Archivio Mensile: dicembre 2009

Buon anno!


Il mare d’inverno

Cap Tafelney Costa Atlantica


Un Natale d’altri tempi.

Quando arrivava il Natale, negli anni ’70,  il pensiero prominente era quello di pensare a Gesù Bambino e parlargli tanto, scrivergli una letterina e domandare  il regalo tanto agognato. Oggi si parla di Babbo Natale..ai miei tempi (sich!) era Gesù Bambino che si occupava di tutto e passava la palla al grosso vecchio bianco per le consegne. Erano giorni di eccitazione continua, cambi di idee e di regali, richieste a volte assurde e impraticabili. I miei genitori, senza una lira, facevano salti mortali per portarci qualcosa sotto l’albero, vicino al presepe. Un presepe bello, con le montagne di carta verde e tanti personaggi dipinti sul gesso, belli da impazzire. E poi il laghetto, fatto con la carta stagnola e con pezzi di vetro, e ancora tante lucine che si accendevano e si spengevano, riflettendosi negli occhi ingenui di noi bimbi. Il Natale più bello della mia vita, che ricordo come fosse ieri,  non ha una data, forse avevo 5 o 6 anni, anche meno. Ero già un ribelle a quei tempi, e per non aspettare mattina, finsi di dormire e quatto quatto mi intrufolai nel corridoio di casa spingendomi verso l’ingresso del soggiorno, dove si trovava l’albero e il presepe. Erano le dieci o le undici di sera e volevo vedere!. Quell’anno avevo chiesto il meccano e un paio di libri per bambini; dovevo appurare se erano arrivati!. I miei fratelli dormivano beati mentre il sottoscritto in pigiama, a carponi, per non far rumore, si faceva strada verso il sogno. Tutte le luci erano spente in casa, eccetto quelle dell’albero, che lampeggiavano senza sosta da alcune settimane.  Arrivai di filato davanti all’albero e al presepe, non distinguevo bene se erano presenti pacchi e dolciumi, mentre un rumore, lieve, mi fece voltare la testa. Dall’altra parte del corridoio, qualche metro da me, si trovava la cucina e li’ vidi, teneramente abbracciati e seduti sul tavolo, il babbo e la mamma, che si baciavano. Mi prese il panico, ma ero anche felice, per aver catturato una simile immagine, privata e intima, che scappai letteralmente in camera mia tuffandomi sotto le coperte, sperando che non mi avessero visto. D’un tratto il pensiero dei regali, del meccano e dei libri svani’ e vedevo soltanto la bella immagine a colori dei miei genitori, che si volevano bene. Poi pensai che si, certamente era già passato Gesù bambino perchè nella mia letterina avevo scritto che desideravo tanto che il babbo e la mamma fossero felice per sempre. Ma non mi azzardai a tornare in corridoio. Al mattino presto corsi nella sala e trovai i miei regali, quelli che avevo desiderato, costati sudore e fatica al babbo e alla mamma (ma io non lo sapevo ancora). Senza neanche aprire le scatole corsi in camera loro e urlando a squarciagola dissi che Gesù bambino era passato, che ero stato bravo e in quel momento mi senti felice e appagato, pensando anche al loro bacio, seduti sul tavolo della cucina. Che bel Natale!


E’ Natale!

E’ Natale ogni volta che sorridi ad un fratello e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.

E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

 


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