Durante il Ramadan, molti marocchini (ma è una costante in tutto il mondo arabo) troncano di bere alcolici e superalcolici in favore delle droghe (cannabis e cocaina). Queste persone di tutte le età e entrambi i sessi, rollano canne o sniffano strisce di coca per dimenticare la loro dipendenza dall’alcool. La scusa, religiosa, è che l’alcool è haram (proibito) mentre l’haschic è halal (permesso). In tempi normali molti marocchini sono consumatori occasionali e diventato aficionados della “zetla” (cannabis) durante il mese sacro del Ramadan e i puscher del Paese ovviamente si fregano le mani. Il fenomeno non tocca una precisa classe sociale ma tutte le frangie della società marocchina e la qualità fornita dipende dalle tasche dei consumatori. Le persone demunite sono quelle più svantaggiate rispetto ovviamente a un benestante dei quartieri huppés, che possono acquistare sull’unghia il loro sballo ramadanesco. I primi invece ricorrono sovente a scippi e rapine per procurarsi i soldi necessari all’acquisto della droga. Il fattore più sconcertante è ascoltare questi giovani (e meno giovani) che in nome del Corano si sentono assolutamente in buona fede e certi e convinti, eliminano l’alcool in favore dello spinello. Quando chiedo espressamente cosa cambia, che è pur sempre proibito fare uso di droghe dalla religione, mi rispondono all’unisono che no, non è vero, che nel Corano non è scritto espressamente che fare uso di haschic è proibito mentre è scritto, a chiare lettere, che bere alcolici e peccato. Allora poi mi chiedo perchè durante l’anno tutti bevono birra e wisky, ma questa è un altra storia.
Font: Al Bayane.com




















































