Archivio Mensile: settembre 2010

Fu Krokos, l’amico di Hermès, che dono’ il suo nome al Crocus. Stavano giocando lanciando il disco e Krokos venne colpito mortalmente alla fronte. Il sangue che usci’ dalla sua ferita entro nella terra e la fecondo’. In quel punto, poco tempo dopo, usci un bellissimo fiore blu violetto con i tre stigmi che rappresentarono da quel giorno, per i greci, la resurrezione e la potenza vitale. Il nome stesso, Krokos, è associato alla radice greca che significa” filamento”. Originario del Cachemire e del Nepal, è coltivato dall’antichità ovunque nella zona mediterranea. Di certo si sa, grazie ad un papiro medico datato 1.500 A .C , che arrivo in Egitto. I Romani vedevano in questa spezia il simbolo della gioia spirituale e lo bruciavano come incenso durante le loro funzioni religiose. I Fenici lo vendevano trasportandolo sino in Africa del nord, dove esistevano dei magazzini a Tunisi, in Algeria e in Marocco. Nel Reame la coltivazione dello zafferano occupa delle piccole zone a Debdou ma è a Taliouine, villaggio montano dell’Atlas, a 1.200 mt di altitudine, collegato al resto del mondo dal colle del Tizi n’ Test, che si trova l’eccellenza a livello mondiale. Questo piccolo crocus, i cui pistilli fornisco la preziosa spezia, ha attraversato i secoli grazie alle sue virtù medicamentose e al suo potere colorante. Questo fiore appartiene alla famiglia delle iridacee e il suo bulbo raggiunge i due/tre cm di diametro. Uno solo di questi bulbi puo generare sino a 8 fiori, ognuno dei quali possiede sei petali di colore violetto e, cosa fondamentale, un piccolo pistillo da dove si svillupano gli stigmi, di color giallo-arancio. Nello zafferano sono presenti ben 5 tipi di coloranti, tutti a base carotenoide che hanno la rara particolarità di essere solubili nell’acqua e quindi utilizzabili come coloranti. Possiede inoltre 35 aromi differenti e il più caratterisco, quello che tutti conosciamo, si svilluppa nella fase del seccaggio.
I bulbi riposano sino ad agosto e iniziano a produrre le loro prime foglie, poi di seguito, velocemente, i fiori. In queste settimane inizierà la raccolta, uno spettacolo di colore unico e indimenticabile, che ridipinge i superbi paesaggi del Siroua. La seconda specificità dello zafferano è la sua coltura, dormiente sino al fine estate e raccolta autunnale. Ha bisogno di sole, pioggia e luce pari a quella dei vigneti. Questo bulbo rustico si pianta ad una altitudine che varia dai 650 ai 1.200 mt s.l.m. e puo’ resistere a gelate importanti, sino a -15°, come a colpi di calore oltre i 40°. A Taliouine la pacciamatura è esclusivamente biologica, di bue e di montone, e si calcola che per la buona riuscita del raccolto sia indispensabile un fabbisogno idrico pari a 600/700 mm per anno, ma deve essere ripartita obbligatoriamente durante tutto l’anno. In Marocco si praticano circa 15 irrigazioni su base annuale. Il delicato momento della raccolta avviene su quattro, massimo sei settimane, con un picco verso la fine di ottobre, dove il 60% dei fiori viene alla luce simultaneamente. La raccolta si concentra su di una durata di due a tre ore per giornata, per evitare che i pistilli vengano scaldati dal sole, qui ancora cocente. Questo provocherebbe una fermentazione prematura che comprometterebbe la qualità dello zafferano. Dopo la raccolta lo zafferano viene posto a seccare, in camere scure o sul fuoco. La seccatura all’aria, praticata in Marocco, dona al prodotto una qualità eccezionale a discapito della quantità che invece puo risultare dalla seccatura a calore, come avviene in Europa. Nel corso di questa operazione il peso specifico scenderà dell80%. Puo’ conservarsi sino a tre anni in buone condizioni, in un ambiente secco e lontano dalla luce. Io consiglio da sempre di porlo dentro a della bambagia e chiuso in una classica bormioli. Sul prezzo attenzione: se vi propongono, qui in Marocco, dello zafferano a meno di 20 dh al grammo (2 euro) state certi che è una volgare imitazione. Il prezzo corretto oggi varia, secondo la qualità, tra i 4 e i 6 euro al grammo. Controllate il colore, che deve essere acceso e toccandolo i filamenti dovranno sporcarvi le dita e non compratelo mai in polvere. A Marrakech, nel souk delle spezie o nella place des épices, è possibile trovare ancora dello zafferano di eccellente qualità, quasi introvabile in Europa. E che risotti!



4 commenti | etichette: africa, alto, amazighen, antiradicali, atlas, blog, colture, costumi, crocus, Cucina, eccellenza, fiore, gestione, informazioni, italiana, maghreb, marocchine, marocchini, marocco, marrakech, medina, my, nord, ottobre, paolo, prezzi, profumo, proprietà, raccolto, Religione, riad, ricette, safran, società, Storia, taliouine, usi, vacanze, viaggi, voli, zafferano | pubblicato in: Portraits

Un cappello prima di entrare nel merito di questo benedetto Codice Stradale, tanto atteso, vituperato dalla quasi totalità dei marocchini (restii, è risaputo, a pagare quando sbagliano !). Io personalmente ho rischiato non so’ più quante volte incidenti gravissimi a causa di luci inesistenti sulle auto altrui, strade con voragini non segnalate, guidatori ubriachi o drogati, da ritiro di patente immediato. Di fatto ho deciso, un paio di anni fa, di non condurre più auto dalla sera all’alba. Le cifre del massacro sono drammatiche: una mattanza. Nel periodo dal 6 al 12 settembre ben 24 morti e 1.400 feriti di cui 78 in fin di vita, le infrazioni in quella settimana ammontano a 12.664 di cui 6.115 gravi passate in prima istanza al Tribunale competente per Regione. Con l’entrata in vigore del nuovo codice (perchè ne esisteva uno prima?) previsto per il 1 ottobre 2010, tutto il sistema di controllo sarà profondamente modificato. Di certo si sa che il nuovo codice sarà difficile da digerire ma le persone civili pensano che prima o poi tutto il Paese si adeguerà a questa svolta epocale del controllo del trasporto su strada. L’applicazione delle disposizioni del nuovo codice richiedono l’implicazione di diversi ministeri, l’Interno, Salute, Finanza. Questi dipartimenti dovranno pubblicare le applicazioni del caso sui capitoli che concerne il loro operato: si sta attendendo. Prima novità, ad eccezione dei conduttori professionisti che hanno un decreto a parte, è che la patente non sarà più a vita ma con scadenza decennale. Al termine dei dieci anni il titolare della patente dovrà obbligatoriamente presentarsi da un medico per una visita che attesti l’idoneità fisica (ma pensa!). A partire dai 65 anni la validità sarà di 2 anni rinnovabile dopo visita medica.
La patente per le new entry chiamata ”permis provisoire” avrà una durata di due anni e non più di uno, per attestare di fatto il comportamento del guidatore. Anche questa patente ”provvisoria” sarà accredita di 20 punti e al termine dei due anni, se tutto è andato liscio, i punti diventeranno 30. Il ritiro dei punti è automatico e nel caso di un guidatore con patente provisoria che perde i 2/3 dei punti dovrà, per avere la patente definitiva, fare ricorso ad una sessione di educazione e sicurezza stradale. La lista delle incapacità e delle restrizioni alla guida dovranno essere fissate dal ministero della Salute e quello dei Trasporti (non ancora fissate). Il ritiro dei punti varia da uno per la cintura di sicurezza non posizionata a 6 per guida in stato di ebrezza o sotto l’effetto di stupefacenti. In caso di omicidio involontario i punti tolti saranno 14. Quando si perdono tutti i punti si dovrà attendere sei mesi per poter accedere ad un nuovo esame di guida. Le ammende, ad ogni buon conto, dovranno essere pagate entro 15 giorni e i servizi di constatazione delle infrazioni dovranno, nelle 48 ore successive trasmettere il processo-verbale con l’eventuale quietanza di pagamento. Per quanto riguarda i professionisti della strada dovranno accedere ad una formazione straordinaria per poter condurre veicoli ad uso professionale. Aperture di scuole di formazione sono annunciate. I controlli stradali continueranno ad essere esercitati dagli agenti della polizia, della gendarmeria royale e dai controllori del ministro dei Trasporti, ma dovrà essere oggetto di una profonda revisione interna, nel senso dell’introduzione di nuove tecnologie per limitare al massimo l’intervento umano (corrutibile) e garantire la trasparenza (oggi inesistente). Il codice della strada obbliga, finalmente aggiungo io, ad indossare un badge con fotografia inclusa e i dati dell’agente. Saranno introdotti poi tutta una serie di gadgets elettronici come radars, segnalatori di velocità e di durata della guida e del riposo, etilometri, detector di gas e di fumi del motori, controllo delle sospensioni, luci…I posti di blocco/controllo dovranno essere segnalati, di giorno come di notte (ma và ??) e non saranno ammessi in autostrada ( !). Il codice della strada da’ il diritto di contestare le infrazioni alla preposta commissione e si potrà disporre, nel caso dell’eventuale ritiro, di un permesso dalla durata di 15 giorni dal momento del ritiro stesso della patente. Si avrà il diritto di accedere ai rapporti d’inchiesta in caso di incidenti mortali e di vedere tutte le prove che confermano l’infrazione o il delitto. Capitolo ammende : le ammende forfettarie (ATF) sono fissate in funzione della gravità dell’infrazione e i loro pagamento darà luogo all’abbandono dell’ azione giudiziaria. Sono ripartite in tre classi sanzionate con ammende da 700 dh (c.ca 70 euro), 500 dh e 300 dh. L’eccesso di velocità offre tre esempi tipo su questa categorie d’ammende. Se si supera di 20 km la velocità prevista la multa sarà di 300 dh, tra i 20 e 30 km orari il prezzo da pagare è di 500 dh, arrivando a 700 dh per un eccesso di velocità compreso tra i 30 e 50 km orari oltre il limite consentito. Oltre questi limiti l’infrazione diventa delitto. Queste ammende potranno essere pagate sul posto o in un termine massimo di 15 giorni a contare dalla data dell’infrazione o della recezione della notifica e, nel caso di constatazione tramite un apparecchio automatico. Si potranno pagare cash o, nuova novella, per assegno bancario o altri mezzi di pagamento (carte di credito ?) che dovranno essere fissati dal ministero delle Finanze.
Anche pagando comunque, l’agente verbalizzatore potrà trattenere la patente di guida nel caso l’infrazione sia dovuta al comportamento del guidatore (alcool, droga, ecc..) o al cattivo funzionamento del veicolo. Il codice ha poi chiaramente sancito certi delitti come la condotta in stato di ebrezza che è passibile di arresto da 6 mesi a un anno e una multa compresa tra i 5.000 e 10.000 dh, oltre alla sospensione della patente per un periodo compreso tra i sei mesi e un anno. Si presume inoltre che il nuovo codice potrà dare migliori garanzie ai conduttori in caso di incidenti gravi con morti e feriti, dando come priorità la determinazione di responsabilità redatta da un inchiesta amministrativa e tecnica che diventa sistematica. La novità sta nell’ispezione del luogo dell’incidente (avete letto bene !) che puo’ essere stato causato dallo stato delle infrastrutture o dalla segnalazione non appropriata. Una perizia medica sarà obbligatoria nel caso che le vittime presentino un attestato medico d’incapacità al lavoro superiore ai 21 giorni. Il tribunale poi dovrà pronunciarsi in giudizio di conseguenza. Fine del nuovo codice della strada ; tralasciando molti punti meno importanti. Riflessioni. Mi chiedo come tutto questo sarà fattibile tenendo in considerazione diversi fattori tra i quali la corruzione a macchia d’olio (con 5 euro ci si toglie il pensiero), lo stato attuale delle strade marocchine, con fossi e buche di ogni genere appena usciti dai centri abitati più importanti e, last but not least, lo stato attuale dei veicoli in circolazione (età media di 25 anni, senza nessun tipo di collaudo) oltre allo stato attuale delle amministrazioni pubbliche (disastrose). E con le moto come la mettiamo ? Quattro persone su di uno scooter 50, compresi due bambini, senza protezione alcuna, come si gestiranno ? Gli inesistenti caschi ? Come sarà possibile una revisione cosi’ completa e importante ? Un miracolo, Inshalla ! Forse si.
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Undici paesi dell’Africa dell’ovest e del Sahel hanno deciso di intraprendere un progetto faraonico per cercare di frenare l’avanzata del deserto attraverso la “Grande Muraglia Verde”, una operazione di rinboschimento su una fascia di 15 km di larghezza e un estensione di 7600 km che attraverserà il continente africano da est a ovest. L’idea di un muro d’acacia e baobab per fermare la desertificazione è stata lanciata per la prima volta durante la 7a Conferenza dei capi di Stato della comunità sahelo-sahariana (CEN SAD) nel 2005. Riprendendo l’idea di questa barriera vegetale, il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha rilanciato la proposta durante il Summit dei governi dell’Unione Africana. ”La velocità con cui la desertificazione avanza ci obbliga a riunire gli sforzi e i mezzi in una sinergia d’azione. Non abbiamo più il diritto di guardare, impotenti, la distruzione dell’Africa”, ha dichiarato ricevendo molti applausi dalla platea di governatori presenti al Summit. L’appello non ha lasciato indifferenti nessun paese e undici di questi hanno deciso di intraprendere questo progetto faraonico, che Wade ha ribattezzato ”La Grande Muraglia Verde“. Questa grande muraglia verde africana attraverserà il continente da est a ovest (da Dakar a Djibouti) passando per undici paesi : Burkina Faso, Djibouti, Eritrea, Etiopia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Soudan e Tchad. Davanti all’avanzata del deserto che ogni anno inesorabile distrugge migliaia di ettari di queste zone sub-sahariane, minacciando seriamente la sicurezza alimentare e l’equilibrio demografico in vaste aree, i capi di Stato e dei Governi di questi undici paesi hanno deciso di passare all’azione e federare i loro sforzi per questo progetto che passerà allo storia come uno dei progetti più importanti del Millennio in Africa. Dopo la riunione del giugno scorso a N’Djamena (Tchad) per un primo summit sul progetto, i capi di Stato di questi paesi hanno annunciato solennemente l’apertura del lavori, creando di fatto l’Agenzia Panafricana della Grande Muraglia Verde (GMV), un organismo che supervisionerà i cantieri che si svilupperanno nel corso della operazione di rimboschimento. Al ritmo di 2 milioni di ettari persi ogni anno, due terzi della superficie del continente nero sono oramai classificate in zone desertiche o degradate, secondo uno studio della FAO. Stando ai rapporti di numerose ONG internazionali la Regione più colpita è situata lungo l’Africa dell’ovest e del Sahel con una popolazione di 80 milioni di persone che è minacciata direttamente dall’avanzata del deserto. In ragione di questa desertificazione la banda del Sahel è attualmente toccata da una grave crisi alimentare, la peggiore degli ultimi trent’anni, che si sta incancrenendo apoco a poco in tutta la Regione. Questa desertificazione porterà ad un esodo ineluttabile di popolazioni verso altre Regioni con risorse già limitate, quindi tutto questo provocherà inevitabilmente tensioni e conflitti per conquistare della terra fertile, conflitti che minacceranno la stabilità dei paesi della Regione, e non solo.
Le cause di questa situazione drammatica sono senza alcun dubbio dovute al cambiamento climatico che è in atto nel continente africano, già vulnerabile prima di questo evento. Il costo globale del progetto si aggira intorno ai 600 milioni di dollari spalmati nell’arco di dieci anni. Gli undici paesi stanno cercando di coinvolgere i loro vicini settentrionali e in primis i paesi del bacino forestale del sud e in particolate il Congo, secondo polmone al mondo dopo l’ Amazzonia, bacino forestale che è minacciato di scomparire. La scelta delle varietà di alberi e piante è una tappa decisiva per il successo della GMV. Una trentina di specie, tutte indigene, sono state identificate dai patners scientifici del progetto. Ogni paese dovrà scegliere gli alberi con un forte potenziale di resistenza all’aridità del terreno, chiamando in causa le popolazioni perchè aderiscano al progetto. Con diversi sistemi nazionali di ricerca agronomica, il Senegal, il Mali, il Burkina Faso e il Niger, hanno già selezionato degli alberi in funzione del loro potenziale remunerativo per le popolazioni. Si tratta del baobab e del jujubier dai frutti ricchi di vitamine e minerali, il karitè dalle virtù medicinali, o ancora il tamarindo alimentare o l’acacia. Al di là del finanziamento, lo scoglio maggiore da superare è quello di rendere compatibile queste pratiche di rimboschimento con gli usi e le pratiche locali, nella prospettiva di conciliare le attività delle popolazioni totalmente dipendenti dalla terra e la salvaguardia dell’ambiente.



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Dopo il suo arresto in una imboscata tesa dai militanti di Oul Aâkik, il capo della polizia del Polisario, Mustapha Ould Sidi Maloud, dissociatosi dal gruppo che chiede l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco, è stato trasferito in una prigione algerina, dove, secondo fonti accreditate, è sottomesso a torture e a brutali interrogatori, diretti dagli ufficiali della sicurezza militare algerina. Prima del suo arresto sono sorti molti movimenti spontanei in sua difesa, sia nei campi che fuori. Proprio nei campi profughi son stati arrestati alcuni giovani delle tribù R’Guibat e Oulad Moussa che stavano dimostrando pacificamente con un sit-in; le notizie, che sono in corso di verifica, parlano di violenze sessuali prima di essere arrestati dalle milizie del Polisario. Un appello è stato lanciato, a livello internazionale, dagli Chioukhs e dai notabili della tribù Rguibat-Sallam di Smara, a cui hanno preso parte tutte le donne di questa tribù, esortando la comunità internazionale e le organizzazioni di difesa dei Diritti Umani a intervenire con urgenza per ottenere la liberazione di tutti i detenuti politici (contrari al Polisario) incarcerati nella prigione di D’hibia, nei dintorni di Rabouni, sud-est di Tindouf. In una dichiarazione rilasciata da Azza Sallami, cordinatrice di queste donne e presidente della Associazione della Lega marocchina per la protezione dell’Infanzia a Layoune, a nome delle sue cugine della tribù Sallam, condanna fermamente l’incarcerazione di 63 loro cugini appartenenti alla tribù R’Guibat Sallam (45) e alla tribù Oulad Moussa (18). Queste donne esprimono la loro solidarietà con le vittime della repressione nei campi del Polisario, in primis a Mustapha Ould Sidi Mouloud, apppellandosi all’ONU perchè faccia pressioni sulle autorità algerine responsabili delle violazioni dei Diritti Umani perpretate sui loro territori dalle milizie del Polisario. Sul soggetto del ex capo della Polizia del Polisario arrestato, il portale web Polisario Confidentiel scrive che l’arresto di Sidi Maloud da parte della milizia interna divide la direzione del movimento. Pare che i dignitari del Polisario si siano scissi in due campi opposti a causa di questo affare, che avrà strascichi pesanti sull’opinione pubblica internazionale. Il campo favorevole all’arresto dell’ex responsabile della Polizia del Polisario è sostenuto dal DRS, i servizi di sicurezza algerini. I loro argomenti sono semplici : l’arresto di Mustapha Salma è dovuto all’accusa di tradimento e dovrà servire d’esempio a tutti i simpatizzanti dell’autonomia nei campi di Tindouf. Questo potrà dissuadere i suoi partigiani e scoraggerà le voci che sono sempre più forti riguardo ad una negoziazione con il Marocco, sulla base del piano di automia redatto a suo tempo e presentato all’Onu, riscuotendo un unanime consenso. Più reticenti gli altri membri della direzione del Polisario convinti che l’arresto del dirigente e la sua condanna provocherà dei gravi problemi nei campi. Questo perchè Mustapha Salma è stimatissimo a Tindouf per le sue idee favorevoli all’autonomia che il Marocco a loro offerto, idee condivise da una larga frangia dei sarahoui presenti nei campi. Molti analisti pensano che questo arresto provocherà ai membri della tribù R’guibat, la più importante presente nella struttura tribale dei sarhaoui, un duro colpo alle loro posizioni. Ciliegina sulla torta il fatto che tutte queste proteste, a livello di ONG internazionali e associazioni, provocheranno una caduta di immagine notevole al Polisario, già seriosamente pregiudicata dalle connessioni del movimento con il terrorismo islamico del Sahel. Dopo l’affaire Amina Haidar, la pasionaria sarhaoui, caso all’opposto di questo, ancora i fari puntati sui sarhaoui che vivono da 35 anni in condizioni deprecabili, in campi profughi privi di ogni minimo servizio essenziale, in balia di ottusi uomini politici che non guardano al di là dei loro interessi personali.
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