Gad l’artista, con il suo folle gruppo di amici, tutti rigorosamente Made in Morocco, affrontano l’originale coreano con un video divertente che diventerà il tormentone dei prossimi mesi nelle discoteche del reame. Sicuramente con “Noud Zidna Lassousson” non raggiungeranno il miliardo di visite su Youtube come il loro modello ma i fans sono già numerosissimi e sono decisamente più ironici e mattacchioni!
Si può considerare oggi che il muro della ragione pura, sul quale si basa la modernità, si sta crepando e minaccia di affondare? In una maniera sorprendente il razionalismo consegnato a se stesso pare che abbia tramato nel corso del tempo, in parallelo con una straordinaria inventiva teconologica, uno strano totalitarismo efficace quanto invisibile. Da mesi, dopo “l’orrore economico”, si parla con insistenza di una dittatura finanziaria che ci tocca quotidianamente, senza comprendere bene le sue leve. Sempre più persone sono disposte a considerare tutto questo come una fatalità, chiamata mondializzazione, con la quale i politici devono rassegnarsi ad accettare, senza speranza di superarla. Perchè la fatalità qui non è solo economica; è una conseguenza sociale, culturale e umana, che non si può disconoscere. Reincantare il mondo è vedere le possibilità di nuovi rapporti dove la fatalità, e quindi la dittatura di fatto compiuta, non ha più spazio. È riprendere la ripulitura dei processi attuali di delegittimazione per restituire il posto dell’Uomo, della Cultura, della Spiritualità; svincolarsi dal diktat dell’economia e ritrovare la libertà dello spirito. Questo potrà essere il frutto di una prossima ondata di indignazioneglobale che sommergerà quelle già avvenute. Qui la poesia, la quiete della Bellezza, l’art de vivre, che bisogna tenere in considerazione come livello di Vita, come una ricchezza materiale, laddove esiste, del vivere insieme riprendendosi tutti i diritti. Come iniziare una tale epopea alle volte individuale e collettiva senza incappare nelle mille trappole tese dalle diverse forme di ricerca del potere, sia materialista o idealista, politico o fondamentalista? Sono frammenti di insegnamenti che potranno ispirarci; frammenti di un personaggio fuori dal comune e in un certo modo, fuori dal tempo. Omar Al Khayyam, poeta, uomo di scienza, filosofo, spirito libero, che da più di dieci secoli ispira con la sue Rubyat (quartine); folgore poetica che ha tanto da insegnarci. Il Festival di Musiche Sacre dal Mondo di Fès, dedica la sua 18a edizione, dall’8 al 16 giugno, al poeta filosofo, e vedrà quest’anno la partecipazione di innumerevoli artisti tra cui Bjork, Mory Djely Kouyaté, l’Ensemble Gipsy Sentimento Paganini dall’Ungheria, Anuj Mishra con la sua danza Kathrak dall’India, l’Ensemble Nour dall’Iran, Sanam Marui dal Pakistan, Archie Sheep e il Gospel Blues Ensemble dagli Usa, Joan Baez, Cantica Symphonia con il Mito Settembre Musica dall’Italia, Cherifa dal Marocco, Wadie El Safi dal Libano, Lofti Bouchnak dalla Tunisia, Terra Maïre dalla Francia, e molto altri ancora. Momenti di alta spiritualità in un contesto magico come quello della medina medievale di Fès, concentrato puro di anime raccolte per qualche giorno alla ricerca dell’essenza umana. Un Forum con innumerevoli ospiti dal titolo “Un anima per la mondalizzazione” vedrà diverse tavole rotonde tra cui “Il poeta e la città, “Dopo la Primavera Araba, che avvenire”, “Spiritualità e Impresa” e “Crisi finanziaria o crisi di civilizzazione?”.
Chavela Vargas la conobbi verso la fine degli anni ’80, grazie ad un amico sudamericano musicista, e ne rimasi affascinato. Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di ascoltarla dal vivo (con rammarico; uno dei suoi ultimi concerti fu a Barcellona al teatro Liceu qualche anno fa, e me lo persi pur essendo nella capitale catalana per lavoro). Oggi ha 93 anni. Questa canzone è tra le miei preferite; se avete visto il film Frida vi ricordete di questo piccolo cammeo interpretato dalla Vargas stessa, per onorare la memoria della grande pittrice Frida Kahlo, sua grande amica e amante. È una canzone popolare messicana pre-ispanica, parla delle cose spendide e tragicheche la vita ci riserva, a cui non possiamo sfuggire. Sotto la traduzione (scusate se ci sono delle imperfezioni). Sereno week-end a tutti…..
Tutti mi chiamano “il negro”, llorona
negro, ma amoroso
io sono come il peperoncino verde, llorona piccante ma saporito. Ahimé llorona,
llorona di ieri e di oggi ieri ero una meraviglia llorona e oggi neppure l’ombra. Uscivi dalla chiesa un giorno, llorona
quando ti ho visto passare
avevi un huipil così bello, llorona che mi sei sembrata la Madonna. Ahimé llorona
llorona di azzurro celeste non smetterò di amarti, llorona anche se mi costa la vita. Dicono che non soffro, llorona
perché non mi vedono piangere ci sono morti che non fanno rumore, llorona
ed è più grande la loro pena. Ahimè llorona
llorona di azzurro celeste
anche se mi costa la vita
non smetterò di amarti. Non so che cosa hanno i fiori, llorona i fiori del camposanto che quando il vento li muove, llorona sembra che stiano piangendo. Ahimé llorona
llorona portami al fiume
coprimi con i tuoi capelli llorona
perché sto morendo di freddo. La pena e ciò che non è pena, llorona
tutto è pena per me ieri soffrivo perché non ti vedevo, llorona e oggi soffro perché ti ho visto. Ahimé llorona
llorona io ti chiedo
che il tuo huipil di broccato, llorona
mi copra quando sarò morto…
Dulce Pontes la conobbi con ”O primerio Canto“, un album che mi ha fatto scoprire il fascino incredibile della sua voce. Credo sia l’album più bello e completo tra tutti quelli di Dulce Ponte, un lavoro che le costò tre anni di fatiche e di ricerche, di studio, di approfondimento che resero la voce e lo stile della musicista portoghese ancora più personale e unica. Accanto a lei ci sono personaggi musicali del suo livello, come il sassofonista Wayne Shorter, la cantante Maria Joao, l’incredibile percussionista indiano Trilok Gurtu, Waldemar Bastos, insieme per un viaggio musicale che non conosce confini. Pochi album hanno la forza emotiva, la ricchezza musicale, la potenza evocativa di questo. Un gioiello di passione e sentimento cantato in una lingua, il portoghese, che nelle sue mani diventa uno straordinario esperanto del cuore. Oggi vi regalo una canzone che amo profondamente, mi commuove e mi fa pensare alle tristi realtà del mondo, alla sofferenza, alle ingiustizie della politica, al chiasso ostinato di certe regole, all’immaneabisso in cui è sprofondato l’essere umano. “Velha Chica“, del grande musicista angolano Waldemar Bastos, uomo che ha conosciuto bene la violenza, la repressione, l’esilio dall’Angola e l’omicidio del figlio José Alfonso. Oggi la situazione in Angola si è stabilizzata, una parvenza di democrazia è in atto, ma tutto questo costò tante vite umane. E’ una storia triste, struggente, umanamente toccante e vibrante; ho provato a tradurla e spero sia comprensibile. Felice settimana, sognando la Bellezza e allontando per il tempo di una canzone le volgarità del Mondo.
La Vecchia Chica
Un tempo la vecchia Chica
vendeva cola e zenzero
e poi, di pomeriggio, lavava i vestiti
per un padrone importante,
e noi i bimbi della scuola
chiedevamo a nonna Chica
qual era la ragione di quella povertà,
di quella nostra sofferenza.
“Zitto, bimbo, non parlare di politica,
non parlare di politica, non parlare di politica”.
Eppure la vecchia Chica, avvolta nei pensieri,
lei la sapeva, ma non la diceva, la ragione di quella sofferenza.
“Zitto, bimbo, non parlare di politica,
non parlare di politica, non parlare di politica”.
Il tempo passò e la vecchia Chica divenne solo più vecchia,
tutto ciò che riuscì a costruire era una capanna, col tetto di zinco,
col tetto di zinco.
“Zitto, bimbo, non parlare di politica, non parlare di politica”.
Ma chi vede adesso
il volto di quella signora, di quella signora,
vede solo rughe di dolore, di dolore, di dolore!
E tutto ciò che lei dice, ora è:
“Sai bimbo, quando morirò, voglio vedere l’Angola vivere in pace!
Sai bimbo, quando morirò voglio vedere l’Angola e il Mondo in Pace!”.
“Nayda” è un movimento culturale marocchino che si traduce dall’arabo con ”risveglio” o ”debutto“. Questo movimento è al momento caratterizzato prevalentemente dalla musica, con grande predominanza dell’hip-hop e del rapavant-gardistemarocchino. Una delle sue principali manifestazioni è associata al Festival annuale L’Boulevard, che si sviluppa sotto forma di competizione musicale a Casablanca. Sullo sfondo del rap o della fusion, la gioventù marocchina reclama il diritto alla parola e per i gruppi marocchini è una delle rare occasioni di mostrarsi sulle scene. Il cinema marocchino ha concepito un altra forma artistica aggrappandosi alla febbre del movimento dei giovani cineasti come Khalid Benkirane o ancora Zakia Tahiri. Descritti come liberali, questi movimenti non sono nuovi in Marocco, inseriti nella cornice della cultura hippie degli anni ’60 e ’70, e i giovani urbani marocchini dell’epoca rappresentarono già allorail bisogno di esprimersi e di smarcarsi dalla generazione dei loro genitori. Ultimo ingresso in questo filone pacifico è ilMovimento 20 Febbraio, in questo caso politico, che manifesta appunto dal 20 febbraio in nome della democrazia tout-court. Una scena avant-gardiste dell’hip hop dimostra che questo fenomeno non è di breve durata, ma uno stile di vita, un mezzo di espressione, un nuovo soffio per una generazione di giovani che cercano di affermarsi artisticamente (e socialmente). Tra gli idoli “Seventies” figurano i Jil Jikaka che hanno creato con i loro titoli un mezzo di espressione efficace. Aldilà delle strutture sonore, delle ricerche fonetiche, esisteva già la premessa di una affermazione per una identità musicale propria alla gioventù del paese. Nayda è un termine utilizzato generalmente dagli adolescenti e dai giovani che vogliono esprimere le loro emozioni dopo quello che hanno chiamato “il capovolgimento della musica urbana in Marocco dal 2003”. In molti vedono un movimento culturale simile per certi versi alla movida spagnola (rinnovamento culturale durante il periodo di transizione democratica, all’inizio degli anni ’80, dopo la morte del generale Franco), altri invece non vedono che un fenomeno artificiale o puramente di marketing creato con tanti pezzi e spinto dalla stampa progressista e modernista come Telquel o Le Jornal Hebdomadaire. Situata in “Terra d’Islam”, la Nayda è piombata in mezzo al proibizionismo morale molto più accentuato che nella Spagna post-franchista. E ancora, la Nayda non si accompagna ad alcun sviluppo economico simile a quello spagnolo del periodo e ha poche aperturedirette sugli altri paesi europei. Bisogna ricordare che una parte di marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diverse forme. Elemento forte dell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri della società, qualsiasi età, sesso, status sociale, orientamento sessuale e politico abbiano. Il sufismo attira sempre più i giovani marocchini per la sua tolleranza, per la facile interpretazione che dona del Corano, dal fatto che rifiutail fanatismo e che abbraccia la modernità. I giovani trovano in questi principi di “bellezza” e di “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di abbracciare l’arte, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro legami spirituali e religiosi. A questo proposito, la Nayda rileva lo sviluppo sociale e l’estensione delle libertà individuali. Ma essa non puo’ contare sullo sviluppo economico per ingrandirsi. Il PIL marocchino aumenta ma le disuguaglianze si accentuano e quindi il movimento tocca principalmente le classi medie, in zone urbane, ponendolo oggi in un ruolo minoritario. Vero è che questo movimento ha contribuito a sdrammatizzare la questione dell’identità marocchina, dopo le accuse del giornale Attajad che titolava: “Non sono dei marocchini!”. Questo giornale islamista dimenticava che tante giovani ragazze velate danzavano al L’Boulevard fianco a fianco con migliaia di giovani arrivati dai quartieri popolari di Casablanca. Dopo la spinta del settimanale Telquel, molti artisti marocchini che partecipavano alla scena Nadya, scomparvero nel 2007, all’indomani di una rappresentazione a Bruxell, in Belgio. Secondo incidente di percorso, dopo quello del cantante Barry in Spagna, nel 2006, che mise in causa l’accesso ai visti per gli artisti marocchini della nuova scena avant-gardiste marocchina.
Si tratta di una vera première in Africa del nord, ed è stata scelta Marrakech come sede del Festival di musica house-electroSunrise Generation Festival, che si svolgerà il 19 e il 20 luglio prossimi. La red city raggiungerà Ibiza, sulla lista dei luoghi preferiti dagli europei che amano le feste e che sono pazzi per la musica elettronica. Questo Festival è dedicato alla musica house e electro, è sarà una no-stop di 24 ore con DJ che arriveranno dalla Francia, dall’Italia, dal Marocco e dall’Inghilterra. Evento che promette intensità sonore ai massimi livelli con un sistema di sonorizzazione open air che supererà i 300.000 watt, ovviamente tutto questo a 14 km dal centro cittadino. La città di Marrakech vibrerà per 24 ore di gioventù in festa che ballerà al ritmo prorompente di questa musica metropolitana; si attendono migliaia di clubbers da tutta Europa.