Archivio Mensile: aprile 2010

La Maison de la Photographie

Questo piccolo e delizioso Riad/Museo, situato dietro al Museo di Marrakech e alla Medersa Ben Youssef, di proprietà francese, è poco conosciuto ai più. Peccato perchè l’appassionato fotografo ha allestito al suo interno un esposizione di fotografie di Marrakech e del Marocco d’Antan. Immagini bellissime di come era questa città a fine 800 e per tutto il ’900, con settori dedicati al Paese e alle sue tribù. Tutti i venerdi’ sera, dalle 19.30 alle 21.00 è prevista la proiezione di un film rigorosamente “d’Antan” come quello di Daniel Chiacault sulla tribù Seksaoua, del 1957. A partire dal 30 aprile è prevista una nuova esposizione consacrata al tema del “Grande Tour“: il Marocco visto dai visitatori europei nel XIX° sino ai primi del XX° secolo. Sono state selezionate delle fotografie originali scattate nel nord del Marocco, oltre ad alcune su placca di vetro scattate da una giovane coppia di Lione nel 1926. Per la prima volta saranno esposte degli autocromi, le prime fotografie a colori scattate nel 1907 in Marocco. Due films inediti sul Marocco degli anni ’60 e ’70 sarrano proiettati ogni venerdi’ sera. Posto incredibile per tutti gli amanti del Marocco, di Marrakech e della fotografia ( io sono uno di quelli!)..ve lo consiglio con il cuore

La Maison de la Photographie – orario 09.00-19.00 – ingresso guidato 40 dh – 46 rue Ahal Fès – Marrakech – www.ecomuseeberbere.com


25 Aprile..la nostra Storia.


William Burroughs, l’hombre invisible

Vita spericolata, border line e carica di eccessi distruttivi, molto diversa dalla sua morte, nel 1997, che lo vede imborghesito e buono, trasformato forse dalla saggezza dell’età. William Burroughs era un figlio di “buona famiglia” della borghesia americana. Visse una adolescenza senza storia e ottenne facilmente la sua laurea in Lettere all’Università di Haward, nel 1936. Dopo alcuni studi di medicina a Vienna, si installo’ a New York. La II° Guerra mondiale divampava e lo scrittore cambio’ lavoro con irrequietezza: detective privato, pubblicitario e ancora esperto in deratizzazioni. Cerco’ anche, nel 1942, di entrare nell’US Navy ma venne respinto. Era il periodo delle frequentazioni underground newyorkesi, incontro di artisti sconosciuti che repentinamente si incollarono alla sua figura di giovane americano perbene. Qui il primo incontro con la droga. La morfina, poi l’oppio ( e più tardi l’eroina e la cocaina). Le prime amicizie: il poeta gay Allen Ginsberg che lo presento’ allo scrittore Jack Kerouak nel 1944. Rimasero intimamente legati, creando insieme, un movimento artistico basato sul rifiuto dell’American Way of Life degli anni ’60, la famosa Beat Generation, contro-cultura che influenzerà il movimento hippy prima e quello punk dopo. Burroughs rifiutava in blocco l’ideologia dominante del momento storico. Liberale, poneva l’individuo al di sopra dei valori di quel tempo (e di oggi aggiungo io) venerati dalla nazione, quali la famiglia e i soldi. Rifiuto’ il capitalismo cosi’ come il comunismo. Un primo matrimonio termino’ con un divorzio e in seconde nozze sposo’ Joan Vollmer Adams, nel 1946. L’anno seguente nacque il suo solo figlio, William (che diventerà Junkye dando il titolo al primo romanzo del padre, che morirà nel 1981). Primi contatti con la morfina nel 1946, poi con l’eroina. Una sera del 1953 a Mexico City (dove era emigrato per sfuggire alla polizia newyorkese) mise sulla testa della moglie un bicchiere, emulando Guglielmo Tell, sparo’ cercando di centrarlo uccidendo sul colpo la donna, colpita in piena nuca. Fu perseguitato per omicidio involontario e fuggi dal paese. Molto più tardi Burroughs riconobbe la sua omosessualità affermando che Joan era stata l’unica donna con cui ebbe una reale relazione affettiva. Nello stesso anno emigro’ in Marocco, a Tangeri per la precisione,  interzona frequentata da un variopinto e delinquenziale humus (vedi anche alla Pag.Tangeri) e si stabili’ presso la Villa Muniria, che apparteneva al tempo ad un belga e a Paul Lund, un gangster di Birmingham. La sua vità continuo’ ad essere irreale e caotica. “Un muro della sua camera divenne il suo stand di tiro, venne ricoperto dai buchi delle pallottole“, racconto’ Paul Bowles (vedi anche alla Cat.Portraits), sottolineando che “un altro muro era costellato di istantanee, la maggiorparte scattate in un suo viaggio in Amazzonia” (viaggio alla ricerca di un fungo allucinogeno presente in quei luoghi). A Villa Muniria la sua vita non aveva una organizzazione visibile ( essendo tossico-dipendente) ma scelse di rispettare una disciplina interiore automatica che era molto più rigorosa di certe discipline che si impongono con obiettività. Un altra descrizione dello scrittore venne forgiata da Brion Gysin su quel periodo: “Burroughs era diventato quello che i ragazzi spagnoli chiamano ”l’uomo invisibile”, ed era veramente trasparente: sotto la pioggia non si riusciva a vederlo, scivolando da riverbero in riverbero, da farmacia in farmacia“. L’anno 1955 in effetti,  causo’ una rottura di fondo, e lo vide traslocare in una casa situata  nella Kasbah dove passo’ il primo mese sdraiato su di un letto, fissando ostinatamente le punte delle scarpe. Poi partirà per Londra per una cura didintossicante rientrando a Tangeri nel ’56, disintossicato, ritrovando la sua camera al Muniria. Qui inizio’ a scrivere Naked Lunch (Il Pasto Nudo) e l’anno seguente ricevette la vista del suo grande amico Jack Kerouac. Kerouac trovo’ migliaia di fogli sparsi ovunque nella camera e rapidamente inizio’ a scrivere a macchina cercando di mettere in chiaro tutti gli appunti primitivi di Naked Lunch ritrovati, che da Burroughs furono inizialmente titolati “Interzone“.  I testi parlavano di impiccagioni, castrazioni, vituperazioni di ogni genere, grandi scene di orrore con immaginari dottori futuristi che portavano aiuto ad una moltitudine di drogati negativi perchè potessero in seguito far sparire le persone che ingombrano il mondo. Kerouac fu disarcionato dalla crudeltà e la violenza che emergevano da quelle pagine al punto di essere preda di frequenti incubi notturni. Nel chiedere spiegazioni sul perchè di tutto questo Burroughs rispose:” Io non sono altro che un emissario clandestino di un altro pianeta e non capisco perchè sono stato inviato qui“. Sperimentale nella forma, una buona parte del testo di Naked Lunch descrive la dipendenza dell’autore vis à vis con le droghe dure che distruggono lo spirito, applicando la tecnica del collage (The Cut-Up technique, creata dall’amico pittore Brion Gysin che consiste nel montaggio casuale dei testi, la cui provenienza puo’ essere la più disparata), che non aiuta la sua lettura. Violento, a volte poetico, di una poesia rude, sconcertante e violenta, Naked Lunch è senza alcun dubbio uno dei più importanti testi sulla droga e le sue distruzioni, per certi versi indescrivibile. Il libro venne adattato al cinema da David Cronenberg nel 1992. Il regista è riuscito a captare l’essenza dei passaggi più importanti dell’opera, mescolati con delle recite biografiche dell’autore (la sua vita a Tangeri in balia della prostituzione maschile, la morte di Joan e la dipendenza della droga). Resta il fatto che tutta l’opera letteraria di Burroughs si basa sulla sua triplice esperienza di intossicazione, omosessualità e esilio, la sessualità rimane  il punto di partenza delle sue esplorazioni, a partire dalle teorie di liberazione sessuale di Willelm Reich, un punto importante che ne nutrirà le mitologie letterarie.

Principale bibliografia:

Pasto Nudo – Adelphi, 2001

La scimmia sulla schiena – Rizzoli, 1998

Checca – Adelphi, 1998

La morbida macchina – SugarCo, 1994

Interzona – SugarCo, 1994

Nova Express – SugarCo, 1994

Diverso – SugarCo, 1994

Il biglietto che è esploso – SugarCo, 1994


Buongiorno!

Questi ultimi tre mesi sono stati particolarmenti “tosti”, non me ne vogliate. Ho trascurato il Blog e a cascata voi tutti. Chiedo venia e prometto che da domani tutto tornerà alla normalità, con tante informazioni e articoli sulla Ville Rouge. Gli eventi a volte impongono degli stop secchi, frenate che lasciano strisce indebili sul cuore, che sbiadiranno come sul cemento al sole, ma che non spariranno mai. Voi tutti siete importanti perchè date un senso a questo Blog, compagni di viaggio silenziosi ma presenti. In quasi due anni siete veramente tanti, secondo le statistiche di WordPress, e ne sono felice. Un pezzo di Italia e di mondo che quotidianamente si collega con il mio universo arabo…grazie! Felice Domenica!


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