È finita la suspense (relativa) sull’identità del nuovo Primo Ministro marocchino : è (ovviamente) il segretario del Partito islamico PJd, Abdelillah Benkirane, vincitore delle legislative di venerdì scorso. Il nuovo Capo del Governo prenderà il posto di Abbas El Fassi. Benkirane è stato nominato, come vuole la nuova Costituzione votata a luglio, dal re Mohammed VI che lo ha ricevuto oggi a Midelet. È una première per il PJD che non aveva mai partecipato attivamente ad un governo. Con un comunicato del Ministero della Casa Reale, del protocollo e della Cancelleria, è stato annunciato oggi quanto segue: “Sua Maestà il Re Mohammed VI ha ricevuto martedì pomeriggio nella città di Midelt, M. Abdelillah Benkirane, segretario generale del Partito Giustizia e Sviluppo (PJD), che il Sovrano ha nominato Capo del Governo, conformemente alle disposizioni della nuova Costituzione, incaricandolo di formare il nuovo governo”. Questa nomina arriva dopo la vittoria registrata dal PJD alle legislative del 25 novembre dove il partito ha ottenuto un totale di 107 seggi, largamente davanti all’Istiqlal arrivato secondo con 60 seggi. “Ho avuto l’onore di essere ricevuto da SM il re Mohammed VI che mi ha nominato capo del governo e mi ha incaricato di formare il futuro gabinetto. Il proposito del Sovrano mi ha donato molta gioia e prego Dio di assistermi per svolgere al meglio la nobile missione che mi ha confidato, nell’interesse generale e di essere in grado di svolgere quello che ho promesso oggi davanti a SAR Mohammed VI.“ “La politica è come un raccolto, ci vuole del tempo”, diceva Hassan II. Oggi, è il tempo del PJD. Sin da quando iniziò il suo lavoro di opposizione, questo partito che a meno di 20 anni (venne creato nel 1996), si ritrova oggi per forza di cose a dirigere il potere esecutivo del paese, prima volta nella sua storia. E grazie, in parte, al suo leader, Abdelillah Benkirane, il cui carisma e a volte i suoi sproloqui razzisti e omofobi hanno creato imbarazzi e domande. “A volte succede che ti incollano un immagine che non è la tua, allora bisogna battersi e io continuo a battermi per convincere i marocchini che il PJD è un partito come un altro”, diceva tempo fa Benkirane in un intervista alla tv nazionale 2M durante la trasmissione “Ma ancora?”, presentata da Hamid Barrada. E’ arrivato al suo sogno dunque e si appresta a dirigere il nuovo governo, il primo sotto l’era della nuova Costituzione. Ma i giochi si fanno duri e il PJD è obbligato a governare con una coalizione, perchè i 107 seggi ottenuti alla Camera dei Rappresentanti (la maggioranza assoluta è fissata a 198 su 395) non permette altre scelte. Di ritorno da Midelt, il nuovo capo del Governo dovrà dunque aprire le consultazioni con i principali partiti della Koutla costituiti dall’Istiqlal, l’USFP e il PPS per creare una squadra di governo. Queste consulatazioni però si annunciano difficili, ancor più secondo alcuni rumors persistenti, che rivelano punti di frizione tra l’USFP e il PJD a riguardo dell’aministrazione pubblica. Si aggiunge poi a questo il fatto che il partito della lampada preferirebbe delle figure giovani o molto apprezzata dall’opinione pubblica, quindi i dinosauri dell’USFP, che reclamano il loro posto al sole, sono out. Detto questo i partiti della Koutla hanno ancora qualche chanses da giocare, la prima è l’enorme esperienza di governo e il PJD non potrà a priori allearsi con il partito liberal del ministro uscente dell’Economia Salaheddine Mezouar, patron dell’RNI. L’RNI è arrivato terzo in queste legislative anticipate ottenendo 52 deputati ed ha già trasmesso, in un comunicato ufficiale, di entrare nell’opposizione. “ Rispettando l’approccio democratico e tenuto conto dei risultati delle elezioni legislative che si sono svolte in un clima di onestà e di trasparenza, l’RNI ha scelto con responsabilità di posizionarsi nell’opposizione, che ha uno status privilegiato nella nuova Costituzione”. Questo annuncio del RNI arriva tre giorni dopo che il Partito Autenticità e Modernità (PAM – 47 seggi), partito voluto fortemente dal re, di Mohamed Cheikh Biadillah, ha ufficializzato ul suo posizionamento nell’opposizione governativa. Espressione di solidarietà del partito della colomba vis-à-vis con il partito del trattore, in quanto le due formazioni politiche fanno parte dello stesso gruppo costituito da otto partiti denominato G8, nato per contrastre l’avanzata degli islamisti.
Ma chi è Abdelillah Benkirane, nuovo capo del Governo?
Il segretario generale del PJD è nato nel 1954 a Rabat. Nel 1979, ottenne un diploma in scienze fisiche, prima di insegnare alla scuola normale superiore di Rabat. Benkirane venne eletto segretario generale del PJD nel 2008, sostituendo Saâdeddine El Othmani. Il nuovo primo ministro del governo marocchino, che raggiunse la Chabiba Islamya nel 1976, è stato presidente del Movimento Riforma e Rinnovamento e del Consiglio Nazionale del PJD. Membro del consiglio superiore dell’insegnamento e anziano membro della Commissione speciale educazione-formazione. Benkirane è sposato e padre di sei figli.
Il PJD in cifre:
1996 anno di creazione
8 seggi al Parlamento nel 1997
42 deputati nel 2002
47 seggi nel 2007
107 deputati nel 2011
15.000 iscritti
1.500 consiglieri comunali
Cosa dicono gli Stati Uniti d’America ?
L’amministrazione Obama ha voluto,pragmaticamente, lunedì sera, davanti alla vittoria islamica, seguire la strada del “wait and see”. Il laconico comunicato del porta-parola del Dipartimento di Stato , Mark Toner, recita:” Dobbiamo attendere e vedere come questo partito funziona nella realtà, e quali sono le cose che dice pubblicamente, oltre che a governare. Il nome che porta un governo o un partito è meno importante dei fatti, più precisamente nel rispetto delle regole democratiche”.
WEBCredits: Aufait Maroc – Bassirou BA
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A causa di una forte siccità, 1,7 milioni di persone sono esposte al rischio di una crisi alimentare in Mali, paese straordinario che amo profondamente. Le autorità di Bamako stanno cercando di acquistare 46.000 tonnellate di cereali per nutrire gratuitamente le popolazioni del Sahel che stanno vivendo questa ennesima tragedia della fame. Pochissime pioggie, un debolissimo afflusso delle acque del Niger e i prezzi del riso aumentati a dismisura sul mercato internazionale stanno creando questa disastrosa situazione. Le autorità maliensi non hanno comunque esitato a lanciare il grido d’allarme davanti a questa impellente minaccia. Per Yahya Nouhoum Tamboura, commissario alla Sicurezza Alimentare, un investimento di 82 milioni di euro è necessario per garantire uno stock alimentare alfine di sopperire ai bisogni delle popolazioni colpite e quelle che abitano attualmente in zone a forte rischio, all’incirca 140 comuni rurali del paese. Le autorità maliensi hanno paura del periodo che intercorre tra i due raccolti annuali che si annuncia molto più lungo del previsto. Secondo l’ONG Wetlands International alcune immagini satellittari hanno dimostrato una diminuzione del 40% delle zone irrigate in rapporto al 2010. Una catastrofe annunciata.
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Il primo museo dedicato esclusivamente alla cultura e all’arte berbera sarà inaugurato il 3 dicembre prossimo a Marrakech, nella cornice mitica dei Giardini Majorelle. Diverse personalità assisteranno a questa inaugurazione, tra cui il ministro francese della cultura, Frédéric Mitterand. L’idea del progetto studiato dalla Fondazione “Pierre Bergé – Yves Saint Laurent”, è nato dalla passione per la cultura e l’arte berbera di Pierre Bergé, che ha collezionato sin dal suo arrivo a Marrakech nel 1965, centinaia di oggetti berberi. Il Museo, che si estenderà su oltre 200 mq, è stato allestito nelle sale dove si trovava l’ex museo di arte islamica, ora completamente rinnovato per ospitare il nuovo museo, dove saranno esposte le collezioni, conformemente alle norme museografiche internazionali.
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Marocchini alle urne
I risultati definitivi delle elezioni legislative in Marocco hanno consacrato la vittoria schiacciante degli islamisti del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD). Molti osservatori hanno interpretato questa vittoria come un effetto dell’onda d’urto generata dal Partito Ennadha in Tunisia. Ad ogni buon conto, l’eco di questa vittoria (1/3 dei seggi alla Camera dei Rappresentanti) sorpassa il semplice effetto “riflesso”. Interessante l’analisi di Hicham El Moussazi, analista politico per unmondelibre.com, che sviluppa le altre cause che hanno motivato la scelta di 6 milioni di elettori marocchini alle legislative 2011, prime elezioni dopo il restyling della Costituzione del luglio scorso.
In seguito all’importante successo del PJD nelle legislative in Marocco, si potrebbe pensare ad un voto dovuto all’onda d’urto creato dalla primavera araba che ha visto l’emergenza di un islamismo politico come forza sul quale credere e contare. Certo, il successo del “modello turco”, coniugato al successo di Ennadha in Tunisia e la futura vittoria dei Fratelli Musulmani in Egitto, verosimilmente ha donato delle idee agli elettori marocchini. Tuttavia, l’ampiezza della vittoria del PJD (1/4 dei seggi), in un paese che non è inscritto in una logica rivoluzionaria ma piuttosto evoluzionaria, nell’immagine di integrazione del PJD nei campi della politica (contrariamente a Ennadha in Tunisa a ai Fratelli Musulmani in Egitto che erano esclusi dalla politica), lascia pensare all’esistenza di altre motivazioni dietro alla scelta degli elettori nel votare PJD. In primis, si tratta di un voto-sanzione al governo uscente dopo un bilancio scarso dei partiti della Koutla (Unione Socialiste delle Forze Popolari, Partito per il Progresso e il Socialismo, Partito dell’Istqlal) che hanno gestito gli affari del paese dal 2007. I problemi di disoccupazione, di povertà, di corruzione e di ineguaglianze sociali hanno certamente esasperato i marocchini. Gli elettori hanno perso fiducia nei partiti politici che rappresentavano, ai loro occhi, a lato dei fedelissimi e degli apparati del Palazzo, i principali responsabili del sotto-sviluppo del paese. Poi, gli eletti del PJD hanno fatto valere la loro “verginità” politica (nessuna partecipazione ai governi precedenti) e la loro moralità tutta islamica, vendendo un certo proibizionismo tanto ricercato dagli elettori, riscaldati da decenni di corruzione e di nespotismo, senza parlare delle false promesse. Il PJD ha offerto un corpo elettorale meno esposto all’usura e agli scandali, importanti dettagli che invece sono storia negli altri partiti. Oltre l’88% dei candidati a queste elezioni si sono presentati per la prima volta, ma nella struttura dello scrutigno attuale, solo le teste di serie delle liste contano realmente, vedi vecchi notabili di regime, specialmente nei partiti della Koutla e del G8 (raggrupamento di partiti centristi riunitisi per fare opposizione al PJD). Il partito islamico rappresenta l’alternativa meno corrotta agli occhi degli elettori marocchini che hanno deciso di tentare l’esperienza e regalare una chanse ad una nuova alternanza, questa volta nata da una base popolare. Dal loro canto, i candidati del PJD hanno fatto prevalere la lotta alla corruzione (sistematica e radicata nel tessuto sociale del paese) come il loro principale credo. Un messaggio che ha trovato un largo consensus tra gli elettori perchè semplice. La semplicità è stata il fattore determinante sull’efficacia della loro campagna elettorale. I rappresentanti del PJD, dalla sua nascita, hanno sempre adottato un discorso semplice e molto vicino alle preoccupazioni quotidiane nei differenti strati della società marocchina. Hanno comunicato con la maggioranza dei cittadini evitando un linguaggio foriero di ideologie e di termini tecnici come invece hanno fatto gli altri partiti; fattore percepito dai cittadini come “snobismo politico e sociale”. Al contrario, si sono appoggiati su di un discorso moralista verso la vita politica con referenze e simbologie religiose, eliminando dai loro discorsi le condanne ai Festival musicali o ai concerti di Shakira, promettendo di non voler proibire il consumo di alcolici, ma insistendo perchè la libertà di coscienza non figuri nella nuova Costituzione. Dichiarando di non voler entrare nella vita privata dei marocchini, hanno messo in primo piano la loro volontà di ristabilire la giustizia sociale, la lotta contro la corruzione, il combattere l’economia capitalista, conoscendo a priori che la lotta contro la cattiva governance è stata la principale rivendicazione dei manifestanti marocchini. Infine, il successo attuale non è solo il risultato di una campagna elettorale di qualche settimana, ma il frutto di diversi anni passati “sul campo”. In questo senso, il partito islamico è riuscito a costruire una base popolare solida grazie alle sue opere sociali e di carità (vedi Fratelli Musulmani). Occupando il terreno sociale trascurato dallo Stato, ha costituito un vivaio di voci riconoscenti che non possono fare altro che produrre della riconoscenza, sostenendo il partito in toto. Questa strategia sociale di “vicinanza” è già stata testata in altri paesi, dalla Palestina con Hamas arrivando al Ennadha tunisino, passando per i Fratelli Musulmani in Egitto. Senza dimenticare che i pidjisti partecipano alla gestione del paese a livello locale sin dal loro debutto negli anni 2000. Il loro bilancio resta, malgrado qualche caso, molto apprezzato dai cittadini che vivono in piccoli comuni e dalle collettività locali gestite dagli eletti del PJD, cosa che ha incoraggiato a votarli in massa. Questo spiega in gran parte la solidità della loro base elettorale che ha loro permesso di raccogliere mezzo milione di voti contrariamente ad altri partiti dove la debolezza della loro base li ha resi più vulnerabili alle congiutture e ai cambiamenti di opinione. Senza dimenticare che il PJD ha svolto una campagna elettorale moderna facendo un buon uso delle nuove tecnologie dell’informazione ad immagine e somiglianza di quelle usate dalle rivolte arabe. Contrariamente ad altri partiti, non si sono accontentati dei meetings popolari e/ o tradizionali e al volantinaggio, ma hanno utilizzato Internet e i network sociali per diffondere i loro messaggi toccando così altri target di elettori, in primis i giovani. Ricordiamo qui che il PJD è il partito che dispone del più importante sito web politico tra tutti i partiti concorrenti e che è il solo a possedere una radio sul web. Se l’ascesa degli islamisti era nell’aria da tempo, cio’ non toglie che offrendo la maggioranza dei voti al PJD, i marocchini hanno voluto inviare un segnale forte e chiaro a tutte le forze poltiche del paese, che devono scegliere la competenza e la serietà nella loro pratica politica a discapito del titolo nobiliare, eredità, posizione sociale e quant’altro. Il PJD sarà all’altezza dela fiducia accordatagli dal popolo marocchino? Solo il futuro potrà dirlo.
WEBCredits -Afrik.com – Hicham El Moussaoui analista politico – Un Monde Libre
29/11/11 – POST SELEZIONATO DA PAPERBLOG PER LA PRIMA PAGINA ED EVIDENZATO SULLA PIATTAFORMA FACEBOOK E TWITTER. THANKS!
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