Il coming-out di Hicham Nazzal

Hicham Nazzal, attore-presentatore franco-marocchino, ha fatto il suo coming-out sulle colonne del quotidiano Libération. L’attore ha deciso di non continuare a confinarsi nell’anonimato e, per farlo in grande, ha posato sul magazine gay “Tètu”. “Sono un ammasso di identità: sono francese, marocchino, omossesuale, musulmano e parigino”, questo è quello che dichiara Hicham Nazzal. Il presentatore del programma “Romeo e Giulietta” su France 2, dice di aver lungamente riflettuto prima di uscire allo scoperto, e lo ha fatto “per non rimanere nell’omertà” nella quale si confinano numerosi attori e star dello spettacolo.  La schizofrenia sociale, Hicham Nazzal ne parla senza complessi, presente in Marocco è tanta, al punto di evitare il dibattito sulla sua omosessualità, malgrado molta stampa nazionale ha consacrato il suo personaggio sulle loro copertine e la sua immagine utilizzata per la campagna di informazione contro l’AIDS. Tutti tacciono e l’ipocrisia regna sovrana. Vi ricordo che in Marocco l’omosessualtà è punita dal codice penale e le pene variano dai 6 mesi ai tre anni di carcere senza condizionale.  Con buona pace della religione.  

La Sorgente delle Donne

Esce nelle sale italiane in questo week-end un delizioso film che consiglio vivamente. Scrissi a suo tempo di questo piccolo gioiello e vi ripropongo il post datato 22 maggio 2011.

Il regista franco-romeno Radu Mihaileanu, in lizza per la Palma d’Oro al 64° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, si è detto fiero di concorrere, sotto la bandiera marocchina, con il suo film ”La source des femmes“, interamente girato in Marocco. “Sono fiero di presentare il film sotto la bandiera marocchina, è il minimo di ringraziamento che ho potuto fare per il Marocco, che ci ha offerto l’opportunità di realizzare il film, sotto il piano della produzione oltre che in termini di facilitazioni delle riprese”, ha dichiarato il regista in occasione della presentazione del film ieri a Cannes. Questo film è una co-produzione con la quale il Marocco ha partecipato con il 10%, tramite la società Agora Films, insieme alla Francia (63%), Belgio e Italia. Mihaileanu considera che l’identità artistica profonda di questo film è marocchina e araba in generale. Il film tratta la storia di alcune donne marocchine che si ribellano, in un villaggio nel sud di Marrakech, per non dover più subire il duro lavoro del trasporto dell’acqua che è imposto loro dagli uomini, recitato in darija (dialetto locale) con un casting composto di attori dalle diverse nazionalità, di cui una maggioranza marocchina. “Ho avuto la fortuna di avere delle grandi stars come Mohamed Majed, un immenso attore che ha interpretato con brio il ruolo di Houcine, il nonno di Leila, personaggio centrale del film incarnato dall’attrice francese d’origine algerina Leila Bekhti”, ha sottolineato il regista. “E’ un attore che ammiro da molto tempo. Sognavo di girare con lui e quando l’ho incontrato ho ritrovato la semplicità e l’umanità di una grande star. Crea e propone delle cose indimenticabili al livello di improvvisazione e gioco, è stato un grande piacere lavorarci insieme”, ha sottolineato ancora Radu Mihaileanu. Il regista ha poi parlato del suo grande stupore davanti alla prestazione dell’attrice marocchina Amal Atrach, nel ruolo di Hasna, che ha portato una ventata di umorismo al film. “E’ una attrice decisamente pazza. Quando l’ho incontrata, è stata tutta una storia di amicizia e di due artisti sulla stessa lunghezza d’onda”, ha precisato il regista. Sotto l’egida di Leila, Hasna e le altre donne del villaggio, esasperate dal comportamento degli uomini che infliggono loro nel quotidiano la corvée dell’acqua, decidono di organizzare una rivolta audace (sciopero del sesso a oltranza) contro le tradizioni per far valere il loro diritto ad una vita dignitosa, reclamando una soluzione più globale sulla questione dell’approvvigionamento dell’acqua per il villaggio. Per il regista la questione dell’acqua è “una metafora”, anche se si tratta ancora di un problema reale in certi paesi. Leila che vuole portare l’acqua al villaggio cerca di portare anche l’amore nei cuori degli esseri umani, perchè oggi che il deserto avanza, avanza nei nostri cuori, e l’aridità che ne deriva è aridità dei cuori. Questo è il grande problema dell’umanità. Quando decise di girare il film in darija, Mihaileanu si era detto convinto che la lingua non era un problema per la realizzazione del film, ricordando che aveva già avuto esperienze di direzione in lingue che non parlava. Sull’esperienza linguistica marocchina, il regista ha dichiarato che si è adattato rapidamente al dialetto locale, avendo soggiornato qualche mese prima delle riprese in un villaggio vicino a Marrakech, dove ha potuto vivere con la popolazione locale e constatare, nell’occasione, i progressi del Marocco in materia di promozione dei diritti delle donne e della famiglia. Anche gli attori marocchini si sono sorpresi quando il regista correggeva le loro intonazioni, i ritmi, e di fatto apportava le corrette cadenze e accenti della darjia. Radu Mihaileanu sarà presente al Festival di Musica Sacra del mondo (3-12 giugno) a Fès, che sarà inaugurato dalla Creazione Opera Mainûn e Leyla di Armand Amar, compositore della colonna sonora del suo film ‘La source de femmes”.

 

Saïd Taghmaoui contro i marocchini.

In un intervista al magazine ”Femmes du Maroc“, l’attore marocchino Saïd Taghmaoui dona la sua percezione del Marocco d’oggi e critica aspramente il sindaco di Casablanca, Mohamed Sajid, la regista Narjis Nejjar, o ancora il materialismo imperante nel paese. Non tace e interrogato sul suo progetto di creare dei corsi di cinema a Marrakech spiega che “inizialmente, avevo esposto il mio progetto al sindaco di Casablanca, che non mi ha mai risposto…sicuramente perchè non aveva da guadagnarci”.  La sua motivazione per questi corsi di cinema, gli spiega con una “mancanza di naturalezza e la tendenza a caricaturizzare il cinema marocchino”. Per esempio, cita il film della regista Narjiss Nejjar, “L’amante del Rif”. “Ultimamente, ho visto il film della Nejjar, e l’ho trovato limitato. Si, d’accordo, ha uno stile cool, ma qualificarla libera, talentuoso e avant-gardiste...”, dichiara nell’intervista. Taghmaoui ha aggiunto che è suo dovere chiedere a questi personaggi  cosa è successo,  quale è il loro problema e se veramente si vuole fare del cinema o apparire solo sulle copertine dei magazines.  A fine intervista, Said Taghmaoui se la prende con la prostituzione in Marocco e spiega di avere un grosso problema con l’emanicipazione femminile, che ha dimenticato la sua dignità. “Sicuro, la donna è un essere umano come gli altri, con un ruolo ben preciso fa giocare nella società e nell’umanità (…) io non ho problemi con il fatto che hanno il diritto a tutte le libertà ma sotto il pretesto della emancipazione non dimentichiamo la dignità! Non è possibile vedere sino a che punto la prostituzione delle marocchine (e dei marocchini) è in recrudescenza! La maggioranza poi vende il suo corpo non per mangiare ma per acquistare delle belle auto, vestirsi Prada e Gucci (…) Sfortunatamente, il secondo prodotto di esportazione dopo le arance è la prostituzione. Duro e puro il grande attore marocchino, oramai in pianta stabile ad Hollywood, ha iniziato i suoi  master class d’interpretazione “Moroccan International Acting” allo Studio di Arti Vive di Marrakech, riscuotendo un consenso enorme.

Angelina Jolie in Marocco

L’attrice americana Angelina Jolie, girerà il suo nuovo film in Marocco, sotto la direzione del regista americano Ridley Scott. Il film sarà realizzato nelle regioni sud del reame marocchino. Il film racconta la storia di Gertrude Bell, braccio destro di Lawrence d’Arabia, e descrive  le avventure di questa pioniera inglese nel mondo arabo, dove realizzò le frontiere della Giordania e dell’Irak con il mitico avventuriero. La scenografia, firmata da Jeffrey Caine, descrive un ritratto dei più completi su questa donna che collaborò all’inizio del XX° secolo con i servizi inglesi prima di sostenere la rivolta araba contro l’impero Ottomanno.  Anche l’attrice americana Sigourney Weawer sta girando in Marocco, precisamente a Ouarzazate, un sequel di Alien sempre con il regista  Ridley Scott, oramai un aficionados degli studios open air marocchini.

Cinema: “Omar m’a tuer”, cronaca di un ragionevole dubbio.

La colpa è quella di essere maghrebino”, dixit l’avvocato Jaques Vergès,  “questo è il vero crimine di Omar Raddad”. “Omar m’a tuer” (Omar mi ha uccisa), film che ritorna sull’affaire del giardiniere accusato di omicidio ai danni della sua titolare, una ricca ereditiera, Ghislane Marchal, è il secondo film di Roschdy Zem. Le prime immagini del lungometraggio, in sala dal 23 giugno, traspirano febbrilità. Un uomo gioca in un Casinó, esita davanti alla somma che sta per puntare perchè, pare,  siano i  suoi ultimi soldi. Più tardi viene arrestato, in un tranquillo pomeriggio estivo.  Il giardiniere marocchino di Ghislane Marchal venne interpellato il 25 giugno 1991 per l’omicidio nella villa di Mougins (sud della Francia). Omar m’a tuer, frase scritta con il sangue della vittima sulla porta della cantina, dove venne ritrovato il corpo di Mme Marchal, accusò  implacabilmente l’individuo interpellato dalla polizia. Omar Raddad venne condannato il 27 giugno per omicidio volontario e trasferito nel penitenziario di Grasse. La Corte Criminale delle Alpes-Marittimes  lo condannò a  18 anni di prigione.  Dopo una grazia parziale accordata dall’anziano presidente Chirac il 17 marzo 1996, il giardiniere marocchino venne liberato il 4 settembre 1998, dopo sette anni di detenzione. Ma la giustizia francese rifiutò la revisione del processo nel 2002, richiesta a gran voce da Omar. “Perchè io?” (Pourquoi moi?) di Omar Raddad, libro scritto in collaborazione con Sylvie Lotiron (Edizione di Seuil) è lo scenario attinto dal film. Il calvario giudiziario vissuto da Omar, interpretato dal bravissimo Sami Bouajila, è messo in parallelo con la contro-inchiesta che effettuò Pierre Emmanuelle Vaugrenard, alias Denis Podalydès nel film. Il giornalista, persuaso dell’innocenza di Omar Raddad, iniziò a Nizza una contro-inchiesta nel 1994. Il regista Roschdy Zem sottolinea bene nel film il tourbillon nel quale si imbarca il giardiniere che non parla francese. Sarà un compagno di cella ha fare da interprete ad Omar in prigione, insegnandoli a leggere e a scrivere.  Il film evidenzia le contraddizioni e le insufficienze della giustizia francese. Molte zone d’ombra sono ancora  oggi rimaste senza risposte e incriminando il giardiniere, la giustizia francese pareggiò i conti con un opinione pubblica che pressava e voleva un assassino velocemente.  Perchè, ad esempio, i medici  legali hanno modificato la data della morte di Mme Marchal?  Perchè le più normali investigazioni scientifiche, che avrebbero potuto confermare o scagionare Omar, non vennero effettuate?   L’avvocato Vergès indico’ più volte nella sua difesa che le impronte della vittima non vennero comparate con quelle che si trovavano sulla scritta di sangue impressa sul legno. Altra mancanza, secono la difesa, le impronte sul bastone di legno  che è stato all’origine dei quattro colpi mortali, oltre ai 13 colpi all’arma bianca ricevuti dalla vittima, impronte che non vennero comparate con quelle di Omar. “Omar m’a tuer” non si pronuncia sulla colpevolezza o meno del suo eroe, ma vuole dimostrare che tutte le piste non vennero esplorate dalla giustizia francese. E’ una storia vera, la storia di Omar, ma non è ancora finita. Ai suoi bambini Omar Raddad confida la speranza che questo film servirà alla storia. Rachid Bouchareb, che è all’origine del progetto,  Roschdy Zem e Sami Bouajila, già splendidi attori in Indigènes, hanno dimostrato che possono influenzare la storia giudiziaria della Francia. Il Tribunale di Grasse ha chiesto il 9 marzo scorso ad un pool di esperti di stabilire il profilo genetico (DNA) che si troverebbe sui resti della Marchal e che non corrisponde a quello del giardiniere Omar. Questo profilo sarà poi  inserito nella banca dati nazionale delle impronte genetiche  per poter risalire a chi appartiene. Una tappa nella richiesta di riabilitazione che Omar Raddad chiede a viva voce dal giorno della sua liberazione.

“La source des femmes”, donne del Maghreb in cerca di uguaglianza.

Il regista franco-romeno Radu Mihaileanu, in lizza per la Palma d’Oro al 64° Festival Internazionale del Cinema di Cannes, si è detto fiero di concorrere, sotto la bandiera marocchina, con il suo film ”La source des femmes“, interamente girato in Marocco. “Sono fiero di presentare il film sotto la bandiera marocchina, è il minimo di ringraziamento che ho potuto fare per il Marocco, che ci ha offerto l’opportunità di realizzare il film, sotto il piano della produzione oltre che in termini di facilitazioni delle riprese”, ha dichiarato il regista in occasione della presentazione del film ieri a Cannes. Questo film è una co-produzione con la quale il Marocco ha partecipato con il 10%, tramite la società Agora Films, insieme alla Francia (63%), Belgio e Italia. Mihaileanu considera che l’identità artistica profonda di questo film è marocchina e araba in generale. Il film tratta la storia di alcune donne marocchine che si ribellano, in un villaggio nel sud di Marrakech, per non dover più subire il duro lavoro del trasporto dell’acqua che è imposto loro dagli uomini, recitato in darija (dialetto locale) con un casting composto di attori dalle diverse nazionalità, di cui una maggioranza marocchina. “Ho avuto la fortuna di avere delle grandi stars come Mohamed Majed, un immenso attore che ha interpretato con brio il ruolo di Houcine, il nonno di Leila, personaggio centrale del film incarnato dall’attrice francese d’origine algerina Leila Bekhti”, ha sottolineato il regista. “E’ un attore che ammiro da molto tempo. Sognavo di girare con lui e quando l’ho incontrato ho ritrovato la semplicità e l’umanità di una grande star. Crea e propone delle cose indimenticabili al livello di improvvisazione e gioco, è stato un grande piacere lavorarci insieme”, ha sottolineato ancora  Radu Mihaileanu. Il regista ha poi parlato del suo grande stupore davanti alla prestazione dell’attrice marocchina Amal Atrach, nel ruolo di Hasna, che ha portato una ventata di umorismo al film. “E’ una attrice decisamente pazza. Quando l’ho incontrata, è stata tutta una storia di amicizia e di due artisti sulla stessa lunghezza d’onda”, ha precisato il regista. Sotto l’egida di Leila, Hasna e le altre donne del villaggio, esasperate dal comportamento degli uomini che infliggono loro nel quotidiano la corvée dell’acqua, decidono di organizzare una rivolta audace (sciopero del sesso a oltranza) contro le tradizioni per far valere il loro diritto ad una vita dignitosa, reclamando una soluzione più globale sulla questione dell’approvvigionamento dell’acqua per il villaggio. Per il regista la questione dell’acqua è “una metafora”, anche se si tratta ancora di un problema reale in certi paesi. Leila che vuole portare l’acqua al villaggio cerca di portare anche l’amore nei cuori degli esseri umani, perchè oggi che il deserto avanza, avanza nei nostri cuori, e l’aridità che ne deriva è aridità dei cuori. Questo è il grande problema dell’umanità. Quando decise di girare il film in darija, Mihaileanu si era detto convinto che la lingua non era un problema per la realizzazione del film, ricordando che aveva già avuto esperienze di direzione in lingue che non parlava. Sull’esperienza linguistica marocchina, il regista ha dichiarato che si è adattato rapidamente al dialetto locale, avendo soggiornato qualche mese prima delle riprese in un villaggio vicino a Marrakech, dove ha potuto vivere con la popolazione locale e constatare, nell’occasione, i progressi del Marocco in materia di promozione dei diritti delle donne e della famiglia. Anche gli attori marocchini si sono sorpresi quando il regista corregeva le loro intonazioni, i ritmi e di fatto apportava le corrette cadenze e accenti della darjia. Radu Mihaileanu sarà presente al Festival di Musica Sacra del mondo (3-12 giugno) a Fès, che sarà inaugurato dalla Creazione Opera Mainûn e Leyla di Armand Amar, compositore della colonna sonora del suo film ‘La source de femmes”.