Questa splendida città affacciata sull‘Oceano Atlantico ha un fascino ed un atmosfera bohèmienne unica e speciale. Da anni é diventata il rifugio elitario di artisti provenienti da tutto il mondo. Registi, pittori, scrittori e musicisti hanno trovato in questa città l’aura magica per creare la loro arte. Non é difficile imbattersi in Demi Moore o Mel Gibson (hanno comprato casa da queste parti) che praticano lo joggin sui 10 Km di spiaggia fine che abbraccia Essaouira. Ovviamente, essendo la scenografia naturale per il Festival Internazionale di Musica Word e Gnaoua (vedi anche alla Cat.Musica) in città si vedono tantissimi ragazzi e ragazze rasta. Bob Marley passo’ da Essaouira e fiorirono leggende sul suo personaggio e quello che accadde durante la sua permanenza nella Ville Blanche. Essaouira é tutta bianca e azzurra. Sconcerta, arrivando da Marrakech, che dista 160 Km, la calma e la tranquillità che si respira. La medina é tutta isola pedonale e ci si rilassa. Macchine, moto, camper e autobus sono parcheggiate fuori dalle mure portoghesi che abbracciano la città vecchia, coccolandola. Ogni passo é un immagine da cartolina con scorci e panorami che ti lasciano spiazzati e ti dicono di ritornare ancora, perché Essaouira non é per una sola volta, ci vuole tempo a scoprila, ad amarla totalmente e senza riserve.
Qui le donne indossano ancora il tradizionale Haiks, una sorta di lungo telo bianco avvolto sul corpo, dalla testa ai piedi, a più strati, per proteggersi dal vento incessante e dal sole. Essaouira é anche la preziosa isola di Mogador, seduta davanti alla sua spiaggia sferzata dagli alisei, sempre presenti e costanti. Vestigia e ceramiche furono scoperte durante alcuni scavi nella piccola isola e attestarono la presenza dei Fenici dal VII Secolo A.C.. Una di queste ceramiche é firmata con il nome dell’ammiraglio cartaginese Magon e attesta la presenza di Cartagine intorno al 630 A.C.. La più importante di queste piccole isole venne abitata in modo permanente dai romani a partire dalla fine del I Secolo A.C. Il re di Mauritania, Juba II, installo’ una fabbrica per estrarre la porpora, in quel tempo molto ricercata dai romani, estratta da un conchiglia presente nel suo mare. Questa attività le valse il nome di “Isole della Porpora“. A partire poi dal X Secolo che la città venne chiamata Amogdol (la ben guardata), dal nome del Santo patrono berbero della città, Sidi Mogdoul, sepolto a 3 Km da Essaouira. Nel XV Secolo Amogdoul divenne Mogdoura per i portoghesi che, conquistandola, la resero un importante centro commerciale. Nel 1506 costruirono un piccolo porto e molti fortini. I portoghesi incoraggiarono all’epoca lo sviluppo intensivo della canna da zucchero. Il suo nome venne poi ancora trasformato dagli spagnoli in Mogadour ed infine i francesi le diedero il nome di Mogador.
Nella metà del XVIII Secolo, sotto la dinastia alaouita, questo porto divenne una vera base navale; Il sultano Sidi Mohamed Ben Abdallah decise di costruire un nuovo porto per favorire il commercio tra l’Africa e l’Europa. Per fare questo si appoggio’ ad un francese, Thèodore Cornut, discepolo di Vauban, che disegno’ il progetto che preveda anche numerosi consolati europei e una comunità per ebrei che arrivarono da altre città del Paese e dalle campagne circostanti. All’entrata del porto fu costruito un bastione circolare, il Borj El Bemil e sull’isola di Mogador il bastione di sorveglianza Borj El Assa. Tutti questi bastioni alla ‘Vauban” avevano lo scopo di proteggere la città dalla costa sino alla terra ferma dalle incursioni delle tribù non sottomesse. Oltre all’aspetto difensivo le fortificazioni avevano lo scopo di fermare l’insabbiamento della città. Molte sono le ghiotte occasioni di shopping nella medina; dagli oggetti in legno di thuya lavorati rigorosamente a mano (io ho fatto dei lavabi con delle stupende insalatiere) alle coloratissime borse fatte con pagine pubblicitarie di riviste d’antan (quelle con le pubblicità dell’Omo anni ‘50 sono deliziose!), plastificate e cucite a mano, veramente glamour. Le gallerie d’arte la fanno da padrone con esposizioni di artisti locali e internazionali, sedotti dal fascino dalla città bianca. Ma perdetevi anche nel porto, tra le barche parcheggiate in attesa di una nuova alba o tra gli operai che chiudono le falle a vecchie carrette di pescatori.
Per dormire troverete una moltitudine di Riad, dai più modesti a queli lussuosissimi. Io vi consiglio il Riad Baladin, italiano, gestito da Nicole, sempre gentile e disponibile oppure il Dar Zahra, dell’amico Valente, surfista che ha deciso di vivere ad Essaouira. Per mangiare invece vi consigli i chioschi di fronte al porto, dove potrete scegliere il pesce e farlo cuocere alla brace davanti ai vostri occhi. Se volete invece invece un ristorante, nel porto, andate da Chez Pierre, menù a partire da 18 euro con una bella lista di vini. Alla sera spostatevi al Taros per bere un bicchere ed ascoltare delle buona musica. Per i surfisti che desiderano altre infos li rimando alla Cat. Sport post” Il reame del Surf”. Per finire non dimenticate di fare un salto a visitare una cooperativa dove producono l’olio di Argan (vedi anche in Cat.Benessere).
Credits: Images Ray&Yawen/Robbie’sPhotoArt/Antinea/maluni su Flickr.com









