Inserito da: Paolo | Luglio 6, 2009

Figli di un Dio Minore

zaid5Quello che sto per scrivere è un atto dovuto ad alcune persone speciali, che sono entrate nella mia vita e mi hanno fatto capire quanto la solidarietà non é sinonimo di notorietà, spettacolo, vanità e falsità. Una settimana fà era qui con me l’amica Daniela, la dottoressa di Bambini nel Deserto, che tanto mi sta aiutando per l’oasi di Ramlia. Per motivi di causa maggiore non ho potuto recarmi con lei e suo marito per alcuni giorni all’oasi, tenendoci in contatto con il telefono satellittare e messaggi quando trovava una copertura telefonica. Tornando dopo alcuni giorni massacranti (ve lo assicuro, temperature oltre i 40° con le mosche che si appiccano ovunque) si è fermata al Riad ancora un giorno per parlare sul da farsi e per darmi le ultime coordinate sul come procedere. Il mio ufficio è diventato una sorta di ambulatorio; sacchi pieni di medicine, strumenti,  bilance pesa bambini, biscotti Nipiol, giocattoli e quant’altro. Spossata, ma con due occhi che brillavano di serenità, mi ha raccontato delle sue visite agli oltre 130 bambini presenti nell’oasi, ai vari contatti “governativi“, alle conoscenze avute con marocchini speciali e dediti anche loro alla solidarietà. zaid8In ultimo, me lo ha lasciato per ultimo, mi ha raccontato la storia di Fatima, 6 anni, una piccola e dolce bambina incontrata la sera del suo arrivo, chiamata d’urgenza da Zaid,  distesa su di una stuoia della casa in cui vive. Fatima un mese prima era caduta, battendo violentemente la testa; venne portata all’ospedale più vicino, quello di Racchidia, e dopo una radiografia i medici le riscontrarono una massa tumorale alla base del cranio. Una caduta che ha rivelato un dramma. Poteva essere operata a Rabat, nell’ospedale della capitale. Il papà, analfabeta, la riporto’ a casa e quel maledetto pezzo di carta, per lui incomprensibile, rimase nella tasca del suo giubbotto sgualcito. Su quel maledetto foglio di carta c’era scritto che la bambina doveva essere operata nel più breve tempo possibile e che, dimostrando la sua indigenza, l’operazione era gratuita, dovendo ”solo” pagare l’ambulanza per trasferirla a Rabat. I giorni passarono e nessuno seppe più nulla di Fatima. Quando è arrivata Daniela era già passato un mese e la bambina era allo stremo; disidratata, occhi persi nel nulla, non urinava da giorni (quindi la possibilità di gravi lesioni ai reni), febbricitante e denutrita. Daniela, in emergenza assoluta, le ha praticato una flebo di zuccheri e sali minerali e poi è passata al contrattacco. Con il satellitare ha contattato l’ospedale di Racchidia dove gli hanno confermarono che la bambina poteva essere operata gratuitamente dimostrando all’assistente sociale dell’ospedale di Rabat l’indigenza familiare.  DSC01060Il mattino seguente ha pagato un’ ambulanza sino a Rabat e Fatima, il giorno stesso, è stata operata. Ci vorranno ancora alcuni giorni per gli esami istologici ma Fatima sembra stare meglio. Ieri sera Alessandra (altra persona speciale di Bambini nel Deserto) mi ha chiamato alle 23.00, da Racchidia,  per dirmi che Fatima ha pronunciato la sua prima parola dopo l’intervento, rivolta al padre che è al suo capezzale. Daniela quando mi raccontava tutto aveva la voce strozzata e gli occhi lucidi, io non ero da meno. Pero’ forse Fatima si salverà, grazie a Daniela e alla sua capacità di essere negli altri, a tutti i costi e senza compromessi, in penombra, senza riflettori accessi. Io raggiungero’ Alessandra giovedi’, per portare i soldi che serviranno alla costruzione dell‘ambulatorio e della sede dell’Associazione. A ottobre sarà tutto finito e si procederà alla costruzione delle tubature per l’acqua potabile e la messa in opera dei pannelli solari perchè nelle case ci sia l’energia elettrica. Prima di giovedi’ dovro’ recarmi a Guellemin dove un papà ha chiesto aiuto ad una volontaria di Bambini nel Deserto che vive a Casablanca. Questo signore ha due bambini affetti da una grave malattia: la miopatia di Duchesse, una rara e grave forma di distrofia muscolare che ha, purtroppo, un esito negativo ed una aspettativa di vita intorno ai 25 anni. Questo papà ha fondato una Associazione che raggruppa al suo interno tutte le persone diversamente abili come i suoi due bambini, sfortunati con un dramma nel dramma: vivere in Marocco e non avere la possibilità di cure avanzate e/o  sperimentali. L’Associazione ha creato una squadra di basket su sedie a rotelle per far giocare e divertire questi figli di un Dio minore, con tanto sacrificio e impegno. Portero’ con me alcuni palloni autografati da una importante team di basket toscano e cerchero’ di capire quali sono le loro esigenze.Certa è la richiesta di alcune sedie a rotelle elettriche che in Marocco costano circa 1.200 euro, impensabile acquisto per loro. Vi terro’ informati e chiudo con una bella frase di George Bernard Shaw (fatta sua dal grande Bob Kennedy):

Alcuni uomini vedono le cose cosi’ come sono e si chiedono “Perché?”..Io sogno cose che non sono mai state e mi domando “Perché no?”.

Inserito da: Paolo | Luglio 5, 2009

Nel Continente Nero..

Lui è Salif Keita, la voce d’oro dell’Africa nera. Vive nel Mali, un nero albino, diverso tra i diversi,  e con le sue canzoni denuncia l’indifferenza del Mondo.

Inserito da: Paolo | Giugno 29, 2009

Just a Photo

Inserito da: Paolo | Giugno 29, 2009

Avviso ai bagnanti!

2909778658_88b467db7cI risultati delle analisi sui prelievi effettuati in 289 stazioni balneari sono stati raggruppati in un rapporto redatto dal Ministero dei Transporti e il Segretariato di Stato in carica sull’Acqua e l’Ambiente. Le stazioni NON conformi sono 15. Nel rapporto è precisato che lo stop voluto dal Ministero è dovuto alla forte concentrazione di bagnanti coniugato alle insufficienti strutture di igiene. Sfortunatamente il rapporto ha preso in conto solamente i parametri microbiologici quando sono a disposizione altri test per conoscere la frequentabilità delle spiaggie, in primis il deposito di rifiuti industriali, molto tossici per i bagnanti. Le coste marocchine si estendono su 3.500 km e si distinguono in tre zone: il Mediterraneo, l’Atlantico del Nord, l’Atlantico del Sud. Nel rapporto le stazioni balneari da evitare tassativamente sono:

Rabat-Medina, Salé-Medina, la spiaggia Nahla di Casablanca, Martil (Tétouan), Sidi Ifni (Tiznit), la spiaggia di Malabata, Tangeri-Medina, l’estremità sinistra della spiaggia Calabonita (Al Hoceima) e Mdiq (Tétouan).

Prendete nota di questi dati se siete in procinto di partire per il Marocco per visitare questi luoghi. Sappiamo tutti i rischi che possono comportare acque microbiologicamente non pure quindi…all’erta.

Inserito da: Paolo | Giugno 28, 2009

La costa atlantica

2916346570_0145030a74Arrivo da un tour esplorativo della costa atlantica tra Agadir e Essaouira. Fantastico. Scoperte meravigliose e paesaggi mozzafiato. Kilometri di spiagge praticamente deserte e villaggi superbi. Se siete a Marrakech vi invito a farci un giro perchè ne vale veramente la pena, lontano dalle stranote località turistiche costiere. La strada è buona, poco segnalata ma abbastanza semplice. Da Chichaoua (un ora da Marrakech verso Essaouira)  parte la strada statale verso Agadir e ci si immerge in una paesaggio da fiaba. Una sequenza di colline arse dal sole, rocciose, selvagge e aspre tempestate da migliaia di alberi di Argan, ritorti e afflitti dal tempo. Poi improvvisamente l’oceano, ma a differenza di Essaouira, scuro e limaccioso, di un azzurro cristallino. Piccole baie, insenature, calette ovunque e improssivamente dune altissime di sabbia che si specchiano nell’acqua. Il deserto che incontra l’oceano. Impressionante. 3661048138_d275b3e2e5Ho conosciuto una signora francese, Marie, sposata con un italiano, che ha aperto, in una posizione incredibile, un albergo con ristorante e gli ho chiesto perchè proprio qui; la risposta è stata chiara e senza repliche:” cosa hai visto di più bello!”. Ha talmente ragione che ho deciso di ritornarci per fermarmi qualche giorno e vivere appieno tutta quella bellezza. La natura sorprende sempre. Come gli sterminati bananeti che si incontrano nel percorso, che hanno sostituito le palme da datteri e ti fanno ricordare il Sud America, quello profondo, verde scuro e carico di sogni esotici. Ai bordi delle strade i ragazzi che vendono caschi interi di queste piccole banane dolcissime e gustose, per pochi dh. E’ ancora l’olio di Argan, presente ovunque sui banchetti appostati ai bordi della carreggiata, ombreggiati da improbabili ombrelloni, per difendersi dalla calura estiva della costa. L’olio d’Argan è un bene prezioso, chiamato l’oro verde. Un litro di olio ad uso alimentare costa intorno ai 30 euro, pero’ è puro, senza tagli con olio di semi o altre porcherie. Abbinato all’olio di Argan quello di oliva che è superlativo. Costa 5 euro al litro, non è raffinato e spremuto a freddo. Con questi prodotti del territorio si aggiunge un miele profumatissimo e color cioccolato, da mangiare magari con la pasta della spremitura dell’olio di Argan: si chiama Amlou ed è la colazione tipica dei berberi, da secoli. Un concentrato di proteine, vitamine e sali che ne fanno un cibo unico nel suo genere, povero ma insostituibile. Calcolate una giornata intera per un percorso che vi affascinerà e vi lascerà nel cuore e nella mente la voglia di tornarci.

Percorso:

Marrakech-Chichaoua- Imi-n-Tanoute – Aglal-Argana-Ameskroud-Agadir (circonvallazione)-Tamrhakht-Taghazoute-Cap Rhir(Faro e bananerie)- Tamri-Tamanar-Essaouira-Chichaoua-Marrakech

Per mangiare e per dormire Hotel Imazighn -Route d’Essaouira – Tamri. Nell’albergo è presente una boutique con tutti i prodotti del territorio selezionati personalmente da Marie Thérese Cetroni, la proprietaria. In alcune zone sono presenti dei piccoli residences affacciati direttamente sulle spiaggie dove è possibile affittare studios o piccoli appartamenti a prezzi irrisori.

Inserito da: Paolo | Giugno 26, 2009

Festival Nazionale delle Arti Popolari

fnap1La 44a edizione del FNAP si svolgerà quest’anno dal 17 al 25 luglio 2009 a Marrakech, sotto il segno del “sogno e realtà al Palazzo Badi“. Stars famose e troupes provenienti da tutto il mondo sono state invitate a proporre i loro canti, ritmi e coreografie che si mixeranno con il folklore marocchino. Patrocinato dalla Fondazione dei Festivals di Marrakech, questa manifestazione artistica e culturale ha come missione il rinnovamento dell’arte e la salvaguardia del patrimonio orale ancestrale del Marocco. Il Fnap è riuscito a creare negli anni uno spazio di fusione tra le arti popolari e la musica del mondo diventando un vettore e un protagonista dello sviluppo culturale del Paese. Questo avvenimento, che contribuisce ad animare la Ville Rouge è considerata anche un ottimo contributo finanziario alla città, veicolando migliaia di turisti da tutto il mondo e, da questo anno, spalmata su 8 giorni anzichè 6. fnap3Altra particolarità di questa edizione  è l’allestimento di 8 scene open air: Palazzo Badi, Piazza Bab Ighli, Bab Doukala, Bab Khemis e la piazza Harti. L’obiettivo è quello di permettere una larga diffusione del Festival tra i turisti sparsi per la città e tra gli abitanti residenti. Il taglio del nastro la serata di venerdi’ 17 luglio con l’organizzazione di una grande sfilata che, a ritmi di suoni e canti di differenti troupe folkloristiche, percorrerà il boulevard Mohammed V, in pieno centro città. La serata inaugurale ufficiale si terrà al Palazzo Badi, con una mise en scène molto creativa che farà appello alle tecniche più innovative di suoni e luci. La scena di Bab Ighli accoglierà quattro spettacoli con artisti importanti e una programmazione che sottolinea  le diversità musicali del Reame. fnap2Quest’anno saranno presenti tutti i generi musicali popolari: amazigh, hassani, raî, chaâbi e art pop di nuova generazione. L’edizione 2008 ha avuto  l’affluenza record di 250.000 spettatori sparsi tra i 9 siti programmati, la partecipazione di 670 artisti nazionali e locali, 96 artisti dell’arte chaâbi e art pop, con una copertura mediatica di 200 giornalisti provenienti da tutto il mondo. Marrakech vi aspetta !

Inserito da: Paolo | Giugno 26, 2009

Il Sufismo, dalla spiritualità all’ascetismo 2a parte

1120354337_05a359b28dGli orientalisti della fine del XIX° e inizi del XX° secolo hanno sovente voluto intravedere nel sufismo una corrente che attestava un influenza esterna all’Islam, particolarmente il cristianesimo, e nel suo interno le correnti monastiche cristiane, donando alle correnti ostili al sufismo molti argomenti di lotta. I lavori di numerosi islamologi del XX° secolo sono tutti d’accordo nel rifiutare questa tesi. Per quanto riguarda la vita monastica, se gli hadith, di cui l’oggetto in questo caso è “l’instaurazione di un modello comportamentale”, sono particolarmente normativi su questo tema (”nessun monarchismo nell’Islam”), il Corano, in alcune formule di certi commentatori come Ibn Arabi, ha rivelato invece la grande complessità, sottolineando l’intenzione positiva iniziale: “Noi gli abbiamo donato (a Gesù) il Vangelo - Noi abbiamo stabilito che nei cuori di chi l’ha seguito vige la mansuetudine, la compassione e la via monastica che hanno instaurato - noi non l’abbiamo prescritto, unicamente spinti dal desiderio di piacere a Dio. Ma loro non hanno osservato come si sarebbe dovuto fare“. (Corano, LVII;27). I sufi sono organizzati in confrerie (turuq, plurale di tarîqa; cammino, via) fondate dai maestri spirituali (chaykh) che erano a volte considerati come dei discendenti di Maometto per parte di suo cugino Ali e la figlia Fatima. 3070326063_7cdedbec75_mOgni sufi si ricollega ad un “canale” (sisilah) che rappresenta la sua genealogia spirituale, grazie al quale interagisce con diversi intermediari del Profeta. Fatto salvo qualche eccezione tutte le vie spirituali si collegano tradizionalmente al Profeta tramite l’intermediario di Ali ibn Abi Talib. Se per i sufi è Maometto il profeta dell’Islam, che è il primo fra tutti, la Storia non trova tracce dei primi gruppi di sufi che a Koufa e a Bassora, a partire dal VIII° secolo d.c. , poi a Bagdad nel IX° secolo. Il XII° e il XIII° secolo marcarono per i sufi il passaggio ad una struttura e ad una organizzazione molto più formale e impostata: le confrerie appunto. Queste organizzazioni formali e dunque sociali non smentirono evidentemente che la natura stessa del sufismo, che è una voce spirituale (tarîqa), fosse trasformato. Ma questa evoluzione si tradusse con una visibilità maggiore e un impatto storico misurabile sulla società musulmana. Questo impatto è particolarmente evidente in certi casi dove il sufismo rappresentava la sola espressione della religione musulmana: gli esempi di islamizzazione dell’Africa dell’Ovest dalla Tidjaniyya e la Qâdiriyya, dove la resistenza contro i russi nel XIX° e XX° secolo da parte di una popolazione musulmana maggioritaria radicata alla Naqshbandiyya, lo dimostra in modo esplicito. 2063028912_320d02b729Questa influenza socio-poltica di alcuni settori del sufismo si vide in primis nelle regioni tardivamente convertitesi all’Islam; in Asia centrale, in India, dove fù il cavallo di battaglia dell’islamizzazione, e nel mondo turco. E’ quindi evidente che la nozione del sufismo ricopre delle realtà molto variabili: alcune sono puramente spirituali e metafisiche mentre altre rappresentano le conseguenze dell’implicazione dei maestri sufi e dei loro discepoli nel territorio politico-sociale. Le confrerie furono perseguite da alcune autorità del sunnismo perchè giudicate eterodosse per certi dottori della legge musulmana e perchè alleati degli sciiti. Oggi ancora, alcune correnti salafiste o wahhabite, che pretendono di rappresentare l’Islam in toto (ortodosso), cercano di diminuire l’influenza delel confrerie sufi nel mondo intero, considerando il sufismo come uno strumento per uscire da una quadro rigido e letterale, evidenziando una deriva superstiziosa e pagana. In Persia, la dinastia dei Sefediti furono per lungo tempo una dinastia sufi. 173255942_e8baf0979bDal punto di vista delle idee, il sufismo è una corrente esoterica che professa una dottrina affermante che tutte le realtà comportano un aspetto esteriore apparente (exoterico o zahir) e un aspetto interiore nascosto (esoterico o batin). Si caratterizza nella ricerca di uno stato spirituale che permette di accedere a queste conoscenze nascoste. Questa importanza accordata ai segreti ha portato, nei secoli, alla invenzione di lingue artificiali delle confrerie, di cui il più importante esempio è quella di Baleybelen. La prima fase del cammino sufista è quindi quello di rifiutare la coscienza abituale, quella dei cinque sensi, per la ricerca di uno stato di ebrezza spirituale, simile ad una sorta di estasi; i sufi la definiscono “exstinzione (al-fana’), l’annullazione dell’ego per arrivare alla coscienza della presenza dell’azione di Dio. Quando questa prima tappa è realizzata il sufi deve ritornare al mondo esteriore che aveva in un primo tempo rifiutato; il lessico sufista designa questa fase con differenti termini che corrispondono ad altrettanti aspetti del secondo viaggio: al-baqâ, “la sussistenza o la permanenza”, la lucidità (sahw), il ritorno (rujû) verso le creature. Questa descrizione sommaria ha forzatamente un carattere molto schematico e come mostra la letteratura sufista, questo processo è molto più ciclico che lineare e l’interpretazione dei termini di lessico sufi sono per natura esoterici. Un altro modo di presentare lo stesso processo, a partire dalla terminologia coranica, consiste nel descrivere i gradi di realizzazione spirituale. I maestri sufi distinguono tre fasi nell’elevazione dell’anima verso la conoscenza di Dio: in primis l’anima governata dalle sue passioni. I postulanti all’iniziazione, che è considerata come fondamentale  in questo stadio, sono  chiamati mourîd (novizio, nuovo adepto, discepolo). La seconda fase è il grado dell’anima che biasima se stessa, l’anima che cerca di correggersi interiormente e l’iniziato in questo stadio è chiamato saîk (viaggiatore) itinerante, allusione alla simbologia del “viaggio interiore“. La terza e ultima fase è quella dell’anima appagata. Per concludere ogni maestro di sufismo (shaykh) si attorna di un gruppo di discepoli e anima una conferia, o haqiqa, fondata da un grande maestro dei secoli passati. Possiede un metodo per l’accesso all’unità divina, e nessuno puo’ mettere in causa la validità del suo insegnamento che è riferito all’Islam. I maestri sufisti sono stati un esempio di vita religiosa che non ha avuto bisogno di radicamenti alle forme ufficiali di culto, evitando anche lo scoppio dell’Islam sunnita tra le diverse scuole giuridiche. L’ascensione verso Dio passa attraverso l’esercizio pratico nelle confrerie: veglie (sahar), digiuno (siyâm), danze (dervisci ruotanti), litanie (dhikr), controllo respiratorio. Questo movimento individualista venne condannato dall’Islam tradizionale (wahhâbismo) mettendo a morte al-Hallâdj nel 922.

Inserito da: Paolo | Giugno 26, 2009

Bye Jacko..

Inserito da: Paolo | Giugno 24, 2009

Partigiani del III° Millennio

“Voi lo sapete, il dr. King disse una volta che l’arco dell’universo morale è lungo, ma che si curva verso la giustizia. Ma quello che anche lui sapeva è che l’arco non si curva da solo. Esso si curva perché ognuno di noi mette le sue mani su quell’arco e lo piega in direzione della giustizia”, dal discorso di Obama a Fort Wayne del 4 aprile 2008.

Inserito da: Paolo | Giugno 24, 2009

Evangelizzazioni in corso?!

eglise-sacre-coeur_casaRispondendo qualche settimana orsono ad una serie di questioni orali alla Camera dei rappresentanti sul fenomeno dell’evangelizzazione, il ministro degli Habous e degli Affari Islamici, Ahmed Tofiq, ha indicato che “la questione dell’evangelizzazione in Marocco e sotto il controllo dei poteri pubblici, in applicazione delle norme e delle leggi vigenti (Codice penale), prima di ricordare che “il ruolo del Ministero si limita agli aspetti preventivi“. Il titolare degli Habous ha aggiunto che “il Reame conta delle chiese conosciute, nel quadro della libertà di culto, frequentate da cristiani stranieri residenti in Marocco” e che “tutto questo è sottolineato da un recente comunicato che rimarcava  il clima di libertà, di coesistenza e di rispetto verso le persone che compiono la loro missione (clero), che sono estranee a tutte le attività di proselitismo segreto“. La cosa ancora più rassicurante, secondo il punto di vista del ministro, è che i disagiati non costituiscono una preda facile per gli evangelisti. Per giustificare la sua tesi, ricorda che  ”i tentativi d’evangelizzazione che il Marocco ha prontamente allontanato durante i secoli, fanno capire quanto i marocchini siano incapaci di concepire un cambio della loro religione“. La risposta del ministro afferma tre punti essenziali: la lotta contro l’evangelizzazione è in carico al potere pubblico; i rappresentanti della Chiesa in Marocco ( nella foto in alto la chiesa del Sacro Cuore di Casablanca) hanno rassicurato che non fanno del proselitismo; gli stranieri non possono spingere i marocchini a convertirsi  al cristianesimo. Un importante quotidiano ha risposto e contestato questi tre punti ribadendo che la lotta contro l’evangelizzazione non è un “affaire” esclusivo dei servizi di sicurezza ma anche responsabilità dell’istanza dell’esercizio, nel suo aspetto esecutivo, della missione costituzionale di cui è investito SAR Mohhamed VI come Comandante dei Credenti, in conformità all’articolo 19 della Costituzione. Il giornale critica su questo punto il Ministro che sembra dimenticare il fatto che il suo Ministero è “potere pubblico” in quanto parte dello Stato e non solamente le Autorità giudiziarie e la polizia. Secondo punto contestato è il fatto che nessuno, secondo il quotidiano, ha mai accusato la Chiesa ufficiale di fare del proselitismo perche, è chiaro, gli evangelisti agiscono fuori dalle istanze religiose cristiane accreditate. Quindi un argomento fuori discussione. Terzo punto, dire che nessun marocchino non puo’ accettare di convertirsi al cristianesimo è auto-demagogia perchè la povertà crea un clima favorevole alla “deviazione sotto tutte le sue forme“. Da qui l’interesse prioritario del Re alla lotta contro la povertà, cosciente della necessità di dotare i diversi strati della società marocchina di mezzi materiali e educativi che permettano di immunizzarsi contro tutto quello che puo’ nuocere alla sua coesione, trasformando la lotta contro la povertà in strategia e in priorità nazionale.

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