Egitto, Marocco, Senegal : questi paesi saranno i rappresentanti del continente attraverso un film nella selezione ufficiale del 65° Festival di Cannes, che partirà oggi sino al 27 maggio prossimo. Nel 2010, Mahamat – Saleh Haroun, del Chad, ricevette il premio della giuria con “Un uomo che grida”, spezzando un vuoto che perdurava da oltre 15 anni. Il solo regista africano presente in questa edizione per la competizione suprema, la Palma d’Oro, con altri 22 concorrenti, è un discepolo di Youssef Chanine, l’egiziano Yousry Nasrallah: il suo film, “Dopo la battaglia”, è un ritratto di uno degli uomini che attaccarono gli insorti della piazza Al-Tahir, cavalcando un cammello, all’indomani di una rivoluzione che non potè e non volle tornare sui suoi passi. Nabil Ayouch, il più conosciuto tra i registi marocchini e il senegale Moussa Touré, autori di documentari, figureranno nella selezione “Un certain regard” con due film che non passeranno inosservati. Il primo, “Il cavallo di Dio”, ritorna sugli attentati terroristici che funestarono Casablanca nel 2003, attraverso l’itinerario dei loro autori, manipolati dagli islamisti. Il secondo, “La piroga”, racconta l’odissea di una trentina di migrantes che da Dakar cercano di raggiungere le isole Canarie.
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Cannes 2012 – tappeto rosso per l’Africa
Lo Zafferano, eccellenza marocchina.
Fu Krokos, l’amico di Hermès, che dono’ il suo nome al Crocus. Stavano giocando lanciando con il disco e Krokos venne colpito mortalmente alla fronte. Il sangue che usci’ dalla sua ferita entro nella terra e la fecondò. In quel punto, poco tempo dopo, usci un bellissimo fiore blu violetto con i tre stigmi che rappresentarono da quel giorno, per i greci, la resurrezione e la potenza vitale. Il nome stesso, Krokos, è associato alla radice greca che significa” filamento”. Originario del Cachemire e del Nepal, è coltivato dall’antichità ovunque nella zona mediterranea. Di certo si sa, grazie ad un papiro medico datato 1.500 A .C , che arrivo in Egitto. I Romani vedevano in questa spezia il simbolo della gioia spirituale e lo bruciavano come incenso durante le loro funzioni religiose. I Fenici lo vendevano trasportandolo sino in Africa del nord, dove esistevano dei magazzini a Tunisi, in Algeria e in Marocco. Nel Reame la coltivazione dello zafferano occupa delle piccole zone a Debdou ma è a Taliouine, villaggio montano dell’Atlas, a 1.200 mt di altitudine, collegato al resto del mondo dal colle del Tizi n’ Test, che si trova l’eccellenza a livello mondiale. Questo piccolo crocus, i cui pistilli fornisco la preziosa spezia, ha attraversato i secoli grazie alle sue virtù medicamentose e al suo potere colorante. Questo fiore appartiene alla famiglia delle iridacee e il suo bulbo raggiunge i due/tre cm di diametro. Uno solo di questi bulbi puo generare sino a 8 fiori, ognuno dei quali possiede sei petali di colore violetto e, cosa fondamentale, un piccolo pistillo da dove si svillupano gli stigmi, di color giallo-arancio. Nello zafferano sono presenti ben 5 tipi di coloranti, tutti a base carotenoide che hanno la rara particolarità di essere solubili nell’acqua e quindi utilizzabili come coloranti. Possiede inoltre 35 aromi differenti e il più caratterisco, quello che tutti conosciamo, si svilluppa nella fase del seccaggio. I bulbi riposano sino ad agosto e iniziano a produrre le loro prime foglie, poi di seguito, velocemente, i fiori.La sua fioritura è uno spettacolo di colore unico e indimenticabile, che ridipinge i superbi paesaggi del Siroua. La seconda specificità dello zafferano è la sua coltura, dormiente sino al fine estate e raccolta autunnale. Ha bisogno di sole, pioggia e luce pari a quella dei vigneti. Questo bulbo rustico si pianta ad una altitudine che varia dai 650 ai 1.200 mt s.l.m. e puo’ resistere a gelate importanti, sino a -15°, come a colpi di calore oltre i 40°.
A Taliouine la pacciamatura è esclusivamente biologica, di bue e di montone, e si calcola che per la buona riuscita del raccolto sia indispensabile un fabbisogno idrico pari a 600/700 mm per anno, ma deve essere ripartita obbligatoriamente durante tutto l’anno. In Marocco si praticano circa 15 irrigazioni su base annuale. Il delicato momento della raccolta avviene su quattro, massimo sei settimane, con un picco verso la fine di ottobre, dove il 60% dei fiori viene alla luce simultaneamente. La raccolta si concentra su di una durata di due a tre ore per giornata, per evitare che i pistilli vengano scaldati dal sole, qui ancora cocente. Questo provocherebbe una fermentazione prematura che comprometterebbe la qualità dello zafferano. Dopo la raccolta lo zafferano viene posto a seccare, in camere oscure o sul fuoco. La seccatura all’aria, praticata in Marocco, dona al prodotto una qualità eccezionale a discapito della quantità che invece puo risultare dalla seccatura a calore, come avviene in Europa. Nel corso di questa operazione il peso specifico scenderà dell80%. Puo’ conservarsi sino a tre anni in buone condizioni, in un ambiente secco e lontano dalla luce. Io consiglio da sempre di porlo dentro a della bambagia e chiuso in una classica bormioli. Sul prezzo attenzione: se vi propongono, qui in Marocco, dello zafferano a meno di 30 dh al grammo (2 euro) state certi che si tratta di una sofisticazione. Il prezzo corretto oggi varia, secondo la qualità, tra i 4 e i 6 euro al grammo. Controllate il colore, che deve essere acceso e toccandolo i filamenti dovranno sporcarvi le dita, e non compratelo mai in polvere. A Marrakech, nel souk delle spezie o nella Place des Épices, è possibile trovare ancora dello zafferano di eccellente qualità, quasi introvabile in Europa. Buon risotto!
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Ras-el-hanout: la testa del droghiere
Il Raz-el-hanout è un mix di spezie tipiche dell’Oriente, originario del Marocco. Questa miscela è tradizionalmente composta da una ventina di spezie ma può’ arrivare, secondo della drogheria dove la si cerca, anche a 50 tipi di spezie diverse, perfettamente amalgamate tra di loro. Si trovano anche dei mix di Raz-el-hanout semplificati, contententi meno di dieci spezie, frequenti nella grande distribuzione. Se i mix cambiano, certe spezie sono imprescindibili: la cannella, il ginger, il coriandolo, il cardamomo, la noce moscata, il pepe nero e la curcuma. Il Raz-el-hanout può anche contenere dei fiori secchi, come i boccioli di rosa, fiori del pepe, del chiodo di garofano e del cumino. Raz-el-hanout significa “la testa del droghiere”, ed è prodotto con le migliore spezie del negozio. In effetti il mélange di spezie è unico e strettamente legato al mercante che puo’ adattare il Ras-el-hanout alle diverse richieste, come ad esempio escludere o inserire nuovi aromi. Il Ras-el-hanout varia da regione a regione e in alcuni casi dalla città alla campagna ma la tradizione vuole che ogni mélange contenga una spezia afrodisiaca. È usato nella cucina tradizionale marocchina quotidianamente, per donare un sapore e un aroma unico a tutti i piatti che vengono cucinati e un vecchio detto marocchino recita: “Il ras-el-hanout è usato dalle donne che non sanno cucinare e diventano così delle ottime cuoche”. Una varietà è disponibile per tutti i piatti a base di pesce. Nei souks di Marrakech, precisamente nella Place des Èpices, diversi “droghieri” mettono a disposizione la loro sapienza nel prepare questa miscela che trasforma tutti i piatti, anche i più mediocri, in prelibatezze. Provatelo su delle semplici uova al tegamino, in sostituzione del sale, non potrete più farne a meno.
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![Gli anni ’30 furono per il grande fotografo Cecil Beaton anni di grande lavoro. Viaggio’ dal Nord Africa alla Spagna, dalla Russia a Palm Beach, passando per Città del Messico. Il lavoro fatto da Beaton in quel decennio rifletterà tutta la sua esperienza e la sua tecnica fotografica. Ritratti di un sempre più vasto campionario [...]](http://myamazighen.files.wordpress.com/2012/02/cecilebeaton.jpg?w=160&h=160)