Archivio Mensile: luglio 2009

I cuori sono ruscelli che scorrono.

libro3Inaan Kachachi, irachena, laureata in giornalismo, ha iniziato a lavorare nel suo Paese per la stampa e la radio. E’ corrispondente da Parigi per diverse testate arabe, tra cui “Asharq Alawsat“, un quotidiano saudita con sede a Londra. Parallelamente insegna giornalismo e si dedica a ricerche sulla storia contemporanea delle donne irachene. Questo libro, “I cuori sono ruscelli che scorrono” riprende un adagio popolare che scioglie i cuori degli amanti: “Non lo sai che i cuori sono come ruscelli che si allontanano e poi si incontrano di nuovo per gettarsi infine nello stesso corso d’acqua?”. La storia si svolge a Parigi e descrive la vita di un gruppo di rifugiati politici iracheni, siriani e turchi, che si ritrova ogni sera a casa di una anziana donna, Kashaniya Khatoun, contessa armena vedova di un conte francese innamorato dell’Iraq, sopravvissuta al genocidio del suo popolo, e tra un bicchiere di Beaujolais, una vecchia canzone e una videocamera che li riprende, si raccontano il passato mentre il presente incalza, come sospeso, tra le notizie drammatiche che giungono dai loro Paesi e una vita da bohémien. La voce narrante é quella di un uomo sfuggito alla persecuzione che non sa darsi pace per la fine della sua relazione con Najwa, costretta ad un matrimonio forzato in Iraq. Si innamorerà poi di Nineveh Sarab, che anni prima era stata violentata e imprigionata a Baghdad, perchè comunista. Zam Zam, studente, beneficiario di una borsa di studio, deluso dalla politica, si rifugerà nell’alcool, ossessionato da “storie stravaganti”.  A complicare ulteriormente la vita di tutti sarà l’arrivo Sari, il figlio di Najwa, un soldato omosessuale che, strumentalizzato dal governo di Saddam Hussein, verrà mandato a Parigi per infiltrarsi negli ambienti rivoluzionari. Cosi’ facendo avrà in cambio il suo sogno: diventare donna, bellissima e seducente, grazie ad un intervento chirurgico. Sari/Sara andrà incontro’ pero’ ad una tragica fine. La voce narrante chiuderà il sipario: il ritorno dell’uomo, in compagnia della Contessa armena, in Iraq, per compiere un ultimo gesto d’amore verso la donna che ha tanto amato, riportare il corpo del figlio/figlia nell sua terra, perchè la madre possa piangerlo. Viaggio che si trasformerà in un paradossale scontro contro l’ottusa burocrazia della dittatura. L’Iraq fa da sfondo a tutta la storia, nella sua complessità, tradizioni e contraddizioni. Un omaggio corale ad un Paese sull’orlo della dissoluzione , caleidoscopio di personaggi fragili e commoventi che la scrittrice fa lasciare, incrociare e ritrovare, perchè i cuori sono ruscelli che scorrono.

Per ora, mi spiego’, prendi questi, per le spese immediate. Domani andro’ in banca a ritirare la somma necessaria per il nostro viaggio a Baghdad. Sono vecchia e stanca, e le mie ossa non sopportano più l’umidità. Voglio passare il resto della mia vita al sole. E, quando moriro’, voglio essere sepolta in terra irachena. Allora, forse, l’anima di Philippe sarà finalmente in pace e mi benedirà (…) Ti rendi conto che l’Iraq che ritroveremo non è più quello di prima?. Lo so, lo so, é un Iraq atroce, dove la gente mangia i sassi e beve acqua stagnante. Avremo fame insieme a loro, figlio mio, berremo quello che bevono loro. Saremo come loro; é la nostra gente.

I cuori sono ruscelli che scorronoInaan Kachachi – Baldini Castoldi Dalai editore – Euro 14,50


La Mamounia, un mito che risorge

mamouniacopertinaDopo rumors, pettegolezzi da shampiste, misteri da fantapolitica, complotti internazionali degni di James Bond, che lo davano per spacciato,  il mito della Mamounia resta inossidabile e, a discapito dei miscredenti, riapre le sue porte dorate al jet-set internazionale che ha in agenda una visita al prestigioso e rinnovato Grand Hôtel. Tutto questo accadrà nel mese di settembre 2009, dopo 5 anni di chiusura per restauri.  Il nome della Mamounia risale al XVIII° secolo. La storia inizia con un Sultano alaouita, Sidi Mohammed Ben Abdellah, che aveva per abitudine quella di donare una sua proprietà come cadeau di matrimonio a ognuno dei suoi figli. Fu cosi’ che uno dei suoi quattro figli, Abdessalam, Mamoun, Moussa e Hassan diventarono gli eponimi dei giardini che ricevettero dal padre.  Questi giardini “Arsat” sono ancora conosciuti oggi, ma solo l’arsat Al Mamoun, appartenuto al principe Mamoun divenne celebre e ispiro’ il nome della Mamounia. Si racconta che il principe lo utilizzasse come luogo di “piacere” per la “nzaha“, costume corrente all’epoca in molte città marocchine, una sorta di garden party a luce rosse. Due secoli dopo, su di una superficie di 15 ettari, venne creato l’Hôtel, che ebbe da subito una reputazione internazionale. Costruito nel 1923, dagli architetti Prost e l’italiano Marchisio, l’Hôtel La Mamounia ha beneficiato di un chiaro e preciso rispetto dei luoghi storici, voluto dai suoi proprietari, la Compagnie des Chemins de Fer du Maroc. Dopo la sua creazione, La Mamounia si rivelo’ un autentico monumento mescolando la tradizione architetturale marocchina con l’ultima tendenza nascente all’epoca: l’Art Déco. Nel corso dela sua storia, La Mamounia non fu mai abbastanza grande per soddisfare tutta la clientela desiderosa di alloggiare al suo interno. Sino alla fine degli anni ’30, l’Hôtel possedeva meno di cinquanta camere, poi si ingrandi’ nel 1946, per arrivare a cento unità, poi ancora ristrutturato nel 1950, 1953, 1986 e infine nel 2005 per riaprire il 29 settembre 2009. Questo restauro, curato dal decoratore Jacques Garcia, ha previsto un totale di 13 camere classiche, 19 camere superiori, 104 camere deluxe, 7 suite e 3 ville disseminate nel parco.  I prezzi partiranno da 500 euro a notte, per persona. E’ possibile, come sempre, pur non essendo ospiti, frequentare i suoi bar, cosi’ suddivisi: bar dell’Italiano, Churchill, della Piscina, Marocchino e la Gelateria le Menzeh. I ristoranti aperti al pubblico esterno sono: il Marocchino, il Francese, curato dallo chef Jean-Pierre Vigato, l’Italiano di Don Alfonso e il Pavillon della Piscina.  Oltre ad una SPA di 2.500 mq, un Pavillon di remise en forme, una piscina riscaldata all’ozono e due campi da tennis. mamounia3Numerose celebrità hanno soggiornato al Mamounia. Winston Churchill stabili’ il suo quartier generale invernale e aveva la bizzarra abitudine di passare da balcone in balcone per seguire il tramonto del sole e catturare i colori, per poi riprodurli sulle sue tele. Molti dei suoi dipinti rappresentano infatti alcuni angoli dell’Hôtel e possono essere ammirati al Museo Churchill in UK. Un famoso aneddoto recita che Winston Churchill disse a Franklin Roosvelt a proposito di Marrakech, nel 1943, che era “uno dei luoghi più belli del mondo” e lo invito’ a  conoscerla. Si racconta anche che il Generale De Gaulle passo’ in quell’epoca alcune notti al Mamounia e il direttore dell’albergo dovette  costruire un letto su misura per il “grande uomo”. Nel corso degli anni, la reputazione di Marrakech e della Mamounia attiro’ l’attenzione dei registi francesi e americani. Jean Tissier giro’ “Allerta a sud” con Eric Von Stroheim nel 1953. Al Mamounia si giro’ anche “Morocco” con Marlene Dietrich cosi’ come “L’uomo che sapeva troppo” (vedi anche alla Cat.Cinema) di Alfred Hitchcock. Nel 1955, Charlie Chaplin venne accolto trionfalmente all’Hôtel Mamounia. Stessa accoglienza venne attributata al nostro compianto Marcello Mastroianni, a Youssef Chahine, Claude Lelouche, Jean-Jacques Annaud, Oliver Stone, Luc Besson e Martin Scorzese. Altre personalità dello show biz seguirono: Kirk Douglas, Charlton Heston, Yul Brinner, Omar Chérif, Joan Collins, Nicole Kidman, Silvester Stallone, Richard Geere, Susan Sarandon, Tom Cruise, Sharon Stone, Kate Winslet, Charles Aznavour, Jean Paul Belmondo, Catherine Deneuve, Alain Delon, Ornella Muti, Claudia Cardinale, Sophie Marceau e molti altri. Dopo le stars del cinema sono arrivate quelle della moda, con creatori come Yves Saint laurent e Pierre Balmain, che decisero in seguito di prendere casa a Marrakech, seguiti a ruota da Gianni Versace, Kenzo, Valentino, Jean Paul Gaultier. Nel 1968, con l’esplosione dei gruppi rock internazionali, Marrakech accolse i Rolling Stones, Crosby, Still and Nash & Young scrissero “Marrakech Express“. Altre stars della musica passarono dal Mamounia come Jacques Brel, Dalida, Barbara Hendrix, Andrea Bocelli, Julio Iglesias, Julien Clere, Johnny Hallyday, Elton John e molti altri ancora. Altre personalità arrivarono a scoprire La Mamounia e rItornarono regolarmente come il Presidente Théodore Roosvelt, Ronald e Nancy Regan, il Principe delle Asturie e l’infante Elena di Spagna, la principessa Carolina di Monaco, il principe Naruhito del Giappone, Nelson Mandela, Desmond Tuttu, Valery Giscard D’Estaing, Jacques Chirac e Helmut Kohl.  La lista è lunga e il Libro d’Oro non puo’ riportare tutte le impressioni e le emozioni vissute dalle celebrità mondiale ospitate al suo interno. Tutte pero’ sono animate dallo stesso sentimento: l’amore incondizionato per Marrakech.


Elezioni annullate a Marrakech

elezioniIl Tribunale Amministrativo di Marrakech ha deciso lunedi’ scorso di annullare i risultati delle elezioni comunali del 12 giugno scorso, in tutta la circoscrizione di Marrakech Menara, dietro ricorso presentato dai candidati del Partito Front des Forces Démocratique (FFD). Il Tribunale Amministrativo ha deciso la riorganizzazione delle elezioni per la circoscrizione. Rabii El Kaoutari, capolista del FFD  denuncio’ al Tribunale Amministrativo “irregolarità sia nel voto che nello scrutinio delle schede“; poi accertate. Fatima Zohra Mansouri, mandataria della lista addizionale del partito Autenticità e Modernità (PAM) nella circoscrizione Marrakech Menara era stata eletta, dopo gli scrutini del 12 giugno, come sindaco della Ville Rouge, prima donna a ricoprire una simile carica a Marrakech. Dopo alcune ore dalla decisione amministrativa anche il Governatore della Regione Marrakech – El Haouz, Mounir Chraibi, è stato sollevato dal suo incarico per “grave disfunzionamento a livello organizzativo e di coordinamento in seno ai servizi amministrativi della Wilaya (municipalità)“, secondo un comunicato sempre del Tribunale Amministrativo. E’ la prima volta nella storia della città che accade un fatto simile e la stampa nazionale reputa questo passo un inizio importante contro le impunità e la corruzione dilagante nel Paese.


Vi racconto come é andata….

marrakechm1In 20 anni, numerosi francesi, spagnoli, italiani e qualche inglese hanno acquistato centinaia di Riad nella Medina storica di Marrakech. Una presenza a volte conflittuale, molti marocchini lamentano la mancanza di rispetto dei nuovi vicini stranieri (e viceversa). Il 6 settembre di qualche anno fà, il muro portante di una casa crollo con un rumore di bombe, distruggendo una buona parte di un antico edificio. Halima Mouak stava guardando la televisione con suo padre e le sue tre sorelle. Halima tempesto’ quotidianamente uffici amministrativi sino ad arrivare al Governatore per avere giustizia dei danni provocati dalla sua vicina. La vicina, Halima la chiama “l’italiana“: in realtà si tratta di Franca Sozzani, milanese doc, direttrice del prestigioso mensile Vogue Italia, proprietaria di una delle più belle case della Medina di Marrakech. Non si tratta solo di un Riad (come quello di Marta Marzotto) ma di una serie di Riad uniti tra di loro per formare una sola struttura con un enorme piscina centrale. Nella rue Al-Soura, “l’italiana” ha acquistato i numeri 2, 3, 4, 6 e 6b. Di fianco al vicolo Sidi Ben Omar, possiede il numero 24, 25, 26, 28 e 29. In totale più di 1000 mq al suolo. Non manca che il 27, la casa di Halima Mouak, incastrata in un oasi di palme, ficus, gelsomini e bouganville della Sozzani. Dai suoi tetti, Halima Mouak ha una vista incredibile, ma anche sui lavori della vicina “italiana”. “La mia casa è come una verruca nel mezzo del suo naso“, mi dice con un sorriso amaro, e prosegue: “il suo avvocato mi ha proposto di venderla ad un prezzo irrisorio, ma io non vendo“. Dopo sei mesi dall’incidente “l’italiana ” invio’ ” degli operai ha sistemare il muro che da subito inizio’ a creparsi. Halima Mouak, informatica 32enne, celibe e testa dura, chiese un sopralluogo ad alcuni ingegneri dell’Agenzia Urbana che esaminarono i muri e i documenti: i lavori di ripristino erano da incompetenti e la Sozzani non aveva permessi per costruire la piscina. Quando, qualche mese dopo, un altro vicino, un ingegnere francese, inizio’ dei lavori nel suo Riad confinante dall’altro lato della casa, Halima credette di diventare pazza. “Gli operai davano dei colpi cosi’ forti che decine di fessure sono apparse nel mio corridoio“, dichiara la povera. Un giorno Halima, in preda alla disperazione, si scaglio’ contro gli operai ingiuriandoli e tirando loro delle pietre. Se si fosse trattato di un banale litigio tra marocchini la polizia non se ne sarebbe neppure accorta, ma si trattava di uno straniero. La polizia sbarco’ in forza nella sua casa, di sera, e secondo Halima erano in quattro, la insultarono e la trascinarono per i capelli in strada. Passo’ quattro giorni guardata a vista dal commissario e poi in prigione per quattro mesi per “oltraggio agli agenti“. Pena poi ridotta a tre mesi in appello. riad-marrakech-2Dopo questo Halima ha lasciato Marrakech per vivere a Casablanca. Tutte le sue energie, i suoi dispiaceri, le sue ansie presero forma in 60.000 dh (circa 5.500 Euro) di danni civili in appello contro Franca Sozzani. Non si rassegno’ e in Cassazione ottenne 200.000 dh (18.000 Euro) è l’interdizione, alla Sozzani, di costruire la piscina. Halima è diventata un simbolo contro la “recolonizzazione selvaggia” di Marrakech, supportata dai giornalisti d’opposizione, islamisti e semplici cittadini, la parte emergente di un iceberg di rancori. Un mio giovane vicino (radicale) mi disse: “E’ cosi’ che inizio’ in Palestina; iniziarono ad acquistare le case degli arabi, poi hanno voluto farli partire“. Non ci sono cifre ufficiali ma si stimano oltre 900 Riad appartenenti ad occidentali, di cui più della metà francesi. Si professano non come dei “volgari turisti” ma piuttosto come dei conoscitori, aperti e tolleranti. Marrakech, la sua Medina impenetrabile e la sua Palmeraie rinfrescante, sono sempre state nell’occhio degli occidentali. Verso i primi del XX° secolo, l’artista pittore Jaques Majorelle cadde innamorato della città e lancio’ la moda Marrakech tra il jet-set dell’epoca. A partire dagli anni ’60, in tutto il Marocco, le vecchie città si svuotarono della sua borghesia che preferi’ i confort moderni delle spaziose ville all’occidentale, costruite nelle periferie. I Riad vennero lasciati all’abbandono, affittati a piccoli funzionari o ai contadini cacciati dalle loro terre a causa della siccità e dalla miseria. All’epoca, soltanto qualche egocentrico occidentale si stabili’ nella antica Medina di Marrakech: Denise Masson, autrice di una celebre traduzione del Corano, lo scrittore spagnolo Juan Gotysolo, lo stilista Pierre Balmain, il creatore di profumi e art-director d Shiseido, Serge Luten. A partire dagli  anni ’80, un decoratore americano rinomato, Bill Willis (che ha contribuito  anche ad innumerevoli disastri, tra cui il Teatro Reale, mai terminato), diede largo eco sulle riviste del settore lusso al “concetto Marrakech“, un melange di orientalismo e di lusso estremo. Marrakech divenne immediatamente trendy: Jean Paul Gautier, Bernard Tapy, Sting, gli Agnelli, Marta Marzotto, e molti altri acquistarono la loro casa. Alain Delon acquisto’ il Palazzo della Zahia, con la sua piscina e i suoi giardini impossibili da ammirare dalla strada, a due passi dal Palazzo Reale. La città poi venne scossa da una frenesia immobiliare senza precedenti grazie ad un reportage mandato in onda da una emittente francese che raccontava, esagerando, che con meno di niente si poteva acquistare e restaurare un Riad. Le Mille e una notte al prezzo di due stanze e cucina a Parigi, e solamente a due ore di volo dall’Europa. La prospettiva poi di una fiscalità molto “mediterranea” e l’ingresso dell’Euro imminente fece catapultare una valanga di soldi sporchi, contribuendo all’esplosione dei prezzi già in deciso aumento per via delle crescente domanda. riadmarrakech2Un importante agente immobiliare che vive a Marrakech dal ’99 ha assisito a questi cambiamenti; la sua agenzia conta 13 dipendenti di cui la metà marocchini. I suoi clienti li divide in diverse categorie tra cui gli innamorati e i “casseroles” che vengono in Marocco per farsi dimenticare dal mondo. Tutti pero’, a suo dire, sono follemente innamorati della città nel profondo del loro cuore. Il Marocco, dice, non chiede molto, solo un po’ di rispetto. Per Khalid Fataoui, uno dei difensori di Halima Mouak e membro della Lega marocchina dei Diritti dell’Uomo, “Quello che è schoccante è  che da un lato della strada vive una coppia che posseggono dieci stanze e dall’altro delle famiglie che vivono in dieci in due stanze, da un lato una società molto tradizionale e religiosa e dall’altra delle persone che si mostrano in costume da bagno sulle loro terrazze, bevono alcool e si abbracciano in pubblico“.  La Medina è un luogo speciale, esiste un codice non scritto che bisogna rispettare, dichiara ancora l’agente immobiliare, per quattro o cinque persone che oltrepassano la soglia dell’Agenzia uno solo é probabile che acquisti un Riad. Le transazioni partono dal 400.000 dh (circa 38 mila euro) sino ad arrivare a 2,8 milioni di euro. E’ raro, prosegue nella discussione l’agente, ma ho visto delle vere truffe; alcune case sono state vendute due volte il loro prezzo scoprendo poi che i documenti catastali erano nulli o esistevano gravi problemi di strutture. Nella Medina, i custodi di parking, portieri, semplici casalinghe, si sono improvvisati venditori immobiliari per incassare la preziosa commissione del 2,5%. Gli artigiani si sono trasformati in maestri piastrellisti o ebanisti d’arte con risultati catastrofici. I notai prosperano. Marrakech si sta avvicinando alla “sindrome Essaouira“, la piccola città sull’Atlantico diventata sotto l’impulso di André Azoulay, un consigliere di SAR Mohammed VI, la S.Tropez marocchina. Ma i 6oo occidentali presenti nella piccola città hanno preso un peso sproporzionato nell’economia locale. Il soldo facile alimenta le gelosie in un Paese dove il salario minimo legale è intorno ai 250 euro mensili. Gli albergatori locali non vedono di buon occhio l’apertura di centinaia di Hôtel gestiti da stranieri che non dichiarano sempre i loro guadagni, né pagano l’assistenza sanitaria o, peggio ancora, servono alcolici senza licenza. Si calcola che siano circa 600 i Riad Maisons d’hôtes regolarmente registrati su 900 presenti a Marrakech. Ma più che i soldi é l’ineguaglianza sociale, lo “choc degli stili di vita” che alimenta, a volte, un ostilità rampante. Regolarmente negli ultimi anni rumors descrivono di locations per films pornografici o festini omosex in ogni dove. riadmarrakech4Gli islamisti alzano il tiro e la stampa locale mette legna sul fuoco ma vero é che Marrakech, a tutti gli effetti, è diventata una delle capitali mondiali sulla carta del turismo sessuale ed è stata toccata dalla piaga della pedofilia. Raja, l’ultimo film di Jaques Doillon, con Pascal Grégory, che possiedono entrambi un Riad a Marrakech, riflette bene questa realtà: traffico di soldi sporchi, sesso a buon mercato, sentimenti su di un fondo d’esotismo ricercato da molti. Se esiste un luogo dove si cristallizzano tutte le difficoltà di coabitazione, questo è la terrazza. “E’ una tradizione, le terrazze sono luoghi delle donne“, spiega Jaffar Kenkoussi, un erudito e uno dei migliori conoscitori della sua città natale, “gli uomini non ci vanno, ognuno rispetta la vita privata dell’altro, e non si guarda alla vita dei vicini. Dopo l’arrivo degli “stranieri i  marocchini  sono reticenti a lasciar salire le loro donne sui tetti. In alcune Maisons d’hôtes, come la mia,  si puo’ leggere il perchè  di questa messa in guardia: “Per rispetto dei vicini, della cultura locale e dopo alcune denuncie è fermamente proibito salire sui terrazzi con apparecchi fotografici e videocamere“. Una restauratrice francese si é proclamata difensore degli stranieri espatriati e ad un noto giornale ha scritto: “Gli scandali sono rarissimi. Se si esagera va a finire che si fa il gioco degli islamisti. Non bisogna pero’ farsi pestare i piedi (sport che i marocchini conoscono bene) senno’ si é fottuti. E poi quando uno straniero si installa nella Medina deve sovente pulirsi la strada, ripare l’elettricità e molto altro. Tutti ne aprofittano“. A volte questa sollecitudine prende toni indecenti. Xavier Guerrand-Hérmes, vice presidente della filiale americana di Hérmes, mio vicino di casa, si è impunemente vantato, in un negozio del quartiere, di aver offerto delle nuove porte al Santuario/moschea di Sidi Bel Abbés, patrono della città veneratissimo, che confina con il suo Riad dotato di piscina sui tetti e ascensore (!). Una vera eresia per i puristi come Abdellatif Ben Abdallah che difende a spada tratta “l’integrità” architetturale della città e dei suoi monumenti storici”. Dieci anni fa, questo marocchino, un tempo associato all’architetto belga Quentin Wilbaux, acquisto” e restauro’ diversi Riad in pieno rispetto della architettura locale. Il suo gioiello resta Dar Cherifa, caffé letterario,  una delle più antiche case della Medina, restaurata con una cura maniacale. “E’ vero che i marrakchis hanno per lungo tempo (io aggiungo tutt’ora) maltrattato il loro patrimonio ma questa non è una ragione per fare quello che si vuole, in primis quando ci si presenta come un esteta!”. Gli esempi di eresia abbondano nella città vecchia classificata come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, dal 1984. Abdellatif  ha lui stesso dei problemi con dei vicini, un architetto di Montpellier che ha aperto una Maison d’Hôte di dieci camere e fatto costruire delle canne fumarie nei muri portanti, cosa che ha causato dei danni seri alle strutture vicine. L’architetto di Montpellier taccia il suo “vicino marocchino” come “persona gelosa” e “integralista razzista“, ed è in conflitto anche con un altro francese per un problema di terrazza contestata. Quest’ultimo è in causa con un altro vicino, uno psichiatra  francese per colpa di una piscina che provoca delle fessure…anche tra occidentali non esistono alleanze o regali. Sono dell’idea che dovrebbe valere la regola del buon senso, da entrambe le parti ovviamente,  e devo dire  che gli italiani hanno, grazie alla storia, un atteggiamento meno “colonialista” di altri europei. Un dato di fatto é pero’ incontestabile: la Medina di Marrakech si sta salvando grazie agli investimenti di alcune centinaia di occidentali e qualche marocchino facoltoso che, con grande fatica ve lo assicuro, hanno recuperato Riad fatiscenti e riportati al loro antico splendore. Un 50% della vecchia città è stata recuperata in questo modo. Se Marrakech non avesse conosciuto questo boom (che ha rilevato purtroppo anche delle profonde lacune) la Medina oggi sarebbe quasi distrutta, senza ombra di dubbio, cosa che sta avvenendo purtroppo a Fés e a Meknés.


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