Ho deciso di relookkare il Riad, in parte. Finita la fase dei colori scuri, drammatici e teatrali, ho in testa colori caldi come il sabbia abbinato all’oro, al bordeaux e al nero. Detto e fatto! Inizio dal salone e smonto tutto. Attualmente le pareti sono a calce con pigmenti neri quindi ho preparato la base, stuccato, raschiato, incollato, testatando una parete con uno splendido beige che avevo acquistato a suo tempo e, con un numero di pantone, vado nell’unico centro del fai da te a Marrakech degno di nota, Mr. Bricolage. Avendo per l’appunto già testato la tonalità di beige che mi piaceva si trattava solo di replicare, acquistare un po’ di pennelli, della vernice ad acqua bianca, cosettine. Bene…su 5 prodotti di cui necessitavo sono riuscito a comprarne..0. La macchina per creare la pittura era senza le basi (10 giorni per averle!), vernice a smalto nera (banalissimo smalto nero) finita, vernice ad acqua bianca (banalissimo bianco) sold out, e via discorrendo. All’uscita, a mani vuote, ho chiesto alla signorina dell’accoglienza se stavano fallendo e mi ha guardato di storto. Ok, don’t panic Paolo! Chiedo a destra e a manca se esiste qualche negozio con il macchinario per preparare le vernici e mi spediscono in un negozio di Bab Doukala, in medina, peccato però che non usino il pantone ma un imitazione, e il beige che cerco non esiste. Però trovo lo smalto nero, il bianco ecc.. Torno al riad sconsolato e ricevo la telefonata di iosonoilresponsabile che mi informa dell’avvenuto ritrovamento, a Sidi Ghalem, della maledetta macchina che usa il pantone come riferimento per creare i colori. Entusiasta grido “Comprala!, 10 kg!”. La risposta lapidaria è: “Ok, pero’ adesso il tipo è andato a fare la preghiera, tornerà alle 15.00“. Controbatto con un : “Nessun problema, la voglio!!“. Risultato: iosonoilresponsabile torna alle 17.30 (! preghiera lunga) con le due famigerate latte da 5 kg di pittura per un totale di 65 euro e mi racconta la difficoltà nel reperirla. Dopo pochi secondi apro una latta e cosa ci trovo? Un terrificante colore fondo di caffè. Chiedo spiegazioni e iosonoilresponsabile ribatte:”La referenza era quella giusta, quella del beige, non è colpa mia“. Vorrei rispondergli che forse bisognava controllarle prima di uscire, le latte, che servirebbe usare la testa, che… che…. che…e che… Quindi nessun responsabile. Avendo già terminato una parete decido di ricreare il mio beige partendo dal fondo di caffè, questa mattina all’alba, e dopo aver aggiunto 2 kg e mezzo di bianco il risultato non si è visto. Lo sapete anche voi come è difficile ricreare “a mano” un colore preesistente. Nel frattempo arriva il personale (quattro persone) e chiedo loro di acquistare della plastica trasparente per ricoprire i mobili e i pavimenti (si fa così!), per evitare i disastri che invece sono all’ordine del giorno quando si chiama i pittori, muratori, idraulici, professionisti in genere (non conoscono le parole “particolari“, “attenzione” “ottimizzazione“, quindi ogni volta che terminano il loro lavoro servono giorni interi per eliminare macchie di vernice, cemento e quant’altro ovunque!). Risultato: dopo pochi minuti arrivano al riad diverse confezioni di Domopak, si, si, proprio lui, quello che serve per conservare i cibi! Provate ad immaginare la mia faccia! Sapete, la pazienza ha un limite per tutti…Ho preso un respiro profondo, profondissimo e….tutti a casa…via….sono le 11.00 di un venerdi’ di merda (passatemi il francesismo!), credo che riusciro’ a rivederli non prima di lunedi’….FERIE!! Non ho ucciso nessuno nella mia vita ma neppure desidero che qualcuno mi uccida con l’arma dell’incompentenza, del lassismo, della poca buona volontà, del lavorare senza testa. Felice week- end a voi, io oggi mi ubriaco con un ottimo Medaillon bianco del 2008, pensando che tra 10 giorni inizia il Ramadan (chissà cosa potra succedere peggio di così ?).
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Tribolazioni quotidiane in terra marocchina..
Dove è finito l’Atlas??
Grido d’allarme per il superbo Atlas e la sua cima più prestigiosa, il Jebel Toubkal. In tempi non sospetti scrissi un post, ‘Il monumento più bello”, su queste incantevoli cime e il valore aggiunto, inprescindibile, che regalavano a Marrakech. Da un paio di anni è sempre più raro avere l’Atlas come fondale naturale della Ville Rouge. Cosa succede? Inquinamento a palla, nessun tipo di controllo su centinaia di migliaia di auto e moto fuori legge in fatto di emissioni nocive, cantieri che crescono come funghi e che, con i movimenti di terra, creano immense nuvole di polvere che oscurano il landscape della città. Il grido d’allarme più importante è uscito sulle pagine dell’Economiste, primo quotidiano economico del Marocco, a firma di Samir Kheldouni Saharaoui, Presidente di Chorus Consulting, ufficio di studi specializzato nel prodotto turistico. Leggendolo attentamente ho pensato ad un sogno! Sarebbe troppo bello, bello è impossibile. E’ una questione di civiltà e il Marocco, secondo il mio umile parere, non è ancora pronto a simili avventure ecologiche. Ci vorrà il disastro per poter vedere finalmente un qualsivoglia metodologia ecologica. Basta avventurarsi nelle sue campagne, nelle sue strade, nei suoi vicoli, per constatare che tutto è ancora da fare. La tanto acclamata sindaco donna di Marrakech, l’avvocato 33enne Fatima Zahara Mansouri, ad oggi, non ha ancora previsto, chiesto ad alta voce dagli operatori turistici, una limitazione di auto e moto nella medina, strade a senso unico in alcuni quartieri assolutamente intasati, controlli più severi sui comportamenti di chi guida, controllo delle emissioni..poca lungimiranza per salvaguardare un patrimonio che è fonte di principale reditto per la città..potrei andare avanti all’infinito ma mi fermo qui. Marrakech meriterebbe ben altro.
I più giovani non si ricorderanno probabilmente, ma la generazione degli anni ’50 e ’60 certamente si. In strada verso Marrakech, tutti assistevamo, fermando l’auto dei nostri genitori, o sul treno, subito dopo Benguerir, allo spettacolo dell’Atlas. Era talmente visibile, a km e km di distanza dalla Ville Rouge, maestoso, bello e terrificante. Queste cime segnalavano l’inizio del sogno, dominando tutte le forze divine, le mura e il palmeto della città. Erano, e solo loro, l’incarnazione della diversità unica del Marocco e della sua natura straordinaria che il Creatore ci ha donato. Oggi, non si vede quasi più. “E’ un peccato, non è una bella giornata oggi, non si vede l’Atlas dalla Place Jemaa el Fna“, ribadisce la guida turistica a un gruppo di turisti agé, apparecchi fotografici alla mano, che si limitano a guardare le immagini sugli opuscoli di qualche tours operators, dove l’Atlas è sempre rappresentato, maestoso, sopra le mura di Marrakech. Il problema è che la guida pronuncia questa frase tutti i giorni, la vista dell’Atlas da Marrakech non è più un appuntamento fisso e costante nel tempo. Certo, l’Atlas è sempre al suo posto, da sempre, ma non si vede più o raramente, in certe giornate pimaverili. La vista dell’Atlas costituisce il “fondo commerciale” di Marrakech, prova provata dell’alchimia unica della città rossa. Ma perchè non si vede più o si vede raramente? Nessuno è capace di rispondere a questa domanda. I numerosi cantieri che sollevano tonnellate di polveri sulla città, al punto di nascondere l’immenso Toubkal? il riscaldamento del pianeta? Veramente? E se invece i fattori sono altri? Forse semplicemente il CO2, proveniente da centinaia di migliaia di bus, di auto, di motociclette che scorazzano tutta la giornata nelle strade di Marrakech, in un Kaos quasi perfetto, lasciando al loro passaggio strisce nere sull’asfalto. Ad ogni buon conto, vero o no, è il caso di verificarlo. La soluzione migliore è quella di creare una città pilota in materia di limitazione delle emissioni di CO2 introducendo rapidamente i trasporti in comune per veicoli ibridi, incoraggiando l’uso delle biciclette, care ai marrakchis, incentivare le vetture elettriche. Anche lo sviluppo del turismo dei riads e dei grandi resort in ‘mixed use’, residenziali e hôteliers, ne trarrebbero giovamento salvaguardando un immagine di Marrakech ecosostenibile, prima città ecologica del Reame, dove l’Atlas e la Palmeraie costituiscono i pilastri portanti. Economia dell’acqua e limitazione dell’emissione di CO2 sono l’urgenza, senza se e senza ma.
Font: L’Economiste
http://myamazighen.wordpress.com/?s=il+monumento+pi%C3%B9+bello
Individualismo marocchino
Molte volte mi si chiede perché questa città é un Kaos. Uno degli elementi che trasformano la città in Kaos é il traffico, ne ho già parlato in altri posts, ma l’elemento fondamentale che produce il Kaos sono i marrakchis, la loro condotta, il loro modus operandi che converte la città in anarchia pura e dura. Gli stranieri che visitano per la prima volta la città rossa sempre si sorprendono dell’attitudine dei marrakchis…e le domande oramai classificate “come da copione” sono: “ma sapevo che non si poteva circolare in moto nella medina?“, “sapevo che non si poteva circolare in tre o quattro persone su di una moto?” o ancora “ma come pretendono di circolare in un derb degli asini, moto, tre biciclette, un auto e 25 pedoni..alla volta?, non vedono che creano un ingorgo tremendo che blocca tutto?“. Io posso aggiungere del perché non rispettano la coda in una Banca, al supermercato, in una Clinica e tutti cercano di passare davanti all”altro..non sarebbe pîù efficace un poco di ordine e criterio?. Poi mi chiedo anche perché il finestrino di un auto diventa una discarica e vedo sovente gettare di tutto: sigarette, borse di plastica, frutta, bottiglie, cartaccie e altro ancora. Non sarebbe più corretto cercare un bidone della spazzatura e gettare il tutto?. E ancora mi chiedo perché sfrecciano a velocità assurda nella medina e ti fanno il pelo e il contropelo rasentando l’incidente e poi si girano e ti insultano perché ovviamente é colpa tua, sei tu che esisti!.
Perché parcheggiano in qualunque zona, in seconda o terza o quarta fila, anche davanti alle porte delle abitazioni cosicché se sei sfortunato non entri in casa quando lo vorresti. Perché bambini e adulti si divertono a picchiare, bastonare, ferire, i poveri cani randagi che vivono di rifiuti e non possono difendersi?. La risposta di quelli che conoscono bene i marrakchis é sempre la solita: sono degli incivili. Pero’ no, se si analizza bene i loro atti si puo’ osservare nitidamente il perché delle loro reazioni e si arriverebbe con facilità alla mia conclusione: i marrakchis possono serenamente dichiararsi i più individualisti di questo pianeta. Loro sono prima degli altri e se gli altri molestano il vicino, il prossimo loro, non si fermano a pensarci. Non perdono il tempo ad avvalorare quale sono gli effetti collaterali dei loro atti, semplicemente fanno quello che é più indicato per loro stessi. Non si fermano a pensare che se si fà una coda e opportuno chiedere chi é l’ultimo arrivato, che se si organizza un minimo le persone tutto diventa più fluido, più ordinato, più rapido. Loro sono i primi, il loro interesse é sopra ogni cosa..devono essere i primi ad entrare, ad uscire, a parcheggiare, a pagare, a comprare. Sembra sempre che abbiano fretta, in ogni dove, con la moto, con la bicicletta, nella Banca, in Clinica…fretta, fretta, fretta. Questo é il problema; loro sono i primi e vedono soltanto le loro necessità individuali. Individualismo che non é inciviltà. Ma a volte il secondo non é una conseguenza del primo?…chi lo sà. O forse che sia questo stile di vita il successo turistico della città?.

























![Gli anni ’30 furono per il grande fotografo Cecil Beaton anni di grande lavoro. Viaggio’ dal Nord Africa alla Spagna, dalla Russia a Palm Beach, passando per Città del Messico. Il lavoro fatto da Beaton in quel decennio rifletterà tutta la sua esperienza e la sua tecnica fotografica. Ritratti di un sempre più vasto campionario [...]](http://myamazighen.files.wordpress.com/2012/02/cecilebeaton.jpg?w=160&h=160)