Galeries Lafayette in Marocco

Galeries Lafayette fa il suo ingresso in Marocco, con l’inaugurazione prevista per il 5 dicembre prossimo nel gigantesco Morocco Mall di Casablanca, entrando nel Guiness dei primati in ragione della sua facciata, la più grande mai realizzata in un centro commerciale nel mondo. Composta da tre piani, con un altezza di 14 metri, la facciata retro-illuminata  è in alluminio bronzato  e misura 3.381,92 mq, circondando di fatto tutta la galleria per 241 mt. Il design della antica cupola storica dei magazzini  parigini è ripresa sulla gigantesca facciata che darà al Morocco Mall una prestigiosa allure internazionale. Galeries Lafayettes di Casablanca prevedere di accogliere 15 milioni di visitatori per anno, su di una superficie di 10.000 mq e sarà il terzo punto vendita dell’insegna all’estero, dopo Berlino e Dubai. Il Morocco Mall invece sarà la più grande attrazione turistica ed economica del bacino mediterraneo, d’Europa e del sud  Africa, ospitando oltre 350 label internazionali, installato su dieci ettari a bordo mare.  L’infrastruttura commerciale che ha richiesto un investimento di due miliardi di DH, è composta da un centro commerciale di 250.000 mq di cui 70.000 adibiti alla vendita, 30.000 mq di spazi esterni, 14.000 mq di giardini ed un parking di 90.000 mq. Numeri importanti che faranno del Morocco Mall un punto di riferimento per lo shopping sia nazionale che internazionale.

Serge Lutens e Marrakech, qui nascono i suoi profumi.

Ama senza condizioni ”tutto Genet” o ancora ”Michel Foucault“…Coiffeur, truccatore, direttore artistico, fotografo, e poi profumiere, Serge Lutens ha diverse vite. Di una discrezione toccante arriva ad essere dolcemente ermetico. Da sempre a Marrakech, dove sta portando alla realtà un sogno durato una vita, un Museo del Profumo, ha lavorato nell’universo del lusso ed è stato anche il primo ad aprire un luogo, Il Salone del Palais Royal Shiseido a Parigi, interamente dedicato alla profumeria. In seguito furono imitazioni. Il Palais Royal Shiseido, ammette Lutens, resterà sempre  un luogo unico, un indirizzo prestigioso ma non snob. Lo snobismo è quello che detesta anche se, a volte, il lusso è assimilato allo snobismo e questo lo amareggia.  Il lusso non è mai una nozione fissa ma piuttosto il poter scegliere di andare a cena in un ristorante de luxe o, all’opposto, offrirsi il piacere e quindi il lusso di pranzare in una trattoria che si apprezza, dichiara  convinto Serge Lutens. Rimarca con fervore le sue idee accendendosi di passione : ”Io non amo l’idea secondo la quale la gente appartiene a delle caste, esecrabile poi la distinzione che molte persone fanno del lusso:  questo è lusso, questo non è lusso. Io penso che oggi una persona puo’ vivere tutto e essere libera da tutti i contratti marketing e da altre visioni commerciali o di immagine opprimenti. D’altronde il più delle volte vedo ricchi vestiti come dei poveracci”. La sua profumeria è  nata in Marocco e, nello stesso tempo, i suoi profumi non erano in vendita in Marocco. A quel punto divento’ indispensabile presentarli a Marrakech e fuori Marrakech. Dove se non al Mamounia, non c’era altra scelta. A rischio di ripetersi ha dichiarato alla stampa che non è stata una volontà, è stato cosi’, un fatto. La  Mamounia si è imposta al grande creatore di profumi e non viceversa. Questo Hôtel  fu il primo che conobbe arrivando a Marrakech, era il 1968 e dichiara : ”Una notte costava 60 dh, 6 euro circa,  vi immaginate ? A quell’epoca esistevano due Hôtel, il Mamounia e il Saadi.  Bisogna ammettere che il Mamounia è diventato ben altro, anche Marrakech è diventata un altra città e il valore reale del denaro è cambiato. Dico tutto questo senza nessuna nostalgia”. Creando il profumo Serge Lutens nel 2009 volle donarsi una pausa da tutto il resto, un volontariato d’orientalismo, come ama definire questo lavoro sul suo profumo. In una intervista che ebbi il piacere  di assistervi, per Marco Polo Channel, dichiaro’ : ”Lavoro da molti anni sull’Eau Serge Lutens, non amo restare immobile in un posto ma piuttosto donare delle nuove voci, farle biforcare, o meglio, incrociarle e incastrarle. Poi, non ho voglia di essere l’uomo della profumeria, preferisco dire che metto la mia memoria in bottiglia”. L’olfatto secondo Lutens, non è mai isolato,. accompagna comunque tutti gli altri sensi; il naso è un valutatore della sensibilità e questa sensibilità è figlia di una stima che ognuno di noi da alla letteratura, all’arte, alle esperienze. Il naso soltanto, non è nulla, è un organo. La profumeria, come la scrittura, è un prodotto della sensibilità, lo scrittore come il profumiere, è qualcuno che racconta quello che ha vissuto, quello che ha sentito. L’ultima sua creatura si chiama “Bas de soie” ed è secondo Lutens il  principio stesso del dubbio. Inizio’ questo profumo partendo dal giacinto e arrivato ad un certo grado della fragranza cambio’ percorso. Il risultato non è stato quello che esattamente cercava e quindi riscrisse il “suo testo”. E’ stato il reincontro con il primo testo e la seconda impronta di iris che divenne il suo nuovo ”succo” . Un profumo estremamente sottile, un dubbio in essenza,  tenendo  a mente che Serge Lutens non ha molte certezze e non sono comunque il suo mondo, un mondo che valica il reale per mostrarsi nel suo spettacolare giardino che possiede nella Palmeraie di Marrakech, colmo di fiori, di piante rare, un oceano di profumi naturali che lo stimolano quotidianamente a creare e cercare il profumo perfetto, che dovrà essere la copia della sua anima e dei suoi pensieri, un ombra disegnata e racchiusa in un flacone profumato di vita.

Bellezza allo stato puro

Questo signore è Thierry Matalon e nel suo Atelier di Marrakech produce bellezza allo stato puro grazie ai suoi artigiani che portano nelle loro mani il saper fare…oggetti unici, da collezione, da ammirare e toccare…

Akbar Delights

akbarQuesta minuscola boutique è il regno dello shopping hight-quality. Gestito da una coppia di Lione, è un vero scrigno di bellezza e di gusto.  Madonna e Rupper Everett sono clienti “aficionados” durante i loro passaggi su Marrakech, ospiti del Palais Rhoul, saccheggiando la splendida collezione di tuniche e camicie preziosissime. Tutte le lavorazioni sono tassitivamente “hand made” e i ricami lasciano sbalorditi, persino sulle babouche da sera (mi sono commosso davanti a delle babouche da uomo da smoking!!). Personalmente sono affascinato dai complementi d’arredo, ricercatissimi e assolutamente “fashion“. Portaritratti, scatole, oggetti in ebano, sino ad arrivare ai cuscini, assolutamente uptodate; sono passati alla storia con la collezione dell’inverno scorso, in cincillà colorato con nappe ai quattro lati in filigrana (io da buon animalista mi accontento di quelli in tessuto). akbar2Anche la bigiotteria è da ammirare con una serie di bracciali africani in legno e argento, collane che sono l’invidia di Marta Marzotto e orecchini da mille e una notte…fateci un salto, anche solo per curiosare e riempirsi gli occhi di Bellezza allo stato puro..considerato i costi. Una bella tunica, lavorazione devorè, con una serie di ricami da perderci la testa costa intorno ai 280/300 euro, sino ad arrivare ai 600/700 euro per capi realmente di haute couture. Non perdetevi la collezione di calottine da uomo, tutte a mano, tono su tono, all’uncinetto, da abbinare magari ad un look iperclassico per sdrammatizzare. Tutta la raffinatezza dell’Oriente e dell’Asia è racchiusa in questo prezioso negozio che lavora in esclusiva con artigiani marocchini e del Cachemire, creando delle collezioni in perfetta simbiosi e armonia. I tessuti vanno dal lino alla seta passando per la tousha, un mélange di pashmina e lana che gli artigiani impreziosiscono con perle e fili di cuoio, resuscitando la raffinatezza dei primi orientalisti. Una selezione delle creazioni di Akbar Delights è presente all’Hotel Amanajena, all’Hotel Sultana e nello Ksar Char Bagh, senza dimenticare il nuovo show-room nella parte europea di Gueliz, aperto esclusivamente su rendez-vous. La boutique si trova dietro alla Place Jemaa el Fna; cercate la gelateria Argana, svoltate all’angolo e vi troverete dopo pochi metri nella piccola place Bab Fthou e sulla destra troverete un piccola e preziosa vetrina, magari con libri d’epoca e due splendide lampade rosse che illuminano di Oriente questo indirizzo prestigioso di Marrakech. Chiuso il lunedi’ – 10.00/13.00 – 15.30/19.30

L’arte della passamaneria

pass3L’arte della passamaneria custodisce in sè un savoir-faire antico e prezioso. Prima dell’introduzione della seta esisteva in Marocco una forte tradizione di passamaneria berbera, realizzata con delle lane colorate in verde, giallo e arancio. Inizialmente le trecce e i bottoni servivano ad ornare degli abiti femminili chiamati “Thhmel“, una sorta di gilet ancora oggi indossati dalle donne berbere, decorati con pietre o paillettes. Furono gli andalusi, cacciati dalla Reconquista spagnola nel XV°secolo, che portarono in Marocco la tradizione del filo di seta lavorato. Gli artigiani ebrei introdussero in seguito l’uso del filo d’oro e d’argento abbinato alla seta, sviluppando una tecnica di lavorazione rimasta per lungo tempo di loro monopolio esclusivo. La passamaneria non è altro che un intreccio di fili che dimostra come la manualità artigianale sia un arte, che nasce da secoli e secoli lontani da noi. Solo recentemente i passamantieri si sono riuniti in corporazioni , proprio come nell’Europa del Medio Evo. pass5Intorno alle loro attività gravitano un numero imprecisato di altre specializzazioni, sempre nell’ambito del filo di seta, perpetuando quest’arte meravigliosa e unica. A Marrakech sono decine gli artigiani che svolgono questa attività, installati generalmente nei souks della Medina antica, principalmente nel souk Kchechbia, che si trova nel quartiere di Mouassine. La maggiorparte di questi lavori sono opera di una moltitudine di donne che lavorano nelle loro abitazioni e sono divise secondo la tipologia del lavoro che devono svolgere. Le prime sono chiamate “Houlates” e si occupano di dividere le bobine di sabra conn l’aiuto di un arcolaio in legno per ottenere un filo pulito e lineare. Seguono poi le “Oukadates“, che confezionano i bottoni per i jellaba e c i caftani, senza dimenticare il lavoro degli “sfifa“, una sorta di galloni riccamente decorati e intrecciati finemente. Altre ancora realizzano dei piccoli ricami da decoro, pompons e embrasse per i tendaggi. Gli uomini confezionano generalmente delle splendide cinture femminili, molto alte e riccamente decorate con filo d’oro e d’argento.pass1 Sovente considerata come puro elemento decorativo, la passamaneria gioca un ruolo importante nell’arredamento di interni. Cuscini, tende, lenzuola, nappe, runner, tovaglie e altro ancora, dai più semplici ai più stravaganti, in un ventaglio di creazioni pressochè infinito, adattandosi ai più svariati gusti, sia tradizionali che contemporanei. Se l’arredamento da lungo tempo fa uso di questi prodotti anche i grandi nomi della moda internazionale hanno regalato a questi oggetti una certa nobiltà, indispensabile per certe finizioni di alto livello, che rivestono borse, cinture, sacchi, bijoux e caftani, in abbinamento a rafie e cotoni pregiati. La materia prima, nobile e preziosa, è la seta, che rimane l’elemento indispensabile per la passamaneria di lusso. Verso gli anni ’60 la seta venne colorata con i pigmenti naturali, direttamente nei souks dei tintori, raggiungendo sfumature e toni sino ad allora impensabili. Con l’aumento dei costi della materia prima, importata dalla Cina, la seta venne sostituita progressivamente dalla sabra, una seta vegetale elaborata a partire dalle fibre del legno di sisal. passQueste fibre vengono cardate, tessute e poi colorate. Quest’ultima operazione è la più complicata in quanto il fissaggio del colore è una operazione tecnica molto particolare e fu cosi’ che verso la fine degli anni ’80, la sabra inizio’ ad essere importata già con il finissaggio finale. Elastica al 15%, la sabra è praticamente indistruttibile ed è lavabile in lavatrice a 30°, quindi ideale per la decorazione di interni e per il prèt-à-porter. Altro straordinario valore aggiunto di questa seta “artificiale” è la sua straordinaria gamma di colori e sfumature, dovuta anche alla sezione triangolare delle sue fibre che riflettono la luce donandole anche una morbidezza impalpabile. Per acquistare delle belle pasasmanerie basta tuffarsi nei souks della medina e curiosando tra i vari negozi troverete sicuramente l’oggetto del vostro desiderio, da mettere in valigia e regalare magari agli amici smaniosi di esotismo. Personalmente amo molto i segnalibri costruiti con sottile lamine incise che terminano con delle splendide nappe (costo circa 4 euro) o ancora certi modelli di embrasse per tendaggi che hanno inseriti dei lavori in metallo battuto, ovali o rettangolari, che diventano degli importanti “quadri” da appendere alle pareti (costo circa 40 euro la coppia). Da non dimenticare i tessuti in sabra, a telaio, di diverse misure e dai colori incredibili, per rivestire divani, poltrone, oppure da usare come copriletti o come tovaglie etniche. Il prezzo del 2 x 1.50 è di 25 euro, il 3mt x 2 costa 30 euro.

Il Caftano: charme e seduzione.

Se Adriana Karembeu é salita sui podi più alti indossando il caftano marocchino e Susan Sarandon lo ha indossato alla premiazione del Festival del Cinema di Marrakech, quest’ultimo ha influenzato non poco il mondo delle nuove tendenze che sposa una moda che arriva da lontano,  la tradizione che impone le sue origini tramandandole da secoli. Il caftano marocchino unito alla fantasia di bravi stilisti, accorpa la fantasia e il capriccio, allaccia la magia allo charme tutto orientale e coniuga la seduzione ad ogni epoca. La tradizione flirta con l’uptodate, l’audacia si mixa al modernismo orientale, i tagli sposano i corpi, i ricami si uniscono ai tessuti e i colori creano miracoli prodigiosi. Le donne sono entusiaste, gli uomini attratti. Il caftano é una eredità di generazioni fieramente indossato in tutte le cerimonie marocchine; fidanzamenti, matrimoni o ancora battesimi sono occasioni dove l’indumento esprime al massimo la sua eleganza e la sua bellezza. I differenti tagli poi sono fonte di una gioia immensa per i sarti e per chi indosserà il capo. Si puo’ scegliere il “laaroussa“, sublime la “nfissa” sotto lo sguardo minuzioso della “Khayata“. E’ l’abito di base della donna marocchina che soddisfa appieno la femminilità che si é impadronità, oramai da decenni, delle donne del Paese. Dal tempo dei Romani, il caftano ha percorso un lungo cammino ed elesse domicilio in Marocco. E’ oramai parte integrante del Patrimonio Nazionale e conferma giorno dopo giorno la sua posizione di leader quando si parla di eleganza e di maestosità orientale. Gli stilisti non centellinano sull’immaginazione e la creatività quando si tratta di creare nuove tendenze, tagli particolari e tessuti. Tessuti che spaziano dal satin duchessa, passando per taffetas, shantung di seta, organza, sino ad arrivare a preziose tessiture in oro damascate. Anche per i ricami vi é l’imbarazzo della scelta. E’ una professione antica, che si va perdendo e che richiede maestria, colpo d’occhio e un gusto eccelso per i particolari anche minimi. Oggi é chiaro un ritorno alle antiche “broderie“, sovente con ramages di fiori che si chiamano “Jarda” (giardini), ricamate quasi sempre a livello del decolletté e che necessità di una enorme combinazione di colori e di toni. Se il caftano marocchino colpisce di meraviglia chi lo osserva, la sua creazione non é cosi’ semplice come sembra. Dal taglio alla couture, passando per i ricami, questa ottava meraviglia del mondo esige arte e mestiere. Per fare tutto questo i sarti devono essere minuziosi e l’applicazione e la perfezione sono strumenti indispensabili. In effetti l‘Izar che avvolgeva il corpo con un piccola cintura al tempo dei Romani non ha più niente a che vedere con l’industria attuale della alta sartoria tradizionale marocchina. Per la creazione é indispensabile una buona mano d’opera ma la scelta del tessuto é quella che decide il modello e la vestibilità finale. Nella medina di Marrakech si trovano ancora dei bambini che aiutano i loro genitori durante la fase del ricamo. Questa pratica che dura da anni implica questi giovanissimi ad apprendere il mestiere e, con le loro piccole dita possono facilmente aprire matasse di seta che si ingarbugliano e incrociare i fili di colori con una facilità estrema. Voglio ricordare il grande stilista algerino YSL, deceduto da poche settimane (vedi anche Cat.Portraits), che ha presentato in tutte le sue collezioni caftani spettacolari prendendo spunto dai colori e dalla vità di Marrakech, città dove viveva e dove trovava l’ispirazione per le sue collezioni. Anche da uomo negli ultimi tempi sono sorte numerose griffes che presentano modelli veramente spettacolari, per le calde serate europee e perché no per una festa da mille e una notte dal taglio glamour. I prezzi di un caftano variano dai 600 Euro ai 1.500, secondo lo stilista. Tutto dipende dal taglio, dalla lavorazione e ovviamente dai ricami. Alcuni ricami sono eseguiti con fili in oro e argento quindi il prezzo aumenta notevolmente. Sono prezzi alti ma si possono trovare anche delle varianti economiche cucite dai sarti della medina, con cura eccelsa, a prezzi che variano tra i 100 e i 200 euro, quindi tutti hanno la possibilità di regalarsi un capo importante, un piacevole ricordo del Paese, uno stile di vita unico che riflette una cultura fatta anche di dettagli, di piccoli particolari, di ore passate a ricamare minuscoli fili per il piacere di guardare e farsi guardare! 

Fonts: Gazette du Maroc _ Nouara Mounib