E’ verso il 1830 che l’Italia si apri’ all’influenza e alle suggestioni di culture lontane e misteriose. La tensione e la propulsione verso l’ignoto, i soggetti storici o fantastici, le atmosfere e le narrazioni ispirate all’Oriente introdussero al singolare genere di esotismo che si impose con forza anche nella pittura, e che fu vissuto sin dall’inizio con una forte prenominanza romantico/erotica. “Orientalisti“ è il termine, di origine francese, con cui furono denominati i pittori o gli artisti, che a partire dal secolo XVIII° si dedicarono a dipingere atmosfere e ambienti di Paesi arabi, dall’Africa del nord (Maghreb) alla Persia, ritraendo costumi e luoghi ricchi di fascino e, il più delle volte erotici. La tendenza prese piede in Francia con Eugene Delacroix che nel 1882 partecipo’ ad una visita di Stato in Marocco riempiendo quaderni di schizzi con disegni di vita quotidiana locale. Da questi schizzi nacquerono opere come “La Morte di Sardanapalo” del 1827, al Louvre. Altro grande pittore orientalista francese, Jean-Léon Gérome, produsse una serie di quadri che ebbero un successo internazionale ed esposti nelle più importanti gallerie europee. Forse sono state le opere di questi artisti ad offfrire il modello per i numerosi pittori italiani che si cimentarono nel genere, che si sviluppo in Italia nel periodo del Romanticismo Storico con Francesco Hayez (“I profughi di Parga abbandonano la patria” del 1826, “Ruth” del 1835). Il gusto dell’Oriente si diffuse dal nord al Sud della Penisola; nel 1839 il napoletano Raffaele Carelli, della Scuola di Posillipo, inizio’ il suo percorso orientalista partendo verso i lidi di levante, cosi’ come il veneto Ippolito Caffi, negli anni ’40 del ’900, si imbarco’ per la Grecia (allora molto esotica), la Turchia e l’Egitto, dipingendo suggestivi paesaggi come il “Cairo, strada principale”, e i costumi volutamente riproposti in chiave romantica e fiabesca. Molti furono gli artisti veneziani attratti dall‘Oriente, e in particolare verso Costantinopoli, che per secoli era stata una minaccia e una calamita culturale. Alcuni si trasferirono, come Pietro Bello’, architetto e scenografo, e Fausto Zonaro, artista che si
colloca tra gli esponenti più coerenti dell’Orientalismo. Cio’ che suscitava curiosità erano ovviamente le colonizzazioni e le scoperte, gli scavi archeologici di G.B. Belzoni in Egitto e quelli di Ludwing Burckhardt, uniti alle suggestioni della letteratura. Mariano Fortuny y Madrazo, pittore catalano residente in Roma tra il 1858 e il 1874, lascio’ decine di quadri di soggetto arabo-andaluso, mostrando un Marocco nuovo e anti-retorico. L’orientalista del periodo più importante (non episodico) fu l’emiliano Alberto Pasinio, che lavorava per il celebre mercante Goupil, che viaggio’ per anni nei Paesi islamici ottendendo commisioni dai sovrani. Paesaggi desertici, carovane di Touareg, flora lussureggiante, costumi pittoreschi e altopiani infiniti rivivono negli spettacolari dipinti di Pasini come “Fontana Turca“, “Carovana dello Scià di Persia” o “Superando il valico nelle grandi steppe del Korassan” del 1890-95. Da ricordare poi il fiorentino Stefano Ussi, orientalista en passant, il cui dipinto “Trasporto del Mahamal alla Mecca“, commisionatogli durante una sua permanenza a Suez nel 1869 e acquistato in seguito dal Sultano Abdul Aziz per il suo Palazzo di Costantinopoli, venne esibito con grande successo all’Esposizione Universale di Vienna del 1873. Al pittore il Ministero degli Esteri italiano affido’ composizioni importanti, come “Ricevimento dell’ambasceria italiana in Marocco“, oggi alla Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Le tendenze tra Ottocento e Novecento portarono gli artisti ad una interpretazione ambigua dell’Oriente, visto quasi sempre come luogo di evasione e di sensuali ed erotiche performances. Il rapporto dell’arte con il colonialismo, nell’Africa oramai conquistata, prosegui’ poi con temi folk o applico’ i modelli europei di stile novecentista ai Paesi vinti, assorbendone tipologie e tecniche. Questa linea pittorica non si esauri’ pero’ con la fine del secolo XVIII° e durante il novecento molto artisti proseguirono questo cammino. Artisti come Anselmo Bucci, Felice Casorati, Alberto Savinio, Melchiorre Melis, Giuseppe Biasi, Enrico Prampolini, Achille Funi e altri ancora. Da questo post prenderà il via una nuova Categoria dove saranno inserite biografie e opere dei principali orientalisti tra il XVIII° e il XIX° secolo che viaggiarono e dipinsero in Marocco.
Vorre conoscere, per cortesia, il nome dell’artista che ha dipinto il berbero, da voi pubblicato come prima immagine sotto la voce Pittori Orientalisti.
Sono molto curiosa perché possiedo una copia e non so di chi è. Grazie Carla Corti
carla.corti@alice.it
Buongiorno Carla e grazie per la visita..il pittore in questione è Gerome..troverà una scheda nella Cat. Orientalisti…..si tratta del ritratto di un giovane mercante in Egitto, se non sbaglio al Cairo…grazie e arrivederci….
Buongiorno, vi scrivo perchè da qualche tempo sono entrato in possesso di un arazzo (appartenuto a mio nonno) raffigurante danzatrici contornate da suonatori. La location è tipicamente medio-orientale…Per lungo tempo ho supposto fosse un arazzo proveniente da lontano, pensando fosse un “souvenir” portato da mio nonno al ritorno dalla campagna d’Africa… Qualche giorno fa, parlando con un antiquario, ho scoperto questa corrente “orientalista”, di cui ignoravo l’esistenza…Ora mi chiedo se questo arazzo venga veramente da lontano… o sia qualcosa di molto più vicino a noi… Grazie per ogni delucidazione che mi potrete dare. Francesco Magnoni
Ciao Paolo cercavo info sui pittori orientalisti e mi è uscito il tuo blog…bellissimo articolo ciao!
Ciao Bea…grazie..come sempre… Beslama!
Sono un insegnante sardo, mi occupo anche di ricerca nell’ambito della storia dell’arte, fra le mie pubblicazioni, nel 2002 ho scritto una monografia su un orientalista italiano ancora sconosciuto al grande pubblico, Emilio Scherer (1845-1924), di origine tedesca, nacque a Parma e terminò i suoi giorni a Bosa (Oristano) dove si sposò e lasciò gran numero di pitture di genere e di decorazioni murali, sparse nelle locali abitazioni e in altri luoghi della Sardegna. Si formò a Parma (presso l’Accademia) e a Napoli (con Morelli), viaggiò in Tunisia ma sopratutto interpretò la nostra isola come quanto di più affine all’Africa potesse esserci in Italia.