Inserito da: Paolo | Novembre 8, 2009

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Inserito da: Paolo | Novembre 6, 2009

34a MARCIA VERDE

marche_verteAll’alba del 6 novembre 1975, un corteo di 350.000 marocchini si ritrovo’ nel deserto sahariano per una marcia che duro’ diversi giorni. Il Sovrano Hassan II intendeva liberare il Sahara occidentale dalla presenza spagnola, come aveva promesso a suo padre, all’indomani dell’Indipendenza del Marocco. Il 26 settembre informo’ i suoi governatori del progetto, durante una riunione a porte chiuse. Dopo questa riunione oltre 700 funzionari vennero coperti da segreto di Stato e seguirono una formazione speciale rapida. Appresero la ragione di questo trattamento clandestino il 16 ottobre alle 18.30, durante il discorso di Hassan II che rivelo’ al mondo intero il suo piano per liberare il Sahara occidentale. Qualche ora dopo, la Corte di Giustizia dell’Aia si pronuncio’ sull’argomento presentato da Rabat. Il tribunale internazionale confermo’ l’esistenza di legami che univano le tribù saharaoui  al reame marocchino prima della conquista spagnola nel 1884, ma affermo’ anche che il diritto di autodeterminazione doveva prevalere sulla Storia. Coprendo le voci dei giudici, centinaia di veicoli si incamminarono verso le provincie del sud con tonnellate di materiali e di viveri necessari all’operazione. Treni, aerei e navi parteciparono a questo balletto logistico e il 23 ottobre il primo convoglio di marciatori prese posizione a Tarfaya. Il 6 novembre all’alba, la Marcia Verde o operazione Fath venne lanciata: i 350.000 volontari di questa armata pacifica si incamminarono verso il deserto per una dimostrazione che duro’ sino alla metà del mese. Ritratti del monarca marocchino, che volontariamente piazzo’ la Marcia sotto i colori dell’Islam, bandiere e migliaia di Corani vennero distribuiti a quella marea umana in sostituzione delle armi, che incrocio’ le prime guarnigioni spagnole che stavano evaquando la zona. Poi é Storia, brutta Storia, dovuta anche all’imprudenza e alla leggerezza degli spagnoli (nel 1970 la scoperta di un importante giacimento di polifosfati a Bou Craa fece intravedere agli spagnoli un interesse per un micro-stato di circa 70.000 abitanti con un destino economico facilmente controllabile), ma vi rimando alla Cat.Sociale – Polisario e Sahara occidentale. Il Marocco celebra questa festività come un avvenimento storico determinante che tradusse con forza la simbiosi tra il Trono e il Popolo, uniti da legami indistruttibili verso la causa della “marocchinità” del Sahara. Questa forte mobilizzazione, spontanea e veloce, testimonio’ la profonda sensibilità, mai smentita, del popolo marocchino davanti a delle questioni condizionanti il suo destino, prima fra tutte la sacralità dell’integrità territoriale. Nell’ultimo discorso del Trono, SAR Mohammed VI ha dichiarato che: “Noi riaffermiamo la volontà del Marocco di perseguire la sua politica della mano tesa, per avvicinare i punti di vista e appianare le differenze, consolidare la fiducia con il dialogo per arrivare ad una riconciliazione totale e globale con tutte le parti in causa (…) ma la priorità delle priorità rimane oggi e sempre la protezione e la consolidazione dell’integrità territoriale del Reame“.

Questo post lo pubblicai nel 2008..lo ripropongo perchè vedo moltissime ricerche a proposito .

Inserito da: Paolo | Ottobre 29, 2009

La Felicità

9782021001426Amine,  io non so più cosa ti passa per la testa. E non ti comprendo più. Tanto oggi come ieri. Come se guardassi il mondo dall’alto di una montagna. Quello che ti succede non è una novità, e non lo sarà mai. Tu non sei il solo. Tu non sei solo. Guardati intorno, tutti questi muri bianchi senza vita, tutta questa gente che cammina senza un destino, tutte queste città che non hai ancora visto e tutto il tempo che ti resta qui (…). Se non ci si accontenta di quello che si ha, si spera ogni giorno di guardare dall’altro lato, l’altra riva. Fare questo è un grande buco, molto profondo, molto pericoloso, oscuro. Ma non dimenticarti che le cose migliori sono quelle più profonde, nel più profondo di noi, quelle che nessuno ha ancora toccato. Prova a “fare” piuttosto di “voler fare“. Non è mai facile, lo so, ma so anche che le cose facili se ne vanno altrettanto  facilmente. Tu lo sai che l’Europa non è il Paradiso. Tu dici che è bella. E’ bella perchè tu l’hai vista nei films, letta nelle informazioni…Tutte le sere, quando ti corichi, tu preghi, immaginando come puo’ essere la vita laggiù. L’Europa è bella perchè la tua vicina, M’Barka, parla con tua madre dicendo che là c’é suo figlio, che vive con una bella bionda. E’ bella perchè tutte le estati tu vedi certe vetture parcheggiate sulla spiaggia con la targa “E”, “IT”,”F” o “NL”, e  vedi i loro conduttori felici, frementi, nel momento che acquistano le più belle scarpe da Abd’Ali, il commerciante a lato.Tu hai capito che l’amore non si trova solo con le belle bionde, si trova anche con le vecchie russe, no? Se vuoi sposarti facilmente la cosa migliore è quella di trovare una donna iscritta a qualche Associazione come gli Alcolisti Anonimi, dove molte di queste donne non sanno sempre che hanno oltrepassato da anni la menopausa. Tutto questo tu l’hai visto, tutti questi giovani appena ventenni che stanno con quelle vecchie russe tutte agghindate in nero, per nascondere il loro sovrappeso, e stracariche di gioielli in oro. Tu hai visto anche quelle giovani ragazze molto belle, che si accompagnano con vecchi europei dalle pancie rindondanti. Tu conosci bene quei ragazzi perchè tu sogni di essere come loro: poter stare con una donna che assomiglia a tua nonna. (…). Questa voglia d lasciare il Marocco ti distrugge. Ti uccide, e poco a poco ti farà invecchiare, senza che tu te ne renda conto.abdellah-taia Tu non riesci sempre a capire che la vita non è bella lontano, non è bella da nessuna parte. La vita puo’ essere ancora meno bella dove tu non sei cresciuto, dove tu non hai giocato alle biglie con tutti i bambini del quartiere, dove tu non hai fumato la tua prima sigaretta (…). Io lo so che tu detesti il Marocco. Perchè non ti ha regalato niente. Per causa sua tu sei disoccupato. Per causa sua non hai preso il diploma. Il tuo vicino ha avuto il suo diploma in letteratura araba e non lavora sempre. Tu detesti il Marocco perchè non ti ha dato la felicità che meriti (…). Il Marocco non ti ha regalato niente. Nè la felicità nè i 50.000 dh per poter avere un contratto di lavoro in Spagna. Tangeri è stata, anche lei, avara, indegna, rifiutando di procurarti un barcone. Tu hai fatto le cose secondo il tuo punto di vista. Tu mi hai fatto capire, una volta di più, che della vita tu non hai compreso niente pertanto tu devi essere il solo a comprendere tutto questo: che la tua forza sta nel palmo delle tue mani, che l’eternità si trova in un ora del tempo, che la vita si presenta con tutto il suo cuore e che l’amore è quello che tu doni e non solamente quello che ricevi e che la felicità è quello che tu decidi e non quello che ti propongono (…). Si dice sempre che non è mai troppo tardi. Ma in questo caso? L’Islam è chiaro su questo: nessun funerale per colui che si suicida. Ti starai chiedendo perchè ti ho scritto questa lettera. E’ troppo tardi? Non é per il piacere di farti capire cosa é la felicità…Tu non hai voluto vederla davanti a te, di viverla. Tu hai distrutto tutto. Tutto…Tutto… Con quella corda, nei giardini pubblici…Si dice che il destino decide della nostra morte. E’ stato il tuo caso, con te? Io prego e spero che sia stato il caso…Questo potrà darmi una ragione. Per me. Alla tua povera vecchia madre con i suoi occhi che si sono spenti il giorno che tu ti spegnesti. Una ragione, per dire, per dirmi, che tu non sei un codardo.. Allah ha scelto questa fine per te. Sarà vero? Lo spero. Vorrei che tu sapessi un ultima cosa: la morte non è che l’inizio di una nuova vita. Prima di fare un altro passo laggiù, nell’altro mondo, porta questa lettera con te. E smettila di cercare la felicità. Perchè quella non esiste qui..e da nessuna altra parte lontano. A te, sempre. Nella vita e nella morte. 

Hicham Tahir - Kénitra, il 1° gennaio 2009

La lettera, di cui ho tradotto uno stralcio, è apparsa nella raccolta “Lettere a un giovane marocchino”, curata da Abdellah Taïa, scrittore marocchino tradotto in numerosi Paesi (vedi anche alla Cat. Libri), edita da Seuil. Partecipano a questa raccolta autori come Tahar Ben Jelloun, Faouzi Bensaïdi, Rachid O., Mounir Fatmi e lo stesso Abdellah Taïa.

Inserito da: Paolo | Ottobre 28, 2009

Silenzio Forzato

510004009_067431cf8c_mChiedo venia per il silenzio…forzato…venerdi’ scorso ho subito un intervento chirurgico…oggi va meglio..quindi da domani ripristinero’ i contatti….voi seguitemi!! Beslama!!!

Inserito da: Paolo | Ottobre 21, 2009

Press Riad Amazighen

E’ in edicola il mensile Linea Donna, edito da GPA periodici, con un articolo relativo agli Hammam e a Marrakech, in particolare un intervista al sottoscritto e alcune immagini del Riad Amazighen. Il titolo dell’articolo é Italiani a Marrakech. Ringrazio la redazione a la giornalista Maddalena De Bernardi per la gentilezza e la disponibilità.

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Inserito da: Paolo | Ottobre 14, 2009

Meteo Marrakech 14/10/2009

Sole....34°

Sole....34°

Inserito da: Paolo | Ottobre 10, 2009

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Inserito da: Paolo | Ottobre 9, 2009

I Dijnns e i Mlouk (1a parte)

tranceEsiste, nell’antica tradizione marocchina, un concetto molto particolare della malattia e della terapia. Molta attenzione è posta sulla possessione da esseri invisibili non umani che sono essenzialmente chiamati Dijnns. E’ risaputo che i Dijnns, esseri sovraumani  menzionati a più riprese nel Corano, possono provocare disordini e capovolgere il corso degli avvenimenti. La presenza di questi esseri non desiderati richiede l’intervento di “esorcisti” (Talba) ma anche delle confrerie Gnaoua che, con il loro sapere, riescono a creare una sorta di alleanza con le entità sovranaturali per calmarle. Questi riti richiedono l’uso di oggetti sacri e accessori (Mlouk)  alfine di interpellare le entità  a prendere possesso dei danzatori – veggenti preposti al rito. Etimologicamente la parola Dijnn deriva dalla radice araba “JNN“. Questa radice esprime l’idea di una cosa nascosta, lontana dagli sguardi e avvolta nelle tenebre. Il sostantivo che deriva da questa radice araba, “Jinn” o “Janin” sinifica embrione, perchè è nascosto nel seno della  madre. Il Corano menziona i djinns in diverse occasioni spiegando che la loro esistenza sulla Terra avvenne prima del’arrivo di Adamo, l’antenato dell’umanità. trance1Abitanti della Terra prima del genere umano dunque e creatori di misfatti. Vennero combattuti, poi cacciati verso le montagne da una armata di angeli inviati da Dio. Il Corano precisa anche che i djiins sono creati dal fuoco (nar) chiaro senza fumo(mâridj) e si differenziano dagli angeli che sono creati dalla luce (nour). I djinns sono poi descritti come essere più sottili degli umani pur possedendo le stesse funzioni psicologiche e fisiologiche: mangiano, bevono, si sposano, si riproducono e muoiono. Hanno altresi’ una costituzione sociale calcolata su quella degli uomini e come gli uomini sono dotati di intelligenza e sono responsabili dei loro atti. Invisibili all’occhio umano possono assumere l’aspetto di un animale come un cane, un gatto o un rettile e raramente sotto forma umana. Sono malvagi ma possono prendere in amicizia degli esseri umani e rivelare loro i segreti del mondo sopra di noi. L’attitudine generale adottata verso i djinns è fatta di prudenza e di profilassi alfine di evitare un eventuale collisione. Nel linguaggio comune vengono nominati come “quella gente” (hadouk annas) o ancora i “padroni della casa” (oumaline lamkane). L’allusione alla loro figura è sempre seguita da un invocazione ad Allah e alla sua misericordia in modo di neutralizzare queste forze oscure. trance5L’attività dei djinns si svolge di notte e termina poco prima dell’alba, quando il muezzin chiama alla preghiera. Frequentano in modo particolare alcuni siti come gli scarichi dell’acqua, le rovine, le abitazioni abbandonate, i depositi di immondizie, i cimiteri, i piedi dei grandi alberi e i mattatoi. Durante la notte gli umani devono prendere le precauzioni d’uso per non causare degli incidenti a loro discapito e bisogna evitare, per esempio, di versare dell’acqua bollente nelle tubature dell’acqua e delle latrine. Una precauzione essenziale è quella di avvertirli, per allontanarli, e invocare di seguito Allah. I djinns sono a volte capaci di provocare incendi e il semplice fatto di urtarli per inavvertenza è sufficiente a provocare tra questi esseri dei danni corporali gravissimi. Un altra categoria appartenente al mondo invisibile è quella dei ifrit e dei mârid. Di natura simile ai djinns sono dei miscredenti e dei ribelli. Citati nel Corano, gli ifrit hanno la capacità  di realizzare cose meravigliose in quanto sono in grado di trasportare il trono della regina di Saba in un colpo d’occhio da una estremità all’altra della Terra, per depositarlo ai piedi del re Salomone. Hanno, dicono i medium, la capacità di ascoltare le porte del cielo per servire le divinità e i malefici. I mârid sono molto simili agli ifrit per via dei loro poteri sovranaturali ma sono più malvagi. La loro natura gli avvicina più ai demoni che ai djinns. Iblis o shaytan , menzionato a più riprese nel Corano, è sovente considerato come un angelo decaduto. Quando Dio creo’ Adamo chiese a tutti gli angeli di prosternarsi davanti alla sua creazione. Gli angeli obbedirono ma Iblis che si credeva della stessa natura  si rifiuto’ adducendo al fatto che Adamo era stato creato dalla luce (nour) come tutti gli angeli. Ma invece di pronunciare nour pronuncio’ la parola nar (fuoco) e rivelo’ la sua vera natura satanica. Fu maledetto e eternamente promesso all’Inferno in quanto Allah deciderà questa condanna nel giorno del Giudizio. trance2Un altra entità sovranaturale, Aïcha Kendicha, è evocata dagli Gnaoua durante il rito di possessione. Djinnia (femminile) di origine sudanese è descritta come una donna bellissima e sensuale, ma i suoi piedi assomigliano a quelli di un cammello o, secondo altre versioni, a quelli di una capra. Frequenta generalmente le fonti d’acqua, i cimiteri e seduce gli uomini (V.Crapanzano 1983). Quando decide di sedurre un celibe gli proibisce di sposarsi e lo tiene gelosamente sotto il suo potere. I rapporti tra i djinns e gli uomini nella tradizione islamica sono cosi’ stretti che inglobano la sfera sessuale in quanto il matrimonio tra gli uomini e i djinns è lecito in seno alla telogia e alla giurisprudenza (fiqh) (A.Bouhdiba 1982:86). Per gli Gnaoua, Aicha Kendicha possiede ritualmente alcuni adepti durante le danze di possessione. Per la confreria Hmadcha, che si rifanno al sufismo, questa entità appare davanti agli adepti in trance durante la cerimonia rituale (hadra). In effetti la paternità di questa entità è loro e a proposito di questo si racconta che il padre fondatore della Via (tqriqa) Hamdouchia, Sidi Ali Ben Hamdouch aveva inviato un suo allievo e discepolo, Sidi Ahmed Dgoughi, in Sudan per accompagnare Aicha Kendicha a Mèknes. Gli adepti della Confreria riportano in una prima versione che Sidi Ahmed Ben Hamdouch avrebbe dovuto sposarsi con Aicha il cui padre era un sultano del Sudan. La seconda versione racconta che Sidi Hamed Dghoughi si si sarebbe recato in Sudan su ordine del suo maestro per liberare i sudanesi da questa entità sovranaturale che li tirannizzava. Accompagnando verso Mèknes l’entità, venne attaccato da un armata di djinns e si difese colpendoli con olio di ginepro (gatrann) e con della polvere che li acceco’. Arrivato alla Zaouia (santuario) apprese del decesso del suo maestro e dal dolore inizio’ a colpirsi il capo con una grossa pietra. Gli Hmadcha fanno risalire da qui l’origine dei riti di autolesione che praticano durante l’hadra. Una volta sul posto, Aicha Kendicha, apprendendo notizia della morte di Sidi Ben Amdouch, scomparse in una sorgente d’acqua, non lontano dalla Zaouia degli Hmadcha. Questo luogo è ancora oggi l’oggetto di sacrifici di animali da parte degli adepti che rendono omaggio al maestro e ricercano la Baraka (benedizione). Carapanzano (1973:44) descrive un altra versione secondo la quale Aicha Kendicha era una schiava che appartenne a Sidi Ali Ben Hamdouch e che scomparve alla sua morte. La leggenda descrive che tutta la popolazione la sentii ridere  annunciando la sua morte e venne portata via dai djinns. trance4Il re dei djinns è Sidi Chamharouch. Il santuario dedicato a questo santo è situato alla confluenza di due fiumi a 2.300 mt di altitudine nell’Alto Atlas, vicino al villaggio di Aremed che si trova in testa alla vallata di Aït Mizane. Considerato come uno dei sette re dei djinns, Sidi Chamharouch si converti’ all’Islam ai tempi del Profeta. Letterato, insegno’ il Corano ai djinns convertiti e divenne a sua volta il loro giudice (cadi). Chiamato il fqih (sapiente) a causa del suo sapere e della sua conoscenza del Corano e delle scienze religiose, è sovente dipinto con degli abiti tradizionali tipici degli uomini di legge, la cappa e il jellaba. Gli Gnaoua si riunisco al suo santuario durante l’annuale Moussem che ha luogo in agosto (smaïm) o durante le obbligazioni rituali che incombono ai guaritori e ai medium della Confreria. Il santuario di Sidi Chamharouch è costituito da una cavità rocciosa sotto un enorme blocco di pietra caduto dalla montagna. Lo spazio interiore presenta l’aspetto di una grotta molto esigua. Si racconta che Sidi Chamharouch apparve proprio la, per scomparire subito dopo. Effettivamente nel santuario non esiste una tomba destinata al santo in quanto, secondo la credenza, non è mai morto. Le popolazioni berbere del luogo designano un moqadem per gestire il luogo e organizzare il moussem annuale. Recemente sono state costruite sia la facciata che l’ingresso del santuario, cosa che le dona un aspetto di santuario abituale. Il nome di Sidi Chamharouch è utilizzato per la creazione di talismani (herz e jadwal). Il moussem dura diversi giorni e comporta il sacrificio di animali da parte dei pellegrini. Una notte è consacrata al giudizio (houkm) davanti alla corte (mahkama), composta dai djinns, che questo santo presiede per trattare i litigi che oppongono certi malati agli spiriti ribelli che li tormentano. Una grotta è riservata all’entità Aicha Kendicha. I suoi adepti si abbandonano a sacrifici animali e alcuni pretendono affermare che Aicha è figlia di Sidi Chamharouch (Crapanzano 1973:44), cosa che spiega appunto l’esistenza di una grotta a lei consacrata non lontano dal santuario principale. Questo luogo dista circa un ora da Marrakech in auto e due ore di trekking su di un sentiero battuto giornalmente dai pellegrini. L’ingresso ai non musulmani è proibito.

Fine 1a parte

Inserito da: Paolo | Ottobre 6, 2009

X-FACTOR della Fede

PROGRAMMATVSono i trionfatori dell‘Islam, e anzichè indossare pantaloni sexy o camicie slim, si coprono con jellaba, tarbouch e veli, nel caso delle ragazze. Il fisico anche conta poco e non è requisito imprescindibile. Devono amare il Corano, il libro sacro musulmano, e in primis avere un buon timbro di voce con una corretta intonazione, in questo caso la vittoria è assicurata, dice uno dei membri della giuria. Dieci giovani si danno battaglia nella finale, mentre le loro famiglie in trepida attesa sono ospitate in una sala video approntata dalla produzione del programma “Salmodiare il Corano. Il presentatore Mustafa Samadi proclama che “in tutto il Paese siamo una presenza importante per tutti i musulmani“, sgomitando nel piccolo studio tv, perfettamente truccato, come una vera star di Hollywood. Almeno questo è quello che pensa il pubblico di Mustafa, che lancia baci alla sua attenzione, raccolti timidamente dal presentatore. Bandite le volgarità tout court. Il produttore grida “5 minuti” e del tempo che rimane all’inizio del programma sono inaccettabili qualsivoglia tipo di comportamento poco decoroso. Una musica spirituale invade la scena, le luci si attenuano e il tono di voce del presentatore e i suoi colleghi si trasforma. Senza grida ne applausi un focus illumina i giovani “trionfatori‘ giunti alla finale, che abbracciano con forza la parola di Dio e quella del Profeta. Nessuno di loro mostra nervosismo, pero’ sicuramente e ben celato al loro interno perchè questo concorso non è solo l’ingresso alla porta del Paradiso, ma anche quella di un assegno di 5.000 euro, una collezione di films sul Corano, libri e dvd. La prova del fuoco, il primo concorrente,  ha un nome e un età: Hamza Asmarani, 12 anni. Una clip racconta la sua vita, i suoi gusti e i suoi affetti. Lo mostrano a passeggio con alcuni amici nei dintorni della moschea di Hassan II a Casablanca. Terminata la clip il ragazzo si siede su di un eccentrico sofà nel centro scena, apre le pagine del Corano e dondolandosi inzia a recitare. In tre minuti esatti termina la sua performance. Come in tutto il programma non sono permessi applausi, rispettando in toto il momento di assolutà spiritualità del format. Poi arriva il momento di Sheima Rasci, di Féz. L’audience si alza, essendo la ragazza la più votata dagli sms. Il viso da bambina non rileva i suoi 17 anni. Ha passato l’ultimo anno lavorando duramente in casa e alla sera in una classe di sostegno nella scuola coranica da dove provengono altri 28 concorrenti. La madre respira affannosamente nella sala dei familiari, davanti al monitor dove è inquadrata la giovane figlia. Le mani di ghiaccio. “Allah, Allah“, ripete come chiedendo la vittoria per la figlia. La telentuosa voce di Sheima inonda la sala, i suoi punti di inflessione sono perfetti, la concentrazione e il cambio di registro non tradiscono la giovane che ha un solo obiettivo: essere la vincitrice. Mancano ancora alcuni minuti per la conclusione. “Chiamate al 5220 e votate per Rasci, chiamate il 5221 e votate per Asmarani”, incita la voce fuori campo diretta ai telespettatori. Alcuni di questi votanti vinceranno un viaggio, tutto compreso, alla Mecca. Il presentatore Samadi approfitta di alcuni minuti di pubblicità per un altro bagno di folla. Il pubblico lo adora. Lo fermano in strada per un autografo, e non nasconde che tutto questo lo galvanizza. Professore d’Islam, oulema, e conosciuto per la sua voce  nel “Salmodiare il Corano“ , convertendosi poi in un referente della parola del Profeta e un padre per molti giovani inquieti nell’applicare la religione musulmana alla vita di tutti i giorni. “Ricevo messaggi di congratulazione da tutta Europa e molti mi chiedono delle consultazioni“, spiega orgoglioso alla stampa estera. Infine ci si catapulta nella diretta finale e i dieci concorrenti, tra cui 6 ragazze, non possono dissimulare la tensione. Uno dei giurati sta per rivelare il verdetto. “Dio è grande, Dio è grande“, grida la madre di Sheima. Forse Allah ha ascoltato le sue preghiere e Shelma Rasci e nei primi tre posti. Abbondano abbracci, lacrime e congratulazioni. I perdenti non sono tristi, ci riproveranno nella prossima edizione, Inshalla!.

Inserito da: Paolo | Ottobre 5, 2009

Meteo Marrakech 05/10/2009

Sole....30°

Sole....30°

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