Archivio delle Categorie: Cani e Cavalli

Cavalli..reali.

Due cavalli appartenenti a SAR Mohammed VI parteciperanno al Salone Internazionale dell’Agricoltura a Parigi. Quintus e Rivulus vivono nella residenza del sovrano nell’Oise, a nord, della capitale. Secondo alcune fonti locali, i due cavalli hanno diritto ad un attenzione particolare da parte del loro reale proprietario, che si reca a fargli vista almeno una volta all’anno. I cavalli vengono curati, montati, e fatti lavorare al tiro”, ha spiegato alla stampa un dipendente della residenza  reale nell’Esagono.


Il cavallo berbero, dal Maghreb nell’Occidente.

L’avvenire del cavallo berbero è assicurato, ha sottolineato  oggi il giornalista Jean-Louis Gouraud, enciclopedista del cavallo e dell’equitazione. Gouraud ha animato una conferenza dal titolo:” Le sette vite del cavallo arabo“, nel quadro delle conferenze scientifiche al Salone del Cavallo di El Jadida, ribadendo che dopo anni di declino il cavallo berbero è oggi in buona salute nel Marocco e ovunque nel mondo. In Marocco l’allevamento del cavallo berbero costituisce un obiettivo prioritario nel programma di sviluppo dell’allevamento equino nazionale, ha indicato l’esperto francese, sottolineando che questa volontà del Reame per preservare questa razza oltrepassa le frontiere perchè il Marocco, ha ribadito, ha offerto in questi ultimi anni alle Haras nazionali francesi uno stallone  di razza berbera, per sostituire un altro cavallo della stessa razza, offerto dall’Algeria e deceduto ultimamente.  La storia del cavallo berbero è antica ed è originaria dell‘Africa del nord, su di un territorio che si estende dalla Libia al Marocco. E tradizionalmente associato al popolo berbero del Maghreb. Questo cavallo, è stato stabilito da alcuni ricercatori in Algeria, ha avuto origine circa 4.000 anni fa. In tutti i casi, in Africa del nord, il cavallo è parte integrante della vita degli uomini, in tutta la sua storia. Il cavallo berbero è una razza pura e autoctona del Maghreb (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia). Queste conferme sono basate su degli studi paleontologici e su analisi di DNA e questa origine è rafforzata dalle incisioni, pitture rupestri e da alcuni monumenti che esistono sul suolo africano del nord, dalla Libia al Marocco. Queste iscrizioni rappresentano l’addomesticamento di cavalli aventi le caratteristiche morfologiche del cavallo berbero attuale. Il cavallo berbero è allevato dall’antichità per la caccia, la guerra, le parate e il lavoro ed è compagno da sempre dei nomadi e degli allevatori dell’Atlas e degli alti plateaux montagnosi del Marocco. Questo cavallo venne menzionato già ai tempi dei romani come cavallo della Barbaria. Un gran numero di loro vennero importati  in Europa a partire dal VII° secolo dove diventarono cavalli da guerra, specialmente in Gran Bretagna. Il cavallo berbero ha influenzato numerose razze nel mondo come la razza spagnola e i suoi vicini, i lusitani, cosi come i Criollo argentini e i Mustang, discendenti dei cavalli berberi e iberici ritornati allo stato selvaggio. Uno stallone, si presume berbero, Godolphin Arabian, fece parte dei tre stalloni fondatori della razza purosangue inglese. Ci sono diversi tipi di cavalli berberi secondo la zona di origine,  ma in comune tutti hanno la testa allungata, profilo robusto, orecchie medie. Le membra sono secche ma solide, le spalle piatte e i piedi sono forti. La coda è piazzata bassa su di una groppa avvallata e le crine sono abbondanti. L’altezza  di questo cavallo antico è all’incira di 1,55 al garrese. La particolarità di questo cavallo e che possiede 5 vertebre lombari anzichè sei. Questa è una qualità che si sta cercando di mantenere nella razza e i veterinari osteopatologisti precisano che i lombi sono il punto fragile della colonna vertebrale degli equini perchè sono i soli che fluttuano come un ponte sospeso tenuti solo dai muscoli. Avere cinque vertebre lombari defatiga i muscoli sospensori. Questa particolarità spiegherebbe la resistenza che si riconosce al cavallo berbero senza peraltro limitare la dolcezza della sua cavalcata. Il berbero è un cavallo docile e rustico con grandi polivalenze. Nella resistenza ottiene dei risultati eccezionali. La sua velocità è attestata dalla scelta di questa razza per creare cavalli da corsa più veloci, come il purosangue inglese ed è quindi un cavallo che unisce resistenza e velocità, ideale per tutti gli sports equestri. Se attualmente, in Africa del nord, il cavallo berbero resta associato  a delle attività culturali come la Fantasia, queste qualità fanno di lui il cavallo ideale per numerose attività sportive moderne come il dressage, l’apprendistato dell’equitazione, l’endurance, il polo, i circuiti equestri turistici ecc.. Essendo di una dolcezza incontestabile necessità di un facile dressage e possiede tutte le attitudini che non chiedono altro di essere sviluppate come la sobrietà, la rusticità, la resistenza, la dolcezza, la pazienza, l’agilità e il fatto di essere infaticabile. Possiede inoltre, memore di antichi passati, una resistenza alle intemperie, alla fame e alle privazioni, a dir poco rara in un cavallo. Una celebre   frase su questo nobile cavallo antico dice: “Sente la fame, sente la sete, sente il freddo e  soffre per il caldo, ma non è mai stanco !“. Questo è il cavallo berbero.

 

 

 

 

 

 

 

Leggi anche: Il Cavallo Arabo


Fantasia, cavalli e cavalieri.

Il termine “Fantasia” ha origini europee o latine e significa divertimento, creare immagini reali o irreali.  Entra nel linguaggio corrente o popolare marocchino (darija) e prende il senso di “ostentazione“;  in effetti, nel corso della Fantasia, le tribù marocchine aggiunsero, secondo le regioni, dei tocchi personali come i giochi con i fucili, acrobati, abbigliamento dai colori vivi e bardature dei cavalli importanti. Tutti questi tocchi, giudicati osé dal pubblico marocchino, fecero entrare il termine Fantasia nel dialetto per qualificare una persona ostentata, esibizionista o insolente. Ad ogni buon conto la Fantasia designa le differenti forme di manifestazioni equestri che ebbero origini dai berberi e risalgono ai cavalieri numidi, e sono visibili in diverse Regioni dell’Africa del nord. Gli europei utilizzarono il termine per la prima volta quando designarono i gruppi di cavalieri marocchini muniti di fucili, che scoprirono durante i l passaggio in Marocco del pittore Dellacroix. L’artista descrisse e dipinse una Fantasia nel 1832, durante una visita a Meknès, città imperiale. Nei suoi diari di viaggio il pittore preciso’ di aver assistito in Marocco a questo tipo di Fantasia anche nella città di Sidi Kacem e a Ksar el Kèbir. Altri pittori orientalisti come Fromentin, Chénier o Loti, in viaggio nel Maghreb, descrissero le Fantasie del Marocco. Tutte le forme di Fantasia hanno come soggetto basilare il cavallo berbero o l’arabo-berbero. Consultando degli archivi militari relativi alla campagna di Napoleone I in Egitto, il Veterinario Azzedine Sedrati, anziano professore all’Istituto Agronomico e Veterinario Hassan II, descrisse un ipotesi arabo-andalusa sulle origini della Fantasia di gruppo: questa condotta in gruppo con tiri di schioppo o di lance abbinata ad una strategia di andata/ritorno trova il suo fondamento nel Corano. I lunghi fucili scuri (mokahla) arrivarono più tardi, si presume all’inizio del XIX° secolo;  in effetti la prima dimostrazione di Fantasia con fucili arriverebbe da Ali ben Hodeil a Mogador (attuale Essaouira) nel 1818. Pare che questa Fantasia sia quella visibile ancora attualmente in Marocco, poichè i cavalieri indossavano già i burnos e utilizzavano i mokahala. La Fantasia di gruppo e di tiri a distanza trae origini da una tecnica marziale d’assalto ereditata dall’Islam ed è tradizionalmente una dimostrazione delle tribù guerriere rurali. La tecnica militare della Fantasia ha dato luogo ad alcuni esercizi militari tribali di tiro all’arco o al giavellotto, prima dell’avvento dei fucili. L’esercizio di carico e di tiro a distanza ad ondate (andata e ritorno) dei cavalieri, trae la sua origine da una tecnica di carica militare usata dai musulmani  e si è allargata a diversi Paesi del Maghreb e sembra anche nel Tchad. In Marocco, paese fortemente agricolo e per lungo tempo tribale (sino alla sua Indipendenza nel 1956), questa dimostrazione spettacolare è diventata una tradizione religiosa: le tribù guerriere l’associarono, con la collaborazione attiva della popolazione maschile e femminile, ai Moussem e alle feste in onore di un santo con cadenza annuale, da secoli. Dal 1818 ad oggi la Fantasia di gruppo con fucile bruno (a polvere nera) è una tradizione inscritta nel patrimonio secolare marocchino. La Fantasia in Marocco continua ad essere con il mokahla e risponde oggi a delle norme, a dei codici precisi e necessita della partecipazione della popolazione; è riduttivo pensare che consiste in una semplice esibizioni di cavalli e cavalieri davanti ad una telecamera. I fucili per esempio, come tutte le armi, hanno dei costi alti e quindi si trasmettono da generazione in generazione. La produzione di questo fucile è strettamente correlata al proseguio di queste manifestazioni e purtroppo si assiste ad un ingresso di fucili europei o cinesi, dai costi decisamenti più bassi, a discapito della tradizione. La Fantasia è organizzata spontaneamente dagli abitanti (principalmente dei semplici agricoltori o dei ricchi proprietari terrieri) e i cavalieri delle tribù devono rendersi onorabili per  potervi partecipare: avere splendide bardature per i loro cavalli ed essere in grado di ritualizzare il mokahala, dimostrando un ottimo sangue freddo (segno di distinzione, educazione e coraggio). La tradizione vuole che i cavalieri e i loro cavalli debbano simulare un assalto militare. Queste corse brevi di cavalli berberi, leggeri e aerei,  riuniti in gruppo, partono al grido di “Hadar l’khayle” (i cavalli sono pronti).  L’inizio della corsa e la sua fine sono dati da un colpo di fucile sparato in aria dai cavalieri all’unisono. Per sincronizzare i tiri ed ascoltare sono una detonazione i cavalieri sono diretti da un capo stimato della tribù, che indica loro il momento esatto del tiro, pronunciando le parole “Hadar Lamkal” (a voi i fucili). Seguono poi gli intensi youyou delle donne (un suono gutturale schioccato con la lingua) che determinerà i vincitori. Ai giorni nostri questa tradizione equestre pacifica va a sottolineare molti punti della storia tumultuosa dell’Impero: le guerre tra le diverse tribù che diedero il potere a diverse dinastie marocchine o le ribellioni contro i colonizzatori spagnoli, portoghesi, ottomani e francesi, dal nord al sud del reame. Questo spiega, in parte, la presenza della Fantasia in numerose regioni del Paese. In questi ultimi anni le autorità marocchine organizzano dei concorsi di Fantasia tra le diverse regioni dove partecipano centinaia di cavalieri. E’ importante segnalare che in alcune tribù marocchine ricche e potenti, come quella dei Chorfa Hadriyines di Sidi Chrif Denoune, le donne sono rappresentate con al seguito numerosi  schiavi, in quanto gli uomini partivano in guerra lontano dalle loro regioni o dai loro villaggi fortificati, lasciando appunto le incombenze agli schiavi per proteggere le donne ed accudirle. Un altra forma di Fantasia è quella relativa ai matrimoni berberi. Personalmente ho assistito ad una di queste e non sono previsti i fucili ma soltanto delle splendide figure acrobatiche su dei cavalli bardati in modo incredibile, con colori spettacolari e finiture in ottone e argento. Al termine dell’esibizione gli sposi a cavallo si mostrano agli abitanti del villaggio distribuendo dolci e tanti sorrisi.

 

CREDITS PHOTOS: © Christian Laheyne – 2008 – tous droits réservés.