadan senza violenza”, che raggruppa diverse ONG e partiti politici, è stata lanciata mercoledi’ scorso. “Le cose riprenderanno il loro corso normale, fatto salvo che gli islamisti non vincano le prossime elezioni”, conclude Mohammed Kerrou.
Cosa dice il Corano ?
Il Corano evoca il Ramadan nelle sue Sure. E’ un obbligazione divina, pilastro della fede islamica:
“O voi credenti, il digiuno è stato prescritto, comme fu prescritto a quelli che vi hanno preceduto. Possiate voi credere in Dio” (Sura II, Versetto 183)
“Un numero di giorni, fatto salvo chi di voi è malato o in viaggio, che potrà recuperare lo stesso numero di giorni ulteriormente. Chi deve digiunare ma non ci riesce, dovrà riscattarsi nutrendo un povero. Colui che concederà un tale bene sarà esente, ma digiunare resta ancora il meglio per voi” (Sura II, Versetto 184)
Secondo la traduzione di Malek Chebel, Il Corano, Le Livre de Poche, Fayard, 2009.
Credits: Jeuneafrique.com
Marocco: Oggi si vota…
I marocchini hanno iniziato a votare questa mattina per la nuova Costituzione proposta dal re Mohammed VI dopo le rivolte arabe nel Maghreb. Uno scrutigno, dicono i positivi, che lancerà il Marocco sulla via democratica e la maggioranza dei quotidiani lanciano appelli al voto con accenti lirici. “Alle urne, cittadini”, titola Le Journal, molto vicino al potere. “Rendez-vous con la Storia”, scrive in caratteri cubitali Libération, organo stampa dell’Unione socialista delle Forze Popolari (USFP, coalizione al governo), e ancora il quotidiano L’Economiste titola con “L’ora della grande scelta”. Aperti ad oltre 13 milioni di marocchini (su di una popolazione censita di oltre 30 milioni di persone), gli scrutigni proseguiranno sino a questa sera negli oltre 40.000 seggi elettorali sparsi sul territorio, Sahara occidentale compreso. All’estero, oltre 520 uffici consolari sono aperti per ricevere i voti dei MRE (marocchini residenti all’estero) e in questo caso, le votazioni proseguiranno sino a domenica. Le prime cifre saranno disponibili questa sera ma si dovrà attendere domenica o lunedi’ per avere dei dati definitivi e certi. Malgrado le opposizioni e gli appelli al boicottaggio, il re, al potere dal 1999, è certo di vedere l’adozione del testo costituzionale. I media pubblici, i giornali, i principali partiti politici, i grandi sindacati e le moschee del reame hanno invitato a votare SI durante una campagna singolarmente breve, solo 10 giorni! Il principale dubbio esistente è il tasso di partecipazione a questo referendum, il primo sotto il regno di Mohammed VI. L’ultimo referendum sulla Costituzione, datato 1996, sotto il regno di Hassan II, il tasso di partecipazione ufficiale si aggiro’ intorno al 75% (con beneficio di correttezza!, considerati i tempi storici). In generale, i marocchini si mobilizzano, visto i dati, più volentieri verso i referendum che alle elezioni legislative (37% di votanti ), probabilmente per la forte mancanza di fiducia verso i partiti politici attuali. Il progetto della nuova Costituzione servirà “a consolidare i pilastri di una monarchia costituzionale democratica, parlamentare e sociale”, ha dichiarato il re nel suo ultimo discorso alla Nazione il 17 giugno. Il Primo Ministro, che sarà eletto in seno al partito con maggioranza alle elezioni legislative, avrà la possibilità di sciogliere la camera dei rappresentanti, cosa che è di esclusivo potere del re ad oggi. Il testo al voto oggi prevede ugualmente la creazione di un Consiglio superiore della Magistratura, presieduto dal re, che garantirà l’indipendenza della giustizia, oltre al riconoscimento ufficiale della lingua berbera, parlata da un quarto della popolazione, come lingua ufficiale del Marocco, insieme all’arabo. Il Movimento del 20 Febbraio, che rivendica da mesi le riforme, oggi conta oltre 62.000 membri iscritti su Facebook, ha chiesto a viva voce il boicottaggio del referendum in quanto non corrisponderebbe alle aspettative democratiche del paese e rafforzerebbe, anzichè diminuire, il potere del re . Staremo a vedere; il mio personale test svolto tra i collaboratori e l’indotto (vedi guide, trasportatori, ecc…) ha dato questo esito: su una trentina di persone solo 5 si sono recate a votare. Vi terro’ informati appena usciranno i primi exit- pool anche se è quasi certa la vittoria schiacciante dei SI.
20/06/2011 Giornata Mondiale dei Rifugiati

Referendum costituzionale del 1° luglio: cominciamo bene!
La macchina per il SI al referendum costituzionale si è messa in moto. Lo Stato non ha atteso il debutto della campagna referendaria previsto per il 20 giugno, mettendo in campo le sue armi. L’Alta Autorità della Comunicazione e degli Audiovisivi (HACA) ha trasmesso il 17 giugno una circolare che proibisce tutti gli appelli al boicottaggio del referendum previsto il 1° luglio 2011. Secondo un documento ottenuto dal sito Mamfakinch.com, la HACA ha inviato in allegato alla circolare un ricapitolativo del Codice elettorale e il suo articolo 90 che proibisce tutti gli appelli al boicottaggio delle elezioni, e che condanna penalmente i media che li tollerano. L’altro fronte lanciato dallo Stato è quello della mobilizzazione popolare. Alla fine del suo discorso reale, venerdi’ sera, diverse marce “spontanee” hanno avuto luogo in diverse città del reame, tra cui Marrakech, dove uno schermo gigante è stato installato alla Place Jemaa el Fna, a El Houceima, a Layoune e a Casablanca. Nella capitale economica del Marocco, il Movimento dei giovani pro-monarchico 9 marzo e un sindacato di trasporti hanno inscenato un corteo che ha percorso tutte le principali arterie della città, festeggiando l’annuncio storico del re, creando non poco problemi alla circolazione del traffico. Tutto ripreso e trasmesso in diretta dalla televisione di Stato. Questa mobilitazione popolare in favore del progetto di costituzione è stato organizzato in alcune città con un metodo, oserei dire, obsoleto. Un video girato nella città di Youssoufia e postato dal sito sopracitato vede le persone accorse al corteo di giubilo richiedere, a temine della manifestazione, i soldi pattuiti! Il fervore dimostrato dopo la diretta del discorso reale alla nazione ha creato non poco problemi ai giovani del Movimento 20 Febbraio che hanno subito agressioni corporali e verbali nel centro della capitale, ad opera di alcune teste calde del Movimento pro-monarchico del 9 marzo, per fortuna senza incidenti importanti. D’altro canto, il Movimento 20 Febbraio, sezione di Casablanca, ha mantenuto la sua marcia di protesta prevista per oggi alle 18.00, a partire da Derb Soltane. I “20 febbraisti”, come vengono qui chiamati, di Rabat, Marrakech, Tangeri e Fès, oltre ad altri 22 comitati sparsi nel paese, manifesteranno in diverse ore della giornata di oggi. “Già dall’inizio, non eravamo in accordo con la forma avviata sul processo delle riforme costituzionali e il discorso del 17 giugno non ha cambiato le nostre proposte e le nostre posizioni; la riforma cosi’ come è stata studiata e attuata non è soddisfacente alle esigenze dei cittadini”, ha dichiarato alla stampa Mohamed Bouadoua, membro del Movimento 20 Febbraio di Casablanca.